LARA’S THEME: “LA SENSEI” CALCATA SU “LA LIPPERINI”?

A parziale rettifica del post di ieri, che curiosamente mi ha fatto schizzare le visite oltre il migliaio  (la mia media giornaliera è di 400 circa), preciso che ESBAT uscì per Feltrinelli, mentre solo  il secondo e terzo volume della trilogia fanno capo al marpione Elido Fazi:-)

Confesso di aver dovuto cercare su wikipedia la definizione di fan fiction, una delle menate con cui la Nostra adora sentirsi aggiornatissima e sempre  di qualche spanna più all’avanguardia (letteraria) degli altri:

Fanfiction o fan fiction (abbreviato comunemente in fanfic, FF o fic) è il termine utilizzato per indicare tutte quelle opere scritte dai fan (da qui il nome), prendendo come spunto le storie o i personaggi di un lavoro originale”.

Inutile aggiungere quanto il tema dei fan (e degli “sfan”)  sia centrale negli interessi dei bufalari consorziati. Penso, in particolare, a quando Wu Ming 1 sollecitava tutto lo spin off possibile per Manituana. Erano i tempi in cui non disdegnava di richiamarsi epicamente prima a Leonida, poi addirittura a Omero.

Comunque, leggendo la trama di Esbat su the angelsbook blog (gestito da una cazzara che scrive “il pseudonimo”)

http://the-angelsbook.blogspot.com/2011/03/recensione-esbat-di-lara-manni.html

viene fuori:

“La Sensei ha cinquant’anni… è una donna superba che gestisce il proprio successo con orgoglio e sapienza: poche apparizioni pubbliche la avvolgono in un’aura di mistero e le permettono di non entrare in contatto coi propri lettori che disprezza profondamente…  Dopo essersi tranciata alcune dita di una mano e di un piede, la Sensei decide di “sacrificare” i propri fan, che attira a casa con la promessa di un disegno autografo”.

Lasciatemelo dire: ci ho visto il ritratto sputato di Madame Lippa, a cui – secondo me – non frega una beata mazza dei propri commentatori, in particolare quelli a cui intuisce di non apparire sufficientemente taumaturga e che si affretta a degradare a troll. Prima di bannarli senza pietà tra gli schiamazzi di giubilo delle solite ochette del  Campidoglio, naturalmente.

Tag: , , ,

11 Risposte to “LARA’S THEME: “LA SENSEI” CALCATA SU “LA LIPPERINI”?”

  1. paolo f Says:

    Proprio vero: il ritratto combacia in molti punti, tranne forse quello della sapienza, che le è stato appiccicato grazie al “cuore di fan” di chi l’ha tracciato. C’è stata poca sapienza, secondo me, nel sovraesporsi con tanta sicumera, come se si appartenesse a una razza di “intoccabili”.
    Ed è vero che i BC (Bufalari Consorziati) lavorano instancabilmente per creare nuovi marchi e “bacini di fan” che li sostengano e li alimentino.
    La necessità di creare sempre nuove bufale che possano diventare “brand” è dettata dal fatto che ogni bufala ha vita breve, purtroppo, e va rimpiazzata con qualcosa di nuovo. Come accade spesso sul mercato, in diversi settori.
    Chissà cosa s’inventeranno da qui in poi, dopo lo smascheramento epocale che si sta drammaticamente consumando sotto gli occhi di tutti.

    La faccenda di ”Steve Workers” (vedi il post), ha poi creato non pochi grattacapi ai bufalari consorziati, per colpa dei soliti riottosi che si ostinano a osservare e a pensare con la propria testa, e a non piegarsi alle esigenze del brand, e che quindi ostacolano (queste teste dure!) i programmi del Consorzio. So che loro non amano farsi definire Consorzio, perché preferiscono “Corporation”, ma voi teste dure siete irriducibilmente all’antica.
    Il marketing, Lucio: il marketing. Questo è il futuro (e il presente).
    (per parafrasare: «Benjamin: la plastica. La plastica è il futuro…» dal film “Il laureato”)

  2. Federico Gnech Says:

    Macché plastica! A me il Consorzio fa tornare alla mente il negozio del Consorzio Agrario su al paesello, con quell’odore di mangime, becchime, concime, insomma di tutto ciò che i bufalari spargono a piene mani nelle aie e nei campi della letteratura nazionale, in questi nostri anni Bui. Altro che braccia rubate…

  3. Luan Says:

    @Federico. Mangime, becchime, concime… purtroppo i polli non mancano mai*-°

  4. pirulix Says:

    il ritratto combacia in molti punti, tranne forse quello della sapienza

    beh, paolo, se sapienza non si intende nell’accezione di saggezza (che è quello a cui fa pensare se riferito a una Sensei), ma più precisamente in quello di abilità (o furbizia, forzandone il significato😉 ) la descrizione rientra in pieno…😦

  5. paolo f Says:

    Se ne forziamo il significato, allora questo tipo di sapienza sembra non essersi coniugato con la lungimiranza e con l’abilità strategica, ahimé (sempre nel campo delle ipotesi, si capisce).

  6. Ele Says:

    Un commento a “Menesbatto” di una amica (i grassetti sono miei):

    Esbat. Non mi piace il modo in cui è scritto. E’ probabilmente un limite tutto mio, ma non mi piace. E’ anche probabile che alcuni degli errori facessero parte della non perfetta trasposizione in testo elettronico (in tutta evidenza). Io odio i periodi frammentati e lo stile nominale. Capisco che al giorno d’oggi non tutti possano scrivere come Cicerone (figuriamoci, non avrebbero neanche dieci lettori), o, se volete un esempio più vicino a noi, come Dickens, con quei bei periodi ampi, ariosi, pieni di subordinate eleganti, ma dal periodo ciceroniano ad una sfilza di periodi continui formati da due-tre-quattro-cinque parole ci passa una bella differenza. Un esempio fra tanti: “Quella voce. Quella pelle. Quello sguardo” (…)”Che poi. Anche se fosse vero, cosa potrei… dire a una creatura del genere?” E ancora: “Ecco. Il problema”. Ancora, questa volta nei ringraziamenti: “Poi”. e a capo comincia un’altra frase. Spero che questi siano tutti errori di lettura del programma che ha convertito il testo, perché qui, a mio parere, non è una questione di stile e licenza letteraria, ma di scorretto italiano “ecco. Il problema” non significa un bel niente, poi-punto e che poi-punto non possono neanche essere definiti di registro colloquiale, sono semplicemente errori di italiano. Ma a cosa pensava chi per mestiere aveva il dovere di correggere il testo? Mah. Avevo sentito dire che gli editor in Italia sono figure davvero strane, ma queste sono cose da scuola elementare. Anche espressioni tipo “facesse pure” sarebbero da censurare, questa, diatopicamente parlando, è un’espressione pressoché dialettale dell’area centro-meridionale. E’ vero, io sono prevenuta: non nei confronti dell’autrice, eh! ma perché insegno italiano e sono letteralmente fissata con questo tipo di cose. Sono stata tormentata dai miei eccellenti professori universitari anche sull’uso della punteggiatura, e vedere virgole che non corrispondono a pause sintattiche ma solo “di fiato”, come quando si parla, è una cosa che mi fa orrore.
    Ho riportato pochi esempi ma il libro è disseminato di frasi simili, almeno nella prima parte, la cui lettura – per me – è quasi insopportabile. Dopo i primi cinque capitoli, tuttavia, la situazione migliora notevolmente e anche le subordinate oltre il primo grado cominciano a fare la loro comparsa, fino ad attestarsi su un livello di vivibilità. La sinistra tendenza fa capolino di nuovo nel finale, ma con moderazione.

    Passiamo ai personaggi: difficile affezionarsi a qualcuno. Non si capisce bene neppure se l’Autrice ami qualcuno di loro (il che, a ben vedere, potrebbe anche essere considerato un pregio). La sensei (spero che la Takahashi non le somigli davvero!) è antipatica, presuntuosa, debole. Nella prima parte del romanzo ci tiene tanto a precisare quanto è ricca, famosa, venerabile…odiosa! In parte cambia perché a questo la costringe la sofferenza, ma è incoerente lungo tutta la storia. Per carità, mai stata una fan della coerenza nelle vicende della vita privata (io! Risate dal fondo…), ma qui forse è un tantino eccessivo.
    Mi è piaciuta di più Ivy, e non credo che il suo dietrofront finale davanti al Demone sia da imputare a vigliaccheria. Forse, invece, ci vuole un bel po’ di coraggio per rinunciare a un bellissimo sogno che diventa realtà (specie, aggiungo, quando cominci a dimagrire, meraviglia delle meraviglie!). Però anche lei ha qualcosa che non va: insomma, le due protagoniste femminili sono praticamente schiave dei loro sensi, le gambe cedono e il ventre si scioglie di fronte all’uomo bellissimo e perfetto. Ma le donne non sono così, è una visione un po’ maschilista. Meglio la donna che si vendica uccidendo l’oggetto del proprio amore e straziando anche il suo cuore: quella è una cosa da donne.
    Immagino che “Chris” sia un omaggio a King. Un altro difetto dello stile del libro è che è troppo influenzato, in alcuni punti, come nel caso della voce nella testa, ma non solo, da King. Naturalmente è una cosa scusabile in un’esordiente che ha un “mito” letterario, ma penso che ci si debba necessariamente scostare dal modello e trovare una propria strada, altrimenti non si sarà mai uno scrittore, una scrittrice.
    E poi perché tutte le ragazzine sono a tal punto lontane dal mondo dei grandi e lo disprezzano? Va bene la normale carica di ribellione adolescenziale, ma le adolescenti che conosco io non sono per niente così, dalla Puglia, mia terra d’origine, alla Valcamonica, dove insegno.
    Il finale, a mio parere, è troppo lungo, inutilmente trascinato. E poi tu stai lì a pregare che Ivy, dopo essersi comportata così egregiamente prima, non faccia mai la cavolata suprema e immotivata che invece fa. Sgrunt.
    Per finire coi difetti (o almeno con quelli che io ritengo tali) devo dire che di dottrina ce n’è, ma spesso è anche troppa. Troppe citazioni musicali e letterarie, troppe spiegazioni, a volte affastellate. Il romanzo è corto, tutta questa roba ci poteva tranquillamente entrare in un libro di cinquecento pagine.

    Ma, direte, ha solo difetti questo libro, alla fine? No: gli ho dato tre stelle su cinque, un buon punteggio per un romanzo contemporaneo scritto in uno stile che non incontra il mio gusto.
    A me il Giappone piace molto: ho smesso di comprare manga appena prima che uscisse Inuyasha, e quello me lo sono perso, ma ho tutto della Takahashi e l’adoro, è la mia mangaka preferita insieme a Ryoko Ikeda. Anche se non conosco il mondo delle fan fiction perché a me le produzioni collaterali non interessano (come, per esempio, non mi interessano i fumetti sulla Torre. A me interessa ciò che scrive King e solo quello). Conosco abbastanza di lingua e cultura giapponese da non aver mai avuto difficoltà nel comprendere il testo e mai dubbi; l’ambientazione è molto efficace e alcuni passaggi sono molto ben fatti; il personaggio di Masada e quello di Sasaki sono i meglio caratterizzati, pur non avendo molto spazio nella storia.
    La storia non è banale: è pur vero che l’autore che entra nel mondo fantastico o il mondo fantastico che invade quello reale sono praticamente quasi degli archetipi letterari, ma è anche vero che se uno sa rielaborare un vecchio tema (vedi “la bambina che si perde nel bosco” di King) è sempre una buona cosa, anche perché io penso che gli autori contemporanei, nel tentativo di fare cose originali, spesso arrivino a risultati assurdi. La curiosità di vedere dove andava a parare la storia c’è stata, ed è un bel punto a favore del libro. Alcuni sviluppi erano anche prevedibili, altri mi hanno colta davvero di sorpresa. Ho anche apprezzato particolarmente alcune brevi riflessioni sugli errori irreparabili, sul dominio della passione e sul desiderio come motore delle azioni umane: mi ci sono ritrovata.
    Insomma, un romanzo godibile, se non si è totalmente a digiuno di cultura giapponese. Lontanissimo dalle mie corde e da quello che cerco personalmente in un romanzo, ma sono gusti personali, tant’è vero che risulta decisamente più gradito a molti altri lettori.

    http://nienteecosisia.wordpress.com/2010/06/25/esbat/

  7. pirulix Says:

  8. pirulix Says:

    Dal comento a mEneSBATto riportato nel post di Ele:
    … insomma, le due protagoniste femminili sono praticamente schiave dei loro sensi, le gambe cedono e il ventre si scioglie di fronte all’uomo bellissimo e perfetto. Ma le donne non sono così, è una visione un po’ maschilista.

    Lippamanni con una visione maschilista della donna? 😉

  9. Luan Says:

    Be’, se solo pensi alla sua dipendenza totale dal guru di bologna…

  10. pirulix Says:

    Be’, se solo pensi alla sua dipendenza totale dal guru di bologna…
    😄

  11. technorati.com Says:

    I do not even understand how I ended up right here, but I assumed this put up used to be good.
    I do not realize who you’re however certainly you are going to a famous blogger should you are not already. Cheers!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...