Archive for ottobre 2011

EDIFICANTE STORIELLA ZEN

31 ottobre 2011

Mi è arrivata in mail-box questa edificante storiella zen. Probabilmente gira in rete da anni, ma io non la conoscevo ancora e l'ho trovata fantastica. Ve la copio-incollo:

«Il discepolo Wu Liao entrò nel "Monastero Zen del Silenzio" ed il Maestro gli disse: 
 
– "Fratello, questo è un monastero silenzioso. Tu qui sei il benvenuto. Puoi rimanere finché vuoi, ma non devi parlare se non te ne do io il permesso". 
 
Wu Liao visse nel monastero un anno intero prima che il suo Maestro gli dicesse: 
 
– "Fratello Wu Liao, tu sei qui da un anno ormai. Ora puoi dire due parole" 
 
Wu Liao rispose: 
 
– "Letto duro" 
 
– "Mi dispiace sentirti dire ciò" – disse il Maestro – "Ti daremo subito un letto migliore"
 
L'anno seguente Wu Liao fu chiamato nuovamente dal Maestro. 
 
– "Oggi puoi dire altre due parole Wu Liao" 
 
– "Cibo freddo" – disse Wu Liao e il Maestro gli assicurò che in futuro il cibo sarebbe stato migliore. 
 
Al suo terzo anniversario al monastero il Maestro chiamò nuovamente Wu Liao nel suo ufficio: 
 
– "Puoi dire due parole oggi" 
 
– "Vado via" – disse Wu Liao 
 
– "È meglio" – commentò il Maestro – "Da quando sei qui non hai fatto altro che rompere i coglioni!" »

LUCIO ANGELINI SULL’ORIZZONTE DEGLI EVENTI:-)

29 ottobre 2011
Copertina di Venezia sull'orizzonte degli eventi

Giovedì scorso, mentre ero in treno verso Fano col portatile sulle ginocchia, mi è arrivata la seguente mail da Venezia:

"Desidero informarla che è uscito il mio libro-saggio nel quale è stata ripresa la sua lettera del 25.6.2011 apparsa su Il Gazzettino. Il libro sarà presentato ufficialmente questa sera alle 18:30 all'albergo Ca' Pisani (di fronte all'Istituto Cavanis sul viale che dal ponte dell'Accademia porta alle Zattere).Se non ha altri impegni sarò lieto di incontrarla. Con i più cordiali saluti. Renato Pestriniero"

Purtroppo ho dovuto declinare l'invito, ma ho telefonato a un'amica che è andata alla presentazione al posto mio. Il libro si intitola "Report – Venezia sull'orizzonte degli eventi", e per il momento posso solo copia-incollare la sinossi riportata nel sito

www.edizionielsquero.it :
 

«L’ultimo lavoro prodotto dalla Casa editrice el squero è il libro Report – Venezia sull’orizzonte degli eventi di Renato Pestriniero. L’autore ha cominciato a pensare a quest’opera nel 1999. La domanda che si era posto riguardava il passaggio epocale che avrebbe portato il mondo nel nuovo secolo e nel nuovo millennio con tutte le speranze e le paure, le fascinazioni e le miserie allora in progress. E si chiedeva: in tutto questo marasma socio-politico-tecno-economico dai ritmi febbrili come si sarebbe presentato quell’unicum che si chiama Venezia; come si sarebbe collocata la sua fragilissima anomalia in un mondo tumultuoso spinto da tecnologie che avanzano talmente veloci da divorare se stesse, omologazioni globali derivate dalla frantumazione dei confini, filosofie socio-politiche e di costume che riplasmano il mondo come mai successo prima nella storia dell’umanità? E così l’autore cominciò a scrivere e a fotografare allo scopo di rappresentare la realtà veneziana alle soglie del terzo millennio al di fuori degli schemi e dei cliché. Perché quel sottotitolo Sull’orizzonte degli eventi? Gli astrofisici chiamano così la barriera immateriale che circonda il mistero dei Buchi Neri al di là della quale gli elementi sui quali abbiamo fondato la nostra identità non hanno più valore né significato. Oltre quel limite c’è l’ignoto, nulla è comprensibile, nemmeno lo spazio e il tempo sono gli stessi. Venezia, città dell’Uomo minuscola ma internazionale, unica utopia realizzata, non appartiene solo a interessi particolari ma all’umanità intera. In realtà, all’inizio del terzo millennio essa si trova dinanzi a un orizzonte di imprevedibilità, stritolata tra realtà opposte alla sua natura e filosofie socio-politiche che invocano rivitalizzazione ma provocano sradicamento e degrado.»

Quanto alla mia lettera inserita nel volume è la seguente

"SUPPLICA AGLI AMMINISTRATORI VENEZIANI":

«Dopo aver presenziato a un’infinità di convegni, confronti, assemblee sui futuri progetti per Venezia e il Lido (buon ultimo quello di ieri pomeriggio all’aeroporto Nicelli), sono giunto a una semplice conclusione: meglio sarebbe per tutti i veneziani e per i lidensi in particolare che amministratori vecchi e nuovi la smettessero di progettare alcunché e si occupassero della semplice manutenzione dell’esistente. Dovunque mettano le mani, infatti, creano danni irreversibili con ingente sperpero di danaro pubblico. Ora cercano di far passare per RILANCIO DEL LIDO la mera svendita dell’isola all’Est Capital, il cui solo scopo sarà massimizzare i profitti degli investitori privati senza alcun riguardo per le esigenze dei residenti. Riassumo: al Lido si viene soprattutto a fare il bagno d’estate. La nuova darsena e le dissennate cementificazioni concepite dall’agenzia del nuovo Attila professor Mossetto inquineranno inesorabilmente le acque di balneazione con reflui d’ogni sorta, che il giro anti-orario delle correnti spingerà su tutto il litorale fino all’Excelsior e oltre. A quel punto ciò che inizierà sarà non già il rilancio, bensì il progressivo decadimento dell’isola, in cui nessuno verrà più a trascorrere alcuna vacanza.

L’assessore Micelli – specializzato nell’indorare qualsiasi tipo di pillola gli venga impartito di far ingurgitare a chi lo va ad ascoltare – non ha mancato nemmeno oggi di magnificare il progetto di un nuovo Palazzo del Cinema per rilanciare la Mostra, come se in quattro anni non fossero già stati sperperati quaranta milioni di denaro pubblico con il solo risultato di aver creato una voragine.

Amministratori vecchi e nuovi, vi supplico: non progettate più nulla! Se vi resta un po’ d’amore per Venezia, smettetela di aggiungere schifezza a schifezza (nuovi imbarcaderi del Lido, Blue Moon, Grande Buco nel piazzale del Casinò), limitatevi alla mera conservazione dell’esistente. Farete migliore figura e vi risparmierete le maledizioni dei posteri.»

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P.S. Frugando nel catalogo della casa editrice, mi ha incuriosito il titolo:

IL GATTO SENZA STIVALI

Copertina del libro Il Gatto senza Stivali

[Il libro di illustrazioni Il Gatto senza Stivali nasce dalla domanda che si sono posti Davide Livieri, editore, e Roberto Bottazzo, autore: cosa fanno i gatti di Venezia quando campi, campielli e fondamente vengono sommersi dall'acqua alta? Sicuramente si rintanano nelle loro soffitte, sprofondati in morbidi cuscini, ma se il gatto in questione fosse un gatto innamorato allora impavido attraverserebbe la città, saltando da bricole a cornicioni, da ponti a barconi, osservando con occhi meravigliati i veneziani che, muniti di stivali, affrontano l'invasione della marea…]

FESTA PER IL COMPLEANNO DEL CARO AMICO HANS CHRISTIAN:-)

27 ottobre 2011

Essendo stato invitato a Odense – paese natale di Andersen, in Danimarca -, per il prossimo compleanno del caro amico Hans Christian (2 aprile 2012) come curatore delle versioni italiane di due suoi romanzi ("Il violinista" e "OT Un romanzo danese", entrambi pubblicati da Fazi editore), riciclo oggi il post

                         "DARSI DEL DU O DARSI DEL DE?"

già apparso in questo blog nel 2006 🙂

«Nella postfazione a Il violinista (Fazi editore), ricordavo i sei interessantissimi romanzi scritti da Andersen. Benché la sua fama sia ormai universalmente legata al corpus delle fiabe, fu proprio con un romanzo che il giovane Hans Christian, fuggito quattordicenne dalla natia Odense a Copenaghen in cerca di gloria e di fortuna, cominciò a farsi un nome: L’improvvisatore, di ambientazione italiana (Roma, Napoli, Venezia), pubblicato nel 1835. L’anno dopo seguí – appunto – O.T., e nel 1837 Il violinista. I tre romanzi, spiegavo nella suddetta postfazione, costituiscono una sorta di trilogia dedicata alla rappresentazione della "vita in Italia" (un argomento prediletto da pittori e scrittori dal periodo romantico in poi) e della "vita in Danimarca". Di altro tenore gli altri tre, usciti, rispettivamente, nel 1848 (Le due baronesse), nel 1857 (Essere o non essere) e nel 1870 (Peer fortunato). A dire il vero, c’è chi considera un romanzo, anzi "il primo romanzo di Andersen" (uscí nel gennaio del 1829), anche lo stravagante arabesco letterario Viaggio a piedi dal canale di Holmen alla punta orientale di Amager negli anni 1828 e 1829", di cui ripropongo l’incipit:

"La sera dell’ultimo dell’anno del 1828 me ne stavo tutto solo nella mia stanzetta e spaziavo con lo sguardo oltre i tetti delle case vicine coperti di neve. In quel momento lo spirito del male, noto col nome di Satana, si introdusse in me e mi suggerí il pensiero peccaminoso di diventare scrittore…"

Nel febbraio 1837 Andersen confidò al poeta B.S. Ingemann:

"In O.T. avevo un preciso piano narrativo, anteriore alla stesura, da seguire. Con Il violinista, invece, lascio che tutto proceda secondo la volontà del Signore."
E qual era questo preciso piano? In breve: raccontare la storia di due amici, uno dei quali vorrebbe spingere il rapporto alla massima confidenzialità, ovvero fino a darsi del tu, mentre l’altro non se la sente e, cortesemente, respinge la proposta. Tutto qui? Solo in apparenza, perché la questione del "darsi del tu" in Andersen, personaggio eternamente in lotta con le proprie tendenze omofile, ha un significato ben più profondo. Sappiamo che la grande passione della sua vita fu Edvard Collin, figlio del suo protettore e benefattore Jonas Collin. Proprio a Edvard, dall’Italia, Andersen osò inviare una lettera con l’audace richiesta del "diamoci del tu", che nelle sue intenzioni significava probabilmente "spingiamo la nostra amicizia un po’ più in là". Edvard, che gli voleva bene ma era inequivocabilmente eterofilo, accampò le giustificazioni che riportiamo sotto e non solo non ricambiò il suo amore, ma sposò regolarmente la bella Henriette Thyberg. La cocente delusione dettò ad Andersen "La sirenetta" (destinata, come lui, a non sposare il principe) e, in parte, anche O.T., dove il tema del "Du o De" affiora nel rapporto fra Vilhelm e Otto negli stessi termini e, probabilmente, con gli stessi sottintesi con cui si era delineato nella realtà. Naturalmente in O.T. sono presenti anche altre ossessioni (tutte con relativi rimandi biografici), in particolare quella del ritorno di un passato (metaforizzato nel marchio delle iniziali O. T.) di cui Andersen, assiduo frequentatore di nobili e principi, si vergognava e che preferiva seppellire. Come il giovane barone Otto Thostrup, anche Andersen, inoltre, temeva la riapparizione di una sorella (Karen-Marie, finita prostituta), di cui non è difficile individuare il riscontro nella figura di Sidsel.

In O.T. il motivo dell’ambiguità sessuale tocca il suo acme nella memorabile scena del ballo studentesco, in cui la vista dell’amico Vilhelm in abiti femminili suscita in Otto un profondo turbamento… [cut]…

Oggi in Danimarca ci si rivolge tranquillamente l’un l’altro con il Du (tu) anche in mancanza di una vera familiarità o intimità, mentre in passato era molto sentita la differenza tra il formale De (voi) e l’amichevole Du[cut]…

Nel luglio 1835, mentre soggiornava nella tenuta di Lykkesholm in Fionia, Andersen scrisse a Edvard:

"Se guardaste nel fondo della mia anima, comprendereste appieno la fonte del mio desiderio e… avreste pena di me. Persino il lago aperto, trasparente ha le sue ignote profondità che nessun tuffatore può sondare."

In quel periodo si sentiva interiormente spinto ad esprimere in qualche modo quanto non gli era permesso di manifestare in modo socialmente e sessualmente esplicito. Dalla distanza di sicurezza della Fionia redasse una lettera in cui si rivolgeva a Edvard nella forma intima che gli era stato proibito di usare, ovvero con il "Du":

"Mio caro, fedele Edvard,
quante volte ti penso e in che modo aperto la tua anima non si dispiega davanti a me! [cut]…

Andersen non spedì mai quella lettera, ma l’averla scritta gli procurò un notevole sollievo. In compenso, poco dopo aver lasciato Lykkesholm, ne preparò e spedì una seconda versione più formale, in cui invitava la fidanzata di Edvard a parlare per lui, a dirgli ‘ti amo’ da parte sua, visto che lei era libera di usare il ‘Du’. Ma alla fine di agosto, mentre progettava il suo nuovo romanzo O.T, non seppe resistere alla tentazione di inviare a Edvard una lettera d’amore che dimostra come egli continuasse a esprimere i suoi inquieti sentimenti attraverso il romanzo.

"Ti desidero, sì, in questo momento ti desidero come se tu fossi una bella ragazza di Calabria, dagli occhi bruni e dallo sguardo seducente. Non ho mai avuto un fratello, ma se l’avessi avuto, non avrei potuto amarlo come amo te, e tuttavia… tu non ricambi i miei sentimenti! Questo mi addolora, o forse è proprio questo ciò che mi salda ancora più strettamente a te…"

Eccetera.

[Dall'Introduzione a "O.T. Un romanzo danese", di Hans Christian Andersen]

PAOLO LANAPOPPI SUL PRIMATO PER VIVIBILITÀ ASSEGNATO DA LEGAMBIENTE A VENEZIA

25 ottobre 2011

Il 17 ottobre scorso è stata diffusa la seguente notizia: 

"L'edizione 2011 – la diciottesima – di 'Ecosistema urbano – La qualità ambientale nei 104 capoluoghi di provincia italiani', l'annuale ricerca sulla vivibilità delle città italiane realizzata da Legambiente con l'Istituto di Ricerche Ambientali e la collaborazione di Il Sole 24 Ore, ha assegnato a Venezia il primo posto tra le grandi città [quelle con oltre 200 mila abitanti, che sono 15, N.d.r.]. L'assessore comunale all'Ambiente Gianfranco Bettin non ha esitato ad attribuire le ragioni del primato a verde urbano, contrasto allo smog, rifiuti, piste ciclabili e trasporto pubblico.

Nel gruppo facebook "FUORI LE MAXINAVI DAL BACINO DI SAN MARCO" sono emerse varie perplessità:

1) Doretta Davanzo Poli: "avevano ponti da fare dall'albergo alla stazione? han provato a fingere un malessere? sono andati a fare la spesa col carrello su e zo per i ponti? han provato a comperare un litro di latte e un pane tra la salute e l'accademia? e le loro spazzature dove le hanno lasciate?"

2) Walter Fano: "il risultato è completamente falsato dal fatto che hanno considerato Venezia e Mestre come unico Comune, infatti "Venezia" [la cui popolazione è ormai scesa sotto i 60.000 abitanti. N.d.r.] appare come vincitrice tra le città con più di 200.000 abitanti, e tra i fattori che l'hanno maggiormente premiata si legge che ha pesato molto la sua pista ciclabile… Dico: la famosa pista ciclabile di Venezia!"

3) Lorena Culloca: "esatto, Walter… ma quali 200.000 abitanti? E vogliamo parlare dell'impatto ambientale che la massa di turisti, che si riversa ogni giorno su Venezia, provoca? A cominciare dalle 'scoasse'."

4) Paolo Lanapoppi, vicepresidente di Italia Nostra-Venezia: "C'è un equivoco, che ho spiegato qui:

http://www.italianostra-venezia.org/ "

————— 

Proprio dall'articolo di Paolo Lanapoppi estraggo il passo:

«Venendo a Venezia, secondo le parole dell'assessore il primo posto le è andato per "verde urbano, contrasto allo smog, rifiuti, piste ciclabili e trasporto pubblico". La cosa sembrava strana, e in più avevamo un piccolo sospetto. Perciò abbiamo fatto una ricerca sui documenti originali. Guardando in dettaglio i criteri e le classifiche, risulta subito che il primato è dovuto a tre altri fattori: il basso numero di automobili per abitante, il grande uso dei mezzi pubblici di trasporto e l’enorme abbondanza di isole pedonali. Avete capito: è proprio e solo perché ci mancano le automobili. Il "tasso di motorizzazione" è di 41 auto per abitante (se non ci fosse Mestre sarebbe ancora più basso) contro i 63,7 di media: è questo che ci porta in cima alla classifica (tra l'altro, Parigi e Berlino ne hanno solo 32). E poi battiamo tutti di gran lunga per le isole pedonali: media per città, 0,34 m2 per abitante, ma a  Venezia un meraviglioso 4,87! E senza Mestre saremmo tutta un'isola pedonale! Infine, i trasporti pubblici: siamo primi con ben 558 viaggi per anno per abitante (contro i 150 di Padova, per esempio). Non ci vuol molto a capire che si tratta delle folle di turisti che riempiono i vaporetti

(Foto tratta dal sito di Italia Nostra)

A RONCEGNO… UN OTTOBRE MARRONE SHOCKING

24 ottobre 2011



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DA COSTA A COSTA…

22 ottobre 2011

(Paolo Costa, presidente dell’autorità portuale di Venezia)

Ex rettore di Ca’ Foscari, ex sindaco di Venezia, Commissario Straordinario per l’ampliamento dell’insediamento militare americano all’interno dell’aeroporto “Dal Molin” di Vicenza, sta dando il peggio di sé – ovviamente per i suoi oppositori – come presidente della Autorità portuale di Venezia, ruolo per il quale si era già conquistato il Premio Attila 2008. Copio-incollo da un articolo di Alberto Vitucci apparso su La Nuova Venezia il 4.09.2008:

«Premio Attila 2008 a Paolo Costa. Ieri alla Mostra del Cinema i comitati “No Mose, No Dal Molin, coordinamento contro le grandi Navi” hanno proiettato il loro documentario “Venezia Crepa”, sui danni “irreversibili e irreparabili” prodotti negli ultimi anni alla città e alla laguna. I lavori del Mose che sono in corso ma anche i progetti della sublagunare e i lavori per l’aeroporto americano Dal Molin a Vicenza, e infine la nomina a presidente dell’Autorità portuale, primo atto del nuovo governo Berlusconi, contro le candidature proposte dal Comune e dalla Provincia… «Un esempio di difesa delle lobby per portare avanti progetti spesso non voluti dalle comunità locali, espropriandole di ogni decisione», scrivono i comitati»… «Nei suoi molteplici incarichi, di ex ministro, ex sindaco, parlamentare europeo e adesso presidente del Porto, Costa ha contribuito a far approvare progetti e opere che hanno causato o causeranno danni irreversibili alla città…»

È uscito di recente il volumetto “E le chiamano navi” del giornalista Silvio Testa, Corte del Fontego Editore.

Questo l’incipit:

«Immensi scatoloni galleggianti passano per il Bacino di San Marco: sono bianchi, li chiamano navi, e in effetti lo dovrebero essere, ma delle splendide navi di un tempo – il Rex, il Conte di Savoia, l’Andrea Doria, la Cristoforo Colombo – hanno solo la funzione di portare passeggeri, tanti, il più possibile. Queste navi non hanno né raffinatezza né buon gusto, sono ispirate ai casinò di Las Vegas, a bordo mantengono quel che promettono: una vacanza da villaggio turistico, scandita da spettacoli di stampo nazionalpopolare scimmiottati dalla tv e dai giochi degli animatori che riempiono le giornate degli ospiti in sandali e pantaloni corti, olezzanti di creme solari. Croceristi che sono parte di quei forse 30 e più milioni di visitatori all’anno che soffocano Venezia trasformandola sempre più velocemente nella cartolina kitch di se stessa, perché la Stazione Marittima, ormai, è una delle principali porte d’entrata di quel turismo “mordi e fuggi” che solo a parole le autorità dicono di voler constrare…”» [mie le evidenziazioni in neretto, N.d.r]

E questo l’explicit:

«Varrà la pena ricordare che lo scorso 23 giugno 2011 la nave granaria turca Haci Emine Ana è finita a Malamocco contro i cantieri del MoSe per un’avaria al timone e che il 12 maggio 2004l a nave passeggeri tedesca Mona Lisa, 200 m di lunghezza, a causa della nebbia e di un errore di manovra si incagliò a pochi metri dalla Riva degli Schiavoni. “È la goccia che fa traboccare il vaso: va impedito il passaggio di queste gigantesche navi da crociera nel tratto d’acqua tra Piazza San Marco e l’isola di San Giorgio Maggiore“, dichiarò il sindaco, Paolo Costa. Oggi Costa è presidente dell’Autorità portuale e le crociere non si toccano. “Se ci sono dei residenti a cui non piacciono – ha dichiarato -, ci sono anche due milioni di visitatori che le apprezzano”.»

Vala la pena, comunque, ricordare l’iscrizione dettata dall’umanista Gio. Battista Egnazio per il Magistrato alle Acque, collocata nella sua sede in Palazzo Ducale:

«Venetorum urbs / divina disponente Providentia / in aquis

fondata / aquarum ambitu circumsepta /

aquis pro muro munitur. / Quisquis igitur / quoquomodo

detrimentum / publicis aquis inferre ausus fuerit /

et hostis patriae iudicetur / nec minore plectatur poena /

quam qui sanctos muros patriae violasset. /

Huius edicti ius ratum perpetuumque esto.»

(“La città dei veneziani/ per volere della divina provvidenza/

(venne) fondata nelle acque/tutt’attorno circondata di acque/

munita di acque come muro (di difesa)./ Quindi, chiunque/ in qualunque

modo oserà/ portare danno alle acque pubbliche sarà/ ritenuto nemico

della patria/e non sarà punito con una pena inferiore/ di quella (inflitta)

a chi viola i santi muri della patria. / Ciò sia legge per sempre”)

(Traduzione: Laura Fornoni et al. 2004)

“ET HOSTIS PATRIAE IUDICETUR” … APPUNTO!

PROCESSIONI…

21 ottobre 2011

(Lucio Angelini, con giglio in mano dietro la bambina più alta, in una processione fanese della sua infanzia; la signora in nero è sua nonna Celerina, una mistica minore del Novecento)

(Lucio Angelini regge un cartello di protesta in una recente manifestazione contro il PAT, Piano di Assetto Territoriale del Comune di Venezia)

P.S. Quando si dice la matrice cattolica… *-°

ANDREA ZANZOTTO E IL TERRIBILE LUTTO DELLA DISTRUZIONE DEL PAESAGGIO

20 ottobre 2011

(Andrea Zanzotto)

«La mia non è una battaglia antimoderna ma un fatto di identità e civiltà. La marcia di autodistruzione del nostro favoloso mondo veneto ricco di arte e di memorie è arrivata ad alterare la consistenza stessa della terra che ci sta sotto i piedi. I boschi, i cieli, la campagna sono stati la mia ispirazione poetica fin dall’infanzia. Ne ho sempre ricevuto una forza di bellezza e tranquillità. Ecco perché la distruzione del paesaggio è per me un lutto terribile. Bisogna indignarsi e fermare lo scempio che vede ogni area verde rimasta come un’area da edificare».
 

Andrea Zanzotto 

(Da un'intervista a La Stampa del 10 ottobre 2011)

(Gianfranco Perulli)

Proprio ad Andrea Zanzotto è stata dedicata ieri pomeriggio nello Spazio-Eventi di Ca' Vendramin Calergi (casinò di Venezia) la presentazione del libro "Il paesaggio negato. Dal Paesaggio letterario al paesaggio del diritto" di Gianfranco Perulli, docente di diritto amministrativo e diritto urbanistico all'Università IUAV di Venezia, Libreria Cluva Editrice. Sono intervenuti Alberto Mingarelli, Vice Procuratore Generale alla Corte dei Conti del Veneto, Paolo Maria Chersevani, Presidente della Camera degli Avvocati Civilisti di Venezia, Riccardo Calimani, scrittore.  È un "piccolo libro di denuncia contro le varie inadempienze da parte dei governi che si sono succeduti in questi ultimi decenni alla guida del paese nei confronti del paesaggio e del territorio italiano; un contributo a chiarire il faticoso sistema delle leggi, delle procedure amministrative che vorrebbero regolare il paesaggio, ma che costituiscono un'enorme impalcatura sovrabbondante e burocratizzata; un libro che tocca le corde del nostro profondo sentire il paesaggio dell'anima, della soggettività individuale e dimostra come il mondo dei paesaggi, quello urbanistico, dei rifiuti e delle bonifiche è sentito come qualcosa di estraneo e quindi rifiutato e negato".

(Foto di Zanzotto da http://rumors.blog.rai.it/files/2011/10/zanzotto.jpg )

VENEZIA OU LES MALHEURS DE LA VERTU

19 ottobre 2011

«Se il marchese De Sade fosse un veneziano del nostro tempo, anziché “JUSTINE OVVERO LE DISGRAZIE DELLA VIRTÙ”  scriverebbe senz’altro “VENEZIA OVVERO LE DISGRAZIE DELLA VIRTÙ”. Come Justine, infatti, anche Venezia è bella e virtuosa, ma fatta “zimbello della scelleratezza, bersaglio di tutte le depravazioni, in balia dei gusti più barbari e mostruosi”, costretta agli stupri più inverecondi da parte della cricca di amministratori e speculatori privati che la violano ogni giorno, unicamente interessati al proprio effimero piacere personale (= Profitto Immediato da ottenersi  con cementificazioni, trasformazione della laguna in porto di mare e via discorrendo). Il progetto della sublagunare da infilare nelle viscere della laguna, poi, mi fa pensare al passo in cui l’avventuriero Roland, dotato di un membro  di dimensioni ipertrofiche, pretende di introdurlo nel delicato altare posteriore della ragazza “dovessi squarciarti in due per questo”.  Se penso che la nostra generazione ancora vive dei  lasciti monumentali e urbanistici delle generazioni precedenti, non posso non inorridire all’idea che quelle future potranno solo maledirci per aver ucciso per ingordigia l'intera Gallina dalle Uova d’Oro (se posso passare da De Sade a La Fontaine) anziché accontentarci di  un prezioso piccolo uovo al giorno. Venezia piace ed è celebrata in tutto il mondo per come è, non per come la si vorrebbe trasformare e snaturare. L’unica preoccupazione dei nostri amministratori dovrebbe essere quella di conservarne le caratteristiche e le tradizioni il più a lungo possibile, contrastando l’esodo della popolazione e praticando una seria politica della casa. Al diavolo le opere faraoniche: puntiamo piuttosto sulla manutenzione!»

 
                                                Lucio Angelini, Lido di Venezia

(Lettera inviata ai direttori del Gazzettino, La Nuova Venezia, Corriere del Veneto)

L’ITALIA NEGLI ANNI DI PIOMBO

18 ottobre 2011

Si moltiplicano gli appuntamenti letterari sull'Italia negli anni di piombo, per esempio quello previsto a Roma mercoledì 19 ottobre nella Biblioteca della Camera dei Deputati (Sala del Refettorio), Via del Seminario, 76. Titolo: "La memoria del terrorismo e degli anni di piombo".


A me gli anni di piombo ispirarono questo racconto:

http://www.carmillaonline.com/archives/2007/12/002473.html#002473

 


"Cosa resterà
di quegli anni Sessanta,
afferrati già scivolati via?" (Wilma)
 

di Lucio Angelini

Esplosione.jpgPremetto che attraversavo un periodo di fastidiosa depressione. La militanza politica non aveva risolto certe mie esigenze espressive, e il gruppo da me fondato, la SI.RA, si era presto dissolto, anziché consolidarsi e raccogliere proseliti. Stavo, tuttavia, con un compagno non ancora in crisi, gran confezionatore di bombe, che era arrivato alla lotta armata clandestina dopo la solita parentesi orientaleggiante. Nessuno vi ha mai parlato dei tre gradi dell'ascesi mistica classica? A quel tempo, a me, ancora no. Cristo (così lo chiamavano, a causa di un suo intercalare) mi assicurò che il percorso altro non era che un continuum cogitatio-meditatio-contemplatio, o qualcosa del genere. Che lui l'aveva attraversato tutto, ma che, deluso, alla fine si era dato alla lotta armata. Piazzava ordigni dappertutto: ai grandi magazzini, dentro i confessionali, sotto le pantere della polizia, e non riuscivano mai a pizzicarlo…

(Il testo integrale in Carmillaonline, seguendo il link:

http://www.carmillaonline.com/archives/2007/12/002473.html#002473  )