EVVIVA AMANDA: IL SEGRETO DELL’EDITORIA PERDUTA

   

A furia di inondare il mercato di irricevibili minchiate, gli editori stanno raccogliendo cattivi frutti. Per fortuna il fenomeno Amanda Hocking, di cui abbiamo parlato qualche post fa:

https://lucioangelini.wordpress.com/2012/01/16/amanda-dolce-amanda/

lascia sperare che, senza l’inefficiente mediazione di tanti inutili e spocchiosi editor, con il self publishing qualche nuovo spiraglio si apra. Se confusione deve essere, che almeno sia confusione totale:-)

Per conto mio, un piccolo contributo l’ho dato. Digitate Lucio Angelini su “amazon.com” e vedrete che sono già a quota tre. Ho aggiunto da poco, infatti, la versione inglese del libro che provocò la mia cacciata DEFINITIVA dal mondo dell’editoria giovanile:

“L’INCREDIBILE STORIA DELLA FATA FATUCCIA E DELLA STREGA FORESTANA (ALLARME ROSSO PER LA LETTERATURA GIOVANILE)”

Intanto la dolce Amanda, carrrrrramba che sorpresa!!!!, arriva a Venezia alla Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri. Copio-incollo UN ANNUNCIO dal Gazzettino di ieri:

“Venezia. Scuola Mauri per Librai. Fra gli ospiti di quella che con gli anni è diventato uno degli appuntamenti clou dell’editoria italiana ci sono Joshua Foer e Vito Mancuso, mentre la Fazi editori accompagnerà nei prossimi giorni a Venezia Mauro Mazza, direttore di Rai1, autore di ‘L’albero del mondo’ sul viaggio del giovane Giaime Pintor nella Germania nazista, e Amanda Hocking, il cui romanzo fantasy ‘Switched, il segreto del regno perduto’,

                          ***rifiutato da tutti gli editori***

sta spopolando in America dopo essere stato auto-pubblicato da lei stessa su Internet.

Qui l’articolo con i recenti dati sull’editoria:

Lunedì 23 Gennaio 2012,

Il seminario della Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri, che si tiene da oggi (lunedì) a venerdì alla Fondazione Cini a Venezia, apre la sua 29. edizione sotto cattivi auspici: secondo un’analisi del Giornale della Libreria infatti nel 2011 si sono persi per strada 723mila lettori, il 62% dei quali sono cosiddetti “lettori forti”, cioè coloro che leggono più di un libro al mese: già non erano molti (il 15.1%), ora sono solo il 13.8. Purtroppo anche fra i lettori più accaniti, tra gli 11 e i 14 anni, la percentuale è scesa dal 65.4% al 62%.
I dati Istat resi noti nelle scorse settimane, riferiti in parte al 2011 e in parte al 2010, sono altrettanto negativi, e anche piuttosto sorprendenti per un settore che fino a questo momento era sostanzialmente riuscito a resistere alla crisi. Basti considerare che sono diminuiti sia i titoli pubblicati (da 58.829 a 57.558) che le tirature, ora assestate su 208 milioni di copie.
Questi dunque i numeri. Una situazione a cui i promotori (oltre alla Scuola le Messaggerie e le associazioni di librai ed editori) intendono reagire con determinazione: il tema del seminario è, non a caso, “L’innovazione del servizio in libreria”, mentre l’obiettivo è cercare di individuare gli strumenti e le strategie per cogliere e soddisfare i più profondi desideri dei clienti, capire quali sono le strade percorribili per creare nuove connessioni tra librerie, individui e territorio, formare il personale all’introduzione dei nuovi strumenti tecnologici, «passando per le proposte culturali e il web, fino alle necessarie riflessioni sul libro in era digitale».
Stefano Mauri, vice presidente dell’Associazione Italiana Editori, nel ricordare che «la Scuola è nata per abituare i librai alla modernità e ad affrontare i cambiamenti», individua le ragioni della crisi in due problemi, peraltro ampiamente noti: «Le difficoltà economiche generalizzate, che investono tutti i consumi, e la diffusione del digitale. Combinati insieme questi due aspetti tendono a far prediligere al consumatore più la convenienza che la qualità. Ma non è detto che oggi si legga meno che un tempo, semmai il contrario: caso mai il digitale seduce i lettori, allontanandoli dai libri su carta».
Non che questo implichi da parte dei lettori una visione critica della tecnologia: «Sono enormi i vantaggi che il libro ha ricevuto dal web – specifica Mauri – a cominciare dagli autori, che oggi sono in grado di ottenere attraverso la Rete documentazione di primissima mano per i loro libri (molto meglio che Salgari ai suoi tempi…), di sottoporre i loro inediti a molti più editori di un tempo, ad essere dunque molto più sicuri che se il loro libro vale troverà certamente qualche lettore professionale. Per gli editori invece Internet è un sogno, perchè consente di promuovere adeguatamente e diffusamente un prodotto economicamente povero, con risvolti, copertine ed estratti. Intuibili anche i vantaggi per il lettore, che ha molte più informazioni di un tempo per poter scegliere il suo titolo da leggere: non vorrei anzi che una delle cause dei minori acquisti sia proprio il tempo speso su internet per documentarsi…»
L’anello debole, in tutto questo, sono però proprio i librai, che tra internet e libri elettronici si trovano a gestire un prodotto che rischia di essere obsoleto. Che fare?
«Io credo che possano anch’essi avvalersi della Rete per valorizzare la loro professionalità e proporsi ad esempio come promotori di eventi culturali per il loro territorio o il loro quartiere, dove i lettori possano fisicamente incontrare gli autori. In questo modo essi mettono a disposizione dei clienti, più che i singoli libri, la loro libreria e la loro esperienza. Alcune catene librarie hanno anche introdotto la ristorazione nei loro spazi, oppure si sono aperte ad altre merceologie, come mettersi a vendere i “reader”, ma sarebbe come vendere cavalli di Troia».
Non è che nel 2011 sono mancati anche i grandi libri?
«Certo, non ci sono stati i fenomeni come Harry Potter, i vampiri della Meyer, Dan Brown e Stieg Larsson, e a livello nazionale la Parodi o Stella e Rizzo. Ma nel 2011 c’è stato anche un altro fatto: noi sappiamo che sotto le elezioni i lettori sono distratti, e noi da agosto, pur senza votare, è come se avessimo avuto due o tre campagne elettorali». (Sergio Frigo)
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31 Risposte to “EVVIVA AMANDA: IL SEGRETO DELL’EDITORIA PERDUTA”

  1. Maria Pia Says:

    Angelins, hai presente la Bustina di Eco “Quella schifezza della Quinta” ? …

  2. Luan Says:

    No, me la sintetizzi?

  3. paolo f Says:

    Questo è un tema sul quale rifletto da tempo, e ora — ahimé per i librai — ho la conferma di ciò che supponevo…

  4. paolo f Says:

    Più precisamente: “Ahiloro”

  5. Luan Says:

    Ma della Quinta (di Beethoven) che pensi?

  6. paolo f Says:

    A me è sempre piaciuta (in una buona esecuzione con un’ottima qualità dell’audio, si capisce).

  7. Lucio Angelini Says:

    E la bustina sulla Quinta?

  8. paolo f Says:

    Boh: io non leggo Eco da molti anni, una ventina, credo (e i giornali e periodici da una dozzina).

  9. paolo f Says:

    Lucio, mi sono imbattuto in questo post: l’ho trovato interessante.

  10. Lucio Angelini Says:

    Ho commentato: “Per me un agente letterario serio è quello che scommette su un testo individuato nel marasma di minchiate in perpetuo arrivo (ma per le quali bastano scorse di pochi minuti, se si ha l’occhio esercitato) e pretende una giusta percentuale sulle royalties maturate dall’opera solo DOPO la pubblicazione. Sono buoni tutti a leggere testi a pagamento senza provvedere alla loro collocazione editoriale (per tutti intendo anche dei normali laureati in lettere). Evviva Amanda Hocking, che dopo una sessantina di rifiuti editoriali, si è rassegnata al self publishing, ma è diventata presto miliardaria mettendolo elegantemente nel didietro a tanti editor spocchiosi e cretini.”

  11. Lucio Angelini Says:

    P.S. Di Amanda il New York Times scrive: “«I suoi romanzi pieni di TROLL, goblin e favole, che inchiodano il lettore alla pagina, hanno generato nel mercato editoriale quel tipo di eccitazione che non vedevamo dalle serie di Stephenie Meyer e di J.K.Rowling».

    PIENI DI TROLL, CAPISCI??? Sarebbero da regalare subito a Bertante e agli esponenti del gruppo BLOG CONSORZIATI 🙂

  12. maria pia Says:

    @Angelins, scusa, davo per scontato che conoscessi questa divertente Bustina del 1993 (ora inclusa in La Bustina di Minerva, Bompiani Overlook) in cui Eco cita una serie di “rifiuti” editoriali tratti dalla raccolta di André Bernard, Rotten Rejections (in vendita su amazon, se può interessare).
    Tra i romanzi, inizialmente respinti, la Recherche, Moby Dick, Madame Bovary, Il Signore delle mosche, La fattoria degli animali… tutto qui, le mie solite associazioni di idee.
    Da parte mia, che non ho alcuna velleità letteraria, ma alle spalle studi umanistici, leggendo con curiosità mista a orrore questi discorsi sull’editoria e sulla gente che vi bazzica e aspira a far parte di questo mondo, mi chiedo e vi chiedo: ma che tipo di competenze tecniche e umane debbono avere ‘sti editor? Ché leggendo, sembra siano tutti “in brazz’ a Maria”, sorretti da molta spocchia e autoreferenzialità, più appassionati alle vendite che non alla qualità… boh!

  13. Lucio Angelini Says:

    @mpia. guarda, ho un esempio recente. due giorni fa, nella pagina facebook di Morgan Palmas mi sono permesso la seguente battuta sul cognome di Rosa Domichino, editor Einaudi: “Rosa, DIMmi dell’INCHINO al Giglio”. Non l’avessi mai fatto, è uscita fuori di testa, ha minacciato di segnalarmi all’authority, si è sentita offesa fino al midollo, mi ha intimato di porgerle le mie scuse e, vabbè, dopo il mio ulteriore commento “hai il sense of humour di un paracarro”, mi revocato l’amicizia. Quelli di Einaudi, si sa, non camminano, “incedono”. Ma che vada a zappare la terra, orrenda megera.

  14. Accarognato Says:

    Ha colto la palla al balzo per riferimenti alla comunità indiana!
    I numeri mi lasciano perplesso.

  15. fabio painnet blade Says:

    1) Vige il luogo comune (mai smentito) che gli editori adottino criteri selettivi finalizzati al profitto e non alla qualità.
    2) I dati rilevati e unanimemente condivisi attestano un calo delle vendite e una endemica penuria di lettori.
    Le due tesi individuano i termini di un’equazione sconcertante :
    gli editori puntano al profitto e questo cala = incapacità e incompetenza degli organi/criteri di valutaz. commerciale.
    Allora le responsabilità esistono e sono sotto gli occhi di tutti.

    Il sistema che dice Angelini è adottato in vari paesi, sarebbe sufficiente comparare i dati di vendita laddove esso viene applicato per disporre di un’efficace cartina al tornasole e stimare, una volta per tutte, il livello di competenza della nostra realtà editoriale.

  16. Lucio Angelini Says:

    @fabio. oggi ti trovo particolarmente lucido:-)

  17. fabio painnet blade Says:

    sarà il mio nuovo pusher

  18. Lucio Angelini Says:

    ah, già, ricordo la battuta dell’anonimo la sera del tuo primo giorno qui in CL [Cazzeggi Letterari, non Comunione e Liberazione, N.d.R]

  19. fabio painnet blade Says:

    tornando al tema del giorno: lunga vita al formato cartaceo, per quello che mi riguarda, almeno. Non posso davvero rinunciarci! Adoro il contatto con la superficie vellutata del foglio, le tonalità calde avorio e l’impagabile praticità di un bel libro quando si tratta di stabilizzare la gamba corta del vecchio tavolo di cucina, potendo scegliere di volta in volta lo spessore più adatto al dislivello. E quando ti casca nel bidè? Se non l’hai ancora adoperato te la puoi sempre cavare con una bella corrente d’aria fresca. Vuoi mettere?

  20. paolo f Says:

    Lucio, a volte dimentico che sei sguinzagliato su facebook (dove entrai nel 2008 e uscii dopo pochi mesi): chissà i pasticci che ci vai a combinare!
    Ma che altro puoi aver detto a quella Domichino (oltre alle battute citate) per farla arrabbiare così? Si discuteva di editing “fallimentare”?

  21. paolo f Says:

    La Grande Domanda, a questo punto, diventa: “Ma l’editoria italiana i libri li sa fare o no?”

  22. Lucio Angelini Says:

    @paolo. l’unica spiegazione che mi sono dato è questa: che per Inchino al Giglio la editor abbia capito un’allusione sessuale (Inchino al Fallo, che in effetti è eretto come un giglio, quando ci si mette) anziché un riferimento all’attualità, ma figurati se mi sarei mai permesso di dire una cosa del genere a chicchessia. alla mia età, per giunta. credo ci sia rimasto male lo stesso Morgan. comunque poi la Sussiegosa ha cancellato tutte le sue reazioni e adesso restano solo le mie controbattute prive di senso. mah. bah. che dire?
    @fabio. certo, il libro è insostituibile, ma se parti per un viaggio il Kindle – sottile e ben leggibile – ne contiene 1500. inoltre il self-publishing prevede anche il cartaceo, se vuoi. semplicemente stampa di volta in volta le copie richieste (print on demand) evitando lo spreco e il successivo macero di migliaia di copie invendute

  23. paolo f Says:

    La sindrome da “cancellazione di commenti” sta colpendo a destra e a manca, non trovi? Ne risulta un gran casino.
    Ricordo che anche ai tempi del newsgroup it.cultura libri (una dozzina d’anni fa) ti divertivi a storpiare giocosamente i nomi di certi protagonisti, che — sciaguratamente — se la prendevano a morte. Incorreggibile sei, un vero disobba!

  24. Il segreto dell’editoria perduta « L U N A T I S M I Says:

    […] l’articolo: https://lucioangelini.wordpress.com/2012/01/24/evviva-amanda-il-segreto-delleditoria-perduta/ Categories: Blog, Editoria MITI E FOLLIA (miti e incertezze, la vendetta) […]

  25. Lucio Angelini Says:

    @paolo. la parte da te citata nel tuo blog è del giornalista sergio frigo, non mia. occhio.

  26. paolo f Says:

    Ricevuto e corretto.

  27. fabio painnet blade Says:

    @lucio il termine ‘inchino’ (da inchinarsi) è sempre offensivo in quanto fa riferimento alla disponibilità cortigiana, cosa non lusinghiera per nessuno. ma lucio non ti riconosco quando fai così. Che fai? scagli la pietra e nascondi la mano?

  28. fabio painnet blade Says:

    Sul libro cartaceo però son disposto a battermi. Io credo che esso debba fungere da veicolo fisico di scambio. L’incontro psicologico viene dalla condivisione fisica fra due persone, dei loro oggetti prima ancora che dei loro pensieri. Il passaggio di un testo digitale non è contemplato fra sconosciuti; il consiglio di leggerlo forse sì, ma non è la stessa cosa che accarezzare pagine lise, o la promessa di un nuovo incontro per la restituzione. Il : “te lo leggi e poi mi scrivi una email” , detto magari per telefono, E’ AVVILENTE. Per me, il più grande dei regali è ricevere un libro da una persona che stimo e che lo ha usato allo stremo, stropicciato, pasticciato, annotato sopra la lista della spesa vicino al una riflessione ispirata. E poi ci sono le librerie, l’incontro fra lettori e lo scambio di impressioni: insomma i rapporti umani – culturalmente parlando – viaggiano su carta e sempre viaggeranno così. La carne, fratelli, considerate sempre la carne (materia ) unita allo spirito, sennò si tratta solo di filosofia spicciola. amen

  29. Lucio Angelini Says:

    @fabio. non sono tipo da nascondere la mano. inchino, in rriferimento alla nave Concordia, significa solo ‘saluto’. il mio ‘DIMmi dell’INCHINO al Giglio’ alludeva solo a un fatto d’attualità di cui si sta parlando fino alla noia. punto. quanto al libro di carta, ovvio che è di per sé un’invenzione non ulteriormente perfettibile (Umberto Eco), ma quello elettronico consente di risparmiare carta, di abbattere i costi di produzione e acquisto, di essere scaricato in due secondi senza muovere un passo, di eliminare il problema sempre più drammatico dei resi e delle spese di deposito e distribuzione e bla bla bla. almeno per certi testi di consultazione va sicuramente benissimo.

  30. BAILA MORENO!!! « CAZZEGGI LETTERARI Says:

    […] fabio painnet blade Dice: 24 gennaio 2012 alle 17:16 […]

  31. Net banking Security and Customer Service . Says:

    Pensa che a molti librai conveniva comprare i libri su Amazon invece che dal solito distributore perch cos avevano un margine maggiore.

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