LETTERINA DI NATALE CON CAGATA A SPRUZZO

 

Ricevo in mail-box la seguente letterina di Natale, inerente al vecchio post “Wu Ming 1 scalza Tullio Dobner” del 2 novembre scorso:

https://lucioangelini.wordpress.com/2011/11/02/wu-ming-1-scalza-tullio-dobner/

“Buon natale!
tu a occhio e croce o sei agnostico oppure sei uno iuventino, quindi suppongo che tu non segua il divertente niusgruppo it.sport.calcio.milan, di cui sono invece un lurkatore affezionato. Pertanto temo che tu abbia perso il seguente post, offtopic rispetto al tema del gruppo ma affine ai tuoi interessi, scritto dall’ utente Bies (vicentino o padovano o altrimenti veneto). Questo Bies, che sembra essere un lettore di King, deplora con una certa veemenza la nuova traduzione di Bui, “pur abituati a Dobner”, che -sembra di capire- già non era il massimo neanche lui.

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[Thread OT- 22-11-63 Sthepen King, del 22 dicembre 2011]

nicola <nick.nic@gmeil.com> ha scritto:

> Mi hai spoilerato BeV. bies ed ora sono partito con il libro son quasi
> Quel punto, mi sa

Sorry, mannaggia. Incredibile comunque. Spero tu stia leggendo versione originale, la traduzione di Wu Ming fa cagare a spruzzo. Una vergogna, pur abituati a Dobner


Matteo

http://tinyurl.com/nonpossiamo

> nicolanick.@gmeil.com>  ha scritto:  la traduzione di Wu Ming fa cagare a spruzzo. Una vergogna, pur abituati a Dobner

Ormai non posso più leggere King se non in originale. Wu Ming è  uno scandalo da ggiovani.
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Tanto ti spettegolo, a solo scopo di rinfocolare le polemiche e godermi eventuali flamme editoriali. Buon natale!

Ho risposto:

“Non mancherò di farci su un post, magari il giorno di Natale per la classica cattiva azione natalizia*-°. Se cali in laguna, fammelo sapere che facciamo due passi assieme. Auguroni anche a te. Un abbraccio. Lucio”

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18 Risposte to “LETTERINA DI NATALE CON CAGATA A SPRUZZO”

  1. paolo f Says:

    Altre etichette per il post potrebbero essere: Ambizione, Sgambetti, Camarille, Pervasività, Flop? Per l’ultimo punto chissà, lo vedremo.
    Ad ogni modo tutto scorre e le stagioni si alternano in modo diverso: non è più il clima di una volta, come sappiamo. La letteratura stessa va alla deriva, lo stesso King mostra la corda, visto che i suoi anni ruggenti li ha ormai consumati. Il wu ming raccoglierà le briciole, dopo che i grandi hanno banchettato.

  2. Iannozzi Giuseppeht Says:

    Per me Stephen King è morto tanto tempo fa, letterariamente parlando. Vorra’ dire che in caso lo si leggerà in lingua originale. Ma non tengo fretta.

  3. Maria Pia Says:

    Non ho avuto sufficiente panza a leggere Notte BUIa, niente stelle tradotto da WuMing1, come ho già scritto secondo me Roberto Santachiara, in quanto agente sia dei Wu Ming sia di Stephen King in Italia sta facendo esclusivamente gli interessi dell’assistito italo-cinese. Gli interessi di King, e vivaddio non ne ha bisogno, incaricando Wu Ming 1 alla traduzione di due suoi lavori non sono stati tutelati perché questo signore, oltre a soffrire della sindrome da primadonna allo stadio conclamato e irreversibile e a volersi far pubblicità attraverso il più noto scrittore (piaccia o no, King è un’icona) tratta malissimo i FEDELI LETTORI di STEPHEN KING che osano fare qualche commento non il linea con il wuminglecchinaggio che si pratica nel gruppucolo blindato di wumingers creato apposta per lui.
    Come traduttore non mi interessa, men che meno come scrittore e blogger.
    Dobner è un serio professionista e soprattutto una bellissima persona, umile come solo i GRANDI sono e già questa era (è) la differenza e il fiore all’occhiello che King poteva vantare in Italia.
    Ogni traduttore, ovviamente ha il suo stile, che può piacere o non piacere, anche solo “a pelle”; tuttavia basisco quando leggo critiche ad cazzum sui lavori altrui, cioè NON MOTIVATE. OK, la traduzione di tizio fa cagare, mi sta bene, ma… prove alla mano? Esempi concreti? In Italia, alla fine ci scopriamo tutti poeti, scrittori, esperti di calcio e di traduzioni… boh…
    Lucio, tu che sei stato (sei) anche traduttore, a tuo giudizio quando una traduzione può essere giudicata “buona” e quando invece no? Perché non mi sembra che la traduttologia sia una scienza esatta con regole ferree…
    Sarebbe gradito il tuo parere.
    Buon Natale 🙂

  4. Lucio Angelini Says:

    Una buona traduzione dovrebbe far cogliere sia il contenuto sia lo stile dell’originale… (magari ne parliamo un giorno in cui non sia reduce da un lauto pranzo e da generose annaffiature dello stesso):-)

  5. paolo f Says:

    Per curiosità, qual è il gruppuscolo blindato di wumingers creato apposta per lui? (chiedo scusa, ma pratico poco, di solito passo qui da Lucio e da pochi amici stretti)

  6. Iannozzi Giuseppeht Says:

    Io direi che i fan di Stephen King una possibilità ce l’hanno: leggere le sue opere in lingua originale. Lo so, non tutti conoscono l’inglese, ma chi puo’… puo’ cominciare. 😉

    Non so dire della traduzione di W. Ho letto una mezza pagina in libreria, e morta lì. Certo è come dici Maria Pia: W. sta cercando di sfondare attraverso l’icona che è Stephen King. W. applica una censura che è stalinista al cento per cento, su questo non c’è dubbio. Lo faceva ieri, lo fa oggi. Dobner traduceva bene, anche in considerazione del fatto che doveva sostenere ritmi incredibili.

    Uno dei più bei libri di Stephen King, Gli occhi del Drago, boh, è dal 2002 che manca dagli scaffali.

  7. paolo f Says:

    A proposito di questo libro, cito una parte della recensione apparsa su Cabaret Bisanzio:

    — Spingendo il finale un po’ più in là: forse per motivi contrattuali, forse cercando di allontanare un finale che, pur non essendo trai suoi peggiori, è certamente molto melodrammatico, King tenta un allungo che purtroppo gli sfugge. La gabbia narrativa della vita di Oswald impone dei limiti alla sua fantasia, i dettagli diventano un peso. Stephen King riesce a immergere il lettore in un’epoca diversa e lontana, le sensazioni sono rese con immagini nitide e una freschezza di linguaggio, che viene perduta quando King deve seguire la vicenda di Lee Harvey Oswald. Le parole allora diventano involucri vuoti volteggianti nel nulla (“Non possedeva nemmeno la canna per essere povero in canna” o ancora “era fuori come una sonda spaziale”): lacerti di un linguaggio che non riesce a sopravvivere a se stesso, troppe espressioni consunte, troppo poca vera credibilità storica. L’opera di King è un suicidio letterario; le vicende dell’omicidio Kennedy sono già state raccontate in forma romanzesca, con tutt’altro stile e con una visione più credile e insieme folle da James Ellroy in “American Tabloid” (la cui nota di apertura contiene anche una sorta di piccolo manifesto letterario). —

  8. Maria Pia Says:

    Ferrucci, mi sono permessa di comunicarti in pvt il link che hai chiesto: evitiamo ennesima pubblicità a questi soggetti bassissimi e giallastri 😉

    su 22/11/63, io credo che Bui abbia fatto quel che ha saputo: soprattutto prendere per se i complimenti e scaricare le sviste e i refusi che gli hanno fatto notare alla redazione S&K 😀 😀 😀

    a proposito di traduzioni kinghiane tout court qualche precisazione che i detrattori di Dobner & Co si ostinano a ignorare:
    – l’editing della Sperling & Kupfer è, a mio avviso pressoché inesistente e il 99% di quanto viene rilevato dai lettori comuni sarebbe evitabile se si curasse maggiormente l’editaggio del testo; sicuramente causa ne è il limitato tempo concesso a quest’operazione per permettere l’uscita del testo tradotto in contemporanea (in due casi addirittura in anticipo) con quello originale.

    – il traduttore kinghiano, dal 1999 lavora non sul testo originale pubblicato o sulle bozze definitive dell’opera, ma sul dattiloscritto ancora in fase di editing nella stessa casa editrice americana (Simon & Schuster), quindi un testo ancora in fieri… a voi, signori, che ne saprete più di me sull’argomento, le dovute conclusioni…

    -King nel corso degli anni ha subìto, per volere della casa editrice e non per incompetenza dei traduttori, un notevole appiattimento stilistico notevole censura sia al linguaggio (in originale King è abbastanza colorito e gergale), sia a tutti i riferimenti alla cultura americana (marche, programmi televisivi etc.) con cui infarcisce le sue opere. Sta di fatto che i sapientissimi fedeli lettori ritengono fondamentali questi riferimenti alla cultura pop e imputano questi tagli al traduttore, ignorando anche il fatto che un traduttore non ha la facoltà di tagliuzzare un testo affidatogli a suo piacimento: i tagli sono preventivamente concordati dalla casa editrice con l’autore (o con chi ne fa le veci)…
    – a mio avviso, comunque, non si può giudicare con lo stesso metro una traduzione degli anni 70/80 con una degli anni 90/2000, per ovvi motivi che non sto ad esporre.

    potrei continuare…

    scritto ciò, ribadisco che chi critica solo per il gusto di criticare senza motivare la critica con validi esempi e, peggio ancora, nascondendosi dietro un nickname, lascia il tempo che trova e non scalfisce la professionalità dei traduttori, che sia Bui, Dobner o Nesi (un altro scrittore famoso cha ha tradotto King, anche se sembra esserselo dimenticato 😦 )

    Il finale di 11/22/63 è stato suggerito a King dan Joe Hill e a dire il vero è romantico e struggente… perché, a dirla tutta, Stephen King è master of emotions, un abilissimo narratore a tutto tondo. 🙂

  9. paolo f Says:

    Grazie dei suggerimenti, gentilissima: decisamente illuminanti.
    Ora capisco perché negli ambienti gira l’attributo shoemaker, di cui non capivo il senso e non osavo chiedere. In effetti, se è vero che wm1 vuole accaparrarsi King e il collega 4 cerca di farlo con Tolkien (praticamente due monumenti), uno dei compiti preliminari è far terra bruciata di ciò che sta intorno. E’ un’imprescindibile tattica militare fin dall’antichità; io stesso — una dozzina d’anni fa — applicai il metodo a una persona che s’era messa in testa di farmi le scarpe (ingannata dalla mia indole di agnellino).

  10. Maria Pia Says:

    Oltre a tentare invano di far terra bruciata Wu Ming 1 è stato abilissimo nel mettere in atto la tattica del divide et impera tra i fedeli lettori…

    Il colpo di coda l’obliquo scrittraduttore lo tenterà tra qualche mese con la ritraduzione di On Writing… toh’ che caso:
    proprio il saggio di King sulla scrittura con tanti
    kings d’annata che potrebbero essere ritradotti…

  11. Anonimo Says:

    Beh, che WM stia utilizzando le traduzioni di King come trampolino di lancio per se stesso e che soffra di manie di protagonismo…diciamo così, per essere generosi, mi pare fuor di dubbio. Prima ha finto di copiare la disponibilità di Dobner nel rispondere ai lettori, poi è stato costretto a rivelarsi per quel che è. Infatti il cosiddetto dialogo coi lettori è stato, in definitiva, portato avanti solo da Dobner, il quale con pazienza infinita ed altrettanto illimitata educazione (fattore sconosciuto dall’altra parte) si è sottoposto all’inquisizione di taluni fedeli lettori; la versione Ming è stata “io parlo e voi assentite”. Solo Dobner ha fatto del vero dialogo, ed è sempre stato un vero signore. Questo, a parità di bravura nella traduzione (casomai così fosse) è una gran bella differenza. Che senso ha presentarsi ai lettori come nuovo traduttore e dire di averlo fatto per cercare un dialogo che è invece un monologo autocelebrativo? a me fa una certa impressione, perché mi sembra che il rifiuto dell’ “autorialità” strida parecchio con un egocentrismo ipertrofico come questo. Ma sono cose vecchie, che si ripetono sempre.
    Per quanto riguarda la letterina, concordo, purtroppo, con quanto dice MP: fa sempre “piacere” sentire una cosa simile (ah, ah: ma quanto sarebbe bello se non fossimo mai arrivati a questo punto!), ma è uno strumento inutilizzabile se privo di motivazioni…rischamo di assomigliare a loro (ma hai fatto bene a renderci edotti su questo contributo :D)

  12. paolo f Says:

    Sì, pare che i WM siano pesantemente autocelebrativi e pervasivi, a quanto dicono i più (io non li ho mai visti né ascoltati, quindi non mi assumo responsabilità): lo si dice proprio negli ambienti, quindi non sono solo i detrattori.
    Si dice anche che WM1 abbia l’abitudine di zompare in casa d’altri senza chiedere permesso, mettendosi a discettare come se tutti dovessero conoscerlo e apprezzarlo (dando quindi per assodato ciò che è tutto da dimostrare), basta che si parli di qualcosa che lo possa riguardare solo di striscio, che siano disordini di piazza o la commemorazione di David Foster Wallace (della cui memoria dicono si sia appropriato – anche di quella!). Sarà per via dello “sguardo obliquo” che vanno teorizzando, un alibi per intrufolarsi di qua e di là.
    Ma irrompere nei salotti altrui senza bussare, e mettersi a fare i propri comodi — magari prendendosi anche la libertà di sporcare il tappeto — è una cosa che pochi possono sopportare. Ricordo l’inizio del film Il grande Lebowsky: il protagonista, che è un disgraziato, torna a casa e trova degli energumeni che lo prendono a botte e gl’infilano la testa nel cesso; poi, prima di andarsene, uno di questi gli piscia sul tappeto. Bene: passi per le botte, passi per l’innaffiata dello sciacquone; ma pisciargli sul tappeto no, questo no. Lebowsky non l’ha sopportato, ed è stata quella vigliacca e gratuita maleducazione a metterlo in moto e a fargli combinare tutti i casini che seguono. C’è un limite a tutto, insomma.

  13. Maria Pia Says:

    Io sono fiduciosa e sto in attesa… come diceva Scott a Lisey waiting for THE WIND to change… sto in attesa che il vento si insinui tra le fessure e ci URLI la via di casa: noi Fedeli Lettori abbiamo davvero bisogno di essere CHIAMATI a casa e, se pur inconsapevolmente, il RE ha fatto in modo che questo accadesse, che questo accadrà 😉

    BUON ANNO

  14. anna Says:

    ciao a tutti
    solo due parole per accodarmi al gruppo che non si ritiene soddisfatto dalla traduzione dell’ultimo arrivato (perchè quello che è, almeno nel caso del lavoro su uno scrittore famoso che vende quanto lui non venderà neanche in due vite)
    per la prima volta nella vita, io che posseggo tutte le prime edizioni italiane di King, compreso quelle introvabili (Unico indizio la luna piena e Ossessione, così potete fare due conti sulla mia età:-)
    dopo la mega delusione di Notte buia niente stelle NON ho comprato l’edizione italiana, l’ho letto in inglese, come annunciai a suo tempo alla S&K che però non si è mai premurata di rispondere alla mia domanda se il loro fosse un capriccio passeggero o se dovrò continuare a comprare King in inglese
    saluti a tutti e buon anno

  15. V. Says:

    Non se ne può nemmeno più di leggere ossessivamente il nome di Wu Ming associato a quello di Stephen King-inoltre più che ad esserne associato,sembra che wu (are you?che ne sapevamo che esistesse,prima che s’imponesse come traduttore supermo vittima di soprusi,di chi fosso costui?)mira a sovrastare persino l’importanza dell’autore che traduce.Non so che diavolo d’intenzioni abbia ed avesse la S&K quando ha deciso di soppiantare il caro,melodioso,piacevolissimo lavoro di Dobner per lasciare spazio all’ego di Wu,ma so che è riuscita a farmi passare la voglia,dopo oltre vent’anni,di comprare immediatamente il nuovo King.Se questa è la nuova linea editor-dittatoriale della Sperling&Kupfer,farò lo sciopero della fame kinghiano.

  16. J. Tevis Says:

    Concordo soprattutto su un punto: non si capisce il senso dell’operazione di associare il nome di Wm a quello di King. Ovvero: il senso lo si capisce bene, cioè l’appropriarsi di qualcosa che non ti appartiene e che l’Autore probabilmente non ha autorizzato e sicuramente non ha richiesto; un’innovazione fatta abusivamente, a fini autopromozionali e di puro guadagno. Ma non si capisce il senso letterario-editoriale, che non esiste proprio. Qui si tratta solo di quattrini e di carriera, signori, e di null’altro. Una cosa non dissimile dagli squallidi mercati che si vedono in altre sedi.

  17. V. Says:

    Appunto,e soprattutto di qualcosa che mi provoca l’orticaria e la gastroenterite:essere presa per il qoolo e spacciata per demente se me ne accorgo.
    Dal nome campeggiante in copertina alle manovre di rincitrullimento globale che wm & soci hanno messo-e insistono-on line sul sito di lettori aNobii,queste persone e la s&k sembrano pensare che possono infinocchiarci con la pubblicità occulta,presentata come umiltà e disponibilità–è questo che detesto,l’atteggiamento ipocrita.Se wu ming e company avessero voluto apertamente pubblicizzare i loro lavoro ogni tre post,forse sarebbe stato un po’spam ma niente di irritante e losco.Sarebbe (stato) bello se costoro avessero avuto un’unghia del modo di porsi,aperto,autoironico,disponibile,e..per la miseria,SINCERO,di Dobner.

  18. Invasione, 4: il wumingo colpisce ancora | Fondazione Elia Spallanzani Says:

    […] Ming e Giovanni Arduino erano finiti in un’antologia con “il re”.  Si è però insinuato che la scelta di cambiare traduttore sia dipesa anche dall’influenza dell’agente di Wu […]

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