INFANZIA DI UN ANGELO

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Dalla raccolta “Nuvole a colazione”, Panini Ragazzi, Modena, 1995, estraggo e vi propongo il mio racconto “INFANZIA DI UN ANGELO”.
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INFANZIA DI UN ANGELO, di Lucio Angelini
 
Dopo essere stato petrolio, lepre, felce, Anselmo si era incarnato adesso in un delizioso bambino dagli occhi viola, al centro di una moltitudine di messaggi che parevano emanare contemporaneamente da tutti gli oggetti e da tutte le persone verso di lui. Questo, almeno per un po’, gli fece confusione. Non era facile isolare uno alla volta gli elementi di quelle sue percezioni globali per metterli in opposizione o farli concordare con altre percezioni dello stesso ordine.
Un giorno vide un triangolo rosso e un quadrato rosso e capì che cos’era il rosso. Un altro giorno vide un bambino nero e un bambino giallo, e capì che cos’era un bambino. Un venerdì gridò forte, batté forte, saltò forte, lanciò forte la palla e capì che cosa volesse dire forte.
Poco a poco capì che, nel mondo, c’erano delle cose forti, dure, pesanti, calde, grandi, lontane, alte… e altre deboli, molli, leggere, fredde, piccole, vicine, basse, sottili, lente. Era un mondo fatto di più e di meno, di destra e di sinistra, di dentro e di fuori. Ma che fatica organizzare lo sfarfallio delle qualità delle cose!
C’erano uomini grandi e piccoli: il suo babbo era enorme, la mamma gli arrivava alla cinta, ma a sua volta lui arrivava alle ginocchia della mamma. E avevano una macchina che andava veloce, ma che poteva anche rallentare e fermarsi, se lui chiedeva di fare la pipì.
Potevano scegliere di andare verso il mare o verso le colline, da soli o invitando anche la cugina Clementina.
Clementina sapeva quanto lui che tra avere una caramella e non averla c’è una bella differenza: una caramella era ben diversa da niente caramelle, zero caramelle. Un giorno parlarono, appunto, dello zero. Clementina gli confessò che, per lei, lo zero assomigliava al silenzio, all’assenza di rumori, o al buio, in cui non si vedeva più niente.
 
Quando arrivarono in spiaggia, si divertirono a riempire di acqua di mare o di sabbia le bottiglie vuote dell’aranciata.
“Guarda, è piena!”, si dicevano, oppure: “Adesso è vuota”, o anche: “È quasi piena”. Dalla luce e dal silenzio potevano sbocciare infiniti rumori e colori. E se volevano muoversi, dopo aver giocato alle belle statuine (Anselmo, a dire la verità, detestava stare assolutamente immobile) potevano camminare, correre, saltellare, arrampicarsi, per poi fermarsi di nuovo. Potevano girare la testa senza coinvolgere il resto del corpo, agitare i piedi senza muovere le ginocchia, roteare gli occhi tenendo ferma la testa. Se si stendevano sulla sabbia, vedevano le loro pance abbassarsi ed alzarsi, ma lasciavano che si sbizzarrissero liberamente, senza comandarle. Sentivano l’aria entrare dalle narici, scendere nella gola, scivolare giù… giù… sempre più giù, nel petto e nei polmoni.
 
Quando fu un po’ più grande, Anselmo prese a seguire una serie televisiva su un orfanello piovuto da un pianeta lontanissimo, a forma di barattolone variopinto. Il piccino disponeva di armi micidiali: missili perforanti, tuoni spaziali, boomerang elettronici, lame rotanti, disintegratori paralleli, senza contare un’alabarda spaziale e un doppio maglio anch’esso perforante. Il personaggio gli piaceva, ma non lo sbalordiva. Soprattutto, lo seccava ritrovarlo nei libri, nelle figurine, nei pupazzi, nei quaderni, nel diario, nelle gomme americane, nelle penne, nel temperamatite, sui cuscini, nelle lenzuola, nei panini, nei biscotti, nelle patatine fritte, nei puzzle, nei giochi, nei dischi.
I suoi genitori, le sue zie, gli amici che invitava alle feste di compleanno gli regalavano un sacco di giocattoli.
Giocando, anche Anselmo si trasformava ogni volta, inesorabilmente, nell’oggetto con cui era alle prese, fosse un’automobile o un aereo o un missile.
Le favole tradizionali lo avevano già stancato. Che gusto c’era, per esempio, a svegliare con un bacio una ragazza addormentata? A lui la cosa aveva fatto anche un po’ schifo, quando l’aveva sentita raccontare per la prima volta.
 
L’infanzia stava ormai per finire.
Anselmo aveva capito da un pezzo che si poteva volere e non volere, accettare e rifiutare.
Dopo le elementari, passò alle medie.
Studiò che Alessandro Magno aveva fondato la città di Alessandria, Romolo quella di Roma.
 
Ormai nella magia non credeva più. C’era questa realtà, adesso, intorno a lui. Se la sentiva colare addosso: gli colava dagli scherzi crudeli di certi compagni malevoli, dalla televisione, dai giornali, dai discorsi della gente.
Non capiva perché mezzo mondo fosse in guerra. Perché lui fosse pulito e lustro, col giubbottino alla moda, mantenuto e accudito dai suoi genitori, e gli zingarelli all’angolo delle strade sporchi e laceri, costretti a raggranellare loro i soldi per mantenere gli adulti, mica gli adulti per mantenere loro. La professoressa di lettere diceva che “diverso è bello”, che le culture “hanno pari dignità”: be’, a lui, francamente, una cultura fatta di adulti-che-sfruttano-i-bambini, di bambini-che-mantengono-gli-adulti pareva solo diversa, non necessariamente anche bella.
Il telegiornale vomitava notizie di violenze sconvolgenti: bambini gettati nei cassonetti, schiavizzati, trascurati, violati, abbandonati, disamati.
 
Alessandro Magno aveva fondato la città di Alessandria? Romolo quella di Roma?
Be’, perché no? Forse, da grande, avrebbe potuto fondare anche lui una città: Anselmia, la città dei ragazzi, in cui avrebbe accolto tutti i bambini maltrattati e senz’amore, perché vi trovassero amicizia e protezione.
Sarebbe stata una città bellissima, disposta attorno a un grande giardino rotondo, difesa da mura altissime: un incredibile laboratorio in cui sperimentare forme di convivenza “diverse e belle”.
L’egoismo, l’invidia, la prepotenza avrebbero continuato ad assediarla, minacciandola coi loro sinistri arieti. Non sarebbe stato semplice, probabilmente, respingerne gli assalti. Ma ci avrebbe provato.
Certo… sì, era ancora piccolo, doveva studiare molto, prepararsi, accumulare competenze, sviluppare e migliorare il progetto curandolo in tutti i suoi dettagli, renderlo concreto, nitido, il meno fumoso possibile, farlo uscire dall’indeterminatezza.
Ma si sentiva sorretto da una grande vitalità, da una grande energia positiva, anche se non capiva bene di dove gli provenisse.
Un giorno gli venne addirittura il sospetto di essere un angelo, una di quelle creature meravigliose inviate quaggiù a dare una mano agli uomini, immemori esse stesse della propria natura.
Ma si vergognò di quella fantasia.
Forse era solo un gran presuntuoso, un fanfarone.
Non per questo, però, avrebbe gettato la spugna o si sarebbe arreso, rinunciando al suo sogno.

31 Risposte to “INFANZIA DI UN ANGELO”

  1. Maria Pia Gemelli Says:

    Grazie Lucio🙂

  2. paolo f Says:

    Un bellissimo racconto, Lucio: la classe non è acqua.

  3. DAGLI ANGELI DI ANGELINI A QUELLI DI PIERO GUIDI « CAZZEGGI LETTERARI Says:

    […] CAZZEGGI LETTERARI "CHI SCRIVE LIBRI – AMMONISCE KARL KRAUS – LO FA SOLTANTO PERCHÉ NON TROVA LA FORZA DI NON FARLO." [Det gør ikke noget at være født i andegården, når man kun har ligget i et svaneæg!] « INFANZIA DI UN ANGELO […]

  4. fabio painnet blade Says:

    No. Mi dispiace incrinare la corale dei complimenti, ma proprio in
    quest’infanzia dell’angelo non ritrovo proprio il papà di grigione.

  5. fabio painnet blade Says:

    “lo sfarfallio della qualità delle cose” è la conoscenza.
    Tutto il resto è comparazione standardizzante, è cultura determinista
    che si insegna alle creature. Ma qualcuno disse: ” Dio non misura” .
    possibile che gli angeli non lo abbiano capito?
    Il vero angelo è grigione, pesante nella sostanza, leggero nella forma,
    per questo vola in alto, per questo è vicino allo Spirito dei cieli.

  6. fabio painnet blade Says:

    ulteriori dissonanze:
    “il meno fumoso possibile”
    “farlo uscire dall’indeterminatezza”.

  7. fabio painnet blade Says:

    @ maria pia (in tema col thread)

    scusa l’indiscrezione, ma perché ‘grazie’?

  8. Lucio Angelini Says:

    @fabio. prova a rifarti con quest’altra infanzia:

    http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/07/25/la-madonna-del-latte-di-lucio-angelini/

  9. Anonimo Says:

    @fpb, perché?
    Il racconto di Lucio m’è piaciuto, l’ho letto alle mie bambine, l’abbiamo commentato e abbiamo trascorso una bella mezz’ora. Credo sia questo lo scopo di un buon racconto.
    Scusa se è poco per ringraziare😉

  10. Maria Pia Says:

    L’anonimo sono io.

  11. fabio painnet blade Says:

    @ anonimo. è senza ironia che ti dico di aver provato una punta di emozione nel leggere il tuo post. perchè ? non so. L’emozione per quanto istantanea porta sempre un pò di confusione.

    Non posso sostenere di prvare qualcosa che non provo. Questo è ovvio. Il racconto di lucio non mi ha dato questa scintilla, punto. Da lì parte il bisturi, si collega il cervello e patatrack. Più o meno è una debolezza che mi prende davanti alle opere d’arte, specie ai dipinti. Prima ho bisogno della scossa, poi deambulo da qualche parte. ma in tal caso non riesco ad attenermi a due righe di commento. devo sbranare tutto quello che trovo.
    Con te però mi voglio sbilanciare, anche perchè sento che questa frenesia dei blog – a cui non sono abituato – non la reggerò ancora per molto. il perchè che chiedi è complesso, purtroppo collegato ad una lunga chiacchierata con Lucio Angelini (due o tre piani di sotto) che ho cercato di rendere meno pesante possibile. vedi un pò se riesci a raccapezzarti, poi magari se ne parla insieme.

  12. fabio painnet blade Says:

    tutto chiaro adesso. Messaggio ricevuto. l’indiscrezione
    precedente ha sortito buoni effetti.

  13. Lucio Angelini Says:

    @maria pia. grazie a te e alle tue bimbe, di cuore.

  14. fabio painnet blade Says:

    Ah ecco. prendo visione adesso della sequenza bislacca con cui si sono accavallati il mio commento e quello di @anonimo, che era in realtà @maria pia. In effetti, visto così, sembra davvero un maldestro tentativo d’approccio o una strascicata non-richiesta. Mhà, forse no, forse sì. Ciò che conta non è ciò che appare a me o ad altri, ciò che conta è solo idea che s’è fatto mio cognato, un tipetto di due metri per due, che disloca centoventi chili di stazza e quattro travi di carne e muscoli che gli sporgono dal corpo e che possono muoversi contemporaneamente verso un unico, sfigato bersaglio . Mi dicono che se non mi affretto a ‘precisare’ rischio di far la fine delle noci a capodanno, e poco importa se s.silvestro è già passato da un pezzo. Insomma Angelì, glielo spieghi tu al carletto come può succedere quando si invia distrattamente un messaggio senza aggiornare prima il blog? E’ chiaro che possa non aver visto il post di maria pia che svelava la sua identità e che quindi, chissà perchè, postassi serenamente nella convinzione di rivolgermi a un uomo. Sì, insomma, il fatto delle bambine m’ha fatto cadere nella
    trappola dell’dentificazione. già, anch’io ho due bellissime bambine.
    sarà per quello che mi son perso nell’atmosfera. Scusa un attimo ancora quel cazzo di telefono…

  15. fabio painnet blade Says:

    Ecco fatto. Dimenticavo di dire che ho anche una bellissima veneratissima, amatissima, dolcissima, buonissima, ….
    Acc… l’apparecchio squilla ancora. un attimino solo eh, …

  16. fabio painnet blade Says:

    …e anche tollerantissima moglie. Bhè, penso che possa andar bene.
    Tu angelì confermi che certi disguidi sono all’ordine del giorno vero?
    capita anche ai più esperti, un pò di casino coi tasti. Vero angelì ?…non fare lo stronzo adesso. Guarda che sul tuo racconto prima scherzavo. Come si può definirlo diversamente da
    quel capolavoro che è? E poi te l’hanno detto tutti, che mai può contare il parere di uno stronzetto neofita ?…
    Bhè, ora devo proprio andare. Mi chiamano. La sbobba è già a tavola. E indovina chi viene a cena?

  17. Lucio Angelini Says:

    @fabio. sì sì, tutto può succedere. c’è chi ha addirittura l’orologio del pc avanti o indietro rispetto all’ora reale, mentre i commenti si collocano in sequenza strettamente cronologica. ma cosa cambia, in definitiva? cosa detta, capo ha.

  18. Felice Muolo Says:

    Se fatichi tu a trovare un editore, tutti gli altri dovrebbero suicidarsi.
    Ciao, Lucio.

  19. Lucio Angelini Says:

    @Felice, grazie per l’implicito complimento. In realtà la vera bravura, oggi, non consiste tanto nel saper scrivere buone opere, quanto nel sapersi procacciare solidi editori, un’arte che – non esito ad ammetterlo – mi è sempre rimasta abbastanza sconosciuta. Altri autori, in tal senso, sono (o sono stati) decisamente più bravi di me. Altro che suicidarsi!
    °-*

  20. Maria Pia Says:

    Un agente letterario no?

  21. Lucio Angelini Says:

    Gli agenti letterari italiani rappresentano quasi esclusivamente autori stranieri in Italia o autori italiani già affermati. Agli altri chiedono solo soldi in cambio del solito parere tecnico… capisci il giro?

  22. Maria Pia Gemelli Says:

    quasi esclusivamente…
    boh, in Italia la ruota gira sempre allo stesso modo… sì ho capito😦 , ma non mi sembra tu sia un autore totalmente sconosciuto: al limite misconosciuto😉

  23. Lucio Angelini Says:

    Vabbè, dai, se deve succedere, succede, altrimenti amen. Io i miei tentativi di rientro (dopo i titoli degli anni Novanta) continuo a farli comunque, poi su quello che NON dipende da me non posso far niente.

  24. Felice Muolo Says:

    Credi che se Giulio volesse? O no?

  25. Lucio Angelini Says:

    Per due volte ho provato a fargli leggere delle cose. La prima volta le ha perse, la seconda forse pure:-) , comunque non credo che la mia scrittura sia nelle sue corde di editor.

  26. fabio painnet blade Says:

    Mi è bastata la sua definizione di concetto di bello, (in quanto parametro selettivo di un testo) per capire il soggetto (e cosa vende) in questione e l’abbaglio che dispensa quotidianamente a quel reggimento di fessi che gli affidano qualcosa. D’altra parte la madre dei fessi pare che sia sempre incinta. Lunga vita al re, allora.

    Ps: conosco una mezza dozzina di persone che non hanno mai ricevuto risposta, nemmeno via email. il telefono? discriminiamo i muti allora?
    (qui ci vorrebbe una faccina all’angelini)

  27. Felice Muolo Says:

    Non ci posso credere….

  28. fabio painnet blade Says:

    in toscana c’è un campo in cui se pianti quattro danari nasce una piantina e dopo pochi giorni te ne ritrovi otto. Poi li sotterri ancora , e ancora, e ancora . Altro che scriver libri…

    L’uomo delle stelle. film istruttivo.

  29. paolo f Says:

    Tempo fa lessi — mi sembra proprio sul blog di Mozzi — una piccola discussione su un articolo, apparso in uno di quei giornali di destra, in cui si scriveva che Mozzi, nell’ambiente, verrebbe definito (non so da chi) “il nano malefico”.

  30. diait Says:

    molto bello. Riesce in diverse difficili imprese. Tra cui: leggibilità da 0 a 100 anni; senso afferrabile da 0 a 100 anni; clean language (chiaro, diretto, senza trucchetti e ambiguità e meta-robaccia) ma non povero; poesia e concretezza.

    Nel mio piccolissimo, io l’ho fondata una Anselmia, dove ho accolto – nel corso di qualche decennio – bambini maltrattati dalla vita e in balia di genitori pazzi.

  31. Luan Says:

    @diait. grazie per il giudizio e un abbraccio sincero per la tua Anselmia. Gli angeli esistono, evidentemente…

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