MORTE DI UN ELEFANTE A VENEZIA

Durante il carnevale del 1818-19 a Venezia, sulla riva degli Schiavoni “arrivano e si posizionano i casotti degli animali, tra i quali quello di un elefante”. In breve: finito il carnevale, le altre bestie del serraglio si imbarcano per nuovi lidi, ma lui no, si rifiuta. Invano si tenta di caricarlo su una “barcazza”. L’elefante scappa per le calli e si rifugia nella chiesa di Sant’Antonin, dove “sposta con la proboscide alcune panche verso l’altare della Madonna, costruendo una specie di barricata”. Nel frattempo ha sollevato in aria e calpestato a morte un custode. Vengono chieste le autorizzazioni religiose e militari per sparargli col cannone. Una palla gli entra dal deretano e lo trapassa. L’elefante crolla in un lago di sangue. Sono le 7 del mattino del 16 marzo. Lo scrittore Pietro Buratti dedica all’episodio “L’elefanteide“, ove satireggia pesantemente l’operato della polizia. Pagherà le sue spiritosaggini con un mese di carcere. Nello stesso periodo viene proibita la pubblicazione di un altro opuscolo satirico dedicato all’avvenimento: “L’elefanticidio“, di Pietro Buonmartini. Il 18 settembre di quello stesso anno il governo proibì a Emanuele Cicogna di porre in luogo pubblico una lapide con epigrafe latina a ricordo dell’elefante, eseguita a spese di due gentiluomini.

Dal sito www.vertebrataextincta.org :

“La notizia della morte dell’elefante giunge presto a Padova, al prof. Stefano Andrea Renier, titolare della cattedra di Storia Naturale dell’Università e Direttore del Museo di Zoologia di Padova. Con l’appoggio del Rettore in carica per l’acquisto dell’esemplare a scopo scientifico, Renier parte di notte alla volta di Venezia per raggiungere il prof. Molin (ordinario di Veterinaria all’Università di Padova) che lo attende nella chiesa sconsacrata di San Biagio della Giudecca, dove l’elefante é stato trasportato. Scrive Renier in una lettera al Rettore: “Con compiacenza lo (l’elefante) trovai in discreto stato, con la pelle che ad onta di aver avuto più di cinquecento fucilate non aveva che otto dieci forellini e la cannonata ricevuta fu nel deretano e la palla gli rimase dentro, quindi la pelle in ottimissimo stato”. Il cadavere, col passare dei giorni quasi inavvicinabile per l’odore, malgrado fosse da continui lavacri con acqua salata tenuto mondo, viene sezionato e disegnato nelle varie posizioni; il suo peso è stabilito in circa 4600 libbre grosse venete (oltre 2200 Kg). Il 24 marzo le sue spoglie sono finalmente trasferite a Padova, dove Renier e la sua équipe sono impegnati ancora a lungo: alla fine di agosto “… lo scheletro non (è) ancora totalmente unito ma intiero… unitamente alla pelle già quasi totalmente preparata” e, solo in autunno, vengono conclusi i lavori.
Lo scheletro dell’elefante indiano, un tempo montato al Museo di Zoologia in via Loredan, fu smontato nel 1979, in occasione del trasloco delle collezioni negli attuali locali. Dopo un accurato restauro conservativo ed il suo relativo montaggio, il preparato osteologico torna all’ammirazione del pubblico e all’uso didattico e scientifico con la riapertura del Museo di Zoologia avvenuta nel 2004 in occasione della XIV Settimana della Cultura Scientifica.”

scheletro elefante

Annunci

2 Risposte to “MORTE DI UN ELEFANTE A VENEZIA”

  1. BOCL N. 30 (CATTIVO FIN DALL’INIZIO?) « BEST OF CAZZEGGI LETTERARI Says:

    […] MORTE DI UN ELEFANTE A VENEZIA […]

  2. Anonimo Says:

    Storia interessante. Grazie.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...