DEL SILENZIO RIGETTO DI GIULIO MOZZI

Delle 10 conversazioni realmente avvenute in questa o quella casa editrice e riportate da Giulio Mozzi qui:

http://vibrisse.wordpress.com/2012/01/11/dieci-conversazioni-realmente-avvenute-in-questa-o-quella-casa-editrice/

preferisco la quarta:

***Direttore editoriale: “Ma quand’è che ce l’hai proposto, questo romanzo?”.
Io: “Ve l’ho mandato esattamente un anno e due giorni fa. Ne abbiamo parlato – molto alla svelta – in una riunione di dieci mesi fa. Ve ne ho ricordata l’esistenza altre quattro volte. Un mese fa ci siamo dati una settimana di tempo per decidere”.
Direttore editoriale: “E quando scade l’ultimatum dell’agente?”.
Io: “Giovedì prossimo”.
Direttore editoriale: “Non facciamo in tempo”.***

Scelgo alcuni commenti:

LUCIO ANGELINI

Per fortuna adesso c’è il self-publishing, pronto a far piazza pulita di tutti ‘sti mediatori inutili… è un po’ come per i preti. Meglio il colloquio diretto con l’eventuale Dio.*-°

CARLO CAPONE

Secondo me il self publishing può risultare molto utile per gli editori seri. Un sacco di gente si stampa il libro e così:

a) non si intasano le redazioni con tanta carta.
b) si riducono i tempi di lettura.
c) si avrà maggior fortuna nel pescare quel manoscritto che nel marasma generale è andato perso e che magari valeva la pena di leggere.

Spuntando, però, dalla personale e modestissima esperienza (editoriale, non di vita) suggerisco agli esordienti di trovarsi un segnalatore (non un raccomandatore) che consigli il manoscritto in casa editrice, perchè. Di giulimozzi che leggono tutto in giro ce n’è pochi. Di solito, a parità di sconosciuti, si legge quello segnalato e l’altro si cestina. Così va er monno zozzo, conviene farsene una ragione.

LUCIO ANGELINI

@carlocapone. “Di giulimozzi che leggono tutto in giro ce n’è pochi.”

Penso da molto tempo che si tratti di una leggenda metropolitana. Credo, al contrario, che giulio smarrisca almeno il 50% di quello che gli arriva e che si trinceri dietro la formula del silenzio-rigetto (dopo due mesi) per cavarsela, appunto, con gli autori delle opere smarrite. Naturalmente ha delle attenuanti. Nelle stazioni ferroviarie è stato abolito l’Ufficio Oggetti Smarriti e lui, tra un cambio di treno e l’altro, di manoscritti ne smarrisce parecchi:-)

FILIPPO ALBERTIN

@Lucio Angelini. Un nuovo mestiere sorgerà dalle nebbie di questa editoria: il segugio d’opere smarrite lungo la linea Venezia Milano.

LUCIO ANGELINI

@albertin. guarda che giulio tiene corsi di scrittura creativa dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno (non solo sulla direttrice Venezia-Milano). Di quel segugio il fulmine, insomma, dovrebbe tener dietro al baleno. nun gnaa po ffa.

—-

P.S.

Estraggo dai commenti a un altro post mozziano

http://vibrisse.wordpress.com/2012/01/01/spiegazione-del-perche-chi-volesse-mandare-una-propria-opera-in-lettura-a-giulio-mozzi-e-meglio-se-manda-unopera-nella-quale-crede/

il seguente scambio:

LUCIO ANGELINI

Mi è arrivato in mail box il sg annuncio:

“TEORIA E PRATICA DELL’AUTOPUBBLICAZIONE (costo 110 euro)
Il seminario è condotto da Giulio Mozzi.
Si dice che, da quando tutti usano l’internet, gli editori abbiano persa in parte la loro funzione; e che l’aspirante scrittore o scrittrice possa fare a meno di loro, e autopubblicarsi. In questo luogo comune, come spesso accade, c’è qualcosa di vero e molto di fantasioso. Eppure l’autopubblicazione, sia digitale sia cartacea, può essere un modo interessante per muovere i primi passi in pubblico nel magico mondo della letteratura. Nel corso del seminario i partecipanti saranno guidati a conoscere glorie e miserie dell’autopubblicazione; ad apprendere le strategie per trovare lettori e per coltivarli; a sperimentare le nuove (ma spesso non tanto nuove) forme letterarie rese possibili e interessanti dalla diffusione della rete.”

Scusa, Giulio, ma se uno vuole fare da sé (= autopubblicarsi) perché mai dovrebbe seguire un corso? 🙂

GIULIO MOZZI

Lucio: conosco molte persone che, pur cucinando da sé, ovvero autocucinando, hanno frequentato corsi di cucina.
Mettendo da parte lo scherzo: un conto è farsi stampare la propria opera in tipografia; un conto è tentare di distribuirla pur avendola prodotta in proprio. Un conto è farsi un sito e metterci dentro la propria opera, un conto è trovare effettivamente dei lettori.
Ci sono poi ottime ragioni per non autopubblicarsi: e anche su queste si potrà riflettere nel corso (che è un esperimento; non ho idea se ci saranno iscritti; e sospetto che no).

LUCIO ANGELINI

@giulio. come forse ricorderai, l’epigrafe del mio blog è “Chi scrive libri, lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo” (Karl Kraus)…

P.P.S.

Magico mondo della letteratura“… ah ah ah.

P.P.P.S.

Quanto alle istruzioni per mandare a Giulio Mozzi un dattiloscritto, sono qui:

http://vibrisse.wordpress.com/2011/03/07/istruzioni-per-mandare-opere-dattiloscritt-a-giulio-mozzi/

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11 Risposte to “DEL SILENZIO RIGETTO DI GIULIO MOZZI”

  1. iannozzi Giuseppe Says:

    Spiacente, anzi no.
    Per mia personale esperienza – non che abbia mai mandato a M. qualche cosa di mio e né mai lo farò – di questo qui mi fido sì, ma quanto di Ratzinger. E stop.

    Ciao ciao

  2. paolo f Says:

    In una società in cui si riscontra “il disprezzo ampiamente diffuso per le discipline umanistiche, per il libro e per la lettura, in un momento in cui sembrano contare solo l’economia e la tecnologia” (R. Luperini), tutte queste iniziative equivalgono ad assalti contro i mulini a vento — per rifarsi a un illustre precedente.

  3. Lucio Angelini Says:

    Quali iniziative, scusa?

  4. paolo f Says:

    “TEORIA E PRATICA DELL’AUTOPUBBLICAZIONE (costo 110 euro)”

  5. Lucio Angelini Says:

    Ti rimando al caso Amanda Hocking, the writer who made millions by self-publishing online :

    http://www.guardian.co.uk/books/2012/jan/12/amanda-hocking-self-publishing

    Anch’io, nel mio piccolo, mi sono self-pubblicato in inglese su kindle, anche se solo per “giuoco” e non “in desperation”. Vuoi mai che… una botta di culo… pur’a mme?:-)

    (Vai su amazon.com e digita Lucio Angelini)

  6. paolo f Says:

    La tua iniziativa, infatti, è diversa da quelle a cui ci riferiamo qui, per un semplice particolare: è in lingua inglese.
    Finché ci si rivolgerà al bacino italiano, (quasi) ogni iniziativa del genere sarà destinata al fallimento, per i motivi che sappiamo. Ma il bacino di lingua inglese comprende — suppongo — oltre un miliardo di potenziali lettori sparsi in cinque continenti. E gli esemplari umani anglofoni — dicono — sono più propensi alla lettura di quelli parlanti la lingua italiana.

  7. Carlo Capone Says:

    Lucio, la tua insinuazione di una perdita del 50% dei manoscritti ricevuti il Giulio non l’ha smentita. E’ anche vero che ti riferivi a quelli cartacei, mentre lui ora si è buttato sul digitoscritto.
    Facciamo così, nell’era del cartaceo ne perdeva la metà, tra una stazione e l’altra, oggi rischia di perdere l’ipod….
    Ciau

  8. Pjotr Burrisius Says:

    Ma quanti scrittori ci sono in Italia!

    Eppure, da una decina d’anni aspetto di leggere un bel romanzo, un romanzo valido, su cui valga la pena di investire del denaro… Finora, solo robaccia.

  9. Lucio Angelini Says:

    colpa di giulio, che evidentemente smarrisce proprio gli autori migliori*-°

  10. Un libro Says:

    Ciao

  11. Iannozzi Giuseppe Says:

    Prima o poi perderà anche il tablet o l’ipod, o i file com’è molto più probabile.

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