BAILA MORENO!!!

 

Scriveva il commentatore Fabio un paio di giorni fa:

fabio painnet blade Dice:
24 gennaio 2012 alle 17:16

1) Vige il luogo comune (mai smentito) che gli editori adottino criteri selettivi finalizzati al profitto e non alla qualità.
2) I dati rilevati e unanimemente condivisi attestano un calo delle vendite e una endemica penuria di lettori.

Le due tesi individuano i termini di un’equazione sconcertante :

gli editori puntano al profitto e questo cala

=

incapacità e incompetenza degli organi/criteri di valutaz. commerciale.

Allora le responsabilità esistono e sono sotto gli occhi di tutti.”

Nel frattempo mi è arrivata in mail la segnalazione di un altro clamoroso caso di successo nel settore del self publishing (dopo “Switched” di Amanda Hocking): quello di ELOY MORENO e del suo “Ricomincio da te“, il romanzo auto-pubblicato che ha scalato le classifiche in Spagna.

Naturalmente, dopo che uno si è fatto il culo per rimediare alla tragica mancanza di occhio professionale da parte degli editori, questi ultimi sono subito pronti a gettarsi come avvoltoi su tali nuovi tipi di preda proponendo contratti multimilionari.

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64 Risposte to “BAILA MORENO!!!”

  1. paolo f Says:

    C’è chi dice che l’autopubblicazione — coi suoi possibili effetti epocali — potrebbe diventare un evento paragonabile a quello della nostra Liberazione, quella che si festeggia il 25 aprile. Dunque, si tratterà di stabilire una data, al momento opportuno.

  2. Lucio Angelini Says:

    Rejected writers di tutto il mondo, unitevi! (Carlo Marx)

  3. Maria Pia Says:

    Però gli scrittori… pardòn, gli scriventi che si autopubblicano (sia on line che attraverso le ora invise, indicizzate, snobbate case editrici a pagamento) cosa sognano se non una pubblicazione *ufficiale* di una casa editrice nota con tanto di pubblicità, recensioni, e magari premio letterario annesso?

  4. Lucio Angelini Says:

    Ovvio che le mie sono provocazioni. Il libro di carta è un’invenzione non ulteriormente perfettibile. Però anche i libri di carta nascono e muoiono. Un conto è pubblicare con chicchessia, un conto passare alla storia della letteratura. Personalmente non mi frega nulla di avere successo dopo morto, mentre da giovane covavo il giusto sogno di poter vivere con i proventi della scrittura. Non è andata così, ma uno straccio di pensione me lo sono assicurato lo stesso. Dati i tempi, mi sento comunque un privilegiato. Come ho scritto a Raul Montanari in facebook, alla mia età guardo ormai con sereno disincanto alle glorie del mondo.*-°

  5. pococurante Says:

    Dici niente? E’ lo scopo della mia vita assicurarmi uno straccio di pensione per poi cazzeggiare letterariamente, ma mi mancano ancora lunghi anni…

    P.s. personalmente non disdegnerei avere successo dopo morto.

  6. Lucio Angelini Says:

    Se ti mancano ancora lunghi anni alla pensione vuol dire che sei giovane, e se sei gggggiovane sicuramente hai grandi prospettive davanti a te:-)

    Ti copio-incollo la meditazione odierna di Raul Montanari su Facebook:

    “Lo sguardo di un uomo sul mondo cambia drammaticamente, e di solito anche nel giro di poco, quando si rende conto di non avere più davanti un orizzonte sconfinato, un numero illimitato di possibili tentativi ed errori, di strade da imboccare e poi abbandonare, provando e riprovando, sempre con la sensazione di poter ricominciare dal punto di partenza. Il tempo, fino a poco fa, non era niente; e ora, improvvisamente, il tempo è tutto.”

  7. fabio painnet blade Says:

    @pococurante . caro giovane amico, Angelini non c’azzecca proprio.
    I giovani di talento non hanno speranza per come si stanno mettendo le cose. Ma se sei un cane come tanti, non disperare.
    Mi son soffermato a rivedere i calcoli che hanno ingannato il nostro vecchio maestro. Se mi dai una mezz’oretta ti ripropongo, questa volta in chiave matematica, la vera soluzione del caso self- pubblishing.

    > @Angelì questo pusher è veramente uno schianto!

  8. Lucio Angelini Says:

    Fabiuzzo, aspettiamo trepidanti.

  9. fabio painnet blade Says:

    Ah, però questo Montanari…non sapevo di questa sua inclinazione naturale alla stronzaggine.

  10. fabio painnet blade Says:

    Eccomi qua. partiamo dal thread del giorno che dice
    “criterio selettivo = profitto
    profitto = calo vendite
    calo vendite = incompetenza editoriale”.
    La soluzione non è corretta per un vizio di calcolo.
    L’equazione esatta è invece la seguente:

    criterio selettivo (cs) = profitto (p)
    profitto (p) = vendite negative (-V)
    ovvero:
    cs=p
    p= – V
    da cui : cs = – V cioè il criterio selettivo incide sul calo
    delle vendite fino ad identificarsi con il suo valore negativo ( – V).
    Una volta stabiliti i termini aritmetici posso completare il mio pensiero
    ammettendo senza imbarazzo che con la precedente equazione ho
    probabilmente formulato una emerita cazzata.

    Il calcolo esatto è invece il seguente:
    Pur non alterando i termini dell’equazione di partenza essa si rivela inesatta, poichè la misura del profitto da me introdotta non contempla l’ulteriore e non meno importante fattore spesa promozionale che chiameremo Spp. Il profitto, quindi, non comporta solo il valore della commercializzazione del prodotto (relativo all’innegabile calo delle
    vendite), ma anche – e qui bisognerebbe aprire una nuova tavola rotonda – il fattore Spp che introduce, in fase di verifica, il parametro incognito X corrispondente alla spesa negativa della promozione da sottrarre al calo vendite, ammesso che questa sia negativa. Ma essa invece è indubutabilmente positiva perchè se non lo fosse il mercato avrebbe già apportato modifiche strategiche radicali per non inabissarsi sotto ulteriori tracolli finanziari. Tuttavia siccome vige una certa stasi, frutto dell’applicazione aritmetica, dovremmo per forza ritenere che il valore dell’ incognita X sia indubitabilmente di segno positivo. [continua]

  11. fabio painnet blade Says:

    [segue]
    Quando un prodotto viene commercializzato successivamente alla verifica del mercato (rigirata totalmente a carico dell’autore grazie al sistema self-publishing) il fattore X perde il suo carattere di incognita per tramutarsi in fattore positivo R (R rappresenta cioè l’entità del risparmio ottenuto attraverso lo scarico delle spese relative alla promozione/ commercia-lizzazione).
    Ecco che l’equazione di partenza andrebbe riformulata nella
    seguente maniera. In un sistema editoriale che si carica i rischi di commercializzazione: cs = X – V.
    Ma se all’incognita X andiamo a sostituire il valore positivo che deriva dal risparmio delle spese promozionali (dovuto allo scarico del rischio sull’autore) ecco che le precedente equazione diventa cs= Sp – V, da cui , con Sp> V , si ricava una soluzione vantaggiosa per lo stesso
    mercato e per le aziende. Qui dunque termino il mio ragionamento, invitando i lettori di Angelini ad una nuova e più attenta analisi finale.

    La matematica pertanto suggerisce la seguente verifica/spiegazione: cs = Spp – V = R, dove R è sicuramente quella porzione di profitto positiva che induce a non mutare i meccanismi di vendita, ma che gli espedienti del self-publishing, contribuiranno a cristallizzare piuttosto che a rimuovere.
    In pratica la trovata del self-publishing è stata introdotta a pieno vantaggio di quella casta editoriale che falsamente vuol farci credere di uscirne a pezzi. L’innovazione, dunque è del tutto falsa, ma è solo un ennesimo (e ben pensato) sistema per canalizzare nel solito senso il flusso delle risorse.
    In altri termini si può anche dire che gli editori, con la matematica, si parano il culo eliminando il fattore rischio perdita economica . Se ne evince che essi continuano e continueranno a portarsi sul groppone la responsabilità di inondare le case dei lettori di emerite cagate che a questo punto, non provocando un effettivo calo dei guadagli (di vendite forse si, ma non di guadagni, dal momento che la riduzione del numero dei lettori è ipercompensata dal parametro positivo Spp) indurranno alla sfiducia verso l’aspettativa di qualità di un opera. Piano piano i lettori si abitueranno a leggere porcherie e gli artisti veri moriranno in bolletta soppiantati dal successo di emeriti cani compiacenti, ma il mercato ancora una volta ne uscirà vincente, salverà i posti di lavoro (????), e i vessilli della ‘ buona cultura’ sventoleranno più alti che mai. Amen

  12. Lucio Angelini Says:

    Non ci ho capito niente se non che il mercato resterà inondato di cazzate. Vabbè, ci consoleremo coi classici.

  13. fabio painnet blade Says:

    @Angelì hai capito benissimo! medita invece di rispondere a casaccio.
    e non far finta di non capire. Così passi per quello che non sei. I casi del self-publishing sono pompati proprio dalle case editrici che controllano il mercato (prova ad autopubblicare le tue opere, se non sei convinto. Essendo dei capolavori non riscuoteranno certo il successo dell’amandona d’oltreoceano. Anzi se vai a trovarla tirale uno sputo in un okkio da parte mia.) La cristallizzazione dei rapporti di classe, richiede sempre nuove logiche e finte innovazioni a cui asservire il meccanismo dei profitti. Quelli mica dormono come noi. (Tomasi di Lampedusa insegna. Mi domando che c’hai capito del ‘Gattopardo’)
    Bada che la logica è sempre la stessa, una volta che familiarizzi, poi l’inghippo è facile da sputtanare!. Posso fornirti le prove (in termini di decreti legge) della medesima strategia in ambito sanitario, di ricerca scientifica, ma se vuoi trastullarti posso anche parlare di sport. L’equazione di partenza è sempre la stessa, non lo dimenticare e da qui comincerai a ritagliarti la nuova verginità a cui aspiri. A’ ri-amen

  14. Lucio Angelini Says:

    @fabio. e tu non fare il “so-tuto-mi”*-°. che si stiano cercando i modi per rendere profittevole il nuovo settore del self-publishing è fuori discussione. Io stesso avrei potuto scegliere di farmi aiutare dai vari team a pagamento offerti dalla ditta per preparare al meglio i file al formato elettronico, le copertine eccetera, ma ho rigorosamente scelto solo le modalità gratuite, a costo di rischiare l’artigianalità più grezza. Che poi ci siano in giro tanti editori cartacei stronzi e soprattutto tanti editor deficienti è altrettanto vero. A Fano dicono: “Guarda che a me non mi incanti!”

  15. fabio painnet blade Says:

    @ ‘so-tuto-mi’ ????????

    questo non me lo dovevi dire, angelì. Anche perchè tu sai bene che non è così. Dal basso della mia inesperienza in rete posso solo dire che
    ‘ mi non so daver un caz’. Però devi rassegnarti all’idea che
    ‘ quel che so, miseria soz, lo so’.

  16. Lucio Angelini Says:

    Alcune cose le azzecchi, altre no. Il libro elettronico non è una “finta” innovazione: fa risparmiare un sacco di spese sempre più insostenibili, anche ambientalmente, e mette abbastanza in crisi la filiera tradizionale. Che gli editori cartacei si fiondino come avvoltoi sulle personalità più intraprendenti del self publishing l’ho detto io per primo (ultime righe del post), quindi non capisco che cosa mi rimproveri. Il gattopardo? Plus ca change plus c’est la meme chose? Ma sì, non è una novità. Ma non tutto è sempre così facilmente inglobabile, credi.

  17. fabio painnet blade Says:

    @ angelì non fare il permaloso. E poi dicono dei miei conterranei…
    Io non ti rimprovero nulla, ci mancherebbe altro. Dico che in rete (non nel tuo blog, ho detto IN RETE) certe diamiche, pur non essendo una novità, non vengono mai a galla.

    >” Che gli editori cartacei si fiondino come avvoltoi…”
    mhmm… ora azzardo un’altra ipotesi. Ricordi di quel teorema di cui ti scrissi riguardo la possibilità di non cadere nella palude del preconcetto?
    Ebbene il trucco stava nel provare a formulare diverse ipotesi a cui attribuire un valore di probabilità positivo. Proverò dunque a formularne una nuova, con gli stessi dati che mi proponi tu.
    Amanda eccetera eccetera. titolo del libro Switched.
    copie vendute = 2.000.000
    Che costo vogliamo dare alla copia telematica? $ 4.00 ?; $ 5.00 ?
    $ 6,50 ?
    Aspetto una risposta, poi proseguo.

  18. paolo f Says:

    Fabio:
    “In altri termini si può anche dire che gli editori, con la matematica, si parano il culo eliminando il fattore rischio perdita economica . Se ne evince che essi continuano e continueranno a portarsi sul groppone la responsabilità di inondare le case dei lettori di emerite cagate che a questo punto, non provocando un effettivo calo dei guadagli (di vendite forse si, ma non di guadagni, dal momento che la riduzione del numero dei lettori è ipercompensata dal parametro positivo Spp) indurranno alla sfiducia verso l’aspettativa di qualità di un opera.”

    Il mio parere, così a sensazione (quindi non ancora suffragato da elementi concreti), è che gli editori di libri riusciranno sempre meno a “inondare le case” dei lettori. Primo, perché a questo ci pensano già i giornali quotidiani e settimanali, con le loro incessanti iniezioni di volumi “collezionabili”; secondo, perché i libro elettronico e la lettura in rete si diffondono sempre più, a scapito necessariamente del volume cartaceo; terzo, perché i due anni di recessione che ci attendono (2012 e 2013) renderanno tutti (i non-ricchi) più poveri e quindi meno propensi — se non impossibilitati — a spender soldi in libreria, dove i volumi cartacei resteranno sempre più invenduti e torneranno a intasare sempre più i magazzini dei distributori. Dunque: più pragmatismo e meno matematica. Come si dice, “la festa è finita”, ahimé.

  19. Lucio Angelini Says:

    Guarda, Switched me lo sono scaricato in inglese sul Kindle per poco più di 4 euro in formato elettronico, mentre Fazi in cartaceo lo vende a 12, credo.

  20. fabio painnet blade Says:

    Si appunto, quello dicevo: la festa per l’arte è finita, se mai di festa si è trattato. ma ‘pragmatismo’ , @Paolo, fa rima con matematica a guardare oltre le desinenze.

  21. paolo f Says:

    Volendo precisare: meno matematica teorica, perché la matematica “pragmatica” la fa da padrona.

  22. fabio painnet blade Says:

    @sì Paolo la “matematica pragmatica la fa da padrona”.

    Ci tengo a precisare questa tuo corretto discrimine perkè indica che hai compreso perfettamente l’epiteto all’indirizzo di Montanari, poco più su.
    Era una chicca per pochi e fa piacere davvero sentirsi appoggiato in quella che non voleva essere una provocazione gratuita ma una precisa stilettata polemica verso la diffusione incontrollata di principi fuorvianti.
    Il mio criterio selettivo riguardo la scelta di un autore (mi sembra che in questo thread s’è parlato anche di questo) riguarda per l’appunto la ‘contaminazione’ che essi veicolano nelle loro opere, che può essere inconsapevole (come nel caso di un ‘capolavoro’ di Angelini La Madonna del Latte.) . Una volta che individuo l’incrinatura mi bastano pochi ulteriori verifiche per individuare e scartare la lettura a meno che l’autore non sia disponibile ad un confronto (cosa peraltro difficile). La matematica ‘pragmatica’ infatti non è che la diretta mutazione di un approccio fuorviante indotto culturalmente.
    Posso chiederti Paolo se hai mai letto ‘L’ultimo teorema di Fermat’
    (Fermat’s last theorem ) di Simon Singh? E se sì, che ne pensi?

  23. fabio painnet blade Says:

    @ Paolo, perché il tuo sito non contempla commenti. In molti casi rende difficile l’accesso alle tue opere.

  24. fabio painnet blade Says:

    @Paolo il post di prima è interrogativo naturalmente.
    > ‘perche non accetti commenti ?’

  25. Lucio Angelini Says:

    Fabio: impara a distinguere ‘post’ da ‘commento’:-)

  26. fabio painnet blade Says:

    Siccome ho ancora del tempo vorrei soffermarmi meglio su una precedente affermazione : “diffusione di principi fuorvianti”.

    Il fatto di rappresentare la freccia del tempo secondo la percezione frenetica che ne ha voluto fare la cultura moderna tradisce, nascosta da fattezze ammiccanti, una pericolosissima superficialità di fondo riguardo l’applicazione metodologica del procedimento d’indagine da cui deriva la ricerca scientifica e l’intero bagaglio conoscitivo della nostra civiltà.
    Parole grosse, parole grasse, lo so. Forse non è questo l’ambiente adatto per aprire un dibattito del genere, mi si rimprovererà come al solito. Ma per rispettare i limiti di netiquette imposte dalle solite regolette
    bempensanti è sufficiente non rispondere affatto a questa mia tormentata
    analisi.

    Tuttavia col giochino pseudo-aritmetico che ho proposto (in fondo di matematico non c’era niente da capire, si trattava di banali equazioni a=b; a = – c, etc.) intendevo soprattutto soffermarmi su metodi di controllo di spesa già perfettamente collaudati in altri settori strategici dell’economia del paese. Il mio tentativo è quello di individuare una logica elementare con cui intuire, prevedere determinate architetture speculative e premunirsi contro di esse (senza il ricorso a particolari competenze tecniche. La specializzazione richiede una classe di sacri ‘interpretatori’, una casta di eletti o di sacerdoti per l’appunto). Preconizzare uno scenario di basso opportunismo speculativo non comporta in fondo particolari qualità o virtù intellettuali nè specializzazioni , come si è capito dalle mie parole (altrimenti non sarei certo la persona più adatta ad intervenire), ma semplicemente la ‘disponibilità’ a voler riacciuffare modelli percettivi precontaminati, ovvero che non fanno ricorso a strutture culturali indotte e impacchettate a misura di acquirente. I programmatori informatici forse capiranno meglio ciò che voglio dire, tuttavia se faccio simili discorsi in questo sito, a parte l’attinenza col thread, significa che ho rilevato in esso, nei suoi frequentatori o nel suo promotore una formidabile attitudine naturale a riprendere il valore originario dei significati, in un tentativo di richiamo autentico alla ‘prima purezza’ che questo furfante di Angelini sa rappresentare come pochi.
    Ma non diteglielo, mi raccomando, lui ancora non lo sa…

    Si, non volevo concludere con lo strascico, ma m’è venuto così.
    buona giornata a tutti

  27. fabio painnet blade Says:

    @ Lucio Sì, mi sono espresso male intendevo dire che se entri nel sito di Paolo non sono abilitati i post (commenti non è la stessa cosa? Boh). Allora che serve la rete? Gli domandavo solo questo.

  28. Lucio Angelini Says:

    Il post è il testo del titolare del blog (che aggiorna aggiungendo sempre nuovi post). Ad esso i non titolari possono reagire con commenti. Paolo ha SCELTO di disabilitare i commenti, come molti altri
    blogger.

    http://cms.html.it/guide/lezione/3520/scrivere-un-post-per-il-blog/

  29. paolo f Says:

    Per più di due anni ho avuto su splinder un blog in cui si commentava, come tutti gli altri; parlavo soprattutto di letteratura e mi disinteressavo del resto. Era l’epoca di Maria Strofa, in cui si facevano gioiosi incroci di discussioni serie e facete, insieme a tanti altri blogger disinteressati.
    Nel frattempo crescevano — e si deterioravano — altri blog più importanti, come nazione indiana, che andavano involvendosi in arene in cui l’esercizio sfrenato del commento si traduceva nello sparger merda in libertà (merda sterile, non letame: perché il letame sparso nei campi fa crescere i raccolti).
    Chiusa l’esperienza di splinder — non senza essere entrato e uscito da facebook –, dopo qualche tempo mi sono messo qui su wordpress con la volontà di stare tranquillo e di osservare semmai l’attività degli altri. Se uno a casa tiene un taccuino, non accade che qualcun altro vada lì a scarabocchiarci sopra i suoi commenti. E se scrivo qualcosa su cui qualcuno vol fare un’osservazione, può scrivermi in mail. Ciò non toglie che amo i salotti letterari, e questo di Lucio è uno dei pochi veri salotti letterari in rete. E poi, parafrasando l’inizio del film Il grande Lebowsy, non voglio che nessuno venga a farmi la pipì sul tappeto.

  30. Lucio Angelini Says:

    “Salotto letterario” a Cazzeggi Letterari? Ma che, me stai a pijja per culo o hai cambiato pusher pure tu?

  31. paolo f Says:

    p.s.: non ho mai letto L’ultimo teorema di Fermat.

  32. paolo f Says:

    Questo è il tipo di salotto letterario che mi piace, Lucio: in quelli tradizionalmente intesi non entro nemmeno.

  33. fabio painnet blade Says:

    @lucio, paolo. Tanks !
    In effetti pensavo che il tema quotidiano del blog si chiamasse tecnicamente thread, mentre i commenti, fossero in realtà i ‘post’. Ecco adesso capisco meglio. Cmq Paolo ha afferrato lo stesso.

  34. Lucio Angelini Says:

    Ti ricordo che tanks significa carri armati. Grazie si dice thanks:-)

    Si usava il termine thread al tempo dei niusgruppi.

  35. fabio painnet blade Says:

    cioè thanks

  36. fabio painnet blade Says:

    far finta di niente no, eh?

  37. fabio painnet blade Says:

    E allora ‘tank’ letterlmnt significa bidone di latta, successivam adottato come neologismo bellico. Tiè! e ari-tiè!

  38. fabio painnet blade Says:

    >’niusgruppi’? ke bestie sono?
    ma oggi mi volete davvero far impazzire?

  39. Lucio Angelini Says:

    dai, si scherza. tranquillo. (tank anche serbatoio)

    in rete io sono nato proprio nel newsgroup it.cultura.libri, tanti anni fa. tu forse eri ancora all’asilo.

  40. fabio painnet blade Says:

    Quindi, ricapitolando:
    1) self publishing = macchinazione omologante, ovvero, ennesimo espediente pseudo-innovativo per graniticizzare gli equilibri economici. L’omologazione, sottile ed impercettibile, sta nel criterio re-distribuitivo delle risorse provenienti dalla commercializ. Le grandi cordate macchinano*, i piccoli acquirenti mangiano la foglia, gli investimenti vengono sottratti all’impresa creativa (necessariamente piccola).
    Come reagisce l’ambiente della rete ? il fervente mondo degli attenti critici, dei filosofi, degli intellettuali e degli indefessi guardiani dell’ortodossia telematica?
    Lucio mi dice – ” ma sì, dai. Fai del gran fracasso per niente. Queste cose già si sanno…”
    – SI SANNO? – dico io – Però tutti ammutoliscono ed invece si affannano a tirar le lodi del ‘nuovo liberismo editoriale’ (lo scrittore che si fa editore che è come dire l’artista che si fa economo.) che spezzerà le reni alle pretestuosità arrogante dei fagocitatori d’arte. Bel modo di salvaguardare l’etica editoriale!. L’editore deve saper fare l’editore (o perire se non lo sa fare, con baracca e burattini al seguito. proprio come periscono migliaia di letterati, poeti e pittori Veri,ogni giorno), lo scrittore deve saper fare lo scrittore. Ed è inutile che gli si conceda questo elegante lettino di degenza (l’anticamera del grande catafalco telematico) così che possa spirare in santa pace, senza dar fastidio al prossimo.

  41. fabio painnet blade Says:

    Ma è proprio in questo blog che intravedo un barlume di luce. Molto lontano, ma cè. Ed è per questo che dico: Viva PAOLO FERRUCCI ! è da lui infatti che apprendo l’atteggiamento giusto!
    Pperò anke a paolo voglio gridare con tutto il cuore: Alzati Paolo da quel cazzo di lettino ospedaliero. Alzati e comincia a mordere! azzanna tutti, infermieri, dottori, parenti che ti portano fiori. Graffia e mordi perchè quelli ti vogliono seppellire al più presto, ma tu come altri, hai ancora tanto da dare. Buona domenica eh…

  42. Lucio Angelini Says:

    @fabio. quando solennizzi troppo mi piaci di meno. non ci sono solo il bianco e il nero, ma un sacco di sfumature tra i due estremi. come dicono i vaporizzatori: ‘uccidiamo dovunque la solennità!” *-°

  43. fabio painnet blade Says:

    Ah! Ah! grande Angelì. il tuo tono didattico è tutto un programa in relazione a quanto mi rimproveri. Ma te ne riconnosco l’autorità,ed allora mi adeguo:
    Il problema è che con tanti grigi e con tante rielaborazioni di colore neo classicheggianti si perde il senso del bianco e del nero (il riferimento spero sia evidente e non ulteriormente ‘polemizzabile’.)
    Insomma. l’Arte è saputa regredire talvolta ai suoi valori primari (l’importanza del bianco e del nero è andata spesso dimenticata), e attraverso quelli ha saputo incentivare un nuovo corso. La letteratura saprà farlo?. Troppo solenne, professò?

  44. fabio painnet blade Says:

    Quel che m’aspettavo però è un chiarimento sul buon Ferrucci. A rileggermi mi sembrO un pò troppo sibillino. E mò non correggermi anche l’accento eh, sennò riprendo a fare il palazzeschi e poi ti voglio vedere tacciarmi di ‘solennità’. Bhà (aridaijè con l’accento , e pure con l’acca fuori posto)….

  45. Lucio Angelini Says:

    Un chiarimento de che? Ora posto una foto storica con Ferrucci, Iannozzi, Cenciarelli e Angelini, tratta dal blog di mariastrofa.

  46. fabio painnet blade Says:

    Bravo! sembri leggermi il pensiero. L’argomento (il geniale atteggiamento di Ferrucci, a mio modo di vedere.) voleva proprio anticipare l’ipotesi di un ‘ idea maria strofa’. Un nuovo post va benissimo, quindi.
    Però non ho capito bene se hai compreso poi quale sarebbe ‘il geniale eppur semplice’ atteggiamento in rete di Ferrucci. Bada che parlo seriamente, non c’è ironia subdola dietro l’angolo.

  47. Lucio Angelini Says:

    Honey, sono contrario ai blog che non consentano commenti. Per me un blog o è interattivo o non è.

  48. fabio painnet blade Says:

    pazienta fratello. Prima realizza, poi parla. Non eri tu che parlavi di ricongiungimento degli ‘Io’ dispersi? Io leggo quel che scrivi, mica ti kiedo le carte per farci l’origami. A proposito, salutare l’incontro con Getrudina. Saltuariamente ho davvero bisogno di respirare aria fresca. Curioso però che talvolta venga fuori da un trombone…ih! ih! (l’acca va bene?)

  49. Lucio Angelini Says:

    Hai presente la canzone dei Beatles “I wanna hold your ham”? (“Voglio reggerti il prosciutto”). Ok, per stavolta te lo reggo.*-°

  50. fabio painnet blade Says:

    dai Angelì, vedrai che la pappa ti piacerà. E’ una ricetta complicata, ma se porti pazienza son sicuro che non disdegnerai. Anche perkè…

  51. fabio painnet blade Says:

    l’ingrediente principale sei tu

  52. fabio painnet blade Says:

    Ora ti devo salutare. La messa è finita, i familiari rientrano, ed io devo andare in pace. Per il momento Amen e buona domenica a tutti.

  53. Lucio Angelini Says:

    Goditi almeno il fotomontaggio, asinello. L’ho messo per te*-°

  54. paolo f Says:

    @ fabio p.b.:
    self publishing = macchinazione omologante, ovvero, ennesimo espediente pseudo-innovativo per graniticizzare gli equilibri economici.
    Secondo me gli equilibri economici si graniticizzano da sé, senza bisogno che il fenomeno — nuovo e rivoluzionario — del “self-publishing” intervenga in tal senso. Quest’ultimo sembra invece un ulteriore passo verso la democratizzazione dell’espressione avvenuta attraverso la rete, perfezionantesi — appunto — nella libertà di esser pubblicati nella forma più tradizionale.
    Lo scrittore non si fa editore, perché i due ruoli sono totalmente diversi: semmai, l’autore salta l’editore (mediatore culturale per eccellenza) proponendo direttamente ai lettori le sue creazioni.
    Poi — come tu stesso hai segnalato — l’editore che deve saper far l’editore non riesce a stare al passo, scivolando verso una deriva mercatistica del “già noto” che gli prende la mano e lo porta a sbagliare mira, in quanto l’obiettivo tende a spostarsi con una velocità superiore.
    Se mi vedi in un “lettino ospedaliero”, non hai tutti i torti; stare in un lettino ospedadliero a volte è più comodo e rassicurante, anche perché solleva dall’onere di assumersi alcune responsabilità fondamentali. Quanto a mordere e azzannare, sono d’accordo, tant’è vero che ho già avviato le prove generali, non so se te ne sei accorto.

  55. paolo f Says:

    Lucio, di’ la verità. Quando osservi: “@fabio. quando solennizzi troppo mi piaci di meno, lo fai perché il nostro amico ha esclamato: “Viva PAOLO FERRUCCI !” invece di: “Viva LUCIO ANGELINI !”;-)

  56. Lucio Angelini Says:

    Ma se in tuo onore ho rispolverato i 2 fotomontaggi del post di oggi! Nessuna gelosia, tranquillo. A me piace vivere nascosto dietro il mio insospettabile nick lucio angelini.

  57. paolo f Says:

    Infatti è stata una bellissima sorpresa, il post di oggi:-)

  58. fabio painnet blade Says:

    La questione del self-publishing sembra farsi interessante, ma al momento di tirare le somme l’attenzione generale sembra scemare a discapito di alcuni importanti nodi presi in considerazione nelle prime battute di questo (per me) intenso commentario. Mi accollerò dunque la responsabilità di tracciare un riepilogo nel rispetto delle posizioni del blogger Paolo e delle mie.
    Mi prendo però qualche ora di attesa nel caso quello spiritosone del silvestri non decida di prendere per buono l’invito che gli è stato rivolto e faccia vedere il suo brutto muso da queste parti. Qui la brutalità è ben accetta, sempre che si abbia qualcosa da dire.

  59. fabio painnet blade Says:

    . . . . .COME SALVAGUARDARE IL PRODOTTO CREATIVO ?

    L’oggetto del tema postato su CzLt ha stimolato varie riflessioni sul fenomeno dell’auto-pubblicazione ma soprattutto ha posto una questione seria sul rischio di vedere compromessa la libertà d’espressione e l’adozione di un attendibile criterio selettivo a tutela della qualità letteraria.

    Vediamo oggi che l’arte (musicale, figurata, letteraria) e perfino la scienza medica, sono diventati strumenti di un paradigma mercificante invasivo, difficilmente contrastabile. Chiamo in causa arte e scienza perché questi campi culturali sono quelli più esposti agli effetti della speculazione e perché appaiono totalmente assediati da meccanismi di controllo molto simili. In questa sede vorrei provare a formulare nuovi scenari in termini di relazioni, partendo da due precise posizioni analitiche.

    Nella discussione successiva al post ‘Baila Moreno’, i blogger hanno cercato di identificare una relazione fra gli effetti potenzialmente deleteri dell’attuale deriva letteraria e l’adozione di ritrovati dall’apparente valenza innovativa, ne son venute fuori due distinte definizioni.

    a) Il self-pubblishing come sistema FALSAMENTE INNOVATIVO volto al CONSOLIDAMENTO DEGLI EQUILIBRI che comandano i flussi dei profitti entro i territori di caccia di cordate imprenditoriali senza scrupoli, costruite intorno a specifici interessi commerciali (come ad esempio quello delle mirabolanti tablet elettroniche).

    b) Il self-pubblishing come criterio base per ELIMINARE LA MEDIAZIONE EDITORIALE, che si è dimostrata paradossalmente impreparata a rispondere alle esigenze di qualità del mercato e che, a posteriori, ha determinato persino il fenomeno della caduta delle vendite.

    *il maiuscolo vuole essere sostitutivo della sottolineatura
    o del grassetto

  60. paolo f Says:

    Ora, Fabio, t’insegno un trucchetto per il corsivo o il grassetto.

    Bisogna inserire certe formulette, che vanno (bada bene) inserite fra questi due simboli, come se fossero virgolette:

    le formule sono:
    – per il corsivo: em (posto all’interno di quelle freccette) a inizio parola, e /em (posto all’interno di quelle freccette) a fine parola.
    -per il grassetto: strong (posto all’interno di quelle freccette) a inizio parola, e /strong (posto all’interno di quelle freccette) a fine parola.
    Le formulette vanno attaccate alla parola, o alla frase, senza spazi.

    Non ti scrivo le formule complete di freccette, perché (per la legge dell’html) non comparirebbero e quindi non capiresti.

    Avvertenza importante: quando devi chiudere il corsivo o il grassetto, non dimenticare di mettere la corretta formula di chiusura, perché se non la metti o la sbagli, il testo resterà corsivo o grassetto fino alla fine! Addirittura in splinder, ricordo, se qualcuno faceva quest’errore, tutti i commenti seguenti al suo venivano in grassetto o in corsivo: un vero guaio).

  61. paolo f Says:

    Come prevedevo, i due simboli, affiancati, non sono comparsi (per la legge dell’html). Li scriverò allora separati:
    il primo è: <

  62. paolo f Says:

    Il secondo è: >

  63. fabio painnet blade Says:

    cazzo! funziona!

  64. fabio painnet blade Says:

    thanks Paul.

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