LA FACCIA COME IL CULO

immagine_editoriale

Ricevo anch’io da Giovanna Galeassi la seguente promo-mail:

“SCOPRI LA STORIA INCREDIBILMENTE INGIUSTA DI THOMAS JAY, IL GENIO DIMENTICATO”

Buongiorno, conosci Thomas Jay? la sua vicenda in Italia è ancora poco nota. Thomas Jay, pseudonimo di Stefano Lorenzini (Arezzo, 5 marzo 1957), è uno scrittore di culto italoamericano, i cui libri sono stati pubblicati in tutto il mondo. La sua fama è legata, oltre che ai suoi romanzi, alla sua vicenda personale che lo vede rinchiuso per reati minori nel riformatorio di New York già a 12 anni, e in seguito condannato all’ergastolo per reiterato tentativo di evasione, come previsto da una legge inconcepibile nota come Three Strikes Law. Tutt’oggi in carcere, lo scrittore è al centro di un vasto movimento di opinione che si adopera per ottenerne la liberazione. Il tuo sostegno rappresenta un contributo importante per diffondere la sua storia. Aiutaci a portare avanti la campagna per Thomas Jay Libero! Guarda il video appello, deciderai tu se condividere la sua storia. Clicca qui per scaricare un estratto della sua autobiografia. La Fazi Editore ha annunciato che a breve pubblicherà tutte le sue opere. Ti ringraziamo per averci dedicato il tuo tempo. Giovanna Galeassi – Il presidente del comitato italiano “Free Thomas Jay”

 www.freethomasjay.com ”

Commovente… epperò leggo qui:

http://kelebeklerblog.com/2012/03/15/thomas-jay-alias-stefano-lorenzini-una-bufala-di-fazi-editore/

“Viene segnalato anche un sito, che puntualmente visito.  Spicca l’immagine di un giovane dall’aria di bel tenebroso, che porta sorprendemente bene i suoi cinquanta  e passa anni.

Sul sito, scopro che Thomas Jay è stato difeso pubblicamente da

“Gore Vidal, Paul Auster, Jonathan Franzen, Michael Moore, Bruce Springsteen, Jack Nicholson, Tim Robbins, Susan Sarandon, Sean Penn, Julian Schnabel e tanti altri.”

Thomas Jay è stato citato, o meglio esaltato, in recensioni su  The New York Times (che si dice parli anche di una “manifestazione di 3.000 persone a suo sostegno”), Time, The New Yorker (“Thomas Jay è uno dei maestri della letteratura americana”) e il San Francisco Chronicle. Sul sito, c’è pure un video, con tanto di copertina di Time dedicata a Thomas Jay.

Vado su Google, e trovo centinaia di riferimenti a questo autore. Tutti in italiano, e tutti che ricalcano il comunicato che era arrivato a me. Un po’ strano, visto che l’unica lingua al mondo in cui i suoi libri non sono ancora stati pubblicati sarebbe l’italiano.

Vado su Bookdepository (la mia alternativa a Amazon) e trovo che la cosa che più ci somiglia è un libro per bambini di un certo Chris Thomas, intitolato Little Jay Learns Karate. E nemmeno su Amazon si trova un libro che sia uno, scritto da questo autore cult, “i cui libri sono stati pubblicati in tutto il mondo”.

Ma no, c’è in effetti un articolo in inglese, anzi una voce su Wikipedia, dedicata proprio all’autore Thomas Jay. Apro, e leggo:

“11:58, 12 March 2012 Closedmouth (talk | contribs) deleted page Thomas jay (G3: Blatant hoax)”

Blatant hoax, per i non anglofoni, si traduce “bufala sfacciata“.

Cerco almeno la presidente del Comitato, la signora Giovanna Galeassi, che compare pure di persona nel video sul sito. Gli unici riferimenti a questa signora sono proprio al suo ruolo di presidente del “comitato italiano “Free Thomas Jay””.

Per diventare qualcuno, tipo presidente di un Comitato, di solito devi aver fatto qualcosa prima nella vita, che so mandato una volta un messaggio su un forum. Questa qui, no.[1]

A questo punto, mi sorge il sospetto che qualcuno abbia voluto giocare un colpo basso a Fazi Editore.

Quindi vado a vedere a chi appartiene il sito per la liberazione di Thomas Jay. Ecco qui:

Registrant:
Fazi Editore Srl Societa/Ditta
Via Isonzo, 42C
ROMA, RM 00198
IT

Domain name: FREETHOMASJAY.COM”

Ora, tutto è possibile. Anche che esista Thomas Jay.”

Vistosi scoperto, Fazi editore ha pubblicato in Facebook la seguente nota riparatrice:

Thomas Jay, un grande scrittore in carcere o un’invenzione del marketing?”

“Da alcuni giorni il web si interroga sulla figura di uno scrittore italoamericano acclamato dalla critica statunitense e condannato all’ergastolo dalla Three Strikes Law, sul video che racconta la sua storia e sulla campagna per la sua liberazione.
Come molti di voi hanno… subodorato grazie agli indizi che abbiamo disseminato nella campagna virale, Thomas Jay non è un personaggio reale ma è il protagonista del romanzo omonimo di Alessandra Libutti edito da Fazi Editore, in libreria da fine marzo e, da oggi, in ebook a 2 euro.
Le prime 57 pagine pagine sono scaricabili gratis su www.freethomasjay.com
e su www.10righedailibri.itAbbiamo ricevuto critiche ma anche tanti commenti che ci fanno capire come per nulla virtuale sia la capacità di un personaggio letterario come Thomas Jay di restare nei cuori e nelle menti di chi si imbatte nella sua storia di ribellione e speranza.Thomas Jay è stato finalista al Premio Calvino. Uscito inizialmente in poche copie per un piccolissimo editore, e ritorna oggi in libreria dopo una lunga opera di riscrittura da parte dell’autrice.Quanti hanno firmato la petizione on line e avessero piacere di leggere il romanzo di Alessandra Libutti possono scriverci all’indirizzo info@fazieditore.it per richiedere una copia gratuita dell’ebook.”–Sono indignato. Non si può speculare in questo modo sulla voglia di solidarietà della gente. Mi auguro che gli ideatori di questa campagna infame ricevano in piena faccia il boomerang che hanno lanciato.

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50 Risposte to “LA FACCIA COME IL CULO”

  1. Iannozzi Giuseppe Says:

    Allora non sei così ingenuo. 🙂

    Non è il solo.
    Se ti impegni trovi altre cose interessanti, anche solo con una semplice ricerca su internet su altri fake.

    Io ricordo una delle prime bufale portate in Italia da Fazi, JT Leroy: ci stava dietro pure Bono Vox e altri ancora. La solita solfa. Me ne ero accorto subito che non esisteva nessun Leroy, ma ovviamente chi sappiamo sul suo blog mi chiuse la bocca. Parlo di tanti anni fa, oramai di questo Leroy – mai esistito – non se ne ricorda piu’ un solo cane, anche perche’ scriveva da cani e peggio ancora. In ogni caso, fu forse la prima bufala grossa portata da Fazi ho avuto sempre sospetti sul suo catalogo.

    Detto papale papale di prodotti commerciali inventati a tavolino per prendere per i fondelli i poveri lettori non mi interessa una emerita cippa.

    Bravo Lucio.

  2. Luan Says:

    Trovo l’operazione accostabile a quella di chi, nei giorni scorsi, raccoglieva fondi per degli inesistenti malati di leucemia (notizia riportata dalla stampa nazionale): o meglio, i malati di leucemia esistono, così come anche le vittime dell’ingiustizia, ma speculare sul buon cuore della gente per intascare soldi – ancorché in cambio di un libro – è una cosa che mi ripugna nel profondo.

  3. maria pia Says:

    Non ho capito una cosa: in tutta questa bufala virale Thomas Yay ha preso parte in prima persona?

  4. Luan Says:

    @maria pia. mi stupisci. Thomas Jay non esiste, è un personaggio inventato di sana pianta ma spacciato per reale. basta bufale! non se ne può davvero più.

  5. maria pia Says:

    @.@ Lucio, non stupirmi tu: lara manni, ad es., oltre a non esistere nella realtà, facendo fede al principio del silenzio/assenso, ha preso parte attivissima alla costruzione della sua vita virtuale: il suo blog non era gestito da altri ma in prima persona. Sono stata più chiara?

  6. Luan Says:

    Boh. Non capisco. Mi chiedi se Alessandra Libutti, cui ora il libro viene ascritto, sia al corrente dell’operazione Fazi??? Be’, in tal caso la risposta è dentro di te, solo che è giusta.

  7. maria pia Says:

    No, ti chiedo se thomas jay ha mai scritto e parlato in prima persona nelle modalità compulsive con cui ha operato nel suo piccolo lara manni se di fake si tratta.

  8. eliaspallanzani Says:

    Perdona ma è ben diverso. La bufala di Jay era destinata ad essere scoperta in fretta, quella di Lara a non esserlo mai. Lara era un vero segreto, jay solo pubblicità.

  9. maria pia Says:

    Ecco. Mi domando retoricamente, allora, quale delle due bufale sia più immorale (se di bufala si tratta il caso Lippemanni)… e dentro di me la risposta la conosco -_-“

  10. Luan Says:

    @elia. No, il caso di Jay è ben più grave: specula sulla raccolta firme contro un’ingiustizia (inventata), mentre laramanni è solo un eteronimo per una trilogia fantasy.

  11. Luan Says:

    m.pia, segui:

    http://www.freethomasjay.com/

  12. Iannozzi Giuseppe Says:

    Sono d’accordo. La bufala Jay ha raccolto consensi speculando sul sistema giudiziario. La Croft è solo fantasy, una che avrebbe scritto dei libri che se li è filati un morto di papa e morta lì.

    Certo che pero’ non se ne puo’ piu’ di questi personaggini inventati di sana pianta: il comune lettore si dovrebbe sentire, come minimo, preso per i fondelli e non poco. Fossi cascato in una di queste bufale, fossi stato un semplice lettore, avrei scagliato tuoni e fulmini contro l’editore esigendo rimborso sull’unghia oltreché a citarlo per danni, per avermi ingannato e avermi fatto dire “Oh, povero, vittima della solita ingiustia del ca**o… non puo’ che avere il mio appoggio incondizionato… “. Direi che è molto molto grave. Imperdonabile.

  13. eliaspallanzani Says:

    Mah, non sappiamo quale sia peggio. E’ sicuramente indicativo che da tempo molti libri vengono promossi facendo riferimento a cose lontane dalla scrittura e dalle idee, e cioè al carattere dell’autore, alla sua estrazione, al fatto che potrebbe essere simbolo di qualcosa (dell’ingiustizia nel caso di Jay, del “farsi avanti con le proprie forze” nel caso di Lara). Quest’attenzione per l’autore, che suppongo woomeeng a parole non apprezzerebbe, è il riflesso di un modo adolescenziale di intendere la letteratura.

  14. maria pia Says:

    Infatti wu ming 1, quando ha tradotto stephen king ha pensato bene di dirottare l’attenzione del lettore/ fan dall’ autore al.. traduttore (cioè se stesso… strana ‘ sta cosa, no? :-D) e ben sei mesi prima che il testo tradotto fosse pubblicato in italiano… a parole se ne fanno peoclami, poi si cerca la pubblicità attraverso lo scrittore più popolare del pianeta…
    @iannozzi, non è “solo” fantasy un presunto fake con blog dai post giornalieri, account-presumibilmente fasullo- su fb, polemiche e guerricciole on line in prima persona con altri utenti

  15. diait Says:

    a metà tra il Jack Folla di Diego Cugia e il J.T. Leroy di Laura Albert. Marketing, pubblicità, propaganda sfruttano le emozioni e le debolezze della gente. Siccome non possiamo proibirli, meglio attrezzarsi e riderci su (e possibilmente non comprare ii “prodotti” che vendono, se non strettamente necessario).

  16. diait Says:

    mi sembra di capire anche che Fazi non è uomo di molti scrupoli. Forse, per mantenere due famiglie (mi sembra di capire che è al secondo matrimonio, e con moglie giovanissima) non si può stare troppo a guardare il capello.

  17. diait Says:

    Chiunque sia, kelebek è (per certi versi) fantastico. L’ho incrociato googlando quel curioso (e inquietante) personaggio che è Massimo Introvigne del Cesnur. Kelebek lo ha sistemato per bene, se non ricordo male.

  18. Armandino Says:

    Il primo a svelare tutto è stato un altro blog, uhm non ricordo il nome…ma si vede in Internet. Ma lo ha beccato molti giorni prima. A me l’idea è piaciuta, non trovo speculazioni o offese, anzi avevo capito da subito il gioco. Sul sito c’era scritto Fazi e la cosa mi puzzava. Ognuno, però, la pensa a modo suo e io ne sono rimasto contento. Un libro, storia vera o no, emoziona e insegna, come un film o un’opera d’arte. Saluti a tutti e complimenti e kelebek, ma soprattutto all’altro blog di cui non ricordo il nome.Ora lo cerco.

  19. Armandino Says:

    http://www.thebrainmachine.org/2012/03/11/thomas-jay-un-falso-condannato-a-morte-un-vero-libro/ eccolo spero di esser stato d’aiuto.

  20. diait Says:

    Fantastico il lavoro investigativo del “guru informatico” Guerrasio! E kelebek gliene rende merito nei commenti.

  21. Luan Says:

    @diait. dici “meglio riderci su”. NO! Chi scrive

    “Tutt’oggi in carcere, lo scrittore è al centro di un vasto movimento di opinione che si adopera per ottenerne la liberazione. Il tuo sostegno rappresenta un contributo importante per diffondere la sua storia. Aiutaci a portare avanti la campagna per Thomas Jay Libero!”

    secondo me commette un vero raggiro della buonafede altrui. non mi viene da ridere e se fossi il presidente dell’Aie espellerei d’ufficio Fazi dall’associazione.

  22. Luan Says:

    P.S. Il blog di Alessandra Libutti è qui:

    http://thomasjay07.blogspot.it/

  23. fabio painnet blade Says:

    Scorrendo il commentario mi sembra di individuare chiaramente due filoni interpretativi del fenomeno: per alcuni la qualità di un testo non comporterebbe, in fondo, alcuna regola etica in fase promozionale; altri porrebbero invece vincoli di buon gusto alle ben note strategie di marketing. Nel primo caso, mi domando se si possa parlare di ‘efficace’ strategia editoriale’ dal momento che le metodiche commerciali (etiche o meno) stanno portando le vendite al collasso. A vederla in maniera obbiettiva si può dire che la gestione dubbia dei criteri promozionali abbia portato più danni che benefici, tutt’alpiù può aver favorito il lancio di alcune opere a discapito di altre, senza intaccare minimamente la generale tendenza al ribasso.
    Non credo che l’immaginario personaggio di fazi (a questo punto il vero autore potrebbe essere lui) possa rappresentare un’eccezione e determinare un tamponamento del default in atto (il trend delle vendite si mantiene saldamente negativo). Il fallimento di un intero settore e la sistematica fagocitazione di buone opere di cui mai sapremo, non sarà pertanto capovolto neppure se, di tant in tanto, dall’oceano di melma prodotto emergerà un lavoro apprezzabile, come qualcuno afferma. Aldilà della qualità proposta e imposta da siffatti meccanismi, mi chiedo allora se val la pena di proseguuire su questa strada. Sarebbe molto istruttivo sentire Fazi, o chi per lui, ma so che purtroppo non si può.

    Fazi ha lanciato anche Amanda Hawking (manco mi ricordo come si scrive), personaggio reale, pare. In tempi non sospetti ipotizzai che la contraffazione*, in questo caso, avesse comportato la manipolazione di determinati dati di vendita, a scopi, ancora una volta, promozionali. Chi ha letto il libro mi dice che fa letteralmente cagare (un libro vuoto come la fame), poi ognuno ne tragga le conclusioni che crede, o magari se lo legga fino in fondo.

    * tenuto conto che le vendite in rete non facilitano l’identificazione dell’acquirente ( oltre che dell’autore, si potrebbe tranquillamente aggiungere).

  24. diait Says:

    né più né meno di quello che fa la pubblicità tutti i giorni. La politica tutti i giorni. Eccetera. Fazi si autosputtana. Se poi c’è chi si è fatto raggirare, dovrà incassare e imparare la lezione, attrezzandosi per la prossima volta. A meno che non vogliamo vivere in un mondo di vigilantes, commissioni di controllo (a capo delle quali avremo lipperini, zanardo e similia…) e tutelati speciali (noi lettori?), mi sembra il minore dei mali.

    Certo che mi fa schifo un marketing di questo tipo, la manipolazione spudorata e sconsiderata. Va bene denunciarla e sputtanarla per quello che è – un patetico espediente di gente alla ricerca disperata di un mercato che altrimenti non avrebbe. Però l’indignazione la riservo per chi manda ragazzini in guerra, per chi picchia i figli, per chi li stupra o affida a stupratori… Insomma, per altro.

    Apprezzo molto il lavoro investigativo di chi ricostruisce la realtà, meno il fanatismo e gli attacchi personali e la paranoia (non mi riferisco personalmente a te, lucio, ma a un atteggiamento politico-mentale generale).

  25. diait Says:

    scusate, il mio commento voleva ribattere a questa frase di lucio:
    secondo me commette un vero raggiro della buonafede altrui

  26. fabio painnet blade Says:

    “…non mi riferisco a te, Lucio …”

    Ah! Ah! bellissimo pezzo di ironia involontaria. Impagabile davvero. Buona domenica a tutti.

  27. diait Says:

    in che senso? Non mi riferivo neanche a te, fabio. O meglio mi riferivo a tutti quelli che hanno una soglia di indignazione e imparanoiazione troppo (secondo me, nella mia umile opinione) bassa.

  28. more Says:

    Il fatto è, diait, che l’indignazione l’hanno fatta sprecare loro a noi. Sono loro che ci hanno chiesto di star male per un carcerato inesistente. Sono loro che ci hanno fatto chiesto un coinvolgimento emotivo per qualcosa che era solo marketting. Eh no! Non va bene. E’ questo che indigna, non sul fatto che sia un’operazione commerciale. Su facebook la storia di ‘sto tipo ha girato per settimane, amici che condividevano questa bufala invece di condividere e sostenere battaglie importanti e reali. Davvero è il caso di fare del “benaltrismo”, su questa faccenda?

  29. diait Says:

    nessun benaltrismo. Ognuno è responsabile di come amministra la propria indignazione. Mi sembra che l’affermazione “sono loro che ci hanno costretto a indignarci” sia poco coerente col principio della responsabilità individuale e della libertà di scelta che ognuno ha di fare questo o quello. Si impara per tentativi ed errori a fare le scelte giuste, credo. Fazi si assume la sua responsabilità (di questa porcheria/pasticcio di marchetting da peracottaro) e io la mia (di indignata). Sennò c’è sempre qualcun altro a cui dare la colpa, di qualsiasi cosa.

  30. eliaspallanzani Says:

    A volte è anche difficile dire se si sfrutta un tema o se c’è vera adesione, o se si fanno tutte e due le cose insieme. Ad esempio, un anno fa Lara Manni crea il sito “autori per il giappone”, che serve a raccogliere fondi per save the children. La bella iniziativa riceve attenzione e molti link. La modalità di contribuzione è un po’ curiosa, perchè c’è il sito e in fondo (non in cima, come uno si aspetterebbe) c’è un banner per contribuire. Ora, indubbiamente questo è un modo per fare del bene, e anche incidentalmente per farsi conoscere- E’ sbagliato? E se si perchè? Ah, la Lippa ovviamente ne parla, ma tiene a sottolineare (senza che nessuno gliel’abbia chiesto) che lei ha svolto alcun lavoro, solo riportato la notizia (http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/03/23/scrittori/#comments)

  31. riccardo ferrazzi Says:

    Questa cosa mi fa pensare. Sono anni che cerco un editore per il libro più impegnativo che ho scritto (Lucio ne ha letta la prima parte e mi pare che non gli sia dispiaciuta). Mi domando: se trovassi un editore che per promuovere il mio libro organizzasse una campagna menzognera e magari anche un po’ squallida, tipo questa, insomma, che farei? Onestamente, non lo so. Dovrei pensarci. Ci penserò quando e se fosse questo il caso (ma mi rendo conto che la mia è un’affermazione un po’ ipocrita, perché se non rifiuti subito, immediatamente, finisce che accetti). E poi, magari neanche te lo dicono: ti mettono davanti al fatto compiuto. Un bel guaio.

  32. paolo f Says:

    Io certamente rifiuterei. Non necessariamente per una questione di principio (sono un uomo di mondo); ma perché oggi queste campagne menzognere non riescono più, e quando una campagna menzognera di questo tipo fallisce, ti si ritorce contro e fa danni, bruciando tutto il lavoro fatto.
    Se fosse stato dieci anni fa (scusate se sono fissato col decennio) forse avrebbe potuto funzionare, ma ora i navigatori sono più smaliziati e lo scambio d’informazioni tramite i social network è diventato velocissimo e invasivo. Oggi, in questo ambito, è difficilissimo spacciare lucciole per lanterne: bisognerebbe proprio essere dei professionisti sopraffini.

  33. Luan Says:

    Se un editore mi proponesse una strategia promozionale collegata a una raccolta fondi in favore – che ne so? – di un malato di tumore inesistente, credo che gli sputerei in faccia. Non si specula sul dolore della gente.

  34. paolo f Says:

    Su questo, anch’io: non si specula sul dolore della gente. Magari non gli sputerei in faccia, ma gli direi di no.

  35. paolo f Says:

    Una curiosità, Lucio: su facebook se ne discute? Con quale intensità?

  36. Luan Says:

    Come sai, in facebook ognuno è libero di scegliere un certo numero di amici di cui seguire gli aggiornamenti. Nessuno potrebbe seguire tutti, ma proprio tutti i miliardi di aggiornamenti di facebook e avere così il quadro complessivo della situazione. Nella mia lista ci sono Alice Di Stefano e Fazi editore, coppia che comincio a considerare “diabolica”:-)

    Ho appreso proprio dalle loro pagine l’esistenza di un caso Thomas Jay. Poi c’è stato il tuo link a keleberkler blog e i miei personali approfondimenti, ma la pretesa faziana “TUTTA LA RETE NE PARLA” è un’evidente esca per allocchi.

  37. paolo f Says:

    Dunque, la Fazi editore avrebbe “fatto tesoro” degli insegnamenti del collettivo waso ming (sguinzagliarsi in giro a far rumore per sembrare tanti) e li avrebbe messi in pratica? In questo caso mi stupirebbe per ingenuità.

  38. Luan Says:

    Soprattutto gli insegnamenti di quando si chiamavano Luther Blissett e architettavano bufale come quella dei Bambini di Satana:

    http://www.lutherblissett.net/archive/078-25_it.html

    non fosse che ormai di bufale non se ne può davvero più. Basta e avanza la realtà, già raccapricciante di suo.

  39. diait Says:

    ho letto il documento di lutherblisset. Ma la “bufala” quale sarebbe stata? Intendi dire di aver usato strumentalmente la vicenda dei Bambini di Satana (una bufala) in chiave anticlericale?
    Strano argomento, quello del complotto cattolico, quando tutti sanno che il Cesnur (supercattolico) è sfacciatamente anti-antisette, cioè pro-sette.

    Dal sito del Cesnur: I movimenti anti-sette di ispirazione laicista pretendono di definire le «sette» a prescindere da qualunque elemento dottrinale, sulla base di criteri puramente psichiatrici che fanno riferimento alla «manipolazione mentale» e al «lavaggio del cervello». Queste ipotesi, per quanto purtroppo prese sul serio da recenti documenti governativi in vari paesi, non sono però sostenute dalle acquisizioni più fondate e recenti della scienza psichiatrica, e si ispirano piuttosto a diverse teorie psichiatriche di tipo positivista, insieme superate e caratterizzate da una generale ostilità verso l’esperienza religiosa..
    Il che è assolutamente coerente con la “parte” che rappresentano. Alla luce di certe teorie “di ispirazione laicista” il catechismo diventerebbe fuorilegge. Non credo quindi alla congiura “cattolica” anti-Dimitri, denunciata da lutherblisset. Se la bufala è questa, concordo.

    Totalmente incoerente, ipocrita e strumentale il falso “libertarismo” dei lutherblisset dell’articolo, che arrivano a farsi paladini di Scientology e satanismo in nome di una libertà di espressione che non hanno mai praticato. Da ridere!

  40. diait Says:

    *libertà di espressione e di scelta

  41. diait Says:

    Lavaggio del cervello: realtà o mito?

    Le “sette”, le religioni, l’estremismo politico usano il lavaggio del cervello per reclutare e conservare fedeli? Oppure la metafora del lavaggio del cervello è utilizzata semplicemente in chiave polemica, per squalificare e discriminare dottrine religiose e politiche impopolari? Queste domande sono al centro di vaste controversie fin dal 1950, quando l’accusa di praticare il lavaggio del cervello è rivolta per la prima volta alla Cina di Mao. Emergono in quegli anni due modelli diversi, uno di critica articolata al cosiddetto “totalismo” presentato dallo psichiatra Robert Jay Lifton e dallo psicologo Edgar Schein, e uno che ritiene invece il “lavaggio del cervello” uno strumento misterioso e infallibile, attribuito dai servizi segreti statunitensi (che realizzano segretamente diversi esperimenti al riguardo) ai comunisti russi e cinesi.

    Solo più tardi il secondo modello è applicato alle “sette”, incontrando sia antiche paure nei confronti dell’ipnotismo, sia una preesistente critica psicologica della religione in genere, e ispirando iniziative politiche e legislative “anti-sette” negli anni 1970 e 1980 negli Stati Uniti (dove incontrano resistenze da parte di studiosi e giudici, e ultimamente falliscono), quindi dagli anni 1990 in Europa.

    Massimo Introvigne, da anni coinvolto in prima persona in questi dibattiti, ricostruisce dettagliatamente la storia delle controversie, e formula alcune proposte per un possibile dialogo fra critici delle “sette” e studiosi accademici di nuovi movimenti religiosi, questi ultimi in maggioranza fortemente critici nei confronti delle ipotesi del lavaggio del cervello.
    (presentazione del libro “Lavaggio del cervello: realtà o mito? di Introvigne)

    Non sembra uno che può remare contro un poveraccio come Dimitri…

  42. diait Says:

    In un altro articolo di Introvigne sui movimenti anti-sette definisce i lutherblisset “libertari”….
    seee, addio!

  43. Luan Says:

    @diait. scusa, ho fatto confusione. le beffe dei Luther Blissett sono elencate in wikipedia

    http://it.wikipedia.org/wiki/Luther_Blissett_(pseudonimo)

    e io intendevo riferirmi a quella dei sacrifici satanici di Viterbo:

    “I sacrifici satanici di Viterbo: tra il 1995 e il 1997 i quotidiani di Viterbo denunciano la pratica di messe nere e di sacrifici carnali nella zona. I giornali condiscono di dettagli le azioni dei satanisti e la notizia finisce anche su Studio Aperto, dando origine ad una psicosi collettiva nella città laziale. La rivendicazione della colossale beffa viene fatta da Luther Blissett durante Tv7, il settimanale del TG1. ”

    Un’azione a dir poco idiota.

  44. diait Says:

    ah, ho capito.
    Comunque il tono dei “comunicati” di lutherblisset o giap o omologhi/e è sempre quello delle br.
    Definivano il pubblico ministero del processo contro Dimitri “il braccio armato della Santa Inquisizione” (quando invece la Santa Inquisizione, nella persona di Introvigne, gli remava e gli rema a favore, alle sette). E naturalmente denunciavano il carattere politico di quel processo. (Ma quando poi lo fanno altri… allora no, è strumentale)

    Sono sempre tutti (quei quattro gatti) lì a chiamare alle armi i militanti, a denunciare complotti, ad aprire la seduta del tribunale del Popolo. Mamma mia. Essendo cresciuta in una famiglia di comunisti, so di cosa parliamo.

  45. diait Says:

    … ricorre in quei testi dell’epoca anche la parola “infami” (l’infame, gli infami) che fa un po’ Romanzo criminale…

    Scrivendo sulla vicenda della causa per diffamazione intentata contro Bui dalla Musti, per il libro “Lasciate che i bimbi…”), si paragonano agli zapatisti del Chiapas che combattono contro il potere costituito di chi vuole “imbrigliare la rete” con leggi liberticide…. E dicono di rivolgersi a una “platea planetaria”… (In italiano?)

    Ripeto: che roba.
    Non sapevo che l’autore di “Lasciate che i bimbi” fosse proprio Bui, cioè WM1, mi pare.

  46. diait Says:

    In quella causa, l’editore Castelvecchi provò a coinvolgere Bui nell’obbligo di risarcimento alla Musti…

    Venendo all’esame della domanda proposta dalla società Castelvecchi, la stessa chiede che sia dichiarato l’obbligo solidale di Roberto B., quale autore del libro “Lasciate che i Bimbi” e ciò ai sensi dell’art. 11 L. 47/48 ” statuendo, con riguardo all’avversaria domanda di pagamento dell’intero, in ordine alla ripetizione dovuta”.

    Come riportato in narrativa, il B. contesta di essere l’autore dell’opera in questione, assumendo di aver sottoscritto il contratto di edizione in atti, non in nome proprio, ma quale mandatario con rappresentanza del movimento collettivo “Luther B.”.

    Precisa che Luther B. è un “nome multiplo” che identifica una collettività transnazionale i cui componenti comunicano tra foro prevalentemente via internet e che lo statuto ideologico ed i referenti culturali del Luther Blísset? Project sono di complessa identificazione: si possono riconoscere linguaggi tipici della sinistra sociale antagonista, tematiche riprese da recenti movimenti culturali, come il situazionismo, stili ironici e beffardi da tempo propri della sinistra giovanile.

    Deduce, altresì, che la società Castelvecchi era a conoscenza della natura collettiva ed impersonale dell’opera in esame avendo, già in passato, pubblicato il saggio Mind lnvaders sotto lo stesso marchio ed avendo, in più occasioni, anche pubbliche, dì essere pienamente al corrente del movimento in questione ed anche di condividerne gli scopi. Dal che l’infondatezza del suo assunto di avere concluso il contratto di edizione ritenendo che Luther B. fosse lo pseudonimo di esso B..

    Eccepisce, inoltre, il B., che non avendo la Castelvecchi ancora effettuato alcun valido pagamento per il titolo dedotto, mancherebbero i presupposi per l’esercizio dell’azione di regresso proposta nei suoi confronti.

    Tali tesi difensive non possono essere condivise.

    che storia!

    Alla fine, se ho capito bene, è stato condannato anche Bui a risarcire i danni (80 milioni…) alla Musti:

    (…) Ciò posto, gli elementi acquisiti portano a ritenere che il B. e la società Castelvecchi Editoria e Comunicazione s..r.l. abbiano concorso in parti uguali alla produzione dell’evento lesivo.

    Roberto B. va pertanto condannato a tenere indenne la suddetta società, nei limiti del 50% di quanto essa verrà a pagare all’attrice per il titolo dedotto, per capitale, interessi e spese. A norma dell’art. 120 c.p.c., quale contributo alla riparazione del danno, va disposta la pubblicazione del dispositivo della sentenza, per una sola volta, a cura e spese delle società convenute, sui quotidiani “La Repubblica” ed “il Resto del Carlino”, cronaca di Bologna, limitatamente ai capi che riguardano le società convenute, con esclusione di quelli relativi al chiamato in causa B. nei cui confronti parte attrice non ha spiegato alcuna domanda.

    Si ravvisano giusti motivi per dichiarare le spese di lite interamente compensate tra il B. e la Castelvecchi.

    Va be’, il Collettivo Intergalattico Lutherblisset avrà tirato fuori i soldi, certamente. A ognuno secondo i suoi bisogni.

    Qui i dettagli della vicenda giudiziaria e la sentenza.
    http://www.altalex.com/index.php?idnot=1167

  47. Luan Says:

    https://lucioangelini.wordpress.com/2009/03/18/la-beffa-a-castelvecchi-editore-e-la-beffa-a-einaudi-stile-libero/

    https://lucioangelini.wordpress.com/2009/04/06/una-precisazione-delleditore-castelvecchi/

    «La ricostuzione della beffa è veramente manipolata. In realtà RB (1), principale attivista e “capetto” dei Blissett, era ancora in ottimi rapporti con me al tempo, prima che le cose si guastassero per via del processo “Musti/Bambini di Satana”, con lo zampino (anzi, lo zampone) di Francesco Coniglio. La cosa fu congegnata insieme alla nostra casa editrice, in cui lavorava allora l’attuale editor di DeriveApprodi Sergio Bianchi, che non avrà difficoltà a confermarlo. E ci divertimmo un mondo. La presa per il culo era rivolta agli amici/nemici/cugini di Shake. Poi taroccammo il tutto, e io mi dichiarai completamente ignaro. Visto che c’ero, e che c’era anche Sergio Bianchi, trovo la modalità di manipolazione dei fatti un’altra deliziosa “sòla”, e chissà che non ci sia lo zampino di RB stesso, che vuole sempre raccontare le cose come pare a lui. Cordialità . Alberto Castelvecchi.».

  48. diait Says:

    che pena.
    Forse bisognerebbe smettere di parlarne. Fa vomitare.

  49. ELIDO FAZI LICENZIA GIOVANNA GALEASSI E ASSUME AL SUO POSTO TRE PRECARI: MIRELLA, JOLLY 78 E VITTORIA A 76. « CAZZEGGI LETTERARI Says:

    […] https://lucioangelini.wordpress.com/2012/03/24/la-faccia-come-il-culo/ […]

  50. ANALOGIE 7: Cose che non si fanno « L U N A T I S M I Says:

    […] seconda iniziativa segnalata nel post — ritenuta sospetta da un blogger che sta seguendo la vicenda — consisteva in […]

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