I SOLITI OMOFOBI A SANREMO

(Patti Smith in un concerto improvvisato alla recente Mostra del Cinema di Venezia)

Che pena, ieri sera, lo sketch dei Soliti Idioti a Sanremo, impegnati nella rappresentazione di una coppia di gay particolarmente grotteschi e ansiosi di farsi unire in matrimonio da un Gianni Morandi per l’occasione chiamato Johnny Dorelli (mamma mia che trovata!). Istigazione al pregiudizio bella e buona. Da pomodori in faccia immediati (ma pomodori in scatola, please). Che cosa non si farebbe per solleticare/sollecitare  la complicità de panza dei teleutenti più beceri e veleggiare felici verso il suc CESSO. 

Meno male che stasera avremo Patti Smith…

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64 Risposte to “I SOLITI OMOFOBI A SANREMO”

  1. Manuela Says:

    Condivido appieno!

  2. diait Says:

    Io questa volta no. Non ho visto Sanremo, ma chi ha familiarità col programma dei Soliti Idioti conosce i due personaggi della coppia gay. Tutto il programma è una parodia di “tipi umani” che vanno dal prete, all’impiegata repressa, al vecchio puttaniere cinico e senza scrupoli, al frustrato rimpiscatole, alla coppia gay, appunto.

    L’umorismo dei due autori/interpreti non è di grande qualità (cioè non fanno molto ridere), ma alcune trovate e alcuni tormentoni non sono male. Il numero della coppia gay (uno affettatissimo e paranoico, che vede omofobi dappertutto e l’altro totalmente inerte e anaffettivo, mi sembra uno dei più azzeccati. Ricorda il personaggio di Daffyd (the only gay in town) di “Little Britain”, serie comica inglese (superscorretta ma superlativa), alla quale credo che un po’ si rifacciano. Umorismo nero e “ripugnante”, che prende in giro stereotipi e controstereotipi.

    A me questa storia degli stereotipi e dei pregiudizi (sempre tutti lì col fucile puntato a dargli la caccia) mi ha un bel po’ stufato. Ormai in certi ambienti vedono stereotipi e pregiudizi anche nella scaloppina e nel supplì (perché non la supplà?).

    I giovani a cui si rivolgono i Soliti idioti, certi pregiudizi li hanno già scavalcati (metà dei loro amici e conoscenti, se non di più, sono gay) e ci scherzano giustamente su. Mi sembra un ottimo segno di un cambiamento in meglio.

  3. diait Says:

    Nel film “I falsari” c’è un ottimo esempio di umorismo ebraico sulal shoah. Dialogo tra internati in un campo nazista:
    “Lo sai perché Dio non c’è ad Auschwitz?”
    “No, perché?”
    “Non ha passato le selezioni”.

    Se gli ebrei possono permettersi di scherzare su di sé e le loro tragedie (vedi sito Morashà…), forse potrebbero cominciare a farlo anche i gay.

  4. Lucio Angelini Says:

    @Diait. Mettiti dal punto di vista di uno che non sa chi siano i Soliti Idioti (io) e li vede per la prima in uno sketch cretino proposto davanti a milioni e milioni di spettatori, con il benservito di Morandi: “Non ho nulla contro i gay, ma meglio Belen”. Che conclusioni trarne? Comunque non mi sono piaciuti nemmeno negli altri sketch di ieri sera. De gustibus.

  5. diait Says:

    Lucio, goditi questo (sotto), se ti piacevano i Monty Python, loro ci vanno un po’ più pesanti, ma siamo lì.

    Daffyd adora fare la vittima e sentirsi The only gay in town.

    Neanche a me piacciono i soliti idioti… ma chiamarli omofobi! Allora ci indignamo per la scaloppina… Certo che a Morandi gli piace di più Belen!

  6. diait Says:

    (poi dimmi se non sono grandi!)

  7. diait Says:

    ora, pensa se una serie come questa (già vecchia in Inghilterra) la mandassero in onda qui da noi. Oddio mio, verrebbe giù il mondo.Ti sembra normale?

  8. diait Says:

    scusa, è l’ultimo , ma ne ho trovato uno con i sottotitoli italiani…

  9. Lucio Angelini Says:

    Sì, molto divertenti. Direi che siamo a tutto un altro livello di comicità. *-°

  10. diait Says:

    sì, ma un conto è dire “non fanno ridere”, un conto è dire “sono omofobi” (e indignarsi indicendo uno snoq). E qui chiudo, sennò mi banni pure tu.

  11. paolo f Says:

    Secondo me, la battuta sui gay era studiata perché si parlasse di loro. Dopo il ciclone Celentano, lo spettacolo non poteva permettersi di non offrire altri appigli alle polemiche.

  12. Lucio Angelini Says:

    @diait. tranquilla, non banno nessuno. ma ribadisco: a me lo sketch è suonato omofobo, come se invitasse a pensare: “vi pare sia il caso di concedere il diritto di matrimonio a gente simile?”, più che a sorridere dei due tipi umani in sé.

  13. diait Says:

    ma sei d’accordo che il tasso di suscettibilità e indignabilità in Italia è alle stelle? Forse dipende anche dal fatto che ogni “categoria” (cosiddetta) ha alle sue spalle una sua “corporazione” il cui lavoro consiste nel difendere quella categoria. Quindi, le minacce vanno create anche quando non ci sono, se no la corporazione non ha più motivo di esistere, e molta gente resterà senza lavoro (inteso ne senso più ampio del termine – dai soldi, alla pura e semplice visibilità).

    Paradossalmente, quindi, i peggiori nemici delle “categorie protette” finiscono spesso per essere i loro “protettori d’ufficio” che in realtà sono semplicemente diventati protettori /promotori di se stessi.

  14. Lucio Angelini Says:

    @diait. ricordo un personaggio televisivo della Meacci di tanti anni fa: Indignata Anna. ^-°

  15. diait Says:

    Sì. Quante ne conosciamo così, in perenne stato di agitazione (in tutti i sensi)?
    Disindignatevi, dico io, e pensate a quante cose più utili ci sono da fare…

  16. Michele Darling Says:

    Beceri, sono (stati) beceri idioti, regalando materiale d’autore agli omofobi.

    Quello che mi chiedo è se sia legittimo che un canale del servizio pubblico metta alla berlina una categoria di persone già duramente messe alla prova da una legislazione inesistente (su tutti i fronti) e ne ridicolizzi così l’immagine. Ma tant’è: questo è accaduto.

    Salut 🙂
    Michele

  17. diait Says:

    salve, Michele. Concordo sulle persone (tante) che ancora sono messe a dura prova. E con le quali simpatizzo totalmente.
    Ma ho fatto un salto sul tuo blog e ho visto che Marcolinorules (immagino un tuo lettore, gay) la pensa come me.
    Forse perché non sono queste (le parodie dei Soliti Ignoti sono tutte scorrettissime!) le cose che vi remano contro. Tra l’altro, la capacità di ridere di sé è un’arma potentissima contro l’ottusità. E una prova di grande forza, quando qualcuno, con una battuta o un’uscita infelice, pensa di offenderti.
    Sulla qualità dell’umorismo dei Soliti Idioti possiamo avere milel riserve, però. Senz’altro.

  18. maria pia Says:

    È impossibile come alla fine mi trovi sempre in linea con i pdv e le argomentazioni di diait!
    @.@ inizio a preoccuparmi.

  19. diait Says:

    ahahaha, impossibile soprattutto perché sei una donna, mariapia. Di solito le mie omologhe mi odiano! Vedrai che tempo due tre giorni mi banni. E’ il mio karma.

  20. Michele Darling Says:

    Ciao diait,
    il fatto che un utente simpattizi per le tue stesse idee non ti/vi dà certo ragione 😀 Ma, poi, di tutti quelli che hanno commentato, citi l’unico che la pensa come te? Ti piace vincere facile, eh! 😀
    E comunque te ne posso portare cento, gay ed etero, che la pensano come me. Ma non importa, i numeri non contano 🙂

    Chi ti dice che io non so ridere di me? O che gay e lesbiche non sappiano farlo? E per esempio la serie Will & Grace, dove la mettiamo? È straordinaria – eppure è sarcastica, ironica, incalzante su tutte le debolezze che accompagnano gay e lesbiche. Ma mai offensiva, in nessun punto ci rende meno dignitosi di quello che siamo e semmai è un esempio opposto.
    O forse vuoi dire che devo necessariamente ridere per qualunque battuta sui gay, anche a quelle idiote? Anche a quelle che solleticano la stupidità omofoba, tipo “Marito e Nonloso”. Non c’è possibilità di scelta? O rido per ogni cosa o sono un musone?
    No, no… io scelgo, come tutti, di ridere per le cose che mi fanno ridere – banalmente. 🙂

    Le cose che “ci remano contro” sono anche queste, pur non essendo le principali, certo. Se adesso ne parliamo è solo una questione di contingenza: è quello che è accaduto ieri sera, oltre ad essere l’argomento del post. 🙂

    Ad ogni modo, se sei passato dal mio blog, avrai letto anche le mie parole, quelle in cui raccontavo del mio amico ragazzino preso per il culo dai suoi compagni di classe proprio oggi con la canzone de I soliti idioti. Quei rognosi gli gridavano e cantavano contro “OMOSESSUALEEE… è lo stesso che esser donna senza il ciclo mestrualeee…”. E ridevano. Cantavano e ridevano. E il mio amico immobile, a trattenere le lacrime.

    Prova, se riesci, a spiegarlo a lui, che “non sono queste le cose che gli remano contro”. A lui, che è un ragazzino impaurito e che tutto il suo mondo gira attorno alla scuola, perché nel suo paesino di provincia più di questo non c’è. Perché domani e per altri quattro anni deve convivere con quei deficienti.

    Prova a spiegarglielo che, finito il liceo, c’è tutto un mondo e che non è fatto solo di stronzi che ti prendono in giro cantandoti che “sei una donna mancata” solo perchè ti innamori di una persona del tuo stesso sesso. Che non è una colpa essere omosessuali, che non è una colpa innamorarsi. Io ho cercato di farlo… e non è semplice. A parole, sì, ma nella pratica, non è semplice, fidati.

    Sia chiaro, non ce l’ho con te, ma è facile fare il frocio con il culo degli altri. Ed è quello che hanno fatto ieri sera quei due cretini.

    Michele
    🙂

  21. Michele Darling Says:

    Chiedo perdono per la lunghezza del post 😀 Non credevo di avere scritto tanto 😀 ahahah che palle 🙂

    Scuse a tutti, specie al padrone di casa 🙂
    Michele

  22. diait Says:

    hai ragione anche tu, michele. D’altra parte, sai che gli argomenti ai cretini che hanno umiliato il tuo amico non mancano mai: se non è un tormentone, ne useranno un altro. O se lo inventeranno. Mi dispiace molto per il tuo amico. E per ogni volta che la stessa cosa succede ad altri.

  23. Michele Darling Says:

    Eh… sì, se vogliono lo fanno lo stesso, ahinoi.
    Ma che si sentano pure legittimati a farlo perché lo vedono fatto in tv, con il pubblico che risponde applaudendo divertito… beh, francamente lo considero un po’ troppo. Ma tant’è.

  24. Lucio Angelini Says:

    @Michele. Ciao darling. Se non l’hai già letto, ti consiglio il bellissimo libro di Patti Smith “Just Kids” (Feltrinelli editore) sul suo sodalizio con Robert Mapplethorpe.

    https://lucioangelini.wordpress.com/2010/08/11/patti-smith-just-kids/

    https://lucioangelini.wordpress.com/2010/08/03/patti-smith-allo-iuav-di-venezia/

  25. Michele Darling Says:

    @Lucio Grazie per il consiglio 😉

  26. Lucio Angelini Says:

    Impressioni di settembre. La miglior performance di tutta Sanremo.

  27. diait Says:

    Molto bello. Non grazie al cantante dei Marlene, al quale commino una pena da convertire eventualmente in lavori socialmente utili.
    Brava Patti e bravo Bruce, e bravi PFM. E anche maestro orchestratore.

  28. Maria Pia Says:

    come sopra ↑ …

  29. diait Says:

    dimmi come fai a fare la freccia. Grazie. Poi lucio per favore inserisci la legenda delle tue faccine di segni. Che differenza c’è tra *-*? Grazie.

  30. diait Says:

    (p.s. non sono comparsi i segni che avevo inserito prima e dopo gli asterischi, tra cui maggiore e minore. )

  31. Lucio Angelini Says:

    diait: in genere uso questi emoticon:

    *-° (occhiolino)

    :-/ (disappunto)

    :- ) sorriso d’intesa

    Insomma simboli banalissimi.

  32. diait Says:

    ah, benissimo.

    Guardate una cosa in cui sono capitata googlando tutt’altro.
    A proposito di stereotipi, linguaggio (e umorismo) politicamente corretto e “neutro”, e così via…

    “[…] questi codici rigorosi di eufemismo egualitario servono a soffocare quel genere di discorso doloroso, sgradevole e a volte offensivo che in una democrazia pluralistica porta a un effettivo mutamento politico piuttosto che a un mutamento politico simbolico. In altre parole, l’inglese politicamente corretto agisce come una forma di censura, e la censura è sempre al servizio dello status quo.”

    David Foster Wallace
    (“Autorità e uso della lingua”, in Considera l’aragosta”)
    RIP

  33. paolo f Says:

    I simboli “maggiore” e “minore”, messi in sequenza, non appaiono per la nota legge dell’Html (il linguaggio con cui sono scritti i siti web): questi simboli sono destinati a contenere le formule di definizione/formattazione del testo, quindi vengono presi sempre (messi in quella sequenza) come “trasformatori” invisibili.

  34. diait Says:

    E’ vero, oltretutto erano un maggiore e minore in sequenza. Vabbè, come dice un personaggio dei Soliti Idioti.

  35. Maria Pia Says:

    @diait: http://www.oppo.it/tabelle/tabella_ascii.htm

    tabella caratteri ASCII

  36. Maria Pia Says:

    oppure, più comodamente, http://copypastecharacter.com/

  37. Maria Pia Says:

    paolo f: Secondo me, la battuta sui gay era studiata perché si parlasse di loro. Dopo il ciclone Celentano, lo spettacolo non poteva permettersi di non offrire altri appigli alle polemiche.

    DFW: In altre parole, l’inglese politicamente corretto agisce come una forma di censura, e la censura è sempre al servizio dello status quo.

    Nella Bustina Politicamente corretti o intolleranti?: […] il politically correct, nato in America per difendere i diritti delle minoranze oppresse, per opporsi a ogni forma di discriminazione razziale, sta trasformandosi in un nuovo fondamentalismo. E i fondamentalismi, che assumono che della Verità si possa dare solo una e una versione, ritenendo tutti gli altri dei devianti, non sono necessariamente intolleranti (potrebbero consentire ad altri di non essere fondamentalisti) ma certamente rischiano di diventare intolleranti, esiliando dalla Comunità coloro che non si attengono alla «retta» interpretazione dei testi.
    […]
    è intuitivo come una simile preoccupazione di rispetto per ciascuno possa produrre una situazione di pericolosa intolleranza verso chiunque.

    Eco conclude la Bustina scrivendo che il politically correct può trasformarsi in: […]una pericolosa forma d’intolleranza mascherata da rispetto per opinioni diverse.

    In un’altra Bustina, Corrado e il paese reale, Eco scrive: La Corrida è anche il trionfo del politicamente corretto, e ha offerto un modello anche a trasmissioni più «serie».
    Il teatro comico tradizionale aveva sempre speculato sullo storpio, sull’orbo, sul balbuziente, sul nano e sull’obeso, sullo sciocco, sul deviante, su chi faceva professioni ritenute infamanti o apparteneva a gruppi etnici ritenuti inferiori.
    Tutto questo è diventato tabù: non solo viene ormai ritenuta offensiva l’imitazione del reietto indifeso, ma persino Molière non potrebbe più ironizzare sui medici che subito una lega per la difesa dei diritti dei medesimi insorgerebbe contro la tentata diffamazione.
    Si doveva trovare una soluzione, ed è stata trovata. Non si può più mettere in caricatura lo scemo del villaggio, che sarebbe antidemocratico, ma è democraticissimo dare la parola allo scemo del villaggio, invitarlo a rappresentare se stesso, in presa diretta (o in prima persona, come dicono appunto gli scemi del villaggio). Come accade nei veri villaggi, si salta la mediazione della rappresentazione artistica. Non si ride dell’attore che imita l’ubriaco, si paga direttamente da bere all’etilista, e si ride della sua depravazione.
    Bastava pensarci. Bastava ricordare non solo che tra le qualità eminenti dello scemo del villaggio vi è l’esibizionismo, ma che sono legione coloro disposti, per soddisfare il proprio esibizionismo, a far la parte dello scemo del villaggio. Un tempo due coniugi dal matrimonio in crisi, se qualcuno avesse scherzato sulle loro squallide baruffe, avrebbero dato causa ai diffamatori, all’insegna del detto tradizionale che i panni sporchi si lavano in famiglia. Ma se gli stessi coniugi non solo accettano ma sollecitano di poter dare pubblica rappresentazione del loro squallore, chi ha più diritto di moralizzare?
    Ecco il mirabile rovesciamento di paradigma di cui siamo testimoni. Scompare la figura del comico che diffama l’handicappato indifeso, e sale alla ribalta l’handicappato in persona, fiero di ostentare il proprio handicap. Contento lui, che si esibisce, contenta la rete, che riesce a far spettacolo senza neppur pagare l’attore, e contenti noi, che finalmente possiamo ridere di nuovo sulla stupidità altrui, soddisfacendo il nostro sadismo.

    Già tutto detto, previsto, analizato, insomma, ed è quanto accade a Sanremo: niente di nuovo…

    Per me, in ogni caso, la performance più torcibudella dell’altra sera è stata l’esibizione di Brian May

  38. Lucio Angelini Says:

    @maria.pia. sì, in fondo è vero, i due comici, rappresentando più se stessi che una coppia gay, hanno ottenuto una sorta di effetto boomerang, pur di apparire esilaranti a tutti i costi.

  39. Lucio Angelini Says:

    P.S. Lo stesso dicasi per la comicità (questa volta involontaria) di Marra:-)

  40. diait Says:

    E i fondamentalismi, che assumono che della Verità si possa dare solo una e una versione, ritenendo tutti gli altri dei devianti, non sono necessariamente intolleranti (potrebbero consentire ad altri di non essere fondamentalisti) ma certamente rischiano di diventare intolleranti, esiliando dalla Comunità coloro che non si attengono alla «retta» interpretazione dei testito.

    esatto. Infatti sappiamo in quali contesti il livello di suscettibilità, di indignazione e di violenza sale appena uno dice “b”.
    Ormai la guerra agli stereotipi e ai pregiudizi è diventata una specie di guerra santa, di War on Terror, che ha bisogno di inventare (o alimentare) continuamente nuovi nemici, siano essi parole, fatti o persone.

    Io ho finito per amare gli stereotipi, e per pensarla come il personaggio interpretato da Clooney in Sopra le nuvole.
    “Mi affido agli stereotipi, faccio come mia madre. Si fa prima”.

  41. diait Says:

    era “Tra le nuvole”… non “Sopra”!

  42. diait Says:

    Brian May è un personaggio notevole. A parte i grandi pezzi dei Queen che ha firmato e suonato, è anche un astrofisico. Titolo della tesi di dottorato “Un’analisi delle velocità radiali della nube zodiacale”.
    Grazie per le dritte e i link per usare frecce ecc.

    Noto che ogni volta che c’è un duetto canoro, le voci italiane non reggono il confronto. Dal punto di vista della vocalità (leggi: padronanza della voce), a parte Elisa, Giorgia e Pausini non vedo molto in giro. E le voci maschili stanno messe ancora peggio, mi pare. ma lascio la parola ai più esperti.

  43. Politicamente ipocriti e stolidamente scorretti « Darling Michele Says:

    […] della coscienza e della conoscenza: nella libertà di insultare, denigrare e infamare i deboli, le minoranze e gli indifesi, ovvero poi nella possibilità di rimettere in discussione certe questioni etiche e/o politiche di […]

  44. Michele Darling Says:

    Condivido l’intera citazione di Maria Pia.
    “Scompare la figura del comico che diffama l’handicappato indifeso, e sale alla ribalta l’handicappato in persona”, che non è meno diffamatorio del primo.
    Eco spiega appunto come la diffamazione del comico – messa al bando dal politicamente corretto – sia ritornata sotto una diversa forma. Ma sempre di diffamazione si tratta, in un caso e nell’altro. Mica dice: “bravi i comici che sfottono l’handiccapato indifeso”. 🙂
    I danni del politicamente corretto sono proprio questi, il camuffamento di un istinto, di quello che pensiamo realmente.
    Ma l’alternativa – il politicamente scorretto – non fa meno danni, secondo me.

    P.s. ad ogni modo, mi avete dato spunto per scrivere un post, grazie a tutti per la bella – civile, educata – discussione 🙂

  45. diait Says:

    Io provavo a obiettare alla premessa: in un regime di “tutelati speciali” nessuno cresce mai veramente. (DFW) Si cresce solo a chiacchiere.
    Ma capisco e condivido – umanamente – molte cose che scrivi nel tuo post (sul tuo blog).
    Credo però che sia un autogol continuare a diffondere il messaggio dei gay (o le donne o riminata) come deboli, indifesi e bisognosi di tutela. Mi riapproprierei di un sano ed “empowering” Yes I Can. Sono perfettamente attrezzato e in grado di farcela contro i Soliti idioti, in senso lato.

  46. Luan Says:

    Personalmente sono anche contrario ai cosiddetti “coming out”: perché cazzo alla gente deve interessare il modo in cui uno si diverte a letto? Fatti rigorosamente privati.

  47. diait Says:

    “riminata”? non ho idea come sia uscito fuori…

  48. Michele Darling Says:

    No, diat: noi “non ci raccontiamo come vittime”, noi “non facciamo le vittime”.
    Noi siamo vittime: http://www.youtube.com/watch?v=xKfuna66XB8
    E lo siamo anche quando non veniamo picchiati, ma semplicemente discriminati sul posto di lavoro: http://www.repubblica.it/2006/07/sezioni/cronaca/gay-licenziati/gay-licenziati/gay-licenziati.html
    E lo siamo anche quando non lavoriamo, ma chiediamo una prestazione: http://www.sienanews.it/2011/12/21/quellinsulto-omofobico-mi-ha-davvero-ferito-parla-luomo-discriminato-perche-gay/
    E lo siamo anche quando non coinvolgiamo gli altri, ma ci preoccupiamo solo dei nostri affetti: http://www.giornalettismo.com/archives/136245/i-matrimoni-gay-avanzano-in-europa-in-italia-no/
    E lo siamo anche quando ci preoccupiamo di essere generosi con gli altri: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_ottobre_30/lesbica-non-puo-donare-sangue-policlinico-1901994907081.shtml
    E lo siamo anche quando chiediamo di essere amati dai nostri genitori: http://www.certidiritti.it/ragazzo-di-20-anni-tenta-suicidio-perche-genitori-non-accettano-il-suo-coming-out-classe-politica-si-svegli
    E lo siamo anche quando dovremmo essere in un luogo protetto: http://www.romagnanoi.it/news/ravenna/433913/Caso-omofobia-a-scuola-va-su-Rai-1.html
    E lo siamo anche quando… etc.

    Solo quando tutte queste non accadranno più, allora sì il nostro sarà vittimismo. Fino ad allora… 🙂

    @Luan
    Per quanto riguarda il coming out: in un mondo che discrimina chi ha un orientamento sessuale diverso dagli etero, il coming out è molto importante.
    Gli affetti e la sessualità non sono mai affari esclusivamente privati. Non lo sono neanche per gli etero, che si abbracciano e si baciano in pubblico, che raccontano in famiglia le loro storie, magari chiedendo consiglio ai genitori/fratelli, che ufficializzano pubblicamente la loro unione attraverso il matrimonio, che vanno a cena in un ristorante scambiandosi regali, baci e carezze davanti a tutti, etc… Insomma, non è che uno lo dice per chissà quale motivo di vanto, lo dice perché è normale raccontare agli altri i propri sentimenti. Lo è per gli etero, così per gli omo e per i bisessuali. Perché mai gli altri possono vivere alla luce del sole i loro sentimenti, mentre per noi dovrebbero rimanere “affari privati”, cioè nascosti? Non c’è motivo. 🙂
    Per quanto riguarda gli omosessuali si aggiunge ovviamente la paura di non essere accettati, di essere considerati malati e così via… anche per questo c’è molta attenzione su questo tema: non sai mai, una volta detto agli altri che sei gay, come questi possano reagire. 🙂

  49. Michele Darling Says:

    Ho scritto un commento per rispondere a #diat e a #luan ma è pieno di link e quindi è in attesa di moderazione. 😀

    Aggiungo solo che sono anche d’accordo con diat: “Yes I Can. Sono perfettamente attrezzato e in grado di farcela contro i Soliti idioti, in senso lato.” 🙂

  50. Luan Says:

    @michele. sbloccato.

  51. Michele Darling Says:

    Grazie @Luan 🙂 spero di aver spiegato bene quanto possa essere importante e normale il coming out e che l’omosessualità – come l’eterosessualità – non è solo una “questione di letto”, ma di amore, condivisione con gli altri, di vivere anche alla luce del sole 🙂

  52. diait Says:

    michele, non negavo la vittimizzazione, solo l’efficacia della strategia per combatterla. In nessun caso mi sentirai parlare di vittimismo, se non quando a praticarlo è chi è tutto fuorché una vittima.
    Comunque capisco la tua battaglia, ma sono sempre a favore della libertà di espressione – anche dei negazionisti – e per un approccio non-pedagogico e “rieducativo” ai problemi.
    (E per i negazionisti: tieni presente che sono ebrea per metà.)

  53. Michele Darling Says:

    Non mi spaventa la libertà di parola, semmai rivendico il diritto di bollare quelle parole come cazzate. Insomma: non è che “certe cose” non si possono dire, epperò bisogna chiamarle con il loro nome. Se neghi l’Olocausto, sei appunto – come tu stesso dici – un negazionista. Se te ne esci con un’affermazione contro i gay e le lesbiche, sei omofobo. E così via.

    Poi l’approccio rieducativo ai problemi lo si può pure fare – ma se a scuola, invece di studiare, qualcuno dormiva non puoi certo fargli delle lezioni di Storia. Gli dici: “vai a studiare e in caso poi ne riparliamo”. Questo vale in particolare per i negazionisti. Per l’omosessualità invece il mondo deve ancora prendere la licenza media.

    Detto questo, non è che “noi” ci lamentiamo-e-basta di quello che fanno I soliti idioti o i soliti Giovanardi. Si fanno anche tante manifestazioni, convegni, progetti con le scuole, si portano avanti cause e ricorsi davanti ai tribunali, si scrivono libri, si girano documentari, etc.. Magari non hanno sempre un’enorme risonanza, come accade con una polemica sanremese ma …facciano tante cose propositive, eccome.

    E un giorno poi arriveremo a vivere in modo indifferente l’uno accanto agli altri. 🙂

  54. diait Says:

    non si potrebbe sostituire la parola cretino a “omofobo” e “antisemita”?

  55. Michele Darling Says:

    E chiamare così Hitler, cretino anziché razzista?
    Ma semmai cretno E razzista! 😀

    C’è un motivo per cui lo chiamiamo razzista e non semplicemente cretino. 🙂

  56. diait Says:

    si parlava di storici negazionisti e comici poco divertenti, però.
    Forse è possibile fare dei distinguo…

  57. Michele Darling Says:

    Certo 🙂 ma non è che bisogna sterminare un popolo per aggiudicarsi il nome di “razzista”.
    La minore gravità non equivale, almeno secondo me, a cambiare i termini del giudizio: da “razzista” a “cretino”. Puoi essere razzista e lo sei anche pronunciando qualche frase, anche se non ammazzi qualcuno. Poi certo è pure un cretino…

    Ma se lo chiami “solo” cretino è come se tu gli perdonassi il suo essere razzista.

  58. Lucio Angelini Says:

    @ michele. forse può interessarti questo post:

    https://lucioangelini.wordpress.com/2011/10/27/festa-per-il-compleanno-del-caro-amico-hans-christian/

  59. diait Says:

    non so. No. Credo che appellativi come “razzista” e “omofobo” – ma anche “maschilista” o altri – siano usati troppo spesso a sproposito. E questo finisce per alimentare e inasprire un clima di diffidenza reciproco. Molto banalmente. Tutto qui.

  60. Michele Darling Says:

    @LucioAngelini 🙂 avrei voluto linkarti un articolo di Bolognini ma poi ho scoperto che l’avevi già letto e pubblicato: https://lucioangelini.wordpress.com/2005/12/18/140/

    …che peraltro, in sordina, la vicenda di Andersen può raccontarci cosa significa vivere “senza fare coming out”, senza dirlo a nessuno, neanche a sé stessi… la solitudine.

    @diait Può darsi, non saprei. Io però cerco di usare le parole in modo mirato: non do del razzista a chiunque, così come non do del cretino a chiunque. Insomma, banalmente: cerco di chiamare le cose col proprio nome, senza infingimenti 🙂

  61. Lucio Angelini Says:

    @michele. sì, ebbi anche un breve scambio di mail con bolognini ai tempi in cui mi occupavo delle due traduzioni. il trasferimento da splinder a wordpress del presente blog ha comportato varie distorsioni e perdite di immagini…

  62. Michele Darling Says:

    @Lucio Prima di quell’articolo non avevo mai pensato a quella favola “in quel senso”. È stata una bella esperienza rileggerla, sotto questa luce. 🙂

  63. Lucio Angelini Says:

    Il tema della diversità è centrale in Andersen. Pensa anche al brutto anatroccolo…

  64. diait Says:

    ho trovato foto più “gentili” di Donna Leon su google immagini, però.
    In fondo a questo articolo ce n’è una con un canale sullo sfondo:
    http://www.openlettersmonthly.com/book-review-face-donna-leon/
    vedi se ti garba.

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