DIALOGHETTO CON RAUL MONTANARI SUL GENERE NOIR E SUL PREMIO ZUCCA

DOMANDA posta a Raul Montanari su Nazione Indiana il 25 maggio 2004 dalla redazione di “Origine“:

«Pensate che nel bel mezzo della postmodernità, dove i generi letterari si mescolano, s’incrociano e si sovrappongono nell’ambito dello stesso libro…[cut]…  il genere Noir abbia ancora delle regole definite: e se sì, quali?»

RISPOSTA DI RAUL:

«Anzitutto deve contenere un’azione criminale, cosa che lo accomuna al giallo. La differenza però è chiara:

GIALLO:

In perfetta simultaneità, Conan Doyle e Freud (entrambi medici!) plasmano la grande utopia positivista, la rivincita del cervello sul cuore e sulle viscere. Giallo e psicanalisi descrivono un iter identico:

– Presupposto: nel mondo esiste un ordine, e la ragione umana è fatta apposta per riconoscerlo e comunicarlo.

– Il caso (poliziesco o clinico): rottura dell’ordine attraverso un trauma (omicidio, furto, infrazione di un tabù sessuale…).

– Gli elementi: ancora una volta testimonianze e indizi (la deposizione di un teste o la cenere della sigaretta per l’investigatore; i racconti del paziente, i suoi sogni, i suoi lapsus per lo psicanalista).

– Procedimento: ragionando su dati apparentemente insignificanti, investigatore e psicanalista ricostruiscono la scena del trauma iniziale, individuano il colpevole, ripristinano l’ordine. L’armonia fra uomo e mondo è salva.

NOIR:

– Presuppone non l’ordine ma il disordine del mondo. Il mondo è caos, incrocio di linguaggi e magma di regole contraddittorie.

– All’interno di questo caos, il criminale (spesso il vero protagonista della narrazione, che può assumere il suo stesso punto di vista) cerca di imporre un ordine parziale, ossia elabora un piano: uccidere un uomo, compiere una rapina, ecc.

– Di norma, questo piano è destinato al fallimento.

Il collasso finale del criminale diventa metafora della nostra esistenza, del nostro tentativo continuo e frustrato di controllare una realtà sfuggente. La simpatia che proviamo per i grandi vilain dei noir è certamente lo sfogo proiettivo delle nostre pulsioni violente (loro uccidono per conto nostro) o dell’aspirazione a infrangere i limiti in cui sentiamo rinchiusa la nostra vita (la grande rapina alla banca nasce dallo stesso desiderio di un brusco salto di qualità che esprimiamo giocando al Totocalcio), ma sorge anche da una identificazione fra perdenti, dal riconoscimento che il loro scacco è anche il nostro. Personalmente sono convinto che questo sia il motivo per cui sempre più spesso, ultimamente, compaiono narrazioni noir nelle quali il cattivo non viene affatto punito, non fallisce. Il nostro anelito all’evasione da una realtà asfittica trova allora uno sfogo compiuto, coerente fino in fondo, e in particolare il serial killer si propone come l’eroe nero di fine millennio e oltre.

L’autocensura, che provocherebbe in noi un ovvio senso di colpa se fossimo invitati a una identificazione diretta con un brutale assassino, viene elusa intelligentemente nel Silenzio degli innocenti, con uno sdoppiamento della figura del criminale: se l’incolto e sgraziato Buffalo Bill merita di essere castigato – e troveremmo immorale che un simile animale la facesse franca ? il raffinato, enigmatico dottor Lecter, l’antropofago umanista, può trionfare senza che la cosa ci dispiaccia o ci spaventi. Un passo avanti fanno Seven (il cattivo vince, ma a prezzo dell’autodistruzione: troppo facile così! E’ il cattivo come kamikaze, barano al gioco entrambi perché non muovono da quella paura della morte che dovrebbe stare alla base di un agire motivato e autoconservativo) e soprattutto I soliti sospetti (qui il cattivo vince, punto e basta).»

————————–

DIALOGHETTO FRA LUCIO ANGELINI E RAUL MONTANARI SU FACEBOOK  il 5 aprile scorso

Lucio Angelini

«Ciao. Secondo te questo mini-racconto è noir?

https://lucioangelini.wordpress.com/2012/04/05/conferiti-due-meravigliosi-tondi-allo-zabaione-al-racconto-respinto-al-premio-zucca/ »

Raul Montanari

«Direi di sì. Potevano dirti che il racconto non gli piaceva, ma respingerlo perché non è noir è insensato, visto l’allargamento dei confini immaginati dal termine.»

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20 Risposte to “DIALOGHETTO CON RAUL MONTANARI SUL GENERE NOIR E SUL PREMIO ZUCCA”

  1. paolo f Says:

    «La simpatia che proviamo per i grandi vilain dei noir è certamente lo sfogo proiettivo delle nostre pulsioni violente»

    Da tempo cercavo una spiegazione per il debole che provo per te…

  2. Luan Says:

    Mi consideri un grande vilain? Che villanzone:-)

  3. eliaspallanzani Says:

    La distinzione di Montanari ci è sempre sembrata molto debole. Basta considerare che lo stesso evento (es. un omicidio) viene considerato distruttore dell’ordine (nel giallo) e creatore d’ordine (nel noir). C’è un equivoco, non sappiamo se volontario, sul senso (i vari sensi) della parola ordine. Più modestamente, diremmo che il giallo è una commedia e il nero una tragedia, spesso della categoria “l’uomo non sa ma agisce”.

  4. Luan Says:

    La differenza sta nel presupposto: ordine/disordine del mondo.
    Ma già che hai la bocca aperta, dimmi se consideri il mio mini-racconto noir o no.

  5. eliaspallanzani Says:

    Ma è sbagliata lo stesso perchè nei noir non c’è nessun bisogno di presupporre il caos (la non causalitò), le storie restano in peidi anche con un ordine perfetto. E poi guarda, una storia che davvero presuppone il caos (il pasticciaccio di Gadda) somiglia molto più a un giallo che a un noir (almeno ne ha la struttura, per quanto ovviamente non sia un giallo). Riguardo al tuo racconto, è chiaramente un giuoco e quindi più giallo che noir (ma nemmeno giallo).

  6. iannozzi Says:

    What the fuck?

  7. paolo f Says:

    Il racconto di Lucio lo ascriverei al genere del divertissement letterario.

  8. Luan Says:

    Ci si può divertire anche in nero, rimestando nelle melme del fondo della psiche:-)

  9. diait Says:

    a me ricorda le lettere di Henry Root (alias Donald Williamson) , esilaranti. Non so se siano mai state tradotte in italiano, però. Williamson scriveva a esponenti (anche molto in vista) della politica e della cultura eccetera, dicendogli in poche parole come avrebbero dovuto fare il loro lavoro. E accludeva sempre qualcke penny per la risposta. Il bello è che molti di loro gli rispondevano, credendolo vero, e le risposte erano involontariamente spassose al quadrato. Donaldson, poi, era un ex-miliardario, fricchettone e playboy – erino, insomma.

  10. Luan Says:

    be’, se appena appena riesco a diventare miliardario provo a imitarlo*-°

  11. diait Says:

    volevo scrvere: come Serino, insomma.

  12. diait Says:

    devi anche farti di crack, però.

  13. diait Says:

    http://en.wikipedia.org/wiki/William_Donaldson

  14. Luan Says:

    @diat. ok, crackerò.

  15. paolo f Says:

    Io ho già dato, grazie. (il crack ai miei tempi non esisteva, mi son arrangiato con quello che girava negli anni Ottanta.)

  16. paolo f Says:

  17. diait Says:

    fantastica Adele. Io ho scoperto Jon Brion da qualche giorno e ora sto in fissa. Consiglio (su Youtube) “Are you dead to the world”, “You can still ruin my day” “Here we go”. Un americano beatlesiano.

  18. riccardo ferrazzi Says:

    Raul è un teorico e pratico del noir. Ma pur essendo stato suo allievo non me la sento di ingabbiare la letteratura nei “generi”. Anzi, sono convinto che chi scrive dovrebbe farlo ignorando i generi nel modo più assoluto. Poi, con i generi, si divertiranno i critici.

  19. pirulix Says:

    Concordo con ferrazzi e con ferrucci: i generi sono categorie di comodo da cui, però, il critico “serio” dovrebbe svincolarsi (il nie, per fare un esempio a caso… ) e che dovrebbero essere guardate con sospetto anche dal lettore “forte”… insomma questo bisogno di etichettare e catalogare lo trovo riduttivo;
    Il testo di Angelini è, appunto, un delizioso divertissement e ho idea che sia stato rifiutato perché la giuria s’è sentita presa un tanticchio in giro…

  20. Luan Says:

    @pirulix: Il testo di Angelini è, appunto, un delizioso divertissement e ho idea che sia stato rifiutato perché “la giuria s’è sentita presa un tanticchio in giro”.

    Adorabile Pirulix, non potevi farmi un complimento migliore*-°

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