VIVERE DI SCRITTURA O DI INSEGNAMENTO DELLA SCRITTURA?

 

Scrive Chiara Pavan sul Gazzettino del 31 marzo 2012:

“Di sola scrittura, a Nordest, è difficile sopravvivere, «non arriverei al 3 del mese, altro che al 27 – sospira il poeta e scrittore Gian Mario Villalta, direttore artistico di Pordenone Legge, da 30 anni insegnante di materie letterarie in un liceo della sua città… »… «vivere di libri al di sotto delle 10-15 mila copie a titolo è quasi impossibile – osserva lo scrittore triestino Pietro Spirito, giornalista al Piccolo – a meno che non si ricorra ad altre forme di guadagno»… ma alla fine, non è mica obligatorio vivere di libri «io non ci penso nemmeno – il talent scout padovano Giulio Mozzi è diretto – So che i miei libri hanno un piccolo pubblico, ma non ho voglia di costringermi a scrivere un libro l’anno». E lui, che non ama neppure le collaborazioni coi giornali, preferisce dedicarsi all’insegnamento («le mie ore migliori»), di una «cosa chiamata orrendamente scrittura creativa, io preferirei retorica della narrazione», cui poi affianca le importanti esperienze, dapprima per Sironi ed ora per Einaudi Stile Libero, di talent scout. «La mia specialità è scovare autori nuovi dal nulla. La cosa tremenda è che su mille testi che leggo e ricevo all’anno, in media due o tre sono belli. E talvolta, pur essendo belli, sono difficili da far accettare all’editore. Penso che tra un po’ non ne potrò più.”

In un riquadro a parte, titolato “Quando vincere un premio ti risolve la vita“, si segnalano i casi di Tiziano Scarpa e Andrea Molesini. “I premi aiutano perché certificano, ma devono essere importanti per cambiare davvero la vita. Indi Strega o Campiello. E i due veneziani che li hanno vinti confermano… ma ciò che conta è venir tradotti in molte lingue, essere presenti in vari mercati… A Tiziano Scarpa lo Strega ha garantito autonomia finanziaria, «La quota d’autore è cominciata a diventare significativa». Prima, soprattutto negli ultimi 10 anni, lo scrittore e drammaturgo veneziano si manteneva anche con «le letture sceniche, che mi hanno aiutato a vivere».

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139 Risposte to “VIVERE DI SCRITTURA O DI INSEGNAMENTO DELLA SCRITTURA?”

  1. paolo f Says:

    Sarebbe piaciuto anche a me mantenermi con le letture sceniche… Ma non ho una bella presenza, ho un brutto accento, son sempre stato timido (finché non mi fanno arrabbiare), e poi la mia inclinazione all’umiltà m’ha sempre fregato. Non sarei stato all’altezza, insomma.
    Vuoi mettere la presenza scenica e l’appeal di un Tiziano Scarpa o — soprattutto — di un Giulio Mozzi? Non c’è storia, quelli sono giganti che mi mangerebbero a colazione.

  2. pirulix Says:

    Istintivamente, leggendo il titolo del post, m’è venuta in mente una vecchia Bustina intitolata qualcosa tipo “Chi scrive gratis di solito è su un libro paga” (che, se non erro, parlava di diritti d’autore)…
    Diffido dei corsi di scrittura ceativa: il talento c’è o non c’è, né si può ingabbiarlo dentro stili e regole. Paradossalmente un corso di scrittura creativa potrebbe tarpare le ali a un probabile Scrittore. Serve molto di più a chi vive attraverso queste cose, alimentando i sogni (spesso illusori) di un aspirante scrittore per il tempo della

    durata di un corsodegli aspiranti scrittori. Io. penso che bisogna. leggere molto e di tutto e che bisogna scrivere.

  3. pirulix Says:

    Ferrucci, vuoi mettere la pingue presenza scenica del premio Strega Nesi, onnipresente?😉

  4. paolo f Says:

    La consuetudine alla scrittura, la compulsione alla scrittura, spesso fanno uno scrittore. Mi piacerebbe essere un “animale scrittore”, cioè uno che scrive quotidianamente come l’animale selvatico esce ogni mattina all’alba per andare a caccia di cibo.

  5. paolo f Says:

    Nesi l’ho visto stamattina a “Omnibus” su La7, dove si parla di politica: perbacco, devo dire che è proprio un gran figo (ora capisco perché lo nomini spesso). Tanto di cappello: di fronte a lui, un Mozzi potrebbe pulire gli zerbini. L’unico che reggerebbe il confronto (naturalmente) è Lucio

  6. Luan Says:

    Nessun gigante della scrittura è mai uscito da un corso di scrittura creativa. In compenso tante mezze calze della scrittura tirano a ‘ccampà proprio fingendo di elargire il know how professionale per diventare delle calze intere:-)

    P.S. Nessun riferimento alle calze di Giulio, per carità.

  7. pirulix Says:

    Nomino spesso Nesi perché è stato una voce di Stephen King, e perché è stato lui a far conoscere DFW in Italia. E perché, a proposito di scrittura, scrive – anche fino alla nausea- di quello che conosce: ha imparato la lezione kinghiana di OnWriting…

  8. paolo f Says:

    Ho trovato Nesi molto empatico e “concreto”, cioè preparato e pragmatico: cosa che secondo me è anche segno della giusta dose di umiltà.

  9. pirulix Says:

    Paolo, sai perché Nesi piace? Perché è riuscito a rendere “universale” e interessante un libro che parla di un argomento specifico che interessa all’1% dei suoi lettori. Come? L’onestà. nel raccontare e proporsi. Secondo me atteaverso una scritrura stilisticamente semplice e “onesta” per i sentimenti che mette in gioco e ruffiana per tutta la seria di citazioni a film, canzoni e libri che il lettore “medio” conosce (citazionismo poztmoderno?).

  10. pirulix Says:

    E queste cose non si insegnano ai corsi di scrittur a. E un premio come ad es. lo Strega può solo farti conoscere.

  11. Giulio Mozzi Says:

    Paolo f, la mia presenza scenica fa cagare.

    Pirulix, scrivi:

    Diffido dei corsi di scrittura ceativa: il talento c’è o non c’è, né si può ingabbiarlo dentro stili e regole.

    E, infatti, nei buoni corsi di scrittura creativa si fa tutto fuorché ingabbiare il talento altrui dentro stili e regole. Peraltro, sono pochissime le persone che frequentano corsi di scrittura perché vogliono “diventare scrittori”. La grandissima parte vuole semplicemente imparare a scrivere e a raccontare un po’ meglio. C’è chi fa un mestiere che gli richiede una certa abilità di scrittura; c’è chi vuole scrivere le proprie memorie per i nipoti; c’è chi pensa che capendo un po’ meglio come si fa a fare una narrazione si possa diventare migliori lettori; e così via.
    Quanto alla storia del talento che c’è o non c’è, direi che sono d’accordo. Mi sono accorto, peraltro, che il talento tende a essere più frequente presso chi ha frequentato buone scuole, è stato bene indirizzato dai genitori, ha potuto fin da piccolo leggere molto e bene, andare al cinema a vedere buoni film, passare ogni tanto a teatro, ascoltare non solo musica di cassetta.
    Ovvero: nell’affermare che “il talento c’è o non c’è” bisogna ricordarsi che anche il ceto conta qualcosa. La mia professoressa del ginnasio, che a ogni piè sospinto ripeteva che “la bella scrittura è un dono, chi ce l’ha e chi non ce l’ha”, non sapeva di essere molto, molto classista.

  12. paolo f Says:

    Il talento va anche coltivato, questo è vero. Angelini ci ricordò, mi sembra citando qualcuno, che il talento può inaridirsi.

  13. Luan Says:

    Infatti io mi coltivo nella segreta speranza che un giorno l’editore della mia vita (non ancora apparso, ahimè) pubblichi le annate complete di Cazzeggi Letterari.

    Cfr. il detto: “un post al giorno, toglie il maestro di scrittura creativa di torno”:-)

  14. Iannozzi Giuseppe Says:

    Mai visto uno uscito da una scuola di scrittura che sia diventato uno scrittore. Questi corsi servono solo a impinguare le tasche di chi li promuove e null’altro. Un mestiere sì, ma… lasciamo perdere. Per forza che poi sul mercato spuntano come funghi romanzi fra di loro tutti uguali: cambiano i nomi dei personaggi, ma puoi cominciare il libro di Tizio e continuare con quello Caio e finire con quello di Sempronio: il libro che leggi è sempre lo stesso. La continuità seriale è l’unica cosa che insegnano le scuole di scrittura.

    Il talento non te lo dà uno come Mozzi o altra persona. O ce l’hai o non ce l’hai. Morta lì.

  15. Luan Says:

    @iannozzi. Mozzi ha appena dichiarato: “Quanto alla storia del talento che c’è o non c’è, direi che sono d’accordo.”
    Quindi tra voi due c’è una corrispondenza di amorosi sensi.

  16. pirulix Says:

    Quindi, paradossalmente i corsi di scrittura creativa, seminari, master o che dir si voglia servirebbero a tutti fuorché allo scrittore…
    Sull’imparare a scrivere mi duole pensare che quello che dovrebbe essere compito della Scuola, dei Licei classici ad es. sia trascurato in quelle sedi e poi riscoperto per altre vie.
    Sulla questione del talento e del ceto socale… io più che di classi sociali, oggi (in passato era sicuramente così!) preferirei parlare proprio di tipologia e qualità degli studi…anche se credo che in questi casi contino,associati a una buo.a dosa di talento e di altrettanto “mestiere”, innanzitutto la fortuna e non ultime le conoscenze giuste e *il* momento giusto…
    ringrazio, naturalmente Giulio Mozzi per le precisazioni🙂 e chiedo venia per i miei errori concettuali in materia e per gli innumerevoli refusi causa postaggio da cell. ^^”

  17. diait Says:

    si può essere ottimi insegnanti di una materia in cui non si eccelle: vale per la danza, la musica o la scrittura. Quello che fa – o dovrebbe fare – l’insegnante è darti gli strumenti e le motivazioni giuste per diventare quello che sei. O qualcosa del genere. I corsi di creative writing sono parte integrante del programma (fin dal liceo) nei paesi anglosassoni, e mi sembra ragionevole e utile, perché il talento può sempre essere coltivato e la narrazione ha una sua struttura che non fa male conoscere, magari allenandosi a stravolgerla, anche.

    Se poi una “mezza calzetta” si paga il mutuo insegnando ad adulti consenzienti (una qualsiasi cosa x), francamente posso solo esserne contenta. Parto sempre dal presupposto che una volta maggiorenni dovremmo tutti essere considerati persone competenti in grado di fare le nostre scelte: anche quella di iscriverci a una scuola di scrittura creativa. Se poi ci accorgiamo di avere fatto un errore (affidandoci alla “mezza calzetta” sbagliata), tanto meglio: avremo imparato qualcosa. Non ci cascheremo la prossima volta.
    Respingo assolutamente, quindi, il giudizio negativo su insegnanti e scuole di scrittura creativa. Non sono obbligatori/e: tanto basta.

  18. paolo f Says:

    Lucio la pensa come te: quando tempo fa lo interpellai in proposito, in un commento, rispose seraficamente:
    “Finché c’è una domanda, è giusto che ci sia anche un’offerta”;-)

  19. diait Says:

    paolo f. Sono andata a vedere le immagini di Nesi. Guarda che lo sopravvaluti. Pure io, con quelle giacche casual-chic, la camicia bianca da nouveau philosophe e i capelli impermanentati e impomatati (in alcune foto ha addirittura un delizioso* ricciolo in mezzo alla fronte – l’hairstylist è lo stesso d Francesco Renga), pure io sembravo un figo.

    (* è orribilmente contagioso, sì)

  20. paolo f Says:

    Lui, alle giacche casual-chic, unisce un tipo di appeal “ruspante” che – per esempio – te lo fa immaginare, finite le giornate di scrittura, mentre va nel pollaio a dar da mangiare alle galline.

  21. diait Says:

    ahahahah! Un po’ Procacci, un po’ Drupi (prototipo di Ligabue). E tende al robusto, mind you.

  22. pirulix Says:

    @.@
    HEYYYYYY! La smettete di strapazzare Nesi? :))))
    (“ruspante” gli calza a pennello😀 )

  23. diait Says:

    No, mi scuso con Nesi. Non lo conosco, non so niente. E’ certamente una persona serissima, e se ama DFW sono con lui. Si scherzava tanto per non lavorare dieci minuti, o più.

  24. pirulix Says:

    Non ama genericamente DFW, è stato lui a proporne la traduzione in Italia…
    Cmq mi stavo divertendo a leggervi😉 eravate, non so, così… deliziosi😀

  25. diait Says:

    cioè l’ha tradotto? Non lo invidio. Io ho Considera l’aragosta, ma è stato tradotto da altri. Ma era un saggio.

  26. pirulix Says:

    Sì, Infinite Jest. Ma ha tradotto anche e, per me, s o p r a t t u t t o, Danse Macabre, il saggio che mi ha fatto innamorare di King *.*

  27. diait Says:

    Ah, non ho letto nessuno dei due – elias, prendi nota! – quando li leggerò lo farò con un occhio alla traduzione allora.

  28. Iannozzi Giuseppe Says:

    Non credo proprio: nessun amoroso senso. Tua vana illusione.
    Non c’è personaggio che potrebbe esser più lontano dal mio pensiero.

  29. Luan Says:

    @Iannozzi. Io non mi illudo mai:-)

  30. fabio painnet blade Says:

    @mozzi ‘Mi sono accorto, peraltro, che il talento tende a essere più frequente presso chi ha frequentato buone scuole, è stato bene indirizzato dai genitori, ha potuto fin da piccolo leggere molto e bene, andare al cinema a vedere buoni film, passare ogni tanto a teatro…

    Evviva! ora sappiamo dove andare a cercare il talento perduto !
    L’affinità con l’ ‘editto’ di umberto eco nella sua famosa
    risposta a simone bartoletti, è sconcertante. Ecco, questa può dirsi la posizione ufficiale (e di comodo) degli intellettuali di casa nostra, gente poco avezza a esprimere e a scoprire talenti. Come stupirsi poi se la letteratura versa nelle condizioni in cui versa? nulla di personale con mozzi naturalmente, la sua una rotellina ben oliata di un sistema, putroppo.
    Il talento germoglia solo a contatto col talento, come ben sapevano gli impressionisti, con buona pace degli illusi che si affidano ai maestri d’arte. Ciechi guidati da ciechi, a voler essere teneri nei loro confronti.

    Il proposito di insegnare qualcosa emerge dalla consapevolezza di non aver più nulla da apprendere

  31. Giulio Mozzi Says:

    Pirulix, scrivi:

    Sull’imparare a scrivere mi duole pensare che quello che dovrebbe essere compito della Scuola, dei Licei classici ad es. sia trascurato in quelle sedi e poi riscoperto per altrevie.

    Lavoro da qualche anno con l’Istituto per la sperimentazione
    pedagogica ed educativa della Provincia di Trento. In combutta con Amedeo Savoia, insegnante di lettere, avviamo ogni anno sette-otto progetti sulla scrittura e la lettura, coinvolgendo svariate dozzine di insegnanti e centinaia di studenti.
    Sono d’accordo anch’io: a scrivere (come a leggere) si deve imparare a scuola. Non solo nei licei classici, però. Anche – e direi soprattutto nei tecnici e alle professionali.

    Fabio Painnet Blade: ho l’impressione che tu mi attribuisca un’opinione diametralmente opposta a quella che ho dichiarata. Un conto è constatare una situazione, un conto è opinare su come le cose dovrebbero essere (nel mio caso, constatavo una situazione: che non mi piace). Peraltro, diversamente da Eco, i testi che ricevo di esamino; tutti; e ne leggo a centinaia. Non perché io sia migliore di Eco: ma perché, diversamente da Eco, io sono stipendiato appunto per fare questo.

  32. fabio painnet blade Says:

    @Giulio Mozzi
    ovviamente mi auguro che non sia un clone di eco, tuttavia il periodo riportato prcdntmnt riproponeva contenuti simili ai suoi. Anche lui, infatti auspicava un periodo di giusta gavetta (o di orientamento educativo) per l’esordiente che avesse intenzione di maturare e affinare virtù letterarie; la cosa francamente la trovo ridicola, felice di constatare lo sia anche per te.
    Un successivo passaggio vicino alle posizioni di eco è stata una tua precisa affermazione riguardo i criteri di valutazione di un opera. Così ti pronunciasti: Un romanzo lo devo trovare soprattutto ‘bello’ , bello per me s’intende…etc, etc. La convinzione dell’impraticabilità di un criterio di classificazione qualitativa obiettivo e coerente (e l’impossibilità dichiarata di trarre una graduatoria di parametri) ti accomuna tristemente alle posizioni di molti autori/autorità letterarie, non solo al ‘barone’ umberto eco. In realtà in ogni settore economico (l’editoria è uno di questi) la possibilità di mantenere arbitrario il referto di giudizio critico rappresenta il primo degli espedientipiù comuni messi in atto a garanzia del controllo delle risorse e dei capitali. Di questo passo però si penalizza la qualità e il talento, di cui la flessione delle vendite è un chiaro sintomo. Non si tratta dunque dell’endemica ignoranza dell’italiano medio, le responsabilità della crisi sono sulle spalle di coloro che avallano queste assurde logiche, checchè ne dicano i compiacenti recensori di mondadori, einaudi e compagnia bella.

  33. Luan Says:

    @fabio.
    >La convinzione dell’impraticabilità di un criterio di classificazione qualitativa obiettivo e coerente (e l’impossibilità dichiarata di trarre una graduatoria di parametri) ti accomuna tristemente alle posizioni di molti autori/autorità letterarie

    ma davvero sei convinto che esistano dei parametri oggettivi per stabilire il grado di artisticità di un’opera? suvvia, ricomponiti

  34. fabio painnet blade Says:

    Un pò di umiltà, ragazzo, non guasterebbe in questi casi. se non altro per ammettere che aldilà di questa possibilità non esiste futuro per l’arte , la letteratura o la creatività in genere. i metodi ci sono, tranquillizzati, ma prima è più importante che ci sia una volontà di ricerca, l’importanza della quale non sembra essere alla tua portata, al momento.
    Sarebbe necessario innanzitutto una presa di coscienza collettiva della questione e delle potenziali conseguenze relative all’ attuale contesto. In tanti, per esempio, sembrano ignorare già questo semplice fatto. In seconda battuta dovresti documentarti meglio, ti ccorgeresti immediatamente che in rete l’argomento è opportunamente trascurato (I tq cominciarono a muovere qualcosa, poi si son rivelati solamente una compagine attenta alle proprie ambizioni, una forza interessata a un ricambio generazionale piuttosto che a un opera di ristrutturazione integrale del sistema editoria di cui, guard caso, facevano parte.) ed in terza battuta potresti occuparti di spiegare come,secondo te, si sviluppa la scelta di un testo. Ad esempio, su che basi approvi un romanzo piuttosto che un altro? Sarebbe interessante sentire un parere preciso anzichè i soliti sfottò inconcludenti. Se poi il problema non ti tocca, lascia parlare qualcun altro e rassegnati a sentirti denigrare i tuoi lavori. Hai per esempio, mai tenuto conto del parametro comunicazione/comunicabilità di un linguaggio? ritieni utile che si scriva anche per altri oltre che per sè stessi?

    Ti ripeto, in diverse branche della ricerca medica si dibattono le stesse problematiche (se vuoi ti mando qualche documento) e non sono pochi i burocrati di ruolo, con laurea in medicina, che affrontano la questione con stupidi toni irridenti, puntuali rivelatori di grassa e inconsapevole ignoranza, il più delle volte. Fosse per loro ci dipingeremmo ancora la faccia di blu nei pleniluni, altro che storie.
    Forse ignori l’entità di certe battaglie sostenute a livello accademico per affermare sistemi tecnici di indagine e procedure analitiche obiettive. I luminari ignoravano (e fingevano di ignorare l’esistenza di determinate tecnologie che avrebbero sottratto loro capacità decisionali e potere e tutt’oggi per erogare finanziamenti (per cure non per zinzoline) ci si attiene a a una refertologia vergognosamente vaga basata sulla descrizione personale dello ‘specialista’, alla barba della tecnologia e delle metodiche cliniche perfettamente utilizzabili. Ecco, ora credo di essermi ricomposto.

  35. Luan Says:

    @Blade. Non è questione di umiltà, ma di mera constatazione della relatività e soggettività di ogni giudizio critico. L’alterna fortuna critica – a livello diacronico – di certi autori ora osannati, ora fortemente ridimensionati (a seconda delle epoche storiche e dei valutatori) la dice lunga sull’esistenza di procedure analitiche obiettive e valide sub specie aeternitatis. La bellezza è negli occhi di chi guarda. Se, tuttavia, un certo numero di persone di riconosciuta autorevolezza conviene sulla buona qualità di un’opera, possiamo senz’altro ritenere questo semplice fatto rilevante ai fini di una catalogazione meritocratica della produzione artistica quantomeno a livello sincronico.

  36. Luan Says:

    P.S. Tutt’altro paio di maniche è distinguere tra malato e sano.

  37. Luan Says:

    P.P.S. Si parva licet componere magnis: uno stesso film (“Il mio migliore incubo”) è piaciuto moltissimo a Giuseppe Iannozzi e nemmeno un po’ a Lucio Angelini.*-°

  38. paolo f Says:

    «Se, tuttavia, un certo numero di persone di riconosciuta autorevolezza conviene sulla buona qualità di un’opera, possiamo senz’altro ritenere questo semplice fatto rilevante ai fini di una catalogazione meritocratica della produzione artistica»

    Questa sensata osservazione sembra imparentarsi con l’inferenza statistica, applicata ad esempio all’analisi di Borsa:
    se certi “pattern” di andamento dei prezzi in una tipologia di titoli si ripetono con una certa frequenza, in presenza di alcune condizioni concomitanti, allora è possibile valutare con qualche attendibilità il movimento (al rialzo o al ribasso) che si andrà a generare, e creare degli indicatori “previsivi” in forma di algoritmi matematici.

  39. Luan Says:

    Ma aspettiamo che Blade ci riveli le modalità di individuazione oggettiva dell’artisticità di un prodotto.

    P.S. Quando coordinavo il comitato di lettura di Vibrisselibri, una regola di selezione era appunto che un testo colpisse per la sua “mostruosità” (termine di comodo) non un solo lettore, ma la maggioranza di coloro ai quali era stato affidato per una prima valutazione di smistamento. Sicuramente il comitato che smistava i testi da inserire nella corrente del new italian epic utilizzava criteri ben più scientifici dei nostri, per esempio quello dello “sguardo obliquo”:-)

  40. fabio painnet blade Says:

    Ecco, ora mi sembra che stia cominciando a porti in maniera seria.
    Anzitutto, partiamo dal principio di non-universalità, è bene chiarire che l’eventuale graduatoria presa in esame non debba rappresentare un prodotto finito ma, pecie in questa fase embrionale, una entità dinamica suscettibile di modifica. L’ evoluzione, definita però da una dinamica autonoma, cioè non imposta all’alto, risulterebbe già un grosso passo avanti rispetto all’attuale sistema .
    prima di proseguire dovrei però domandarti che intendi per sguardo ‘obliquo’. Il fatto che un testo deve essere qualificato come stupefacente, esclude le prerogative che ho dato in precedenza. Aggiungerei che Il metodo statistico poggia su campioni di analisti significativi. Come diceva Paolo, non è importante quindi il parametro adottato per la qualifica di merito che si vuol attribuire al prodotto ma – come ben sanno gli esperti di studi di settore – è determinante la eterogneità della cellula selezionata per la commissione valutativa ( Unità di valutaz critica, UVC). Ad esempio, nel caso del parametro ‘muostruisità’ a cui accennavi, mi sembra che coinvolga la sfera emotiva e quindi già come elemento quantificabile si pone in misura estremamente delicata. Parlare invece di ‘linguaggio comunicativo’, che prelude una condivisione di significati, risulterebbe alla fine più funzionale alla discussione.
    Per chiarire la mia costruzione direi allora che, nel caso la redazione di vibrisse fosse costituita da individui che si conoscono bene fra loro (alta condizionabilità interindivd), che appartengono alla stessa classe sociale (come penso sia stato), allo stesso ambiente (già parlare di nord Italia sarebbe limitante), o alla medesima fascia d’età, essa (come UVC ) NON AVREBBE AVUTO ALCUNA SIGNIFICATIVITà CRITICA. Sarebbe stata poco attendibile, insomma.

  41. fabio painnet blade Says:

    Posto il caso che invece l’uvc fosse costituita dai frequentatori più o meno abituali di questo blog e supponendo che siano rispettati i limiti di ampiezza di range di cui detto (contesti residenziali geograficam. distanti, realtà sociali ed età diversificate, etc,), ecco potremmo allora dire che il parametro ‘mostruosità’,per quanto aleatorio, diventerebbe estremamente significativo in virtù di un indice di gradimento comune.
    Per quanto detto in precedenza (ti ricordo che sto attingendo le definiz. dalla disciplina riguarda l’analisi statistica dei dati.) vedi dunque che quattro fessacchiotti qui rappresentati potrebbero fornire un contesto analitico molto più prezioso e attendibile della prosopopea autocompiacente di un manipolo di intellettuali, che
    proprio perchè simili tra loro (per titolo di studio, competenze etc.) toglierebbero un buon margine di attendibilità all’analisi/studio.
    Quanto detto forse risponde anche ad un precedente intervento di mozzi riguardo l’importanza dell’ambiente in cui cresce o dovrebbe crescere un talento artistico. In altri termini, cioè secondo altri e numerosi indirizzi di pensiero, il talento e la creatività avrebbero modo di conformarsi meglio in un ambiente eterogeneo piuttosto che in
    uno strettamente omologato, magari dai vincoli dell’educazione scolastica (chiudo qua la parentesi per non fomentare polemiche inutili). Dovrei uindi aver introdotto l’argomento in maniera comprensibile, ma prima di proseguire mi servirebbe conoscere,
    in termini esatti, le caratteristiche dei criteri di valutazione utilizzati, al tempo, dalla redazione di vibrisse.grzie

  42. Luan Says:

    C’è già tutto qui:
    http://vibrisselibri.wordpress.com/cose-vibrisselibri/

  43. Luan Says:

    Per lo sguardo obliquo mi autocito:

    “«… Aveva riflettuto a lungo, il cinico Angelini, sulla fumosità del saggio “New Italian Epic”, chiedendosi come fosse possibile che una mente sagace quale quella di Roberto Bui potesse credere davvero a baggianate del tipo “una diversa tonalità emotiva rispetto al postmoderno”, “uno spiccato senso dell’equilibrio tra complessità narrativa e fruibilità”, “una manifesta capacità di esplorazione di punti di vista obliqui”, “una manifesta voglia di ucronia potenziale” eccetera, che affratellerebbero libri “in apparenza diversi” (e diversi anche al di là delle apparenze, a dire il vero). D’un tratto, come il principe Gautama Buddha sotto il fico sacro a Bodh Gaya, l’Angelini intuì almeno una delle Quattro Ignobili Verità sul NIE ( “Ce stanno a pijjà per culo”) e la burleschità dell’ Ottuplice Sentiero millantato da Roberto Bui… »

    (Dal saggio “La bufala del New Italian Epic”, di Lucio Angelini)

  44. Giulio Mozzi Says:

    Fabio, scrivi rivolgendoti a me:

    Anche lui [Eco], infatti auspicava un periodo di giusta gavetta (o di orientamento educativo) per l’esordiente che avesse intenzione di maturare e affinare virtù letterarie; la cosa francamente la trovo ridicola, felice di constatare lo sia anche per te.

    E questo è un altro equivoco, fatto nello stesso modo del precedente. Quindi ci rinuncio.
    Noto solo che, a mio modesto avviso, trovar ridicolo che qualcuno studi per imparare a far meglio qualcosa che ha voglia di fare, mi pare piuttosto bizzarro.

  45. Simone Battig Says:

    Su invito di fabio contribuisco al dibattito.Personalmente credo che prima di parlare di criteri oggettivi o soggettivi sul bello e brutto, IN QUESTO MOMENTO, è assolutamente necessario definire il “campo” in cui si esprimono i giudizi..la mia idea di fondo come già espresso è riassunta qui intanto per brevità:
    http://samgha.wordpress.com/2012/03/01/unita-di-misura-per-costruire-insieme-una-nuova-definizione-di-letteratura-addio-addio-e-grazie-per-tutta-la-carta-una-provocazione-sul-campo/

    Dopodiché io personalmente penso che l’arte e la letteratura devano tendere al “sublime” e solo in quell’ottica si può giudicare, perché il sublime è un livello ben diverso dal bello e dal brutto…in quest’ottica ad esempio quando Lucio dice che “sceglievano un libro sulla base che la maggioranza dei lettori del comitato ritenesse il libro stupefacente”..ecco…io farei esattamente il ragionamento opposto se volessi pubblicare un certo tipo di letteratura non commerciale, cioè (come ad esempio accade quando ci sono opinioni dicotomiche dei lettori su un libro…) se nel comitato ci sono 3 che pensano che quel libro sia una schifezza, 3 indifferenti, 3 normalizzatori e anche solo uno che invece dice che è un capolavoro..ecco allora forse quel libro potrebbe essere qualcosa che vale la pena pubblicare…perché viene percepito come qualcosa che non è ancora in noi provocando reazioni molto molto diverse…quando le reazioni invece tendono ad essere omogenee allora c’è qualcosa in quel libro che già ci dice che è superato anche se ritenuto stupefacente da molto (che mi sembra una contraddizione in termini..). Ovviamente ho estremizzato il tutto per rendere l’idea e ovviamente sto parlando solo di letteratura contemporanea…

  46. Luan Says:

    devano? questa non l’avevo mai sentita:-)

  47. fabio painnet blade Says:

    @Giulio, giusta precisazione la tua. L’equivoco è dovuto al fatto che immaginavo conoscessi il contenuto della celebre missiva di eco a simone bartoletti. La deduzione (mia) come tutte le deduzioni si porta dietro un viszio di fallibilità, quindi per interrompere questo circolo di incomprensioni supposte o dedotte, mi soffermerò meglio su quanto ha scritto eco in risposta all’autore esordiente bartoletti.
    In sostanza eco, lungi dal prendere in considerazione l’ipotesi di introdurre canoni di giudizio estranei ai propri o a quelli di altri baroni (i baroni credono nell’insindacabilità di un giudizio superiore: il loro)
    o di considerare esaustivo il responso popolare (senza l’impalcatura promozionale che ben sappiamo eco sarebbe relegato al ruolo di autore incompreso, peggio di angelini, piuttosto che a quello di blasonato intellettuale), propone una sua moderata,cauta, ma poco originale ricetta di ricerca del successo. le sue esortazioni trasmettono la stessa vivacità di una relazione di bilancio al consiglio dei ministri, tuttavia non ho niente da obiettare in proposito, la regoletta può ben valere per alcuni, ma l’esperienza ci dice che la maggior parte di autori si esprimono meglio nelle opere prime, o seconde. Scadono invece nei contenuti una volta familiarizzato con gli attrezzi del mestiere, coi compromessi editoriali e tutto il resto. Si imborghe-siscono fino a vendersi, questa è la realtà a cui pochi sono capace di sottrarsi. In buona compagnia, non considero eco un creativo, nel suo caso perciò la gavetta sarà pure stata utile, ma il prodotto finale non mi sembra poi questo gran successo che strombazza fabio fazio.. Ora, fermo restando che la gavetta può esser anche utile per chiunque intenda intraprendere una qualsivoglia attività (nelle attività manuali credo funzioni meglio.), bisogna dire che un autore esordiente non di rado può manifestare un talento immediato (c’è chi sostiene che il vero talento sia soprattutto quello). ‘Esordiente’ insomma non è affatto sinonimo di immaturità, non esclude la possibilità di doti nascoste; un esordiente non è detto debba essere per forza ‘ in erba’, nè bisognoso di aiuto. Lo ricordavi proprio tu recentemente: ‘certi lavori sono perfetti, non necessitano di correzioni’. Un autore valente quindi la gavetta può averla già fatta sul campo o nella vita, non è necessario gliene vengano imposte di nuove dai baroni di turno. Le paternali di eco in sostanza mi vanno benissimo, ma avrebbero un senso dopo la lettura di un opera, e non prima. Il problema posto in questa sede infatti vuol essere prioritariamente questo. Non si tratta di negare l’importanza della formazione o del perfezionamento come tu deduci, Giulio, fomentando gli equivoci di cui ti lamenti, ma semmai di valutare meglio i soggetti a cui consigliare
    un salutare corso di scrittura. I tuoi canoni, a meno che me ne sia perso qualcuno strada facendo, non sembrano davvero porsi seriamente il problema. Ti inviterei però a lasciar perdere la polemica e cercare di collaborare alla ricerca che questo dibattito potrebbe incentivare. Grazie cmq per l’attenzione.

    §§§§

  48. fabio painnet blade Says:

    @Simone la letteratura commerciale non si vende, o meglio si vende ma non abbastanza. E’ questo l’inconfutabile dato ‘clinico’ che si legge al capezzale dell’editoria.
    La legge del profitto non rende! Chiaro?. S’è visto che determinate strategie di marketing possono andar bene quando si piazzano bulloni d’acciaio, non quando si tratta arte. Il concetto che ho cercato
    di estendere a giulio mozzi (con seri dubbi sulla sua volontà di recepirlo) riguardava proprio questo paradosso. Le comuni logiche mercantili non pagano, punto. facciamocene una ragione.
    Se però questa merce prende il nome di ‘arte’, in aperta controtendenza, non ci resta che cercare il profitto nella qualità! Ma prima bisogna dotarsi dei mezzi efficaci per individuare questa necessaria caratteristica del ‘prodotto’.
    In termini più spicci bisogna capire che la ricerca di un metallo prezioso può evitare o meno di mettere in conto la dissipazione energetica necessaria a scavare una gran quantità di materia inerte prima di incocciare la vena aurifera. La tecnologia può aiutare nella rimozione della roccia poco nobile ma la pretesa di giugere al giaci-mento senza una congruo dispendio di lavoro/energia /risorse/competenze, è una stupida illusione di mercanti dementi che si illudono di spacciare vile basalto per oro a 18 carati. Chiaro il concetto? Qui si cerca di individuare i mezzi per facilitare il lavoro di rimozione del materiale superfluo (che è sempre tanto, come dice mozzi), non di sdoganare paccottiglia inutile al primo fesso di passaggio pronto a bersi in un sol sorso qualsiasi imbecillaggine gli venga propinata dall’informazione pubblica. Tuttavia l’acquirente in questione, che non è così fesso come credono gli editori, difatti gira alla larga dai fanfaroni e dai loro carrozzoni pubblicitari. Li ascolta, come no, sovente si fa perfino fregare, ma in definitiva non trova la forza di accordargli la propria fiducia una seconda volta quando s’accorge di essersi fatto rifilare una emerita cagata (il pensiero mi torna di riflesso al cimitero di praga. un catafalco in tutti i sensi). La letteratura ‘inerte’ che passano le case editrici è, al novanta per cento, robaccia inservibile lo sappiamo tutti. Non sappiamo invece se i talenti veri esistono ancora. E’ più ragionevole pensare di aver delegato dei perfetti incapaci a dirigere una miniera. This is the question Mr Battig, mr Mozzi et al. Spero che l’eloquenza del paradosso ci aiuti a superare gli eventuali equivoci .

  49. Luan Says:

    @blade. “pensare di aver delegato dei perfetti incapaci a dirigere una miniera”.

    Nessuno ha delegato nessuno. L’editoria è un settore dell’imprenditoria e ciascuno è libero di fondare una propria casa editrice attraverso cui proporre i talenti (o le ciofeche) in cui crede. Ben venga, quindi, la Blade & Battig Edizioni in cui arruolare il meglio del meglio del meglio del talento sinora trascurato.

  50. Simone Battig Says:

    @ fabio
    Sto dicendo proprio questo..se si vuole puntare sulla qualità bisogna distinguerla dal commercio…pensare di eliminare l’editoria commerciale o idee diverse dalle nostre non mi sembra realizzabile ne proficuo come impegno e se vogliamo premiare la qualità magari per rendersi conto della qualità va bene che ci sia in gior altro che non sentiamo come tale…

    @lucio
    Mi perdonerai il “devano”..stavo scrivendo al singolare e po ho declinato non si sa che verbo…:D..ma capirai..sto al lavoro in galleria dodici ore al giorno, partecipo a ottomila riunioni per la mia città, mangio di rado, tengo famiglia e pensieri etc etc :DDD…
    E ti rassicuro…non vedrai mai me come editore o editor..su questo puoi star tranquillo…io scrivo…non mi pubblicano e sincermanet e in queste condizioni non mi interessa nemmeno in mancanza di proposte serie, ho finito un libro da 4 anni e ce l’ho nel cassetto, ho cominciato a scriverne un altro che sarà di un migliaio di pagine e mi porterà via un decennio sicuro..figurati se mi metto a fare l’editore….preferisco fare il lettore a tempo semipieno per me stesso, cosa di cui vado molto orgoglioso😉

  51. Luan Says:

    @Simone. Non ci resta che confidare in Blade, allora, sperando che abbia un discreto capitale da arrischiare nell’intrapresa:- )

  52. fabio painnet blade Says:

    Ehi @Simone, ma ke fai? Gli rispondi seriamente allo zio Zheimer?. In questo spazio la regola è pressapoco questa: le cose meditate e razionali le dici a me, le cazzate la lui. Tanto, tempo cinque minuti dimentica tutto e riattacca con la solita tiritera…
    Mi dice che ‘lui’ non delega nessuno. E poi compra, legge, spende spande, promuove lavora e ha lavorato per l’editoria. Ma di quei signori ‘cattivi’ non ne sa nulla. Sono comparsi dal nulla, dice. Zio Alarico è’ come quei vecchini che passano la giornata a lagnarsi del governo ladro e poi sono i primi all’appuntamento elettorale, la domenica mattina. La scelta politica, non conta più nulla. Chi vota delega, chi si affida a certe logiche di giudizio senza muovere un dito o un parere propositivo per contrastarle, delega.Eccome se delega. Poi però si sorbisce le schifezze.

  53. Luan Says:

    @fabio. sono appena tornato da una manifestazione contro le grandi navi in laguna, mentre tu – da perfetto parvenu della rete – ti fai le seghe spacciandoti per capopopolo elettronico ma ignorando quanto stantii siano ormai diventati certi dibattiti sull’editoria. dovessi ripronunciarmi sempre daccapo ad ogni niubbo che si affaccia in questo blog, starei fresco. un abbraccio *-°

  54. fabio painnet blade Says:

    Per l’appunto, come volevasi dimostrare. Eccolo ancora con ‘sta lagna delle navi in laguna che volete voi venessiani assetati cronici di dindi sonanti. Zio, un consiglio: cerca qualche cura, il morbo avanza. Tuttavia adesso ho da fare anch’io. Per ora beccati questi pistolotti su cui riflettere, ne riparliamo fra qualche ora.

  55. fabio painnet blade Says:

    pistolotto number one.

    riprendo dai tuoi pochi scampolidi lucidità, in riferim alla questione dei criteri selettivi dei tempi di vibrisse libri.

    Il mio discorso vorrebbe affrontare proprio la questione che tu, zio Al, proponi con la consueta ironia. Quando si parla di parametri selettivi si vuole alludere a formule/concetti comprovabili attraverso dati, cioè a un lavoro impegnativo sul piano dell’analisi sistemica per indirizzo ‘sperimentale’ ma non epistematico*. C’è dunque studio e studio con relative procedure, ma tu mi parli di alcuni buffoni (con rispetto parlando per questo Bui) che non hanno idea di come si proceda in senso tecnico, prigionieri di vincoli umanistici contaminanti che già Charles Snow denunciava un secolo fa con particolare preoccupazione per il futuro della letteratura (un autore
    -diceva- non può definirsi intellettuale se ignora i principi della termodinamica’. ). La sua analisi (Le due Culture) ha delineato prospettive ancora presenti nel nostro modo di intendere e produrre letteratura. Oggi gli scrittori di estrazione umanista (come te/voi) non comprendono l’importanza dell’approccio multiprospettico della
    cultura e dei vincoli che esso deve avere non solo con la scienza ma anche con la religione e l’arte. Anticipo così un concetto che ci tornerà prezioso qualora questa discussione intraprenda la direzione che sto cercando di seguire da un pezzo. (Ciò avrebbe del miracoloso).
    Teniamo a mente dunque della seguente equazione CULTURA= RELIGIONE + SAPERE + ARTE. la definizione formulata in questi termini potrebbe sembrare riduttiva, tuttavia pone un primo
    approccio su un aspetto decisivo da tener presente nelle caratteristiche di uno scritto e, in qualche misura,
    cautamente parlando, nelle sue possibilità di parametrizzazione.

  56. fabio painnet blade Says:

    pistolotto number two.

    Ti ringrazio zio Al per le delucidazioni che mi fornisci riguardo l’esperienza accumulata nella redazione di vibrisse libri, però ti pregherei di prestare un briciolino della tua preziosa attenzione (suvvia, distogliti dalla manni una volta tanto) a questo mio appuntino sui vizi (gravi) che mi è parso di riscontrare nelle istanze del Bui. Lui, e al tempo tutti voi, imponevate/esponevate delle interpretazioni, delle opinioni
    belle e buone rispetto all’analisi di un testo, mentre da un po’ ddi tempo io non faccio che riportare la barra del timone sul concetto di ‘parametro’. Tecnicamente un ‘parametro’ non si pone come attributo semplice o una qualità di un soggetto da definire. Il parametro non definisce un opinione, per quanto corrisposta, ma pone la necessità di un criterio di ricerca che procede per tentativi e perfezionamenti attraverso un procedimento non elaborato per via epistematica (per deduzione), ma per induzione (anche il sapere si scompone in due filoni
    metodologici d’indagine, due culture per l’appunto).

    Proverei ora a fornire una rappresentazione di procedura operativa, come da te richiesto con supponente sarcasmo che però, dato il tuo stato senile, mi ritrovo obbligato a rispettare con garbo.
    @Simone prova a darci uno sguardo anche tu e se i cazzeggiamenti di zio Al ti risultassero troppo pesanti prova pure a rispondere su Samgha, non sarà molto appagante però la mia attenzione te la dedico con molto piacere.
    Chiedere anche l’intervento di paolino ferrucci mi sembra già un imprudenza, però se ritiene di poterci arricchire con un suo parere…)
    Giulio mozzi invece mi sa che ce lo siamo giocati, ma se contro ogni lecita attesa volesse ugualmente contribuire, tanto di cappello al suo spirito.

    riprendo da qui: ‘Il parametro non definisce un opinione, per quanto corrisposta, ma pone innanzitutto l’obbligo di un impegno di ricerca che procede per tentativi e perfezionamenti’. La procedura operativa dovrebbe svolgersi pertanto secondo la modalità che ti esporrò fra poche ore. Adesso ho davvero da fare.

  57. Luan Says:

    http://salviamovenezia.wordpress.com/2012/04/14/assalto-alla-queen-victoria/

  58. paolo f Says:

    Confesso che da qualche tempo sto tentando di avvicinarmi alla religione: forse Giulio Mozzi potrebbe aiutarmi. L’unica cosa che gli invidio è di essere credente, forse da sempre.

    n.b.: i cazzeggiamenti di “zio Al” non li trovo pesanti, al contrario: sono sempre leggeri. Solo che questa leggerezza a volte, per certe persone, è assolutamente insostenibile.
    (cfr. L’insostenibile leggerezza dell’essere)

  59. diait Says:

    ah, Giulio Mozzi è credente. Ecco perché – forse – suscita una certa animosità. Io sono atea in quanto figlia di atei, cioè per default, quindi la religione mi incuriosisce e mi è simpatica. Anch’io avrei voluto diventare credente, ma mi è stato impossibile perché non mi viene naturale. La militanza atea di certi intellettuali, però, mi ricorda che potrei sempre riprovarci.

  60. Luan Says:

    @paolo. fabiuzzo vorrebbe da me dei parametri belli e pronti per selezionare i capolavori, ma non ha ancora capito che se li avessi li avrei già venduti da un pezzo all’avido Elido:-).

    Altra cosa sono le collane, in cui possono essere accolti solo certi libri e non altri.

  61. paolo f Says:

    diait: anche stavolta siamo in sintonia. La militanza atea di chi “la sa più lunga” porta anche a me la voglia di (ri)scoprire il divino.

  62. paolo f Says:

    lucio: ma se vendi dei (veri) capolavori “all’avido Elido”, dubito che possa farne moneta sonante in questa vita:-). Casomai gli eredi.

  63. diait Says:

    Hai presente Odifreddi? L’impulso a convertirsi al cattolicesimo è istantaneo. Piuttosto che essere dei “suoi” mi sparo un colpo.

  64. diait Says:

    (per lucio, un p.s. Ho dato un’occhiata al trailer del documentario di Scorsese, e mi sembra di aver riconosciuto Red Ronnie che intervista George. Ho gonfiato le penne del collo in un impeto patriottico)

  65. paolo f Says:

    diait: mi piacerebbe sapere come fai a incorporare i video: se io mi limito a incollare il codice d’incorporazione, mi dà solo il link.

  66. Luan Says:

    George mi assomigliava in modo impressionante (o io a lui)*-°

    https://lucioangelini.wordpress.com/2010/10/23/gli-anni-sessanta-a-palazzo-ducale/

    Grazie mille, cara.

  67. diait Says:

    paolo – qualcuno dice che l’informatica sia una scienza. ahahahahah! Su dieci volte che metto un link, tre volte mi esce il video, tre il link e tre niente.

    lucio: ma è red ronnie o no? Stai sul punto, se non vuoi essere bannato. (Come dice quella)

  68. Luan Says:

    Non mi pare. Boh.

  69. diait Says:

    Invece sì.

  70. Luan Says:

    @paolo. per ” li avrei venduti all’avido Elido” intendevo i parametri, non i capolavori. Cmq non ho capito la tua risposta. Perché gli eredi?

  71. paolo f Says:

    Giusto: i parametri, non i capolavori.
    Dico “gli eredi” perché i veri capolavori, spesso, non vengono compresi dai contemporanei e vendono poco; vengono compresi e apprezzati o decenni dopo o addirittura riscoperti nelle generazioni successive. Visto che Elido ha sessant’anni e non trenta (o poco più di venti, come il Calasso delle origini), anche se s’impossessasse dei parametri non gli darei molte chances.

  72. Luan Says:

    Ma così contraddici la tesi del buon Fabio: “La letteratura commerciale non si vende, o meglio si vende ma non abbastanza. E’ questo l’inconfutabile dato ‘clinico’ che si legge al capezzale dell’editoria… Se però questa merce prende il nome di ‘arte’, in aperta controtendenza, non ci resta che cercare il profitto nella qualità!”

    Preparati a essere ricoverato nel reparto Alzheimer anche tu…*-°

  73. fabio painnet blade Says:

    Riprendo dalla felice battuta di Luan (alias Lucio Angelini) per introdurre
    l’argomento: ‘…se avessi questi supposti parametri li avrei già venduti da un pezzo all’avido Elido:-)’.

    Non so se il signor fazi, padroneggi questi temi. A giudicare certi scivoloni si direbbe di no. Però puoi star certo che i suoi esimi colleghi, sanno benissimo di che stiamo parlando. La vostra distanza emotiva, (da quanto percepisco, sembra perfino maggiore di quella culturale di stampo umanista), non vi fa cogliere che, la patata bollente che stiamo amabilmente sballottando fra cazzeggiamenti vari, non riguarda solo la letteratura. Se infatti P e M Curie avessero detto: ‘cazzo! cioè: parbleu! ma certe infezioni esistono da secoli e l’umanità e è sopravvissuta, brillantemente senza il nostro aiuto. Perchè , Marie, dobbiamo romperci i coglioni con queste muffe e già che di umidità ne abbiamo abbastanza dentro casa? Suvvia, tira fuori dal microscopio quella fetta di formaggio, dacci una grattatina alla patina verdastra e portamenlo a tavola che con quello che ci passa il ministero non rimediamo nemmeno una cenetta decente.’
    Già me lo vedo il solerte zio Al nelle vesti del Pierone transalpino che bastona la consorte che non gli vuol passare il caprice de dieu e le passa il bollettino sanitario (il link dell’epoca) con tutti gli aggiornamenti clinici dei morti endemici di vaiolo. Le indica tronfio la gloriosa apertura a tutta pagina: successo insperato dei cattedratici parigini! Nell’ultimo mese, nelle nostre colonie, son stati registrati tre morti in meno per vaiolo: La medicina fa passi da gigante – dice l’articolo-, passate pure l’otto per mille a questa casella postale,salveremo altri tre bambini il prossimo mese. etc, etc.

    Pagato il pedaggio al blog ora passo a cose serie

  74. fabio painnet blade Says:

    PRINCIPI OPERATIVI
    – la selezione parametrale (scelta dei testi e suddivisione in due gruppi)
    – la registrazione di attendibilità del prmtr (tara dello strumento)
    – l’orientamento ideologico=contaminazione di contenuti (definire parametri che indicano una polarizzazione politica dell’autore, fermo restando che l’opera può ugualmente essere valutata eccellente.)

    Si prendano due opere di indiscutibile qualità letteraria o due capolavori classici (primo gruppo), in modo che non sussistano dubbi di valutazione, e si scelgano senza incertezze (o pareri contrari) una piccola quantità – secondo gruppo – di lavori pubblicati, estremamente poveri di contenuti, o ritenuti tali dai membri (tutti, senza eccezioni) dell’unità esaminante (La uvc, lo ripeto per lo zio Al).

    Nella suddivisione di questi due gruppi di testi non deve naturalmente sussistere discontinuità di opinioni.Non si entra nel merito di ciascun testo, ma si deve condividere solo il campo di
    appartenenza: estremamente positivo – estremament negativo. Il referto dovrà quindi essere espresso in maniera secca: buono o cattivo, vivo o morto, bianco oppure nero (Quando il sistema operativo va in palla
    si ritorna al sistema binario di base e si ricomincia da lì).
    Si tengono quindi in considerazione dei ‘casi limite’, proprio per non incorrere in una distorsione causata da inutili personalizzazioni.
    Dopo aver definito una prima traccia (e ribadisco un prima traccia) di criteri parametrali, si passa all’applicazione. Lo scopo, in questa fase, non è quello di tracciare i valori di una precisa scala qualitativa, ma solo di verificare se i parametri individuati rispecchiano con la necessaria efficacia l’ampiezza del gap qualitativo fra i due gruppi in esame. Non vi è dunque una misurazione,una graduatoria numerica, come spesso viene frainteso da interpretazioni spiccie e supponenti (alludo al
    commento iniziale di Luan: ‘vorresti dire che…suvvia fabio, ricomponiti’ etc, etc).

    la strada ancora è lunga però questo inizio potrebbe chiarire qualche precedente incomprensione. spendo ancora due righe

    ANALISI

    -possibilità 1)= i parametri selezionati non rispecchiano la differenza fra i due gruppi.
    -possibilità 2)= i parametri rispecchiano il divario qualitativo dei gruppi esaminati.

    Nel primo caso la procedura da seguire è ovvia: si cambiano parametri e si procede con una classificazione analoga.
    Nel secondo caso, la scientificità metodologica imporrebbe di testare la procedura su due nuovi e differenti gruppi di lavori/opere rispettando le medesime modalità di giudizio binario. A voler essere pignoli la procedura potrebbe essere replicata una terza volta su due nuovi
    gruppi di opere suddivise da una ulteriore valutazione secca.

    Credo pertanto che il lavoro della vecchia redazione di vibrisse libri fosse omologato ad una simile mentalità e caratteristiche culturali (di formazione professionale) del gruppo esaminante. L’approccio alla materia non può che essere definito su basi multiculturali, lo ribadisco per evitare che ‘qualcuno’ mi linki referti e proposte di vecchi e nuovi fallimenti che non hanno nulla a che vedere con le nostre osservazioni.
    stop. passo e chiudo

  75. Luan Says:

    @fabio. perfetto. crea un gruppo di lavoro e divertiti ad applicare la tua ricetta, ma non chiedere a me di devolvere ulteriore tempo della mia tarda giovinezza🙂 all’analisi di alcunché. mi dimisi da vibrisselibri proprio per stanchezza. in questa fase leggo ormai solo quello che mi pare e lo valuto unicamente sulla base del mio personale gusto, raffinato o pessimo che sia. un abbraccio.

  76. fabio painnet blade Says:

    Ehilà che replica pronta! E a quest’ora del mattino poi. Alla faccia del vecchino. Mi hai tirato un bello schiaffone morale eh?

  77. fabio painnet blade Says:

    Sai luanito, il gruppo di lavoro sta già operando da un pezzo, non aspetta mica te. I risultati però ti lascerebbero di sasso. Sì, credo davvero ke ne usciresti sconvolto. Mica ti kiedi perché frequento questo blog eh? Cmnq tranquillizzati, la tua posizione e le tue risposte sono perfettamente prevedibili, perciò posso dirti che non è certo da te che ci si aspetta qualcosa. Tu sei solo un ottimo padrone di casa, forse il migliore in circolazione. Il motivo? Il tuo blog sembra raccogliere un corpo di blogger estremamente variegato in rapporto alla quantità e perciò il dato può considerarsi valore assoluto (l’analisi statistica indica la distribuzione di frequenze, come uno strumento potente per comprendere il livello di ‘omologazione dei gruppi sociali e i piccoli salotti della rete non sono che formidabili campi di studio). Dire che sotto certi profili il blog avrebbe belle potenzialità non significa nulla se non una certificazione di quanto sia limitato l’ambiente circostante. Questo degrado contribuisce tuttavia ad impoverire enormemente la rete e le sue potenzialità di crescita, evoluzione, diversificazione di contenuti e programmi (antonio scurati lo dice sicuramente meglio di me ed infatti difficile trovarlo on -line). Insomma l’habitat non si dimostra quella fucina di proposte e attività, che sembrava promettere. i motivi ovviamente ci sono.
    Una corda daltronde può servire a salvare una vita o a tirarsi il collo, come ben sappiamo. questa però è storia vecchia. Buona domenica e complimenti se davvero hai letto i miei mattoncini mattutini. Stento a crederlo. Ma ricordi di averlo fatto? o no?

  78. Simone Battig Says:

    @fabio
    Non so se fosse riferita anche a me questa tua frase “Oggi gli scrittori di estrazione umanista (come te/voi) non comprendono
    l’importanza dell’approccio multiprospettico della
    cultura e dei vincoli che esso deve avere non solo con la
    scienza ma anche con la religione e l’arte”
    Io posso solo dire che se era riferito anche a me vuol dire che non si è letto almeno i mie ultimi due libri e non si è mai visitato lo spazio che ho aperto a Treviso (a Treviso eh…)
    http://calibansnc.wordpress.com/
    …per il resto..faccio un po’ fatica a seguire il discorso letterario nei commenti a questo blog che sono molto divertenti e proprio per questo però mi distraggono e non mi permettono di organizzare un pensiero coerente in questa sede😀

  79. Luan Says:

    @fabio. nessuno schiaffone morale, per carità. il mio motto è “largo ai giovani!”, per questo ti faccio largo… per il tuo bene:-)

  80. diait Says:

    fabio: non ci ho capito niente. Ma ciao.

  81. fabio painnet blade Says:

    @battig: No! non era riferito a te. E’ una mia deduzione (basata su dati )rivolta al panorama dei blogger in rete, in generale. Avevo una certa idea che tu non corrispondessi a questo trend, per questo ti ho coinvolto. In pratica non mi sembra di poter dire altrettanto di nessun altro su Cz Lt. forse Ferrucci… ma, non son sicuro di lui. Mi sembra un pò ‘ambidestro’ (scherzo,)però è fondamentale quando Angelini si dimostra particolarmente legnoso su certi concetti.

    Come dicevo, è dall’ottocento che Snow espone questo problema come un difficoltà della letteratura e dei letterati, non della scienza. Frankenstein, Brave new world, Never Let me go, Farheneit 451 , rispondono a questa esigenza culturale. E oggi?

  82. fabio painnet blade Says:

    A battig, dimenticavo: come cavolo si possono leggere i tuoi libri (mi interessava Neogenesis) se, anche in rete, vengono dati fuori catalogo?
    Se non ce la fa a reperirli la libreria feltrinelli come posso farcela io ?Stesso dicasi per MIstero etrusco. Eh? ma che si deve fare per documentarsi?

  83. fabio painnet blade Says:

    @diat, fammi capire: da che punto non sei più riuscita seguire? A me sembra che il ragionamento fili abbastanza bene ad aver la pazienza di mettere insieme i pezzi.

  84. Luan Says:

    Oggi, dopo la Scuola di Francoforte, abbiamo la Scuola di Cagliari.

  85. fabio painnet blade Says:

    Mi domando tuttavia quale sia il concetto su cui ci siamo arenati. Teniamo a mente che tutto prende inizio da una lagna diffusa riguardo le ben note strategie editoriali volte a piazzare a tutti i costi la paccottiglia cara agli ‘autori degli editori’. Il loro marketing non sembra curarsi troppo di un qualsivoglia criterio di classificazione Ci siamo? I più giovani come Simone sono attenti e sensibili alla questione e Angelini invece no. Però mi conferma che quando era giovane tali problemi se li poneva, ammettendo sconsolatamente la sua età (mentale). Dice, alla sua maniera la lagunare, che mi devo ricomporre perchè tali criteri non esistono. quando abbozzo un prospetto (non certo farina del mio sacco) mi canzona chiamandolo ‘ricetta’. Sapesse da dove proviene correrebbe a ficcare la testa sotto terra come gli struzzi. Ma si sa, lui scorrazza allo stato brado in laguna… Ho provato a sostenere che è necessario un approccio diverso per intravedere soluzioni altrimenti nascoste. Inoltre esistono grossi interessi a non farle mai venir fuori queste proposte (e parlo appena di proposte), ecco perchè , pur parlando di questioni risolvibili, e difficile formare un comune linea d’intesa. fin qui non mi sembrano esserci ostacoli. o no? proseguiamo però in serata eh?

  86. Luan Says:

    Caro Fabio, non è vero che oggi qualche romanzo di qualità non esca. La strategia delle case editrici più solide, semmai, è proprio quella di COPRIRE TUTTA LA DOMANDA POSSIBILE (libri rossi, libri neri, libri di qualità, libri squallidi, biografie di celebrities, ricette… )
    Un problema che sottovaluti, a mio avviso, è quello della COSTRUZIONE DEL LETTORE, accanto all’altro della COSTRUZIONE DELL’EDITORE. Entrambi richiedono decenni di lavoro, e come sottolinei fino alla noia (yawn) a me non ne restano tanti. Senza contare che l’ottimo Michele Mari continua a essere tranquillamente pubblicato, anche se vende poco, e tanto mi basta:-)

  87. Anonimo Says:

    per Fabio P. Blade: dare del “legnoso” ad Angelini mi sembra una bestemmia. Lui sembra avere la leggerezza di una farfalla, invece.
    “MIstero etrusco” l’ho letto qualche anno fa e posso dire che è un libro straordinario, cioè ha la “concretezza” e la ricchezza dei romanzi che si leggevano una volta, prima che la paccottiglia editoriale dilagasse creando la palude che vediamo. Quindi è un po’ datato.

  88. paolo f Says:

    Ehm, se qualcuno non riuscisse a trovare Mistero etrusco, può chiedermelo in mail, l’indirizzo è da me.

    (Lucio ce l’ha e non lo legge, sigh…)

  89. Luan Says:

    Fazzini squittiva rannicchiato a terra, le mandibole serrate e le mani premute sulla ferita gocciolante sangue. Si girò sbalordito a guardare Howe, con le lacrime che gli scivolavano sulle guance sporche. “Ahi…” sospirò con un tremito.

  90. paolo f Says:

    Non sarai mica di quelli (come mia madre) che nei gialli vanno prima a leggere il finale, per poi goderseli con calma?

  91. fabio painnet blade Says:

    vuoi vedere che ho sbagliato e-mail di ferrucci. Ma in mezzo alle parentesi quadre che ci va messo? Non potevi farti una mail come un qualsiasi cristiano? insomma, il mio indrz ce l’ha lucio, qualcuno mi faccia avere il libro non posso più stare senza… Poi prendiamo quello di Battig e il racconto ‘La madonna del Latte’, poi anche qualcos’altro, se ci son volontari, così passiamo alle vie di fatto.

  92. fabio painnet blade Says:

    @paolo guarda che Lucio c’ha messo 56 minuti a rispondere. Vuoi vedere che non ricordava più dove aveva messo il tuo libro?
    Il buon zio Al, non si smentisce mai!

  93. paolo f Says:

    Lucio e Fabio: tenete, beccatevi questa:

    istruzioni per leggere su un divano in posizione semisupina, sotto una coperta di pile, un libro di paolo ferrucci

  94. fabio painnet blade Says:

    Roba grossa, roba grassa.

  95. Anonimo Says:

    @paolo, m’ha un tanticchio inquietata ‘sta cosa di leggere con la finestra aperta per tener vigile l’attenzione…

  96. pirulix Says:

    L’anonima c’ est moi

  97. paolo f Says:

    Io, ad esempio, quando mi metto in poltrona sotto una coperta di pile, sono a rischio addormentamento “senza se e senza ma”.

  98. anna albano (cose da libri blog) Says:

    paolo@: in questo caso un paio di chiassosi giamaicani potrebbe tornare utile.

  99. paolo f Says:

    Anche per questo la città mi attira. Ora, invece, ho i suoni della natura che “conciliano” fin troppo…

  100. anna albano (cose da libri blog) Says:

    non è che a stare troppo nella natura mi diventi come alvaro cecconi? ;-))

  101. paolo f Says:

    Ti faccio una confidenza: di Alvaro Cecconi ne ho conosciuti diversi, e qui dove vivo ora sono “tarati” perfettamente (anche nel senso di “regolazione”);-)

  102. anna albano (cose da libri blog) Says:

    quindi non impallinano ma girano per la campagna intrecciando carole sull’erba e distribuendo leccornie agli eventuali passanti?

  103. paolo f Says:

    Guarda, sarebbe lungo da spiegare: mi limito a dire che ci sto scrivendo un racconto horror, che poi diventerà un romanzo. Che sarà il primo di una saga horror con robe mai viste: ogni giorno si aggiungono nuove idee…

  104. anna albano (cose da libri blog) Says:

    no no no no, scusa: si attende miniestratto al più presto, anche solo un paio di pagine🙂

  105. paolo f Says:

    Appena ce le ho compiute te le mando;-)

  106. anna albano (cose da libri blog) Says:

    estasi, gioia, felicità, appagamento, gran diletto🙂

  107. paolo f Says:

    (per Fabio: le parentesi quadre non le devi mettere: fra la prima parte e la seconda dell’indirizzo inserisci solo @ )

  108. fabio painnet blade Says:

    L’articolo postato da ferrucci su Lunatismi, sprofonda il dito nella piaga. Ancora una volta il giornalista sembra intellettualmente onesto, la sua analisi disegna bene un quadro perfettamente chiaro e percepibile dall’interno, però non azzarda una critica, si limita a fotografare. Non è così ingenuo da stilare una graduatori di motivazioni personali e non coglie il filo che lega il tracollo dei due contesti, quello letterario e quello degli spazi on-line. Il progetto di fazi che inagura un suo blog, in quest’ottica appare un maldestro tentativo di ristrutturazione, assolutamente fuori tempo massimo, come se ne evince dall’aticolo di tommy cappellini. Fazi non ha capito che trattare certi argomenti non è come farsi una tinta per capelli.
    Eppure una relazione fra le dinamiche descritte da cappellni sembra esserci, ovunque impera la mancanza di gerarchie, anche rispetto al gusto estetico o lo stile. Arte e scienza insomma sembrano condividere affinità insospettabili (e incomprensibili alle masse) e soprattutto entrambe funzionano sotto precisi condizionamenti gerarchici. Parola di premio Nobel .

  109. fabio painnet blade Says:

    Riporto un noto dialogo fra Werner Heisenberg e il signor Zheimer.

    Almerico Zheimer – Ah! Ah! Ah! criteri obbiettivi? Eh sì, trillallero…ma Werner, che cazzo dici? ci siamo fatti un culo così nella redazione di vibrisse, noi che eravamo la crema della critica letteraria, noi che traducevamo testi su testi per questo, per quello. per einaudi , per Mondadori. E tu, solo per aver vinto un concorso del cavolo (che manco il bef è a quei livelli) ora me ne esci con queste minchiate da bambini. Ma quando è passata la cultura a Würzburg, dove cavolo eri? chiuso al cesso? Ah! Ah! Ah! SUVVIA WERNER, ricomponiti.

    W Heisenberg: “…questo confronto fra i criteri della scienza e della matematica con i diversi stili dell’arte può sembrare assai difficile da capire a chi consideri i diversi stili dell’arte come PRODOTTI ARBITRARI DELLO SPIRITO UMANO. Costui sosterrebbe
    – parole testuali *- che, nella scienza naturale, quelle diverse serie di concetti che RAPPRESENTANO LA REALTA’ OGGETTIVA, sono state insegnate a noi dalla natura (ricordo che la matematica che apprendiamo a scuola deriva in linea diretta dal lavoro di Pitagora che considerava i numeri come esspressione simpbolica delle dinamiche naturali. Zio Al, anche Pitagora vogliamo tacciarlo di rincoglionimento precoce?);
    Werner continua così:in nessun caso questi criteri possono dirsi arbitrari e sono una conseguenza della nostra, sempre crescente, conoscenza della natura… Ma i diversi stili dell’arte sono un prodotto arbitrario della mante umana? Anche qui non dobbiamo essere sviati dalla partizione cartesiana. LO STILE nasce dall’interazione fra mondo e noi, o più determiatamente fra lo spirito del tempo e l’artista…Perciò i due processi, quello della scienza e quello dell’arte non sono diversi fra loro. Sia la scienza che l’arte danno forma nel cosrso dei secoli ad un linguaggio umano per mezzo del quale noi possiamo parlare delle più remote parti della realtà. – stop

    *physics and philosophy – mondadori

    Per me questo commentario può anche chiudersi qui.

  110. Luan Says:

    Insomma guai a non darti ragione:-) Epperò resto della mia idea.

  111. fabio painnet blade Says:

    E quacuno continua a sostenere che Lucio ‘non è legnosetto’…
    Nooooooooo! Ma quandomai.

  112. diait Says:

    Il fatto che x o y abbia detto una cosa – fosse pure H, in questo caso – non mi smuove particolarmente. Se, fabio, hai completato il tuo ciclo9 di studi in Italia, però, capisco che a te smuova. Nelel nostre scuole (che lasciai prematuramente senza avere neanche completato il liceo) studiamo quello che “figure d’autorità” pensano e scrivono di questa o quell’opera, prima o al posto dell’opera. Alla parte di quello che lo studente ne pensa, poi, di solito non ci si arriva mai perché non c’è tempo e siamoindietro col programma. Così marciamo sempre compatti nelle retrovie. Se queste retrovie si chiamano Heisenberg tanto di cappello (anche se non so chi sia), eppure…. qualcosa da aggiungere o da togliere potrebbe sempre esserci – almeno se coltiviamo lo spirito scientifico che dice che possiamo solo essere “temporarily not wrong”, vale anche per H.

  113. pirulix Says:

    fabio, tra un’elucubrazione e l’altra ti è passato per la mente di leggere le risposte di Lucio? A me sono sembrate molto chiare: qui il legnosetto non mi sembra esser lui… senza nulla togliere a quel che scrivi, ovviamente!

  114. Lucio Angelini Says:

    @pirulix. Capitana, mia capitana! *-°

  115. diait Says:

    C’è la possibilità che anche il prof. Keating esageri un po’ dall’altra parte, o comunque battendo sui “due fronti” che sarebbero – secondo lui – contrapposti. (Invece, per la serie Citarsi addosso: “L’attimo fuggente” l’ho tradotto io.)

  116. Lucio Angelini Says:

    Diat!!! Diait!!!!! Diait!!!!!!!!!!!!!!!!

  117. diait Says:

    Yaaaawp!

  118. diait Says:

    solo che quando poi andai a vederlo in sala, scoprii che l’adattatore aveva tagliato una battuta del prof Keating (per esigenze di sincrono, immagino) che era diventata: “… cerca che la tua poesia sia originale”. Umph. Ma tanto il nome del traduttore, al cine, neanche compare. E certe volte è meglio.

  119. Lucio Angelini Says:

    Mi inchino come Capitan Schettino al Giglio…

  120. diait Says:

    annamo bbène allora.

  121. paolo f Says:

    Diait forever: urge gita a Roma!
    (ci aggregheremo a un pullman di anziani, magari con dimostrazione di pentole)

  122. fabio painnet blade Says:

    ‘ Valutazione’ non è associazione a un valore numerico. Questa è
    standardizzazione, cioè applicazione della cultura standardizzante cartesiana, di cui Werner Heisenberg è stato uno dei principali critici fra gli scienziati moderni, come ho accennato nello stralcio. Heisenberg sarebbe stato uno dei maggiori sostenitori di Kitting a voler sviluppare il tema nei suoi risvolti tecnici. (due culture significa proprio questo) Scrissi un articolo per la edi ermes (e diversi altri simili per varie riviste specializzate) in cui sostenevo esattamente l’inutilità delle procedure standardizzanti, non nella valutazione di opere d’arte ma nei confronti di una materia che si chiama cinematica deambulatoria, quindi nel cuore stesso del contesto scientifico propriamente detto.
    Il Sapere quindi non ha seguito un indirizzo monolitico ma si è evoluto secondo due approcci differenti e contrapposti, uno dei quali è appunto quello standardizzante che – s’è visto – non funziona nemmeno in determinati campi (scientifici) d’indagine . Prima di WH ,N. Bhor, (scuola di Copenhagen) et al. , si era indotti a credere non esistessero altri metodi applicativi, ma la rivoluzione quantistica è stato proprio l’affermazione di una metodologia supportata da crieri nuovi, non causali e non-standardizzanti. Ora, è chiaro che queste procedure non possono essere applicate nella valutazione di un’opera d’arte – Possibile che nessuno qua in mezzo abbia mai sentito parlare di queste cose? Ma credo che qui stiamo percorrendo una deriva qualunquistica senza possibilità di ritorno che non val la pena di proseguire. Mi deciderò a scrivere un romanzo anch’io, le due culture per l’appunto. Accetto collaboratori.

  123. diait Says:

    io abbandono per insufficienza di mezzi (intellettuali). Pur essendo un’adoratrice di Feynman (uomo, suonatore di bonghi, scassinatore di cassaforti, pittore, esploratore, ecc.) di meccanica quantistica non ne capisco niente, o di critica letteraria.

  124. fabio painnet blade Says:

    neanch’io capisco niente di meccanica quantistica ma avendo un esperienza concreta (anaisi del reale, sperimentazione) alle spalle posso dire quel che dico. Iin pratica son partito ponendomi i vostri stessi dubbi, ma anzichè insultare professor Boccardi (autore del principio di analisi del passo, cinematica deamb. tutt’ora divulgato nei testi universit.), ho affrontato un esperienza pratica e pubblicato un articolo di critica (a cui lui ha risposto ufficialmente sulla stessa rivista). ora cerco solo di mettere a disposizione il frutto di quelle iportanti acquisizioni. Sbagli a credere di non poter padroneggiare argomenti di questo tipo, perché il principio di indeterminaz. (la base di tutto) è un concetto piuttosto semplice. Più o meno come quello della dilatazione del tempo nella relatività. Questi argomenti sono stati brillantemente trattati dalla cultura cinematografica e da molti scrittori. Dunque la scienza buona non è incomprensibile come vogliono farci credere e poggia su principi semplicissimi. In caso contrario non si chiamerebbe ‘sapere’ ma ideologia. Tanto per fare un riferimento accessibile, guarda il film Jurassic Park e ascolta bene quando lo scienziato quantistico spiega i principi dell’indetermiinazione alla giovane palentologa. Quel che vado dicendo non si discosta molto da quelle parole. Il vero problema è la contaminazione culturale che non favorisce l’accesso a certa materia. ecco perché non conosci Werner Heisenberg, mentre sai benissimo chi è stato Heinstein, Galileo e quell’accidente di Newton. Nulla insomma conosciamo della cultura parallela che è fiorita all’ombra di questi pensatori ma che ha contribuito a formare il loro genio (se genio è stato). quel che ha detto Heinstein si presta meglio all’induzione di principi di meccanica classica che regolano il nostro modo di pensare, non di far di conto.

    I ritrovati della meccanica quantistica li utilizziamo quotidianamente, ciononostante continuiamo a ragionare in senso meccanico (la meccanica la dobbiamo a cartesio e newton) perchè la filosofia a cui essa sottende è disciplina considerata pericolosa.

  125. paolo f Says:

    Perché chiami Einstein mettendo l’H davanti?

  126. diait Says:

    Tecnicamente, sarei io la correttrice di fabio, paolo.
    Se gliel’ho passato ci sarà un perché.

  127. fabio painnet blade Says:

    Già, e di Kitting che ne dite? evidentemente siamo parecchio ignoranti tutti nelle competenze che non ci appartengono.
    Ci vorrebbe una faccina di angelini ma me la tengo in tasca per migliori occasioni.

  128. paolo f Says:

    Ammappete: siamo al 128° commento? Mica me n’ero accorto.
    In nazione indiana e in vibrisse rosicheranno dall’invidia.

  129. diait Says:

    Kitting è un colpo di genio. E ti sottoscrivo, fabio, sulel competenze che non ci appartengono. A me i bonghi di feynman, a te la sua quantistica!

  130. diait Says:


    (I love you baby era rivolto al figlio Carl…)

  131. UN CONTRIBUTO DI CESARE PASTORINO ALLA CINEMATICA DEAMBULATORIA DI FABIO PAINNET BLADE « CAZZEGGI LETTERARI Says:

    […] https://lucioangelini.wordpress.com/2012/04/11/vivere-di-scrittura-o-di-insegnamento-della-scrittura/ […]

  132. Giulio Mozzi Says:

    Fabio, scrivi:

    l’esperienza ci dice che la maggior parte di autori si esprimono meglio nelle opere prime, o seconde. Scadono invece nei contenuti una volta familiarizzato con gli attrezzi del mestiere, coi compromessi editoriali e tutto il resto. Si imborghesiscono fino a vendersi, questa è la realtà a cui pochi sono capace di sottrarsi.

    Questo è un buon esempio, secondo me, di discorso che finge avere una base empirica; ma non ce l’ha. Ovvero: mi pare un tipico discorso da bar, basato su luoghi comuni inverificabili.

  133. Lucio Angelini Says:

    Sì, Giulio, ma che ne pensi della cinematica deambulatoria?

  134. fabio painnet blade Says:

    ‘Ora, fermo restando che la gavetta può esser anche utile per chiunque intenda intraprendere una qualsivoglia attività (nelle attività manuali credo funzioni meglio.), bisogna dire che un autore esordiente non di rado può manifestare un talento immediato.

    Il concetto è questo @Mozzi: ‘non di rado’ ‘non di rado’ un esordiente può manifestare un talento immediato. E non c’è bisogno di nessun impianto empirico per condividere un’ovvietà come questa.

    Questo ritagliare e riassemblare le frasi indiscriminatam secondo la costruzione più comoda, ho avuto modo di saggiarla poco tempo fa su n.i. L’amico di Lucio- noto janculoskj (senza riferimenti omofobi) – è riuscito a stravolgere un pensiero in maniera definita, perfino su questo blog di filo-janculottiani, ‘indecente’. Adesso se vuoi discorrere in maniera seria della questione vedi di fare un salto sul post del giorno. Mi dicono che a Villa Serena il capo-animatore, s’è organizzato una bella battuta di tiro al tordo. Sai, io che sono tordo, non mi fido tanto a girare da quelle parti, però se ci svolazzi un po’ anche tu e quell’altro simpaticone di Candida, magari posso sollevare di un buon 60 % le mie possibilità di sopravvivenza. Amichevolmente ti saluto e grazie per l’attenzione.

  135. fabio painnet blade Says:

    Giulio Mozzi, nell’esordio con “Questo
    è il giardino”, si sentiva felice (e capace di
    scrittura felice), tanto da affermare in seguito
    di non aver più ritrovato, come narratore,
    quella condizione.

    Bella questa! come la mettiamo col tuo ultimo commento (09:36) a
    questo post?
    Zio Al, mi sa che alla redazione di vibrisse libri girava un virus.
    Basta! mi arrendo. E io che ci perdo pure del tempo…

    http://vibrisse2.files.wordpress.com/2012/04/quotidianocalabria_felicitaterrena.pdf

  136. pirulix Says:

    Io mi rendo conto che in una discussione come questa dove paroloni e refusi sovrabbondano il pezzo che riposrto possa sembrare ovvio se non banale…
    però, non sarà che la via bisognerebbe ricercarla nella semplicità? Anche la via al successo…
    Al successo popolare e di vendite:
    To me, Lord of the Flies has always represented what novels are for, what makes them indispensible. Should we expect to be entertained when we read a story? Of course. An act of the imagination that doesn’t entertain is a poor act indeed. But there should be more. A successful novel should erase the boundary-line between writer and reader, so they can unite. When that happens, the novel becomes a part of life – the main course, not the dessert. A successful novel should interrupt the reader’s life, make him or her miss appointments, skip meals, forget to walk the dog. In the best novels, the writer’s imagination becomes the reader’s reality. It glows, incandescent and furious. I’ve been espousing these ideas for most of my life as a writer, and not without being criticized for them. If the novel is strictly about emotion and imagination, the most potent of these criticisms go, then analysis is swept away and discussion of the book becomes irrelevant.

    I agree that ‘This blew me away’ is pretty much of a non-starter when it comes to class discussion of a novel (or a short story, or a poem), but I would argue it’s still the beating heart of fiction. This blew me away is what every reader wants to say when he closes a book, isn’t it? And isn’t it exactly the sort of experience most writers want to provide?

    Nor does a visceral, emotional reaction to a novel preclude analysis. I finished the last half of Lord of the Flies in a single afternoon, my eyes wide, my heart pounding, not thinking, just inhaling. But I’ve been thinking about it ever since, for fifty years and more. My rule of thumb as a writer and a reader – largely formed by Lord of the Flies – is feel it first, think about it later. Analyse all you want, but first dig the experience.

    What I keep coming back to is Golding saying, ‘Wouldn’t it be a good idea to write a story about some boys . . . showing how they would really behave.’

    It was a good idea. A very good idea that produced a very good novel, one as exciting, relevant and thought-provoking now as it was when Golding published it in 1954.

    http://lordofthefliescover.com/about-book/stephen-king-foreword/

  137. BOCL N. 49 (PUPÙ RI DI RANDOM POST 2.) « BEST OF CAZZEGGI LETTERARI Says:

    […] https://lucioangelini.wordpress.com/2012/04/11/vivere-di-scrittura-o-di-insegnamento-della-scrittura/ […]

  138. dgn2200 attiva rete wedding Says:

    It’s not my first time to visit this web site,
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  139. stingy wise man proverbs Says:

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