ALESSANDRA LIBUTTI SU THOMAS JAY

In riferimento al post precedente (“La faccia come il culo”) mi ha scritto Alessandra Libutti, l’autrice di “Thomas Jay“:

«Caro Lucio, 

mi dispiace che alcuni, in questi giorni abbiano trovato la campagna offensiva. Avevo già letto il tuo post e i commenti che ne sono seguiti, ma non è da me alimentare polemiche, soprattutto quando capisco le ragioni di chi è arrabbiato (anche se non sempre ne condivido i toni).
 
Ho scelto, fin dall’inizio della campagna, di starmene in disparte, in attesa dell’uscita del romanzo (29 marzo). Ma sono stata disponibile a rispondere a tutte le domande di quanti fino ad oggi mi abbiano contattata. Il mio campo è la scrittura non il marketing. Mi attengo a quello che so fare. Per questo la mia voce ha più valore nel parlare del romanzo, per il resto non entro nel merito della campagna che non ho né creato né gestita. Ma una cosa posso garantirti che lavoro al romanzo da prima ancora che esistesse Fazi Editore, fatti un po’ i conti. Altro che ghostwriting o invenzioni di marketing!
 
Comunque in questi giorni, leggendo qua e là per la rete, ho buttato giù qualche appunto che (spero) aiuti a chiarire le idee. L’ho postato sul mio blog (non quello di cui hai messo il link sul tuo blog, che non curo più da almeno quattro anni, ma quello sulla maternità che curo dal 2008 e su cui posto regolarmente:
 
http://sullorlodunacrisidinervi.blogspot.co.uk/2012/03/su-thomas-jay.html
 
Per qualsiasi ulteriore chiarimento, resto a tua disposizione.  Un caro saluto
 
Alessandra Libutti»
 
Mi spiace per Alessandra, ma resto della mia idea:
 
«Mi auguro che gli ideatori di questa campagna infame – e in particolare Giovanna Galeassi, presidente del comitato italiano “Free Thomas Jay” www.freethomasjay.com  – ricevano in piena faccia il boomerang che hanno lanciato».
 
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58 Risposte to “ALESSANDRA LIBUTTI SU THOMAS JAY”

  1. eziotarantino Says:

    Messi evidentemente alle strette sul sito freethomasjay sono venuti allo scoperto lasciando però nel titolo un margine al dubbio (in puro stile Roberto Giacobbo: esiste l’uomo falena? probabilmente no, ma intanto ci faccio una puntata sopra per catturare l’audience dei gonzi che ci cascano).
    La questione è molto semplice: se per chiunque abbia un po’ di sale in zucca questo tipo di campagna di marketing è osceno, perché l’autrice – che certamente non ne è responsabile – non se ne dissocia apertamente dicendo: caro Elido, grazie, ma in questo modo orrendo tu il mio libro non lo promuovi? Non lo poteva/può fare? il contratto glielo impedisce? e che razza di contratto ha firmato? Non dico che avrebbe potuto evitarlo. Ma dissociarsene sì, e come.
    Se fosse così sarebbe un tipico casi di abuso di potere da parte dell’editore; se non è così è semplice infingardaggine e codardia dell’autore. Che poi è quello che alla fine ci rimette (insieme al lettore). Visto che alla fine il libro sarà anche un bel libro, ma io col cavolo che lo compro.
    Ezio

  2. paolo f Says:

    Fa uno strano effetto, piombare dalla campagna mondiale per la liberazione di un uomo ingiustamente incarcerato alla “mamma sull’orlo di una crisi di nervi”. Quasi grottesco.

  3. Maria Pia Says:

    Scrive Alessandra Libutti: All’autore il compito di scrivere, all’editore quello di vendere. Ognuno fa il suo mestiere. Non è compito di chi scrive occuparsi del marketing, né di gestirlo.

    Sono imbarazzata a leggere quanto scritto da Alessandra Libutti: mi rendo conto che vendendo i diritti di un romanzo l’autore possa perdere il controllo della sua opera (clausule, contratti etc.), ma può benissimo prendere le distanze da una boiata colossale come questa del marketing virale made in Fazi, che marketing non è, ma solo arrogante e stupida presa per il culo, a mio avviso. Il marketing, la pubblicità, non serve a ingannare il compratore, se mai a invogliarlo all’acquisto del prodotto… e questo tipo di operazioni promozionali fanno l’opposto!

    Scrive ancora Libutti: Va da sé che il desiderio inconscio di ciascuno scrittore è quello d’immaginare i propri personaggi vivi e vegeti in qualche angolo della terra, come se la propria immaginazione non fosse che un ricettacolo di realtà parallele accessibili e dunque narrabili.

    Questa cosa è stata fatta in maniera simpatica, intelligente e moralmente innocua da Simon & Schuster per l’uscita di Under the Dome (2009). Hanno dato vita a un personaggio della storia (interpretato da Bev Vincent – http://www.bevvincent.com/) che on line, sia su un blog che su twitter, commentava in tempo reale gli accadimenti della vicenda del romanzo. http://www.scarecrowjoe.com/ http://twitter.com/#!/ScarecrowJoe
    Un simpatico passatempo a carte scoperte per i Fedeli Lettori di Stephen King.

  4. Luan Says:

    La cosa divertente è che Elido dichiara di essersi convertito all’impegno:

    http://www.ilgiornale.it/cultura/basta_melisse_meglio_spread/25-03-2012/articolo-id=579393-page=0-comments=1

  5. pirulix Says:

    Sì, all’impegno di prendere in giro i lettori… -_-“

  6. jan Says:

    La creazione di una finta campagna di promozione dal basso si chiama in gergo astroturfing ed è considerata una pratica scorretta e controproducente. Strano che l’autrice non se ne accorga.

    https://en.wikipedia.org/wiki/Astroturfing

  7. diait Says:

    Leggo dal Giornale che Fazi vuole dare alla gente nuove prospettive morali, e soddisfazioni spirituali….
    Ah, ecco.
    Ha dato una nuova definizione alla parola ipocrisia.

  8. fabio painnet blade Says:

    Non vorrei ripetere il pistolotto sull’etica che ho già inviato nel precedente post, però all’autrice consiglierei di pretendere da fazi una spiegazione ufficiale. magari Lucio-ifero ci piazza un altro post dei suoi e così sentiamo anche le ragioni della cosiddetta ‘altra campana’.
    Se po’ fa? Sì, no? Fazi scenderà fra gli umili mortali e darà a tutti i benpensanti una lezione sulle attuali strategie del marketing? probabilmente no, ma la Libutti potrebbe anche farsi sentire, o spiegare cosa ne pensa lei di certe logiche di vendita e magari, se ben motivate, persino avallarle. Chi l’ha detto che un autore si preoccupa solo di scrivere? Dovrebbe e potrebbe anche occuparsi di esprimere opinioni specie se riguardano l’uso (o la manipolazione) che si fa dei suoi lavori. Non mi risulta sia un reato esprimere un pensiero libero.

  9. diait Says:

    Quando l’americano Andrew Vachss (autore di polizieschi hard-boiled) ha pubblicato il suo ultimo romanzo in Italia con Fanucci, ha chiesto e ottenuto il controllo su tutto (dalla copertina alla promozione), per non essere coinvolto in operazioni di marketing e “immagine” discutibili, non in linea con il suo modo di intendere il lavoro – di avvocato e scrittore – che fa.

  10. Iannozzi Giuseppe Says:

    Per il momento con questa buffonata l’editore è riuscito a farsi un po’ di nemici che non leggeranno mai ‘sto libro ne’ altri.

  11. Iannozzi Giuseppe Says:

    Mi spiace per l’autrice, ma non credo affatto fosse all’oscuro di tutto.

  12. fabio painnet blade Says:

    @ diait.
    Attenzione però: un conto è un autore affermato , un conto è un esordiente, o giù di lì. Non esageriamo con le pretese. Io dicevo un pò per cazzeggiare, ben sapendo che quanto auspicasi non fosse in realtà lontanamente attuabile, soprattutto nei panni della povera Libutti. Però, se c’avesse davvero le palle… Angelini ne uscirebbe con un’altra infornata di post, per l’ennesima contraffazione di identità.
    Immagino altresì – stavolta seriamente – che su certi temi anche gli scrittori di un certo rango vengano tenuti sotto tiro, e sotto dettatura (talvolta). D’altr parte se vivessimo in un paese di eroi il mercato letterario non conoscerebbe crisi. Ne sa qualcosa il fù tabucchi (pace all’anima sua) e , di recente, mi risulta anche saramago con mondadori, che però l’ha sputtanato per benino. Ma per poter mandare a quel paese Mondadori e confratelli bisogna prima diventare un saramago, mica un bellimbusto qualsiasi.

  13. Ilaria Says:

    Se le argomentazioni dell’autrice sono queste, sarebbe stato meglio se non fosse intervenuta. Lei si limita a scrivere? Lei mette il suo nome e la sua faccia (tosta) a servizio di un inganno grave, perché trovo grave inventarsi una bugia come quella. Spero proprio che nessuno compri una copia di quel libro e che qualcuno impari la lezione: con le truffe e le menzogne non si vende, ci si brucia.

  14. pirulix Says:

    Senza escludere che i calzini rigati del tipo in copertina sono orribili! 😉

  15. Luan Says:

    “La storia è quella di uno scrittore di culto che si racconta a una studentessa che fa una tesi su di lui. Tra loro nascerà un amore. Ma lui è un Oliver Twist contemporaneo, destinato a una vita rocambolesca nella fuga e nella ribellione, unico riscatto la letteratura.” (Il giornale)

    Cfr. “Da quando ho conosciuto l’arte, questa cella è diventata una prigione” (Cesare deve morire, fratelli Taviani)

  16. paolo f Says:

    Chissà di chi è stata l’idea del viral marketing, se del boss oppure di qualche giovane e up-to-date collaboratore/trice. Pare che si siano fatti prendere un po’ la mano…

  17. Luan Says:

    Lo spot naturalmente è “Tutta la rete ne parla”, mentre magari ne ho parlato solo io e altri tre…*-°

  18. paolo f Says:

    E’ un genere di cose che negli Stati Uniti ha funzionato, e allora si cerca di imitarle; ma qui, purtroppo, il rapporto con la Rete è ancora molto limitato (lo stesso digital divide resta enorme) e — cosa ancor più grave — i lettori sono il 5% della popolazione, ossia 3 milioni. Vuoi mettere con i lettori del bacino statunitense e di quelli correlati (tutto il mondo anglofono, India compresa)?
    Non c’è storia, anche solo pensare di poterli imitare è ridicolo.

  19. fabio painnet blade Says:

    per fortuna.

  20. fabio painnet blade Says:

    Mi sconcerta il vuoto (quasi unanime dentro e fuori la rete) sulla morte di tabucchi più che sulla fiction di thomas jay. Doveva essere un grande, dato che non se l’è cagato nessuno e nemmeno io prima che schiodasse. Colmerò la mia imperdonabile lacuna leggendo il suo ‘sostiene pereira’ al posto della vita di jay. Se qualcuno l’ha già letto può darmi delle info introduttive?

  21. Luan Says:

    Cercale dentro e fuori la rete:-)

  22. fabio painnet blade Says:

    Tuttavia, dopo la scriteriata semina di accenti di un precedente intervento, credo che dovrò leggere di più, in generale.
    Che tristezza però non esser più corretto da nessuno…sigh, proprio adesso che volevo lanciarmi anch’io nel calderone degli scrittori incompresi (immagino le mani nei capelli di qualcuno).

  23. fabio painnet blade Says:

    @luan
    Che palle con questa rete! ogni volta devo specificare che, se le chiedo qua, mi interessa un parere vostro mica dei capoccioni. Di ‘quelle’ opinioni ne ho fin sopra i capelli.

  24. paolo f Says:

    Ho saputo in ritardo la notizia di Tabucchi: quando vi hai accennato, non capivo se dicevi solo per dire. In ogni caso, in genere non mi piace fare coccodrilli o commemorazioni alla maniera delle riviste letterarie.

    Sostiene Pereira è un piccolo capolavoro, breve ma intensissimo, narra una vicenda terribile — ed esemplare — di sopraffazione politica e umana, con uno stile simil-burocratico, come una relazione fatta da un’autorità giudiziaria, ma con un tono da cui traspare una pietas commovente.

  25. fabio painnet blade Says:

    grazie paolo

  26. Simone Battig Says:

    Come tutti ben sanno nell’editoria per distruggere uno scrittore o un libro c’è un modo molto semplice: non parlarne, mai. Fare finta che non esista e non sia mai esistito. Di solito il sistema viene usato verso quelle persone che rompono un po’ troppo le palle con idee sull’editoria troppo “sovversive” :D..troppo sincere… e questo è un male…
    Ora io credo che in certi casi però , come questo, chi si occupa di letteratura nei blog nella rete NON debba rilanciare le cose parlandone e debba proprio usare questo semplice metodo. Ignorarle. Altrimenti, come tutti ben sanno, il viral marketing ha funzionato lo stesso e la presa in giro è riuscita perfettamente.
    Se volete giocare, senza essere presi in giro, magari aiutateci invece a fare questo gioco, che potrebbe permetterci di parlare di cose più interessanti per i lettori ;))
    http://samgha.wordpress.com/2012/03/15/i-classici-che-fingiamo-di-aver-letto-la-nostra-top-ten/

  27. Luan Says:

    @Simone. Be’, francamente non mi importa molto di sapere se “Zefirina” (per citare una commentatrice a caso) abbia o non abbia letto l’Ulisse…

  28. Simone Battig Says:

    @Lucio
    nemmeno a me come singolo importa sapere si tizio o Caio abbiano letto o meno Moby Dick o la Recerche….il fatto è che, come facente parte della comunità di lettori e anche di una comunità di persone che vorrebbero vedere la cultura e la letteratura muoversi diversamente in questo paese, trovo che sia necessario farsi delle domande un po’ più ampie sui libri rispetto a domandarsi chi sia o meno thomas jay…
    Spesso leggo che tu, o altri, vorreste leggere altro rispetto a quello che passa…ma siamo sicuri che per leggere altro non sia necessario domandarsi cosa abbiamo letto davvero (a partire quindi dai classici?). Spesso tu hai fatto delle giuste intemerate nei confronti di scrittori contemporanei che venivano definiti come grandi scrittori o persino paragonati ad omero se non ricordo male (ne facesti una anche su di me se non ricordo male no?)…ecco..non pensi che magari questo possa essere collegato al fatto che in realtà si dice questo perché questi classici non li si è letti ma si “finge” di darli per acquisiti? Considerare baricco un grande scrittore senza aver letto Moby Dick o I falsari o Proust è facile..ma se hai letto veramente un grande scrittore, può anche non piacerti, ma il sublime lo riconosci dopo..dopo che lo hai letto. Qui non è questione di mi piace o non mi piace…a me la divina commedia non piace, ma non ho difficoltà a riconoscere che è sublime..che è un’altra categoria..non so se mi spiego..:D
    Il senso del gioco è capire la nostra definizione di classico, capire come è saltato fuori, che tipo di danni fa la scuola e vedere anche che spesso venduto e letto non sono la stessa cosa…tutti magari abbiamo Moby Dick in casa…ma lo usiamo per arredare casa o lo abbiamo letto vermamente? Non vorrei tediarti ma se hai seguito il filo del ragionamento e leggi un po’ di commenti mi pare evidente dove potrebbe portare una mappatura anche solo indicativa del modo di leggere i classici che abbiamo..non credi?

  29. Luan Says:

    Sì sì, tutto giusto, ma in questo momento preferisco andare in spiaggia qui al Lido di Venezia e rispondere alla domanda: riuscirò a fare il primo bagno della stagione?:-)

  30. Luan Says:

    P.S. Ci sono riuscito. Oggi 29 marzo 2012 ho ufficialmente inaugurato la stagione dei bagni di mare. Frizzantina al punto giusto l’acqua.

  31. Luan Says:

    (della serie: “tempo sottratto alla lettura dei classici”)

  32. fabio painnet blade Says:

    @battig
    a me invece interessa parecchio se tizio e caio hanno letto questo o quel libro e, se l’hanno fatto, mi domando se vi abbiano trovato qualcosa di affine a quello che vi ho trovato io. Trovo buona la tua iniziativa. Il confronto sui classici è sempre qualcosa di utile se di confronto si tratta. A Luan dico: e che ci frega a noi di come hai trovato l’acqua il 29 marzo del 2012 Tiè, incassa e porta a casa, anzi al mare del lido. Se quello poi lo chiami ‘mare’, faresti meglio a leggerti nuovamente qualche classico tipo thomas mann. Non so hai inteso la relazione.

  33. Luan Says:

    @painnet. Guarda, il tukul che condivido con altri (dati i costi stellari) d’estate qui al Lido di Venezia è proprio nello stabilimento dell’Hotel Des Bains, la stessa spiaggia in cui tu – da adolescente – con il costumino a righe orizzontali incantavi il povero professor Gustav von Aschenbach…

  34. fabio painnet blade Says:

    Fancù angelini! Su quella brodaglia dell’adriatico ha scritto bene marinetti, e tu faresti bene a farti l’antitetanica prima di rinfrescare i tuoi aristocratici malleoli in quelle acque impestate di cui il gustav, almeno lui, aveva imparato a diffidare, nonostante la bassa propaganda degli scaltri alberghieri locali.Già da allora si vendevano quel sozza brodaglia come grande attrattiva per fessi tedescacci del baltico. Pfhui! E beccatevi pure quei falli giganti da crociera di cui ti lagni tanto. Noi ti ripudiamo, Venezia…

  35. Luan Says:

    Non confondiamo le acque della laguna con quelle del mare aperto (l’isola del Lido e l’isola di Pellestrina sono i cordoni litoranei che separano i due elementi). la spiaggia del Lido continua a ottenere ogni anno il bollino blu. a me piace tanto, soprattutto di qui a giugno, prima che arrivino le torme o gli studenti delle scuole…

  36. diait Says:

    io non sono mai stata a Venezia, quindi non so neanche come sia il Lido. Di sicuro, Lucio, puoi candidarti come prossimo Mr OK a Roma (si tuffa dal ponte Duca D’Aosta nel biondo – see, addio – Tevere a Capodanno): l’attuale anziano in carica è abbastanza arrivato…

  37. Luan Says:

    Avrai pur visto “Morte a Venezia” di Luchino Visconti… girato appunto qui. Cmq ho messo apposta il link all’immagine. Se vieni in gita scolastica, fammi sapere.

  38. diait Says:

    ho promesso a un bambino che oggi ha otto anni che mi ci porterà lui quando ne avrà diciotto. Una promessa è una promessa!
    Sì, comunque Morte a Venezia l’ho visto… “Portate via Tazio e le bambine!” o qualcosa del genere.

  39. fabio painnet blade Says:

    sì? continui imperterrito dunque. In professore ci delizia con la geografia adesso. Le immagini non ti mancano eh? ma neanche a me mancano le immagini se voglio definire la vostra inerzia vanitosa e sciocca come quella di un figlio di grand’uomo o di un marito di cantante celebre! I vostri gondolieri, non potrei forse paragonarli e dei becchini intenti a scavare cadenzatamente delle fosse in un cimitero inondato? Ma nulla può offendervi, poiché la vostra umiltà è smisurata!
    Si sa, d’altronde, che voi avete la saggia preoccupazione di
    arricchire la Società dei GrandiAlberghi,e che appunto per questa vi ostinate ad imputridire senza muovervi!

    Veneziani! Veneziani! Perché voler essere ancora sempre i fedeli schiavi del passato, i lerci custodi del più grande bordello della storia, gl’infermieri del più triste ospedale del mondo, ove languono anime mortalmente corrotte dalla luce del sentimentalismo?
    -27 aprile 1910-
    Chi l’avrebbe mai detto che in cent’anni poco o nulla è cambiato a Venezia?. Mi raccomando, al prossimo post facci saper come ti vanni i reumatismi, angelì. e buonanotte a’ sorate

  40. Luan Says:

    “Noi vogliamo preparare la nascita di una Venezia industriale e militare che possa dominare il mare Adriatico, gran lago Italiano.

    Affrettiamoci a colmare i piccoli canali puzzolenti con le macerie dei vecchi palazzi crollanti e lebbrosi.

    Bruciamo le gondole, poltrone a dondolo per cretini, e innalziamo fino al cielo l’imponente geometria dei ponti metallici e degli opifici chiomati di fumo, per abolire le curve cascanti delle vecchie architetture”…

    Quante boiate. Ti ricordo, in ogni caso, il mio secondo blog:

    http://www.salviamovenezia.wordpress.com

  41. Iannozzi Giuseppe Says:

    Perché non parlare di un vero libro invece di questi fake?

    http://iannozzigiuseppe.wordpress.com/2012/03/28/fausto-vitaliano-era-solo-una-promessa-gli-anni-90-in-un-romanzo-totale-intervista-allautore-a-cura-di-iannozzi-giuseppe/

  42. Luan Says:

    Perché ne parli già tu.

  43. Iannozzi Giuseppe Says:

    Non è un buon motivo, caro Lucio. Dei libri belli si dovrebbe parlare, e a mio avviso non basta che sia uno o due a parlarne: più se ne parla e meglio è, per la Cultura. Io posso aver fatto un buon lavoro, ma credo tu non saresti da meno, così anche tanti altri che amano la Cultura.

    Grazie di cuore d’aver lasciato viva la segnalazione.

  44. Simone Battig Says:

    Concordo con Iannozzi. E’ meglio parlare il più possibile dei bei libri che ci sono piaciuti che non perdersi dietro al lavoro di marketing o allo straparlare degli “operatori culturali” che piuttosto che parlare di cose serie si inventano qualsiasi cosa.
    Lucio, in fondo credo che 5 minuti del tuo tempo per considerare quali classici hai letto o non letto nella tua vita (i primi che ti vengono in mente) li puoi anche dedicare sottrendoli a Fazi editore per esempio ;)).
    Comunque riguardo l’iniziativa sui classici…. mentre all’epoca dell’inziativa sui libri da ristampare che ancora seguiamo si erano fatti vivi editori, recensori, ed operatori culturali in genere per segnalare libri e ristampe e così via noto che questa volta i “semplici lettori” si sono messi in gioco mentre recensori, critici, editor ed editori, per non parlare degli scrittori e così via si sono prudentemente tenuti alla larga dalla condivisione di questo tema di lettura….e anche questo a mio avviso serve a farsi delle domande sulle nostre letture :DD..e su quelle che ci propinano :D.
    Ciao.

  45. paolo f Says:

    Io invece la penso diversamente.

    Parlare il più possibile dei libri che ci sono piaciuti serve senz’altro: è anzi una pratica benefica e virtuosa.
    Ma “non perdersi dietro” al lavoro di marketing e al parlare al vuoto di giornalisti e operatori culturali di reggimento, ossia non curarsene, è decisamente sbagliato: perché così li si lascia indisturbati a fare i loro danni e a creare le false immagini e le false idee sui libri e sugli autori, sulle classifiche che sono regolarmente addomesticate ecc. ecc.
    Gli aspiranti autori, molti dei quali sprecano soldi nell’EAP, sono tratti in inganno proprio dall’operare disonesto di questa gente, che fa credere che esista un “mondo letterario” in cui l’aspirante può avere accesso, ma che poi seguita ad alimentare i canali di lobby e di interesse per i propri fini.

    Con questo sistema, ad esempio, si creò più di 10 anni fa (siamo ancora al decennio) il finto fenomeno del “giallo e noir italiano”, alimentato per anni dalle solite cricche di interessati, che servì sostanzialmente a due cose: 1) a far guadagnare prestigio ad alcuni autori consorziati; 2) a far raggiungere i loro obiettivi: lavorare stipendiati come sceneggiatori per la tv e (molto meno) per il cinema. Questo era il loro obiettivo, e l’hanno raggiunto grazie all’efficace manipolazione operata da giornalisti e addetti culturali degli enti locali che facevano loro da sponda.
    Dunque, loro si sono sistemati (occupando tutti i posti disponibili) e sono quasi spariti dalla narrativa (perché non dà da riscuotere), ma i loro fiancheggiatori continuano ancora a far credere — agli aspiranti e affini — che il “mondo letterario” vive e opera in maniera onesta e accessibile. Il che è una menzogna bella e buona, che serve per continuare ad acchiappare i gonzi.

    Della grossa “bufala del noir italiano se ne occupò anni fa Daniele Brolli sulla rivista Pulp, così efficacemente che i membri della lobby/consorzio si risentirono parecchio e gli lanciarono contro una dura azione di ostracismo e delegittimazione. Proprio com’è accaduto più recentemente — sul web — a Lucio Angelini per la “bufala del new italian escrement“.
    La differenza è che la prima esperienza era molto ben organizzata ed è stata efficace, mentre la secoda è stata condotta — sempre dalla stessa città (che sembra averne una vocazione) — con spacconeria, superficialità e approssimazione, e quindi è pietosamente naufragata.

    Concludendo: curatevi delle buone letture, com’è giusto, cari idealisti; ma non trascurate il fango che si crea nelle strade su cui camminiamo. Sappiamo che così ci si sporca le mani, ma ci vuole pur qualcuno che lo faccia.

  46. maria pia Says:

    Concordo con Paolo

  47. Iannozzi Giuseppe Says:

    Bisogna parlare e della vera cultura e delle bufale che vengono spacciate per cultura, ma a mio avviso senza dare troppa importanza a quest’ultime, altrimenti l’effetto che si ottiene è di portare, nostro malgrado, pubblicità gratuita. Denunciare le bufale, ma senza accanimento terapeutico.

    E poi sì, si dovrebbe parlare maggiormente dei libri che oggi ci piacciono e di quelli che ci sono piaciuti: perché fa bene a noi, perché fa bene a chi vuole informarsi su un determinato libro senza dover esser costretto a fidarsi dei soliti dorrico a piedo libero.

  48. Luan Says:

    @Battig. Ok. Butto giù alla rinfusa cinque titoli di opere che mancano alla mia esperienza di lettore:

    1) Tutto il ciclo dei Rougon-Macquart di Emile Zola

    2) Vita di Giambattista Vico scritta da se medesimo

    3) Il Parlamento degli Uccelli, di Geoffrey Chaucer

    4) Pamela, o la virtù premiata di Samuel Richardson

    5) Papà Goriot di Honoré de Balzac

    Mamma mia, meglio che mi fermi. Sono di un’ignoranza assolutamente crassa.

  49. paolo f Says:

    Papà Goriot è un libro che ho letto di recente e te lo consiglio caldamente: è di un’attualità spaventosa, da lì si capisce il genio assoluto di Balzac.

  50. Simone Battig Says:

    Grazie Lucio della collaborazione…non credo sia una questione di ignoranza…ho già detto come la penso e l’ho scritto nel post….
    Ti chiedo il favore di copiare e incollare la tua lista nei commenti al post di samgha perché per stilare la “classifica” che compileremo con i criteri descritti e manderemo on-line a ad aprile terremo conto solo delle segnalazioni fatte nei commenti….altrimenti i lettori non hanno la possibilità di verificare la corrispondenza tre le segnalazioni e i dati il che non mi sembra corretto dato che uno potrebbe inventarsi qualsiasi cosa….

    Ultima cosa riguardo il dibattito sul segnalare le magagne del mondo dell’editoria. Io personalmente, ma soprattutto pubblicamente ho cominciato a segnalarle ancor prima che esistesse l’era internet..era credo il 1998 o 1999….ma più che segnalarle quello che è importante è rispettare quello che si dice, cioè far seguire alle parole i fatti nei propri comportamenti…io l’ho fatto e come vedete se riesco a pubblicare un libro ogni dieci anni è perché nel sistema ogni tanto si distraggono perché nulla può esssere perfetto….. :D…
    Conosco una sterminata serie di persone e operatori del campo che “pensano di essere” o al momento si sono riciclati nell’essere segnalatori di come si dovrebbe fare cultura (i Tq per esempio…) e negli ultimi quindici anni sono stati la peggiori peste del mondo editoriale…alcuni non solo posso dire come operatori ma proprio come persone, capaci delle peggiori schifezze… e qui mi fermo perché appunto le parole sono inutili in questo caso, sono i comportamenti di ognuno che sono fondamentali, solo da lì si possono cambiare le cose….e ribadisco…non mi pare proprio che a parlarne, per esempio il citato Brolli, abbia fermato qualcosa…anzi….basta guardarsi attorno in libreria….

  51. maria pia Says:

    Ho una curiosità, dal momento che ignoravo “il caso Brolli” fino a ieri: Brolli è stato lasciato solo in queste sue denunce?

  52. paolo f Says:

    Immagino di sì, anche se non lo so con precisione: dopo che ci fu il caso, me ne disinteressai perché impegnato in altro. Ormai avevo capito che la lobby funzionava così e me ne feci una ragione.
    La rivista Pulp gli diede molto spazio, ma suppongo che nell’ambiente sia stato lasciato solo o quasi, ovvero sia stato isolato, come di solito accade a chi “pesta piedi” e dà fastidio.

  53. maria pia Says:

    Buongiorno paolo, come sei mattiniero!
    Dunque, capisco che nell’ambiente si possa essere lasciati soli *per ragioni di soravvivenza* ma, i lettori? Siamo davvero una massa informe e sensiente? I nostri interessi e la nostra intelligenza sono quelli sbeffeggiati dalle varie cricche ediroriali… o no? È il disinteresse degli interessati che mi perplime… ma sì, leggiamo i classici che è meglio! 😉

  54. paolo f Says:

    Sì, bisogna leggere i classici e basta (o quasi), anche secondo me.

    Un chiarimento sulla questione “Bufala Noir”.
    La sostanza del discorso è che la stampa culturale e gli organizzatori di presentazioni librarie hanno affermato per anni (e una menzogna ripetuta molte volte diventa una verità) che il “giallo italiano” era il nuovo fenomeno letterario da cui non si poteva prescindere, perché vendeva molti libri e i lettori lo cercavano perché di grande qualità. Non solo: dai “noiristi” italiani si poteva capire l’evolversi della società, perché i loro libri, letti in filigrana, offrivano anche una letteratuta “d’impegno sociale”.
    Ma era tutto falso: a partire dai dati di diffusione, perché le vendite erano scarse più o meno come quelle degli altri scrittori italiani; e perché il pubblico ha sempre continuato a preferire gli autori stranieri. Ma questo, ovviamente, andava taciuto.
    Inoltre, la qualità letteraria era scarsa (come denunciò Brolli): scopiazzata dal genere noir francese e tirata via, come lo studente che fa il compitino per prendere la sufficienza.
    Ecco, questa è stata l’esecuzione tecnica della Bufala.

  55. Luan Says:

    Scrivevo il 27 aprile 2007:

    1) «Era notte, una bella notte di primavera, ed eravamo un po’ in affanno, nella redazione romana Einaudi, quando arrivò al computer l’elenco di titoli proposto da Daniele Brolli (scrittore, critico, disegnatore, ex gruppo Valvoline, con Igort Carpinteri Mattotti) per la sua antologia. Era tempo di chiudere il libro. Daniele – gli avevamo chiesto noi di Stile libero, Paolo Repetti e io – forse è il momento giusto, prepara, tu che sai, tu che conosci, una antologia dell’orrore estremo. Era nato dunque così il progetto: come antologia italiana di genere. Poi, a forza di discutere e litigare, di togliere e inserire autori (Daniele all’inizio era un po’ sospettoso di Ammaniti, per esempio, poi se ne innamorò), l’antologia prese forma, e fu sempre più cosa comune. Il genere era sempre meno importante, importante era la forza genuina, l’energia dei testi. Alla fine, la sentivamo. Sentivamo il libro come una creatura viva. Ma si chiamava ancora… Spaghetti splatter. Questo era il titolo di prenotazione, quello che gli eventuali storici delle minime cose editoriali troveranno nei “copertinari” Einaudi. Non ci piaceva tanto, ma sapevamo che un titolo sarebbe venuto. In genere, arrivano all’ultimo minuto. E quella notte arrivò, con gli altri proposti da Daniele. Quando leggemmo ad alta voce Giovani cannibali, Gioventù cannibale, ci guardammo: era lui. Chiudemmo il libro così. Non sapevamo che cosa sarebbe accaduto, ma eravamo assolutamente certi che non sarebbe accaduto nulla con Spaghetti splatter. (Che poi quell’aggettivo, cannibale, venisse da lontano, dagli anni e dai fumetti di Andrea Pazienza – siamo una generazione cannibale – è anche possibile)… ». Eccetera.

    [Severino Cesari sul n. 407, del marzo 2002, del Magazine Littéraire, poi qui: http://www.carmillaonline.com/archives/2003/06/000283.html ]

    ——————————————–

    2) «Ci abbiamo messo dieci anni abbondanti per toglierci dai coglioni i giovani cannibali, che nel frattempo, arrivati agli “anta” – invece di mettere a ferro e fuoco il mondo, come proclamavano dalla quarta di copertina della funesta antologia – siedono beati sui divani delle riviste patinate e cenano in smoking al Ninfeo, rischiando pure di vincere lo Strega. Chissà invece quanto impiegheremo, in questi mala tempora di post-moccismo a digerire la triade Piperno-Saviano-Colombati somministrataci a dose massicce da un simpatico critico letterario che con raro senso della misura ha detto che Giorgio Faletti (uno che al massimo poteva fare il ghost-writer del Francesco Salvi di C’è da spostare una macchina) è il più grande scrittore italiano vivente…»

    [Luigi Mascheroni, Il Domenicale, ripreso qui: http://satisfiction.blog.kataweb.it/satisfiction/ ]

  56. paolo f Says:

    Venendo alle bufale dei giorni nostri, segnalerei l’ultima puntata della nuova inchiesta della Fondazione E.S., in cui si comincia a mettere in ordine i fatti:

    http://eliaspallanzanivive.wordpress.com/2012/03/30/invasione-atto-secondo

  57. maria pia Says:

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/su-di-un-libro-non-letto/1690651
    Quando si parla di libri non letti penso sempre a questo saggio (che ho letto! 😉 ) ironico e provocatorio, condivisibile se preso con le pinzette…
    quanto scritto da paolo e quanto segnalato da lucio hanno un che di neoepico déjàvu nel tentativo di costruire a priori correnti inesistenti…

  58. piero Says:

    Aldilá dell impegno profuso dalla scrittrice il libro non mi sembra un granché quanto all editore fazi ho letto il suo pamphlet sulle banche monti euro terze guerre mondiali e l ho trovato zeppo di autocitazioni costerá manco un euro ma chissenefrega dei suoi aperitivi al covent garden della sue amicizie personali con questo e quello (guardacaso tutti ricchi e potenti)

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