Archive for marzo 2012

ELIDO FAZI LICENZIA GIOVANNA GALEASSI E ASSUME AL SUO POSTO TRE PRECARI: MIRELLA, JOLLY 78 E VITTORIA A 76.

30 marzo 2012

(Elido Fazi)

Ricordate il post “La faccia come il culo“?

https://lucioangelini.wordpress.com/2012/03/24/la-faccia-come-il-culo/

Ebbene, mi è arrivata in mail-box una seconda newsletter del tutto in contrasto con quella firmata dalla finta presidentessa del finto comitato per la liberazione dell’inesistente Thomas Jay, “rinchiuso per reati minori nel riformatorio di New York già a 12 anni, e in seguito condannato all’ergastolo per reiterato tentativo di evasione, come previsto da una legge inconcepibile nota come Three Strikes Law“.

Aiutaci a portare avanti la campagna per Thomas Jay Libero! ” supplicava la finta pasionaria Giovanna Galeassi .

Fanculato da tutti quelli che in rete avevano messo alle strette Fazi Editore sul cattivissimo gusto della bufala, il buon Elido – di recente convertito all’ IMPEGNO INTELLETTUALE, come si è premurato di ricordarci  Luigi Mascheroni nell’articolo “Basta con le Melisse, meglio lo spread” apparso su Il Giornale il 25 marzo scorso – ne ha diramata ora una seconda versione, dai toni molto più pacati, in cui Thomas Jay è stato retrocesso da personaggio reale a personaggio della fiction:

«Caro lettore,

è arrivato il momento di presentarti Thomas Jay, indimenticabile protagonista dell’omonimo romanzo di Alessandra Libutti, in libreria dal 30 Marzo e già disponibile in  e-book a soli 2 euro

A raccomandare il libro, questa volta, non sono più i fake dei critici di The New York Times, Time, The New Yorker,  San Francisco Chronicle, come nella prima newsletter, ma tre disinteressati e insospettabili volontari della rete, naturalmente scelti “a caso”: Mirella, Jolly 78, Vittoria A 76.

«Thomas Jay  si è già guadagnato l’affetto incondizionato di moltissimi lettori» prosegue infatti il comunicato [dove l’hanno letto, visto che il libro esce domani?, N.d.R.].

Ecco, comunque, che cosa ne pensano i tre volonterosi: 

“Un autentico page turner: «Un romanzo bellissimo e doloroso che tiene avvinghiati alla lettura, l’ho letto due volte per l’incredulità di non aver trovato una sbavatura, una falla. I personaggi sono perfettamente definiti, l’autrice ha la capacità di portarti dentro il libro, vivi il loro dolore e la loro speranza». Mirella.”

“Un romanzo filosofico: «Thomas Jay ti conquisterà, ti irriterà e alla fine, dopo averlo incontrato, avrai occhi nuovi verso la vita». Jolly78″

“Un vero regalo: « Thomas Jay mi ha commosso, mi ha entusiasmato, mi ha fatto riflettere ed è rimasto dentro di me. Poterlo leggere è stato un vero regalo…». Vittoria A 76″

Ora tutti sanno quanto sia facile architettare finti commenti di sostegno a un’opera anche bruttissima, da piazzare su Anobii o in altri luoghi deputati della rete, ma davanti alla seriosa credibilità di Mirella, Jolly78 e Vittoria A 76 non ci resta che cadere in uno stato di soggezione reverenziale e scappellarci (nel senso di toglierci il cappello, che cosa avevate pensato?) con umiltà*-°

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OGNI TANTO GIULIO MOZZI È SIMPATICISSIMO

29 marzo 2012

Ogni tanto Giulio Mozzi è simpaticissimo, per esempio oggi nel suo nuovo post “Le sette ragioni per le quali non si può sostenere che Giulio Mozzi sia uno scrittore“, dove ha scritto:

1. Si dice: “Chi è scrittore se lo sente dentro”. Lui, benché si sia ascoltato attentamente, non se lo sente dentro.

2. Si dice: “La scrittura è una passione divorante”. Lui, tutto sommato, non si sente molto divorato: al massimo, mordicchiato qua e là, e saltuariamente.

Le altre cinque ragioni qui:

http://vibrisse.wordpress.com/2012/03/29/le-sette-ragioni-per-le-quali-non-si-puo-sostenere-che-giulio-mozzi-sia-uno-scrittore/

P.S. Io, a differenza di Giulio, mi sono sempre sentito scrittore dentro e anche adeguatamente divorato, ma non sempre quelle brutte merde degli editori  l’hanno capito:-)

(Foto da Vibrisse)

NON PER TUTTI L’ARTE È SOLO MARKETING

28 marzo 2012

“Sono uscito da Magnifica presenza con la sensazione di aver assistito a un film «sincero» e vorrei cominciare la mia recensione proprio spiegando (anche a me stesso) le ragioni di questa sensazione. Perché «sincero»? Perché mi sembra che Ozpetek abbia privilegiato, più che la coerenza e la compattezza del racconto, la sua voglia di affrontare una serie di temi. Di dire la sua (sui rapporti umani, sull’ omosessualità, sulla memoria, sul travestitismo, sui ricordi, sulla nostalgia, sul bisogno di famiglia…) e di dirla naturalmente con il suo stile, senza prediche – il che vuol dire anche senza certezze – ma con il calore e la dolcezza della sua dichiarata empatia. E in un cinema italiano dove spesso i film sembrano fatti con l’ esperto di marketing o il bilancino dell’ audience a fianco (salvo poi scoprire che non funzionano), il coraggio di chi è pronto a mettere in gioco la propria faccia, infrangendo regole che sembrano di ferro, mi sembra già una bellissima qualità…”  (Paolo Mereghetti qui:

http://archiviostorico.corriere.it/2012/marzo/13/Magnifica_presenza_Ozpetek_riscopre_famiglia_co_9_120313053.shtml

Notevole anche il film dei fratelli Taviani: “CESARE DEVE MORIRE“, Orso d’Oro al Recente Festival di Berlino, che si conclude con l’ormai celebre considerazione di un detenuto: «Da quando ho scoperto l’arte ‘sta cella è diventata una prigione».

“Cesare è ovviamente il grande generale romano, il Padre, il personaggio shakespereano, ma forse anche il vecchio cinema italiano o la babele di meccanismi incancreniti che ne ingrippano il nuovo. E allora facciamolo morire nuovamente questo Cesare sembrano dire i due eterni sovversivi Paolo e Vittorio Taviani: un film prodotto in maniera indipendente, rifiutato da molte distribuzioni, accettato solo lo scorso novembre dalla Sacher Film di Moretti e infine incensato unanimemente per il suo recente trionfo a Berlino.”

(Da: http://www.sentieriselvaggi.it/307/45648/Cesare_deve_morire,_di_Paolo_e_Vittorio_Taviani.htm )

ALBERTO TOSO FEI E L’ANZOLO DI CA’ SORANZO

27 marzo 2012

È ormai diventato il misteriologo di fiducia dei veneziani Alberto Toso Fei (che nella foto esibisce “Misteri di Venezia” e “Misteri di Roma”). Sabato scorso ci ha raccontato sul Gazzettino la seguente storia:

«… Il fatto avvenne in un palazzetto allora di proprietà della famiglia Soranzo, ed è ricordato da un grande bassorilievo rappresentante un angelo sulla facciata che guarda un canale, a poca distanza da piazza San Marco. Tutta la zona è detta “de l’Anzolo”, proprio in relazione alla figura alata che benedice con la mano destra mentre tiene un globo con la sinistra. Poco sopra la testa dell’angelo, si può notare un piccolo foro: secondo i veneziani, quello è il motivo per cui la rappresentazione sacra è stata posta sul muro esterno dell’abitazione. Da lì, infatti, sarebbe uscito nientemeno che il demonio.
Abitava in questa casa un avvocato che, malgrado la sua sincera devozione alla Vergine Maria, aveva accumulato molte ricchezze in maniera disonesta, e a scapito di tanta povera gente. Un giorno ebbe l’occasione di avere a pranzo padre Matteo da Bascio, primo generale dei Cappuccini, persona in odore di santità, al quale – prima di sedere a tavola – volle far vedere una vera rarità: una scimmietta addomesticata, così intelligente al punto di servirlo anche nelle faccende domestiche. Alla vista del frate, però, la scimmia scappò. Padre Matteo vide – per grazia divina – che sotto la pelliccia dell’animale si celava nientemeno che il demonio, e in tono imperioso le disse: “Io ti comando da parte di Dio di spiegarci chi tu sia, e per quale ragione ti trovi in questa casa”.
“Io sono il diavolo – rispose la scimmia, che improvvisamente iniziò a parlare – e sono qui per appropriarmi dell’anima di questo avvocato, che a causa della sua condotta mi appartiene”. “E perché – ribatté il frate – avendo tu tanta brama di quest’uomo, non l’hai ancora ucciso e portato con te all’inferno?”. “Per un solo motivo – disse il demonio –: perché prima di andare a letto egli ha sempre raccomandato l’anima a Dio e alla Madonna; se avesse dimenticato anche una sola volta le sue preghiere, sarebbe già da tempo con me, tra i tormenti eterni”.
Udito ciò, il cappuccino si affrettò a comandargli di lasciare immediatamente quella casa, ma il diavolo si oppose, spiegando come dall’alto gli fosse stato dato il permesso di non partire da quel luogo senza aver prima causato qualche danno. “Allora vuol dire che un danno farai – gli intimò padre Matteo – ma sarà solo quello che ti ordinerò io. Farai un foro su questo muro, uscendo da qui, e il buco servirà ad eterna testimonianza dell’accaduto”. Il diavolo dovette obbedire.
L’avvocato pianse lacrime amare, e nel promettere di restituire il maltolto ai poveracci alle cui spalle si era arricchito, ringraziò il religioso per la grazia ricevuta. Un solo timore gli rimaneva: quel buco sulla parete, attraverso il quale Belzebù sarebbe potuto tornare così come se n’era uscito. Fu allora che padre Matteo gli indicò la soluzione: il buco andava difeso dall’immagine di un angelo, perché alla vista degli angeli santi fuggono gli angeli cattivi. Così, da quasi cinquecento anni, l’angelo di Ca’ Soranzo fa da guardiano al buco nel muro, perché il diavolo non abbia a tornare.
»

Non è chi non veda come da “angelo” ad “angelini” il passo sia breve. Aggiungo solo che se si dovesse applicare una figura d’angelo all’esterno delle case dei politici (e loro clienti) che si sono arricchiti  “a scapito di tanta povera gente” gli scultori di bassorilievi avrebbero lavoro per decenni, malgrado l’odierna crisi occupazionale…*-°

ALESSANDRA LIBUTTI SU THOMAS JAY

26 marzo 2012

In riferimento al post precedente (“La faccia come il culo”) mi ha scritto Alessandra Libutti, l’autrice di “Thomas Jay“:

«Caro Lucio, 

mi dispiace che alcuni, in questi giorni abbiano trovato la campagna offensiva. Avevo già letto il tuo post e i commenti che ne sono seguiti, ma non è da me alimentare polemiche, soprattutto quando capisco le ragioni di chi è arrabbiato (anche se non sempre ne condivido i toni).
 
Ho scelto, fin dall’inizio della campagna, di starmene in disparte, in attesa dell’uscita del romanzo (29 marzo). Ma sono stata disponibile a rispondere a tutte le domande di quanti fino ad oggi mi abbiano contattata. Il mio campo è la scrittura non il marketing. Mi attengo a quello che so fare. Per questo la mia voce ha più valore nel parlare del romanzo, per il resto non entro nel merito della campagna che non ho né creato né gestita. Ma una cosa posso garantirti che lavoro al romanzo da prima ancora che esistesse Fazi Editore, fatti un po’ i conti. Altro che ghostwriting o invenzioni di marketing!
 
Comunque in questi giorni, leggendo qua e là per la rete, ho buttato giù qualche appunto che (spero) aiuti a chiarire le idee. L’ho postato sul mio blog (non quello di cui hai messo il link sul tuo blog, che non curo più da almeno quattro anni, ma quello sulla maternità che curo dal 2008 e su cui posto regolarmente:
 
http://sullorlodunacrisidinervi.blogspot.co.uk/2012/03/su-thomas-jay.html
 
Per qualsiasi ulteriore chiarimento, resto a tua disposizione.  Un caro saluto
 
Alessandra Libutti»
 
Mi spiace per Alessandra, ma resto della mia idea:
 
«Mi auguro che gli ideatori di questa campagna infame – e in particolare Giovanna Galeassi, presidente del comitato italiano “Free Thomas Jay” www.freethomasjay.com  – ricevano in piena faccia il boomerang che hanno lanciato».
 

LA FACCIA COME IL CULO

24 marzo 2012

immagine_editoriale

Ricevo anch’io da Giovanna Galeassi la seguente promo-mail:

“SCOPRI LA STORIA INCREDIBILMENTE INGIUSTA DI THOMAS JAY, IL GENIO DIMENTICATO”

Buongiorno, conosci Thomas Jay? la sua vicenda in Italia è ancora poco nota. Thomas Jay, pseudonimo di Stefano Lorenzini (Arezzo, 5 marzo 1957), è uno scrittore di culto italoamericano, i cui libri sono stati pubblicati in tutto il mondo. La sua fama è legata, oltre che ai suoi romanzi, alla sua vicenda personale che lo vede rinchiuso per reati minori nel riformatorio di New York già a 12 anni, e in seguito condannato all’ergastolo per reiterato tentativo di evasione, come previsto da una legge inconcepibile nota come Three Strikes Law. Tutt’oggi in carcere, lo scrittore è al centro di un vasto movimento di opinione che si adopera per ottenerne la liberazione. Il tuo sostegno rappresenta un contributo importante per diffondere la sua storia. Aiutaci a portare avanti la campagna per Thomas Jay Libero! Guarda il video appello, deciderai tu se condividere la sua storia. Clicca qui per scaricare un estratto della sua autobiografia. La Fazi Editore ha annunciato che a breve pubblicherà tutte le sue opere. Ti ringraziamo per averci dedicato il tuo tempo. Giovanna Galeassi – Il presidente del comitato italiano “Free Thomas Jay”

 www.freethomasjay.com ”

Commovente… epperò leggo qui:

http://kelebeklerblog.com/2012/03/15/thomas-jay-alias-stefano-lorenzini-una-bufala-di-fazi-editore/

“Viene segnalato anche un sito, che puntualmente visito.  Spicca l’immagine di un giovane dall’aria di bel tenebroso, che porta sorprendemente bene i suoi cinquanta  e passa anni.

Sul sito, scopro che Thomas Jay è stato difeso pubblicamente da

“Gore Vidal, Paul Auster, Jonathan Franzen, Michael Moore, Bruce Springsteen, Jack Nicholson, Tim Robbins, Susan Sarandon, Sean Penn, Julian Schnabel e tanti altri.”

Thomas Jay è stato citato, o meglio esaltato, in recensioni su  The New York Times (che si dice parli anche di una “manifestazione di 3.000 persone a suo sostegno”), Time, The New Yorker (“Thomas Jay è uno dei maestri della letteratura americana”) e il San Francisco Chronicle. Sul sito, c’è pure un video, con tanto di copertina di Time dedicata a Thomas Jay.

Vado su Google, e trovo centinaia di riferimenti a questo autore. Tutti in italiano, e tutti che ricalcano il comunicato che era arrivato a me. Un po’ strano, visto che l’unica lingua al mondo in cui i suoi libri non sono ancora stati pubblicati sarebbe l’italiano.

Vado su Bookdepository (la mia alternativa a Amazon) e trovo che la cosa che più ci somiglia è un libro per bambini di un certo Chris Thomas, intitolato Little Jay Learns Karate. E nemmeno su Amazon si trova un libro che sia uno, scritto da questo autore cult, “i cui libri sono stati pubblicati in tutto il mondo”.

Ma no, c’è in effetti un articolo in inglese, anzi una voce su Wikipedia, dedicata proprio all’autore Thomas Jay. Apro, e leggo:

“11:58, 12 March 2012 Closedmouth (talk | contribs) deleted page Thomas jay (G3: Blatant hoax)”

Blatant hoax, per i non anglofoni, si traduce “bufala sfacciata“.

Cerco almeno la presidente del Comitato, la signora Giovanna Galeassi, che compare pure di persona nel video sul sito. Gli unici riferimenti a questa signora sono proprio al suo ruolo di presidente del “comitato italiano “Free Thomas Jay””.

Per diventare qualcuno, tipo presidente di un Comitato, di solito devi aver fatto qualcosa prima nella vita, che so mandato una volta un messaggio su un forum. Questa qui, no.[1]

A questo punto, mi sorge il sospetto che qualcuno abbia voluto giocare un colpo basso a Fazi Editore.

Quindi vado a vedere a chi appartiene il sito per la liberazione di Thomas Jay. Ecco qui:

Registrant:
Fazi Editore Srl Societa/Ditta
Via Isonzo, 42C
ROMA, RM 00198
IT

Domain name: FREETHOMASJAY.COM”

Ora, tutto è possibile. Anche che esista Thomas Jay.”

Vistosi scoperto, Fazi editore ha pubblicato in Facebook la seguente nota riparatrice:

Thomas Jay, un grande scrittore in carcere o un’invenzione del marketing?”

“Da alcuni giorni il web si interroga sulla figura di uno scrittore italoamericano acclamato dalla critica statunitense e condannato all’ergastolo dalla Three Strikes Law, sul video che racconta la sua storia e sulla campagna per la sua liberazione.
Come molti di voi hanno… subodorato grazie agli indizi che abbiamo disseminato nella campagna virale, Thomas Jay non è un personaggio reale ma è il protagonista del romanzo omonimo di Alessandra Libutti edito da Fazi Editore, in libreria da fine marzo e, da oggi, in ebook a 2 euro.
Le prime 57 pagine pagine sono scaricabili gratis su www.freethomasjay.com
e su www.10righedailibri.itAbbiamo ricevuto critiche ma anche tanti commenti che ci fanno capire come per nulla virtuale sia la capacità di un personaggio letterario come Thomas Jay di restare nei cuori e nelle menti di chi si imbatte nella sua storia di ribellione e speranza.Thomas Jay è stato finalista al Premio Calvino. Uscito inizialmente in poche copie per un piccolissimo editore, e ritorna oggi in libreria dopo una lunga opera di riscrittura da parte dell’autrice.Quanti hanno firmato la petizione on line e avessero piacere di leggere il romanzo di Alessandra Libutti possono scriverci all’indirizzo info@fazieditore.it per richiedere una copia gratuita dell’ebook.”–Sono indignato. Non si può speculare in questo modo sulla voglia di solidarietà della gente. Mi auguro che gli ideatori di questa campagna infame ricevano in piena faccia il boomerang che hanno lanciato.

GRANDE È LA CONFUSIONE SOTTO IL CIELO

23 marzo 2012

  

Il mondo editoriale pullula di fake. Dopo il caso Lippemanni (Gian Paolo Serino dice che “ogni cosa ha il suo tempo” e che presto il mistero verrà chiarito: “Arriviamo Lucio, arriviamo, non ti preoccupare!”), leggo stamattina in Facebook nella pagina di Giulio Mozzi:

“ha fatto l’ennesima figuraccia. Non si è ricordato che il tipo la cui email è nientaltrochequesto@ecc. e l’account Skype è drstranamorte, altri non è che Mario Rossi, autore d’un romanzo con lo pseudonimo di Sergio Santi, presente in Facebook come Luno Olaltro.”

Come diceva Mao Tze Tung:

“Grande è la confusione sotto il cielo. Evviva Sigismondo Barillacqua della Verdesca!”

— 

(Immagine da http://imageshack.us/photo/my-images/276/mao0zy.png/ )

IL MOMENTO DELLO SCOLLINAMENTO PER RAUL MONTANARI

22 marzo 2012

Ha scritto Raul Montanari in Facebook il 17 marzo scorso:

“In base a osservazioni su me stesso e soprattutto su altri (e che altri…), sono arrivato alla conclusione che un uomo ha un apice creativo che dura abbastanza poco, direi una decina d’anni al massimo; e che questo apice si colloca, con molte varianti ed eccezioni, intorno ai 40 anni. Prima e dopo, quest’uomo non è al massimo della sua creatività. Però, prima trova una compensazione nell’abbondanza e urgenza di idee, per quanto grezze possano essere; dopo, nell’artigianato di lungo corso, nella conoscenza di se stesso, nell’esperienza che gli ha raffinato il gusto e lo porta a distruibuire meglio i pesi, le forze, i rischi. Ho il sospetto che questo valga anche al di fuori dell’espressione creativa, nella vita in generale.”

Ha obiettato Ferruccio Nobile Migliore:

“Giuseppe Verdi compose opere fino a 80 anni, e le ultime, per alcuni aspetti, furon le piu’ belle. Haendel pure compose gloriosamente fino alla fine. Anche tanti altri. Mi sa che entrano in gioco piu’ fattori da considerare, più si invecchia e più si è sperimentato, ma anche più si invecchia e più vengon meno le forze, per questo occorre coltivare tecniche di rigenerazione delle proprie forze vitali.”

Raul:

“Ma infatti, Ferruccius, nella musica classica succede spesso che le cose migliori arrivino in tarda età, perché non è un’ arte performativa come il rock o il jazz – che pure, dico il jazz, ha delle eccezioni notevoli…

Non c’è dubbio che nelle arti performative, come nello sport, in generale il limite va anticipato anche di molto. Ho riflettuto sull’invito di Vittorino Michelutti a individuare il momento dello scollinamento, e la cosa curiosa è che nel mio caso non è stato un episodio di frustrazione diretta, ma indiretta. Nel 2008 (a 49 anni) ho scritto il mio decimo romanzo, “Strane cose, domani“, il cui soggetto nasceva da un fatto realmente accaduto: il ritrovamento di un diario su una panchina, e una serie di affascinanti conseguenze. Mi sono accorto che questo soggetto suggerito dalla realtà aveva molta più forza degli ultimi che avevo prodotto io. Ho capito quanto mi fosse ormai diventato faticoso inventare nuove storie. E non è un caso che quel libro sia stato il mio più premiato e apprezzato degli ultimi 10 anni… anche perché ora ho le abilità nello sfruttare a fondo il soggetto che non avevo prima, o almeno non così rifinite e sperimentate.”

IERI, OGGI E QUELLA VOLTA A LUCCA…

21 marzo 2012

 

 

1) IERI

Mi chiese Wu Ming 1 alle otto di sera del 25 ottobre 2005:

“Scrivi una parodia di ‘New Thing’ e postala sul tuo blog. Non importa che sia lunga, anzi, potrebbe essere un ‘New Thing in pillole’. Se lo fai, prometto che la pubblicizzo sul forum New Thing e anche su Giap! :-)

[ http://lucioangelini.splinder.com/post/6083104 ]

E più tardi:

“Insisto: in te c’è il potenziale per una grande parodia di ‘New Thing’. Dirò di più: tu, come blogger, *sei* l’antropomorfosi di una parodia di ‘New Thing’!

Risposi:

“Ehi, mi hai preso per Maurizio Crozza che canta ‘Zapatero’ sulle note di ‘Bambolero’?”

Però alla fine cedetti e dissi:

“Se uno di questi giorni mi scappa una parodia, ti avverto:-/ ”

Il 29 ottobre 2005 misi insieme un post intitolato “ALLA MANIERA DI WU MING 1“, che lo divertì moltissimo. La parodia fu ripresa su GIAP, dove rimase per vari anni, salvo poi sparire quando iniziai a prendere per i fondelli il dimenticabile (e ormai dimenticato) pseudomovimento del New Italian Epic… Sapete com’è, Wu Ming 1 è un tipo un cincinino permaloso… o forse accetta solo parodie espressamente commissionate da lui*-°

In Giap il pezzo fu introdotto così:

«A proposito di New Thing:
Sul suo blog Cazzeggi letterari lo scrittore e traduttore veneziano Lucio Angelini, autore di libri per ragazzi nonché microeditore di Libri Molto Speciali, ha scritto un divertito omaggio al libro, spostando le testimonianze nel mondo della musica leggera italiana, commovente rimembranza del passaggio dagli ingessati anni Cinquanta al decennio “ye ye”, con la clamorosa irruzione dei “giovani” (la quindicenne Gigliola Cinquetti, fingendo di non volerla dare per via dell’anagrafe, per ciò stesso alludeva al fatto di darla e portava nell’universo canterino una calda ventata di pubescente erotismo) e il successo delle sbarazzine hit da spiaggia. Negli USA si gridava al “Black Power”, in Italia si cantava: “Ci sta un popolo di negri che ha inventato tanti balli / il più famoso è l’hully-gully”. Era la nostra idea di potere nero: inventare l’hully-gully, ballo di cui non si è mai più sentito parlare. WM1 è lusingato: chi ha assistito ai reading-concerto con gli Switters, saprà che il bis era una versione delirante di Bandiera gialla di Gianni Pettenati (*), per cui tutto quadra.»

(ALLA MANIERA DI WU MING 1)

Da “NEW THING”

ROWDY-DOW

Nella seconda metà degli anniCinquanta arrivò la new thing, che per noi fu la liberazione dei suoni. La vittoria di Franca Raimondi al festival di San Remo con Aprite le finestre di Pinchi­-Panzuti era stata ingiusta. Solo il secondo posto – cazzo! – per Tonina Torrielli nel 1956. Eppure il suo pezzo, Amami se vuoi, era firmato Panzeri-­Mascheroni.

GREEN MAN

Il duello Raimondi-Torrielli era stato una sorta di rissa tra cani, anzi, gli istanti che precedono una rissa tra cani. Li senti da dietro l’angolo e t’immagini la scena, i padroni che tirano i guinzagli e chiamano i cani, le due bestie che azzannano l’aria, cercano di avventarsi l’una sull’altra, strattonano, ringhiano, latrano, sbavano, e le voci dei padroni che ordinano di smetterla, fanno lavorare i bicipiti, parlano ai cani manco fossero cristiani ma in fondo non ci credono, recitano. La verità è che sono fieri della forza e dei coglioni dei loro animali, ridono sotto i baffi…

ROWDY-DOW

Quello che soprattutto mi strizzava i lombi, a proposito della Torrielli, era il fatto che la chiamassero “la caramellaia di Novi Ligure”. Per noi era “la musica”, punto. Panzeri e Mascheroni ce l’avevano messa tutta a cucirle addosso il pezzo. Vittorio Mascheroni aveva conosciuto il primo successo con “Arturo e Lodovico” (1928), cui aveva fatto seguito “Bombolo” (1932). Mario Panzeri invece, si era messo in evidenza con l’inquietante “Maramao perché sei morto”. La voce della Torrielli dette la stura alle nostre orecchie. “È proprio un sogno, un sogno particolarmente dolce essere qui a Sanremo, cantare per questo immenso pubblico, sentire gli applausi, poter indossare questi bei vestiti”, dichiarò confusa e felice la bombonaia di Novi Ligure. Durante la sua esibizione erano state provocatoriamente distribuite delle caramelle al pubblico. “Non ero stata avvertita, e rimasi molto stupita”, confessò Tonina ai giornalisti. I versi di “Amami se vuoi” divennero per noi una sorta di manifesto della new thing:

Amami se vuoi,
tienimi se puoi,
io son l’amor che svanisce,
ma dei baci miei
non fidarti mai,
io son l’amor che ferisce…
e quando fra le braccia
mi stringi dolcemente
ancor più dolcemente ti dirò…
Amami se vuoi,
tienimi se puoi,
perché io son così.”

BLOOD WILL TELL

Nel 1957, però, la Torrielli scivolò pericolosamente al terzo posto con “Scusami”, di Biri­-Malgoni-­Perrone, forse perché aveva dovuto cantarla in coppia con Gino Latilla. La vittoria arrise al kinguccio Claudio Villa, spalleggiato dal napoletano Nunzio Gallo con Corde della mia chitarra, di Fiorelli-Ruccione. Villa, peraltro, si accaparrò anche il secondo posto con Usignolo di Martelli-­Castellani-­Concina, presentata in tandem con Giorgio Consolini, che appena tre anni prima, con la coraggiosa “Tutte le mamme” (“Son tutte belle le mamme del mondo quando un piccino si stringono al cuor!”), era arrivato primo. Ma per me la voce di Tonina restava il suono della Creazione. Era primordiale. Se Dio c’era, me lo figuravo come una caramella fatta da lei. Poi, la tragedia. Nel 1960 Tonina Torrielli sposò Mario Maschio, allora batterista dell’Orchestra Angelini.

GREEN MAN

Il 1964 fu l’anno del “risveglio spirituale”, l’anno di Gigliola Cinquetti. Gigliola era nata a Cerro Veronese il 20 dicembre 1947 e si era fatta notare l’anno prima al concorso di voci nuove di Castrocaro. Gigliola era Michelangelo, scolpiva l’aria, toglieva tutto ciò che non somigliava alla musica che aveva in testa. “Non ho l’età non ho l’età /per amarti non ho l’età/ per uscire sola con te”, era il suo sconvolgente refrain. Cavalcava accordi che non capivi cos’erano, note che sembravano giocare a nascondino e sbucare da dietro il pianoforte per sorprendersi a vicenda. “E non avrei,/ non avrei nulla da dirti/ perché tu sai/ molte più cose di me”. Ma Gigliola capiva, sì, e creava sculture con il suo gorgheggio, faceva spuntare ora un braccio, ora una gamba. Una specie di sonar, le note rimbalzavano su oggetti invisibili e ne rivelavano i contorni. La sera mi perdevo in quei miraggi, dormivo al massimo tre ore per notte ma stavo da dio, mi mettevo a lavorare e non perdevo un colpo, cazzo, il mondo appeso a un filo.

ROWDY-DOW

Dentro la nostra musica c’erano troppe cose per un solo paio d’orecchie. Il mare che separa dall’Africa, conchiglia sull’orecchio e sentirla là in fondo, l’Africa. Per me il 1964 fu soprattutto l’anno di “Abbronzatissima” di Edoardo Vianello. Fu allora che decisi di diventare “nero”: “Say it loud, I’m tanned and I’m proud!”

A Abbronzantissima
sotto i raggi del sole,
come è bello sognare,
abbracciato con te.
A Abbronzantissima
a due passi dal mare,
come è dolce sentirti
respirare con me.

Accettare il color bronzo della faccia, diventare – insomma – una “faccia di bronzo”, superare il complesso d’inferiorità: “Nero è bello”. I Marcellos Ferial implorarono Edoardo di scrivere un pezzo tutto per loro. Edoardo, che dietro la maschera, il fucile e gli occhiali, era un buono, li accontentò. “Sei diventata nera” divenne l’inno del Tanned People di tutta Torvajanica: “Sei diventata nera nera nera/ Sei diventata nera/ Come il carbon!”. Madre Natura si scrollava di dosso la musica di Nilla Pizzi con le sue carinerie di merda (“Grazie dei fior, grazie dei fior, grazie dei fior… ”). La musica di Edoardo era la musica dei Watussi, era i versi dei babbuini e delle bertucce, era il gibbone che urla appeso al ramo.
Eccetera.

 

2) OGGI
 
IDENTI.CA
 
 
Notices by Wu Ming Foundation (wumingfoundt), page 4
 
“E già dopo una sola occhiata si può constatare che sono *tutti* scrittori falliti o frustrati o wannabe. Sì, x molti di questi la molla è un sessismo infame e greve, atavico, reso patologico, psicotico, dall’irresponsabilità che la rete fomenta. Poi ci sono altri detrattori su FB. Andando un minimo in profondità, si vede che sono quasi tutte reazioni al lavoro femminista di Loredana. … Sono anni che fa stalking telematico contro Loredana, ha anche (almeno) un altro blog, interamente dedicato a questo http://ur1.ca/8osv7 . E’ 1 dei 2 virulenti detrattori “storici”, insieme all’altro, che però è Innominabile. + altri 3-4 “minori”, tutti habitués del suo blog :-)
 
 
3) QUELLA VOLTA A LUCCA…
 
Donnaèweb 2009 – Presentazione libri di Lipperini e Manni

La Provincia di Lucca, il Comune di Viareggio, l’APTVersilia e l’AssoWebItaliaOnlus organizzano una serie di iniziative in occasione del concorsoDonnaèWeb, la sesta edizione delpremiodedicato alle donne che attraverso il web svolgono la propria attività nell’impresa, nel pubblico e nel no profit.

Prosegue la presentazione dei libri di donne che amano esprimersi anche nel web attraverso la parola scritta, uno dei punti di forza dell’edizione DonnaèWeb 2009 pensieri parole opere missioni.

Venerdì 9 ottobre alle ore 18 presso la Biblioteca Comunale a Viareggio si tiene la presentazione dei libri:

Loredana LipperiniAncora dalla parte delle bambine – Ed. Feltrinelli

Lara ManniEsbat – Ed. Feltrinelli

INTERVENGONO: GIOVANNA COSENZA, LOREDANA LIPPERINI.

[CURIOSAMENTE ASSENTE: LARA MANNI 🙂.]

LIPPEMANNI NON SI CIBA DI CARNE D’ORSO

20 marzo 2012

Da  “http://laramanni.wordpress.com/2011/06/20/cambiai-il-mio-nome-in-coda-di-lupo/ ” 

«Più volte mi sono sentita ripetere che bisogna essere adatti alla rete. Che, per essere su Internet, occorre superare quella sorta di rito di iniziazione che ti porta a rispondere in modo brillante (“maturo”, pare essere l’aggettivo più usato) ad ogni tipo di critica… Come se, per stare in rete in modo accettabile, fosse necessario l’equivalente telematico dello strappare a morsi il cuore di un grizzly. Dialogo, scambio di arguzie, il pubblico si dispone in circolo, uno dei due cede, l’altro esulta: “owned!”.  Applausi.
“Non sei adatta a sopravvivere su Internet”, mi è stato detto, tempo fa, da un blogger e utente di Facebook. Possibile. Eppure, io credo alla rete e credo al dialogo fra scrittori e lettori. Io ho mosso i primi passi su Internet, in una comunità di persone che scrivono e leggono come Efp, e ne vado fiera. Non sono la sola a nutrire una simile utopia. Molto tempo fa, Wu Ming 1  [il noto guru della Lipperini, N.d.R.] scrisse :  ‘La cultura del sospetto che vede in ogni autore un potenziale truffatore da smascherare va nella direzione diametralmente opposta a quella che interessa a me, cioè la lenta e faticosa costruzione di comunità basate su circoli virtuosi e rapporti reversibili tra autori e lettori.” [VIRTUOSI = INNEGGIANTI AI WU MING, N.D.R]
Io a quei circoli virtuosi credo, e credo anche che possano esistere, o che esistano già. Il fanwriting, in un certo senso, è “virtuoso”: perchè stabilisce una connessione fra scrittore e lettore, lasciando al secondo la libertà di intervenire su un’opera. Mi auguro che ne sorgano sempre di più, questo è quanto posso dire. Posso aggiungere qualche riga, però.
Scrivo questo post per amore: dei lettori e degli scrittori che immaginano un altro modo di rapportarsi. Scrivo questo post sperando che quei lettori e quegli scrittori abbiano voglia di discuterne, qualunque sia la loro posizione [ah ah ah, dice così anche la Lippa, salvo poi scaraventare i dissenzienti giù nel cerchio dei bannati, N.d.R.] nei commenti qui sotto…  Scrivo questo post perché non mi interessa strappare a morsi il cuore di un orso. E perchè anche la ragazzina goffa che sono stata ha il diritto di sopravvivere, e di credere in qualcosa di diverso.»

INTANTO IL TROLLONE  WU MING 1  NON SI PERDE UN MIO POST E MI CITA DOVE PUÒ ACCUSANDO ME DI TROLLAGGIO:

http://identi.ca/wumingfoundt?page=3

MENTRE IL DUCA DI BAIONETTE PARLA DI LUI NEI SEGUENTI TERMINI:

http://kpforum.blogfree.net/?t=3398923

“Il New Italian Epic (NIE) non esiste. E’ una cazzata che si cagano solo la Lipperini, perché è amica dei Wu Ming (o VuMinchia o WuMinchia), quel coglione di WuMinchiOne che va in giro per il mondo facendo affermazioni imbarazzanti (vedete dopo) e Carmilla, la rivista organo ufficiale della propaganda Wu Ming. Rivista che, come ricorderete, è uno dei più imbarazzanti covi di vuoto pneumatico pseudo intellettualchic d’Italia, proprio come il WuMinchiOne. Fine.
Il NIE è una loro sega mentale: se non ne parlassero loro, nessuno direbbe che c’è.

E stendiamo un velo pietoso su quell’altro WuMinchia che blatera dell’antifascismo in Tolkien, perché la cultura in Italia non può ignorare la politica, me pare giusto… siamo ancora fermi agli anni ’70 col cervello a Casa WuMinchia.

Ecco cosa raccontavano/raccontano all’estero, quando giravano in giro per l’aMMeriga con la valigia di cartone a fare la figura dei coglioni (ignorati da tutti, ma poi si vantano online di aver avuto il loro spazietto di deliri a cui rispondo il silenzio perplesso della sala):

CITAZIONE
Since 2008, no discussion of the current state of Italian literature has been possible without references – either positive or negative – to what we wrote. They just couldn’t ignore the “memorandum” (and the expanded version that was published as a book by Einaudi in 2009).

Nessuna discussione possibile sulla letteratura italiana. Ricordate, ogni volta che parlate di un nuovo libro italiano e di come la letteratura italiana stia andando a puttane tra Acciaiodella Avalminchia, lecchini e fantasy italiano, siete OBBLIGATI a tirare in ballo i WuMing. Non potete farne a meno. Strano, a me risultava si potesse parlare della storia della fantascienza e fantasy italiano senza problemi evitando di citarli, ma EVIDENTEMENTE non è letteratura… se lo fosse sarei obbligato a citarli! No?
In realtà al di fuori dei loro ambientini, che poi è dove tutti i riferimenti “celebri” al loro operato si trovano (e al di fuori i rimandi e le citazioni sono legati agli ambientini di incestuosi compromessi anali e lecchinaggi che frequentano), vengono trattati più o meno come noi trattiamo Unika, Amon, GL, la Troisi ecc…
WuMinchiOne è il babbo spirituale di GL, per inutilità, temi e WTF logico.Qualcuna delle vagonate di pagine che, fuori da Carmilla e Lipperatura (e amichetti citanti, scrittorucoli del fantasy italiano inclusi), trattano i WuMinchia per come meritano:

http://lapeperini.wordpress.com/2010/06/29…e-la-lipperini/
http://lucioangelini.splinder.com/post/229…battito-sul-nie
http://lucioangelini.splinder.com/post/229…s-moi-le-deluge

E un commento a caso via Google, pescando da quelli fuori dai siti del circolino di supporter lecchini:

CITAZIONE
i wuminchia sono dei falsi e si ripetono all’infinito, discorsi uguali sempre recitati come un mantra: ma reiterare non rende di certo più veritieri i loro strampalati concetti.
[…]
I wuminchia sono i wuminchia, delle ostriche. Vogliamo essere generosi? Degli scarrafoni, ma morta lì. Non corrono alcun rischio di diventare dei divi.


L’idea alla base del narcisismo autoerotico WuMinchionista è che se ripeti per abbastanza volte una menzogna, questa diventa vera. L’idea correlata, motore della forza WuMinchia, è che l’auctoritas può alimentare se stessa con uno scambio circolare, simile a quelli che si facevano coi link diretti home-home per aumentare il PR su Google (prima che iniziasse a discriminare gli evidenti scambi 1-vs-1).

Ad esempio, come saprete, il WuMinchiOne (o forse era anche un altro WuMinchia?) si deliziava nel lodare Evangelisti, quel tizio che ormai scrive come un cane idrocefalo. Evangelisti loda WuMinchia. Essendo Evangelisti già famoso, seppure sull’orlo di un baratro qualitativo puntato verso Amon, il sostegno dei WuMinchia conferma la sua auctoritas evitando che il normale attrito del tempo la riduca (un po’ come nelle operazioni militari, anche la fama subisce l’attrito). Il fatto che l’auctoritas di Evangelisti sia confermata/alimentata permette di spenderla per rinforzare quella, sempre sull’orlo del precipizio, dei WuMinchia.

In pratica se A dice che B è famoso e B dice che A è famoso e la rivista Carmilla (o altri apparati propagandistici, Lippa inclusa) sostiene almeno uno dei due, diventano entrambi famosi e importanti. La schiera di lecchini e decerebrati supporter arriverà naturalmente, attirati dal poter servire un Famoso Padrone come mosche attirate da una carcassa al sole.

Ecco un brano dell’Evangelisti lodato dai WuMinchia, dall’inizio di Tortuga:

CITAZIONE
L’uomo biondo e dalla pelle bruna che aveva guidato l’abbordaggio, una pistola carica in una mano e una corta sciabola nell’altra, guardò i superstiti, una ventina in tutto.
«Chi di voi è cannoniere?» domandò in uno spagnolo approssimativo.
Dopo un’esitazione, quattro uomini alzarono la mano.
«Bene. Avete la scelta tra finire in pasto agli squali e venire con noi.» Indicò con la sciabola il brigantino addossato al galeone, con gli alberi intatti, eccetto quello di mezzana, lievemente danneggiato. «Chi di voi si arruola?»
Si levarono quattro braccia tremanti.
«Direi che avete fatto la scelta giusta» sogghignò il mulatto dalla capigliatura bionda. «Benvenuti tra i Fratelli della Costa. Passate sul Neptune.» Sputò oltre l’impavesata di tribordo. «Veniamo ora agli ufficiali e ai sottufficiali. Ce ne sono, tra questi signori?»
[…]
«Ah, un nostromo!» esclamò il comandante pirata, con interesse. «Sul Neptune ne ho già uno, però so che il capitano De Grammont ha perso il suo. Ne cerca un altro.»

Uomo biondo e dalla pelle bruna, il mulatto dalla capigliatura bionda, il comandante pirata. Molti nomi per un solo personaggio, marchio del dilettante allo sbaraglio timoroso di ripetersi.
Questo senza considerare la spazzatura generale del brano, a partire dai dialoghi e dalla scena cliché da asilo di infanzia. anzi “lievemente” da asilo di infanzia, perché avverbi di modo random rules.
Questo è il livello medio (medio-alto?) dei racconti del mio concorso: l’Evangelisti degli ultimi anni. Un grande autore. Srsly.

Dopo aver sollevato l’argomento WuMinchia con alcuni conoscenti del “settore”, piccoli editori, appassionati di narrativa e giornalisti, non ho ancora trovato uno che in privato non li considerasse dei mentecatti e non aderisse sghignazzando alla definizione di WuMinchia. Ci sarà un motivo. E gli ultimi discorsi sull’antifascismo in Tolkien hanno fatto pisciare dal ridere più di uno di questi tizi (e non solo perché Tolkien lodava Franco e il suo regime, proprio per l’idiozia di un simile discorso…. uno che li sfotteva era pure un politico di sinistra, lol). ^__^

Frugando nel webbete, ho trovato lo sfottò Wu Minchia in articoli anche del 2005 e precedenti, con titoli come “Le oscenità dei wu minchia su Marco Biagi”. LOL. E qui c’è un Wu Minchia risalente al 2003. Non mi stupirei di trovarne anche nel 2001, lol.

Come avrete intuito, i Wu Minchia mi fanno schifo, ma solo perché li giudico per quel che sono. Non posso mentire. :rolleyes:

Modificato da Duca di Baionette – 28/4/2011, 13:45

(Immagine da http://ciaglia.files.wordpress.com/2011/07/lega-banchetto.jpg?w=300&h=210 )