SERGIO GARUFI ALLA LIBRERIA “MARCO POLO” DI VENEZIA

(Da sx a destra: il libraio Claudio Moretti e lo scrittore Sergio Garufi)

(Sergio Garufi triste)

(Sergio Garufi felice)

Sulla libreria "Marco Polo" di Venezia c'è un interessante racconto qui: 

http://www.minimumfax.com/libri/magazine/328

Sulle presentazioni dei libri in generale un divertente psicodramma, firmato dallo stesso libraio Claudio Moretti, qui:

http://www.libreriamarcopolo.com/2011/10/psicodramma-in-libreria-presentare-un.html

Lo copio-incollo:

Psicodramma in libreria: presentare un libro – parte prima


 
Con l'EDITORE
– Buongiorno, parlo con l'ufficio stampa della casa editrice XYZ?
– Si, mi dica.
– Ho una libreria e vorrei invitare il vostro autore Mxx Cxx a presentare il suo ultimo libro qui a Venezia
– Ma lei sa che l'autore è di Roma?
– E' ancora in Italia, no?
– Sì ma lei deve farsi carico delle spese di trasferta e di ospitalità.
– Di solito ci facciamo carico dell'ospitalità, per le spese di trasferta possiamo ragionarci soprattutto se la casa editrice ci viene incontro con le condizioni commerciali per i libri
– Guardi, questo è il numero dell'autore così lo contatta lei. Per le condizioni commerciali si rivolga al nostro ufficio commerciale.

Con l'AUTORE
– Buongiorno, la chiamo per sapere se voleva presentare il suo ultimo libro qui a Venezia
– Guardi, sono allergico alle presentazioni.

Con il LETTORE
– Vieni alla presentazione del libro?
– No, sono impegnato, fate sempre le presentazioni quando sono impegnato.
– Ma per questo scrittore non riesci a liberarti?
– No, io gli scrittori preferisco leggerli che vederli.

Ricapitolo: l'editore è disinteressato, l'autore è allergico, il lettore è scazzato. Mi viene spontanea la domanda: ma perchè lo faccio?»

Sul libro presentato ieri pomeriggio – Il nome giusto di Sergio Garufi -, mi sono già diffuso ampiamente qui:

http://www.nazioneindiana.com/2011/08/22/jorge-luis-borges-racconta-il-libro-il-nome-giusto-di-sergio-garufi/

Aggiungo solo che per me è stato un vero piacere conoscere di persona Sergio, dopo quasi due decenni di scambi elettronici (a volte anche acidi*-°), prima nel newsgroup it.cultura.libri, poi in vari blog, compreso il suo:

http://lavienbeige.wordpress.com/

Naturalmente, visto che nella copertina del libro appare l'editor VINCENZO OSTUNI, ho raccontato a Garufi la mia recente disavventura con Loredana Lipperini, la quale, non contenta di censurarmi i commenti (da quell'antipatica "Minzolini della blogosfera" che sta diventando), mi ha addirittura accusato di furto d'identità (si veda il mio post del 12 ottobre scorso).

Quando il libraio Moretti ha chiesto a Garufi di raccontare la genesi del libro, l'autore ne ha indicato l'idea fondativa nell'esperienza contingente di diversi traslochi (l'ultimo da Milano a Roma), cui è dovuto sottostare nel corso degli anni, con lo spinoso problema dell'imballaggio e del trasporto degli amatissimi libri. Poi in una serie di ossessioni e repertori tematici personali, tra cui l'idea fantastica di uno "sguardo postumo sulla vita" (elemento importantissimo nel libro), il sospetto che la vita da morti non debba essere troppo diversa da quella da vivi, gli strascichi lasciati da eventi tragici quali il suicidio paterno, la fissazione numerologica e vari altri nuclei narrativi da me segnalati nella rece apparsa su Nazione Indiana. La rivelazione più divertente ha riguardato una frase che appare nel risvolto di copertina del libro:

     "NON SIAMO NOI A LEGGERE I LIBRI, MA I LIBRI A LEGGERE NOI"

ripresa pari pari in moltissime recensioni e universalmente accolta come riflessione abissale, anziché per l'autentica cacchiata senza senso che, a pensarci bene, è:-) [Secondo me un calco sul chiasmo pattypraviano: "la cambio io la vita che/non ce la fa a cambiare me"].

L'incontro, svoltosi nello spazio davanti alla libreria, si è concluso cordialmente con un venezianissimo spritz.   

(Foto di Lucio Angelini)

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8 Risposte to “SERGIO GARUFI ALLA LIBRERIA “MARCO POLO” DI VENEZIA”

  1. utente anonimo Says:

    "NON SIAMO NOI A LEGGERE I LIBRI, MA I LIBRI A LEGGERE NOI"

    esemplare esempio di inversione rossa:
    http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Inversione_Russa

  2. Lioa Says:

    ah, sì, l'autorevole Nonciclopedia:-)

  3. utente anonimo Says:

    Meglio questa:

    http://en.wikipedia.org/wiki/In_Soviet_Russia#Russian_reversal

  4. Lioa Says:

    Insomma il bistrattatissimo Vincenzo Ostuni (ammesso che sia lui l'estensore della quarta di copertina) si sarebbe burlato dei lettori propinando loro un'inversione russa?

  5. utente anonimo Says:

    No il redattore non sfotteva il lettore, ci ha provato da dire la frase d'effetto, solo che essendo un funzionario e non un artista, ha sbagliato i tempi comici.

    L'inversione russa si propone come esempio di verita' profonda, mascherata da paradosso satirico.

    Dovendo recensire  un libro che parla di libri, in cui i libri sono un segnaposto per ripercorrere l'autobiografia dell'autore, al redattore sara' piaciuto  concludere con un brillante calembour, la cui verita' profonda mi pare condivisibile (sono i libri a plasmare la sensibilita' del letterato), mentre la meccanica dell'inversione risulta pedestre.

    Nella inversione russa infatti soggetto e oggetto si scambiano di posto mantenendo la plausibilita'  sintattica: "in america tu ammazzi presidente; in russa presidente uccide te", le due situazioni sono compossibili ed e' solo il contesto (libertario vs tirannico) a decidere in quale senso procedera'  effettivamente la reazione, e quale giudizio di valore trarne.  Analogamente "in america tecnica elettronica serve per diffondere conoscenze, in russa tecnica elettronica serve per spiare cittadini" ecc.

    Qui il chiasmo c'e' (mentre tu leggi il libro, il libro produce modificazioni su di te), purtroppo il  verbo "leggere" non regge l'inversione  ("il libro che legge noi" sembra una barzelletta riferita senza averla capita) e suona male.

    Al funzionario editoriale comunque gli perdoniamo lo stesso, perche' si capisce cosa voleva dire, anche se poteva sforzarsi di dirlo meglio.

    Ciao!

  6. Lioa Says:

    Be', a sto punto dicci chi sei:-)

  7. BOCL N. 18 (JORGE LUIS BORGES RACCONTA “IL NOME GIUSTO” DI SERGIO GARUFI) « BEST OF CAZZEGGI LETTERARI Says:

    […] SERGIO GARUFI ALLA LIBRERIA “MARCO POLO” DI VENEZIA […]

  8. BOCL N. 49 (PUPÙ RI DI RANDOM POST 2.) « BEST OF CAZZEGGI LETTERARI Says:

    […] 12 ottobre 2011 Quando ha la luna storta, la maestra Loredana Lipperini mi mette in castigo dietro la lavagna, ovvero mi BLACKLISTA come Lucio Angelini, sostenuta da un gheddafiano corpo di amazzoni scelte (per esempio la piagnucolosa prefica Girolamo De Michele). In quei periodi mi diverto a metterla davanti alle proprie contraddizioni infilandomi nel commentarium con l’aiuto di amici non bannati. Naturalmente sono costretto – e sottolineo etto – a trincerarmi dietro nick di comodo, ma quello che esprimo è comunque il MIO PENSIERO, per il quale esigo lo stesso rispetto che la Lipperini assicura ai suoi favoriti o lisciatori di professione. Ebbene, sentite questa:in coda al post “Identità” (Lipperatura del 10 ottobre scorso) è apparso il contributo – peraltro riportato nel mio post di ieri – di un certoVINCENZO OSTUNI.Volete sapere come era venuto fuori questo nick di comodo? Scartabellando in rete alla ricerca di un nomignolo in qualche modo attinente ai Wu Ming ero capitato nel loro vecchio sito satiricohttp://vmo.splinder.com/dove si legge: Nome:Vincenzo Maria OstuniFiglio di Giuannico Ostuni e Marilena Moreggia (ma quello nella foto è Anton Caracci). ATTENZIONE Niente nicknames, qui. Nomina nuda tenemus. “Che ragione c’è di filtrare la nostra identità? Non sarà questa una procedura imposta dai nuovi poteri? Sì, quelli che producono questa bella orizzontalità in cui il mondo sta sguazzando prima dell’apocalisse assicurata. Il nome è uno dei vincoli col mondo e con la collettività. Perché la maggiranza dei bloggers è così contenta di disfarsene?” (la ragazza Carla Benedetti, come la chiama BRULLO) per contatti: vincenzomoreggia@libero.it ["Moreggia" è il cognome di mia madre Marilena, un omaggio a una donna che tanto ha dovuto sopportare dopo l'outing,ATTENZIONE!!! Nel nome sull'acconto splinder c'è un refuso, MANCA LA M IN MEZZO, c'è scritto "vincenzooreggia" MA E' UN REFUSO E ORMAI NON SI PUO' CAMBIARE!!!! NON LEGGETE!!!!] VINCENZO MARIA OSTUNI e BASILE PESARO BORGNA, da tempi non sospetti.”Giuro che non ero al corrente dell’esistenza di un altro Vincenzo Ostuni, editor della casa editrice Ponte Alle Grazie, e cmq nel messaggio non c’era ombra di riferimento a tale personaggio, fra centinaia di altri possibili omonimi a livello nazionale [Faccio presente che solo a Venezia ci sono altri quattro Lucio Angelini, N.d.R]. […]

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