IL MOMENTO DELLO SCOLLINAMENTO PER RAUL MONTANARI

Ha scritto Raul Montanari in Facebook il 17 marzo scorso:

“In base a osservazioni su me stesso e soprattutto su altri (e che altri…), sono arrivato alla conclusione che un uomo ha un apice creativo che dura abbastanza poco, direi una decina d’anni al massimo; e che questo apice si colloca, con molte varianti ed eccezioni, intorno ai 40 anni. Prima e dopo, quest’uomo non è al massimo della sua creatività. Però, prima trova una compensazione nell’abbondanza e urgenza di idee, per quanto grezze possano essere; dopo, nell’artigianato di lungo corso, nella conoscenza di se stesso, nell’esperienza che gli ha raffinato il gusto e lo porta a distruibuire meglio i pesi, le forze, i rischi. Ho il sospetto che questo valga anche al di fuori dell’espressione creativa, nella vita in generale.”

Ha obiettato Ferruccio Nobile Migliore:

“Giuseppe Verdi compose opere fino a 80 anni, e le ultime, per alcuni aspetti, furon le piu’ belle. Haendel pure compose gloriosamente fino alla fine. Anche tanti altri. Mi sa che entrano in gioco piu’ fattori da considerare, più si invecchia e più si è sperimentato, ma anche più si invecchia e più vengon meno le forze, per questo occorre coltivare tecniche di rigenerazione delle proprie forze vitali.”

Raul:

“Ma infatti, Ferruccius, nella musica classica succede spesso che le cose migliori arrivino in tarda età, perché non è un’ arte performativa come il rock o il jazz – che pure, dico il jazz, ha delle eccezioni notevoli…

Non c’è dubbio che nelle arti performative, come nello sport, in generale il limite va anticipato anche di molto. Ho riflettuto sull’invito di Vittorino Michelutti a individuare il momento dello scollinamento, e la cosa curiosa è che nel mio caso non è stato un episodio di frustrazione diretta, ma indiretta. Nel 2008 (a 49 anni) ho scritto il mio decimo romanzo, “Strane cose, domani“, il cui soggetto nasceva da un fatto realmente accaduto: il ritrovamento di un diario su una panchina, e una serie di affascinanti conseguenze. Mi sono accorto che questo soggetto suggerito dalla realtà aveva molta più forza degli ultimi che avevo prodotto io. Ho capito quanto mi fosse ormai diventato faticoso inventare nuove storie. E non è un caso che quel libro sia stato il mio più premiato e apprezzato degli ultimi 10 anni… anche perché ora ho le abilità nello sfruttare a fondo il soggetto che non avevo prima, o almeno non così rifinite e sperimentate.”

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5 Risposte to “IL MOMENTO DELLO SCOLLINAMENTO PER RAUL MONTANARI”

  1. paolo f Says:

    Come ebbi modo di dirti, la mia Teoria del decennio si riferisce invece più a un “apice di mercato” (che in genere non perdona) che a un apice creativo, che pure esiste. Resta il fatto che, raggiunto quell’apice, la parabola diventa discendente.

    Questa teoria si applica agli scrittori italiani di narrativa – soprattutto bestselleristi – e non ha valore matematico ma statistico (come l’analisi tecnica di Borsa): ossia ha le sue eccezioni, e il valore massimo di riferimento è convenzionale, cioè il decennio potrebbe anche essere un undicennio o dodicennio, ad es.

    Questo perché il mondo cambia, le mode passano ecc., e gli scrittori italiani non riescono a stare al passo per mantenere il proprio appeal verso i lettori (a differenza di molti anglosassoni, come Ken Follet, John Grisham ecc, che sono capaci di durare anche trent’anni). Anche il nostro Baricco, per citare il nome più visibile, non è più quello delle origini: da tempo è un businessman e un “opinionista” cultural-letterario più che uno scrittore, dunque una figura ibrida. Nemmeno Umberto Eco sfuggì a questa logica: nei primi anni novanta la sua parabola (di bestsellerista) si avviava alla conclusione.

    Questa — stando alla statistica — sembra “la via italiana” allo stare sul mercato della narrativa. L’unica eccezione è Andrea Camilleri: perché lui è esploso settantenne e configurava un’anomalia fin dall’origine.

  2. Luan Says:

    Personalmente ho abbandonato le colline da un pezzo. Adesso mi interessano solo le escursioni dai 2000 metri in su:-)

    P.S. Questo il mio profilo su Twitter:

    “@LucioAngelini. Marchigiano di Fano trapiantato a Venezia per scelta, ex insegnante, ex scrittore per ragazzi, ex traduttore, alpinista della domenica, blogger.”

    🙂

  3. Anonimo Says:

    Sembra interessante la teoria del decennio illustrata dal ferrucci.
    Si applicherebbe anche per esempio a Giorgio Faletti: è partito nel 2002 con best-seller a ripetizione e oggi sono passati 10 anni, quindi l’ultima ora dovrebbe essere scoccata anche per lui.
    Anche i wu ming dicono che sono sfiatati e ormai sparano cartucce a salve: per loro i dieci anni sono scoccati da un po’.

  4. Luan Says:

    Le loro ultime bufale hanno mietuto crescenti insuccessi:-)

  5. fabio painnet blade Says:

    Il post si presenta interessante. Parlare di creatività è tuttavia complesso, ma mi pare che montanari schematizzi con troppa banalità un elemento su cui si sono impantanate fior di menti scientifiche. Trovare il bandolo della matassa potrebbe nondimeno definire un ordine di parametri, forse estetici, con cui assediare il problema della qualità di un opera. Val la pena rifletterci su.

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