MASSIMILIANO PARENTE AI CARI E ODIATI ASPIRANTI SCRITTORI

Parente

La lettera non è nuovissima, perché uscì su ‘Il giornale’  il lontano 7 febbraio 2011 , ma a me è capitata sotto gli occhi solo ieri e l’ho trovata divertente, così ve la riporto da:

https://www.facebook.com/notes/massimiliano-parente/cari-aspiranti-scrittori-volete-essere-letti-da-me-pagatemi-massimiliano-parente/10150133567130309

«Non ho idea di quanti manoscritti ci siano nei cassetti degli italiani, ma io ho la mail e l’account di Facebook intasati da aspiranti scrittori. Questa è, per ogni scrittore, una disgrazia quotidiana simile alle emorroidi, o a una biblica invasione di cavallette. Tanti hanno tentato di risolvere il problema, nessuno c’è riuscito, e io devo trovare una soluzione, non esistendo nessun articolo della Convenzione di Ginevra al riguardo, ho controllato. In genere basta leggere le lettere di presentazione per doversi sforzare anche solo per dare una risposta gentile con cui togliersi d’impaccio. Senza contare le lettere che mi vengono girate dalla fin troppo premurosa segreteria del Giornale, l’ultima della quali inizia con “Gentilissimo dottor Parente”, si profonde in dichiarazioni di stima, mi chiede di leggere “un libro scomodissimo“, e dopo essermi sciaguratamente incuriosito e preso l’incombenza di prendere in visione tale libro scomodissimo, al mio disiniteressato consiglio di smettere di scrivere e cominciare a leggere, eccomi trasformato in “pezzo di merda, pallone gonfiato, infimo essere presuntuoso, orribile scracco di verme schifoso”. Non date mai retta a chi dice di stimarvi, la stima dichiarata è la più alta forma di disprezzo umano, chi vi stima ve lo dimostra dimostrandovi di avervi riconosciuto. Invece c’è chi crede di andare sul sicuro proponendomi di leggere riscritture bianciardiane, come se a me fosse mai fregato niente dello stesso Bianciardi originale, o richiamandosi a Flavio Santi, il quale a sua volta mi fa scrivere da un De Santis, che a sua volta per consigliarmi Santi si richiama di nuovo a Bianciardi, incredibile. C’è chi crede di commuovermi proponendomi i libri di una che scrive in una foresta e lascia i suoi libri di poesia nel tronco cavo di un albero, ignorando quanto io odi la natura e la poesia. C’è chi mi manda romanzi di destra prendendomi per uno scrittore di destra, chi romanzi di sinistra prendendomi per uno scrittore di sinistra, mai nessuno che scriva a me perché abbia letto i miei libri e abbia almeno una ragione letteraria per rivolgersi a Parente e non, per esempio, a Lagioia. C’è perfino chi mi manda libri spirituali, buttando lì, per ammiccare, il nome di Vito Mancuso o Antonio Socci, non sapendo che odio a tal punto la superstizione religiosa da smettere di leggere qualsiasi libro che contenga la parola “anima“, figuriamoci se ce l’ha già stampata nel titolo. L’aspirante tipico ti chiede udienza genericamente, non sapendo niente di te a torto, ma se gli rispondi genericamente, non sapendo niente di lui a ragione, si offende. In sostanza gli aspiranti scrittori vogliono essere letti ma non sono neppure tuoi lettori, anzi in genere non hanno mai letto niente di importante, per questo scrivono. È inutile specificargli che non sono un editore, né un agente letterario, né un consulente editoriale, perché dovrei occuparmi di loro? È inutile spiegare di essere già occupato, molto occupato, a scrivere le mie opere, a leggere i libri che mi interessano, e mi servono appunto per scrivere le mie opere. È inutile precisare che il tempo rimanente scrivo per il Giornale, e non ne resta altro libero neppure per vivere, solo per le minime attività vitali, giocare alla X-box, comprare applicazioni per l’iPhone, misurarmi la pressione, non procreare, prendere farmaci per prevenire le malattie, andare sui siti porno e mandare sms feticisti a Barbara D’Urso, così gentile da rispondermi sempre (“Problemi grossi, eh?”). È pur vero, cari e odiati aspiranti, che non potendo essere i nuovi me, perché sono ancora vivo, ci sarà almeno una possibilità su un miliardo che voi siate il nuovo Proust, e nel caso vi leggerei di corsa e farei di tutto per farvi pubblicare inventandomi un potere editoriale oltre le mie scarse possibilità. Sebbene, attenzione, quando leggete per sbaglio un mio articolo in cui parlo male del triste mondo editoriale e cito i geni rifiutati, da Kafka a Morselli a Moresco, statisticamente non identificatevi, non sto parlando di voi. Sappiate che essere respinti non è prova di niente, solo dell’essere stati respinti, e quasi sempre a ragione, non a torto. Tuttavia, per venirmi incontro e tutelare la mia salute mentale venendo incontro anche a voi e alla vostra salute mentale, ho escogitato questa modesta proposta: volete essere letti? Pagatemi. Se siete così convinti di voi o così masochisti, se proprio non potete resistere, mandatemi quello che desiderate farmi leggere, e vi prometto che lo leggerò. Ho fissato il costo di una mia lettura a venti euro a cartella, per dattiloscritti di minimo cento cartelle. Non sono caro, credetemi, e se ritenete di sì almeno avrete un buon motivo per iniziare la vostra lettera con: caro Parente. Mi sembra comunque più economico di un set di creme dimagranti di Wanna Marchi che non fanno dimagrire, di un filtro d’amore che non farà innamorare nessuno, di una pubblicazione a pagamento che non andrà da nessuna parte, e è quanto chiedo, quando capita, per andare a parlare dieci minuti in televisione, e sottratte le spese, le tasse e la ritenuta d’acconto alla fine non posso permetterci neppure una notte con Patrizia D’addario. È anche quanto vi chiederebbe, più o meno, un’agenzia letteraria, la quale vi manderà un’anonima scheda di lettura e non una mia lettera autografa che, se letterariamente non siete niente, come feticcio da conservare per i posteri è meglio di niente. Inoltre, avendo pagato, non sarete così propensi a insultarmi dopo, nel caso probabile di un giudizio negativo, e anche se doveste farlo il vostro esborso mi avrà messo di buon umore, insultatemi pure, lo metterò in conto. Nel caso in cui invece voi foste davvero gli eredi Proust o Sterne o Faulkner o i miei stessi eredi e volete seppellirmi vivo, se insomma avrete davvero prodotto un’opera d’arte e non l’ennesimo spreco di carta e mediocri ambizioni, mi impegno a restituirvi subito il denaro con gli interessi e a fare di tutto per farvi pubblicare. Se avete un minimo di buon senso tenete tuttavia presente, in linea di massima e di principio, che nella maggior parte dei casi il posto migliore dove possa stare il vostro manoscritto nel cassetto è proprio lì, nel vostro cassetto, per questo si chiama manoscritto nel cassetto

[All’aspirante scrittore non potrà non tornare in mente il vecchio detto “Parenti serpenti“, N.d.R. :-)]

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34 Risposte to “MASSIMILIANO PARENTE AI CARI E ODIATI ASPIRANTI SCRITTORI”

  1. fabio painnet blade Says:

    tutto chiarissimo, ma rimando ogni considerazione alla lettura dell’ultimo mio commento sul post: ‘vivere di scrittura o di insegnamento della scrittura, su questo blog.

  2. Luan Says:

    Potresti suggerire a Massimiliano Parente la tua griglia per riconoscere al volo e in maniera scientifica un’opera d’arte, così da facilitargli l’impegno preso*-°

  3. sergiomauri Says:

    Boh… ok. Non aveva idee e ha scritto un pezzo su questo. Si dice “sparare sulla crocerossa”. Si… é vero quel che dice come é vero che le redazioni dei giornali, praticamente sempre, sono composte da persone che, invece di battersi per la libertà d’informazione, si battono contro chi gli spedisce testi da “leggere”….

  4. Anonimo Says:

    È un pezzo odioso, arrogante, artificiosamente sgradevole (troppi luoghi comuni per risultare un autentico sfogo: il tipo se la tira di essete sommerso da richieste di *consulenza* letteraria e si lagna di non aver tempo per sé ) e inutile di fatto, in quanto, di fatto una lettura sgradevole e inutile.

    Unica cosa che condivido: mai fidarsi delle dichiarazioni di stima troppo ostentate: hanno un che di fantozziano…

  5. pirulix Says:

    L’anonimo sono io…

  6. diait Says:

    oddio, pirulix. Sei cattivissima. Però mi hai fatto incuriosire e dovrò leggere il epzzo sopra.

  7. Lucio Angelini Says:

    Be’, io mi limitai a rispondere (in FB): “Se vuoi avere il privilegio di leggere tra i primi il mio ‘Il gondoliere cinese (Unchained melody)’, pagami tu” . Però il pezzo è divertente, dai: emorroidi, cavallette e soprattutto “i libri di una che scrive in una foresta e lascia i suoi libri di poesia nel tronco cavo di un albero” ah ah ah *-°
    ..

  8. pirulix Says:

    No Lucio, sembra divertente, in realtà io l’ho trovato poco spontaneo… non poco arguto ma spocchiosetto…
    è vero anche che nel bel paese tutti hanno un manoscritto nel cassetto e “odiano la natura”… una bella passeggiata pe’ boschi no? senza arrivare a suggerire l’orticello biologico anche su terrazza…
    @diatit, cattiva io? E ‘sto tipo?@.@9 ma va’?😉

    @lucio, “ti stimo”😀 tua risposta è… come dire… deliziosa?

  9. paolo f Says:

    Massimiliano Parente è un personaggio: dicono che giochi a fare il cattivo “alla Sgarbi”, e in effetti una volta che l’ho visto in tv sembrava davvero ricalcare l’eloquio e la mimica sgarbiane.
    Sarebbe un degno erede, comunque: un tipo abbastanza forte e incisivo.

  10. pirulix Says:

    Paolo, e non credi che la tipologia intellettuale ‘ncazzilluso e urlante à la Sgarbi abbia fatto il suo corso?

  11. diait Says:

    Il tono è insopportabile. Considerando che chi lo conosce questo Parenti. L’idea è ottima però: se vuoi che ti leggo pagami. 20 euro a cartella , considerando anche la “statura” e il “peso” del lettore e del suo eventuale giudizio, mi sembrano tante. D’altra parte, è anche una tariffa che scoraggerà i perditempo, se l’obiettivo del Lettore è questo. Piuttosto, perché un giovanotto così pieno di sé, dotato di umorismo (nzomma, il giusto) e di media presenza, pensi di doverla pagare, una donna, per fare sesso, dà da pensare.

    Come grado di sbruffonaggine e sicumera sprezzante e trasgressione ostentata (capirai, i siti fetish e il porno….) e pallonismo gonfiato lo vedrei bene al Foglio.

  12. Lucio Angelini Says:

    @paolo. quando smistavo un paio di manoscritti al giorno per vibrisselibri (regalando ore e ore di tarda giovinezza al volontariato culturale) mi sovvenne spesso la considerazione: “Forse, se qualcuno mi pagasse per fare questo lavoro, mi verrebbe meno a noia…”. Alla fine mi dimisi per stanchezza e Giulio Mozzi si guardò bene dall’offrirmi 20 euro a cartella pur di farmi rimanere. Confesso che avrei accettato immantinente:-)

  13. paolo f Says:

    La tipologia intellettuale “urlante alla Sgarbi” ha fatto il suo tempo, è vero: soprattutto se si considera che Sgarbi esplose come personaggio al Maurizio Costanzo Show, nel 1987 (ben venticinque anni fa!).

    Poi: l’emulazione sgarbiana si vede anche nella provocazione di chiedere “20 euro a cartella”: notoriamente, negli anni d’oro, Sgarbi veniva pagato (appunto) a peso d’oro.
    Ma Parente non essendo Sgarbi, ed essendo finita l’epoca d’oro, la sua uscita si riduce a una boutade.

  14. raffaele ferrario Says:

    Aldo Busi che dipinge un “Gran Parente” e Parente che si scarabocchia da sé!

    http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.google.it%2Furl%3Fsa%3Dt%26rct%3Dj%26q%3Dmassimiliano%2Bparente%2Bomosessuale%26source%3Dweb%26cd%3D4%26ved%3D0CDcQFjAD%26url%3Dhttp%253A%252F%252Fwww.altriabusi.it%252F2011%252F03%252F30%252Fun-suggerimento-non-paternalistico-a-parente%252F%26ei%3D0gqMT97CEO2M4gT9otmMCg%26usg%3DAFQjCNEfdpVTl2IPEU8HMwKMgrOrxkssow&h=WAQFxByHzAQHhCoeUstF9qMRhpwTzJjIrZSOEKZnXluAX4A&enc=AZOxv_4YcpNJUImsuymsgAROHAKeUjsNBprUawshsG4hHbHjxujrOyKmOsEoO-Qlycl6B90PSD2rbP-qbl0QhkV_

  15. Tales Teller Says:

    Fino a questo momento non ero nemmeno a conoscenza della sua esistenza, un tipico esempio di quanto beata possa essere l’ignoranza.
    Il tono dell’articolo, come già ampiamente detto da chi mi ha preceduto, lo rende più supponente ed arrogante che ironico ed arguto come immagino volesse risultare.

  16. Lucio Angelini Says:

    Copio-incollo il pezzo citato da ferrario per comodità del lettore:

    Senti, Massimiliano Parente, non ci piove: anche il tuo articolo di oggi sul Giornale (che ho letto in Internet) sui critici culo-e-camicia alla Berardinelli/Guglielmi/Cordelli, dei buoni diavoli con poca arte e parte ancor meno, è delizioso, colto in maniera non pedantesca, inusuale e, soprattutto, non c’è quel livore che rende indigesti tanti tuoi trascorsi letterari; sbagli a pensare che io ti dò valore di giornalista culturale per negare il tuo essere scrittore: se tu ne sei convinto, a che vale convincere me o altri? Intanto, per andare bene a me, dovresti drenare la tua scrittura di tanta aggettivazione pretenziosa e, al contempo, narrare di qualcosa che sai, che conosci in prima persona, smettendo di entrare in strutture kafkiane di autofiction che poi ti sfuggono (per come la racconti, la tua identità socio-artistica non ha credibilità, è tutto un arrancare in una discesa di cui non hai conosciuto la salita, la grande fatica e l’ancor più grande ridarella per la vanità del risultato una volta in cima); ti dò un suggerimento: non inventare niente, e non inventarti nobilitandoti a vanvera, smettila di fare il genio incompreso, il genio se ne frega di essere il prodotto della macchina del consenso che lo comprende, vediti dall’esterno, se ne sei capace; mi ricordo che ti eri sposato con un’ avvocatessa molto più vecchia di te e che convivevi con lei e un tuo amico: se tu di questo trio ci svelassi le implicazioni “luciferine e inconfessabili”, anche economiche e professionali, magari negate e nascoste (e forse a te stesso occulte) usando una struttura semplicissima e lineare e lasciando perdere “i nomi alla Busi” e il senso del ridicolo sparso sui personaggi che ti si ritorce contro (il primo soggetto politico di un romanzo è chi lo racconta, sicché non può spargere parodia e sprezzo sugli altri finché non ha capito che lui è un altro come chiunque e non merita di farsi alcun favore) potresti scrivere qualcosa davvero di inedito – e lascia perdere le tiritere filosofiche, il cinismo, l’autocompiacimento, le sfuriate dei tuoi residuati infantili: hai già dato abbastanza prendendoti arbitrariamente molto di più. Devi assumere un ritmo sentimentale “contrario”, più leggero, che potresti proprio mediare dalla grazia dei tuoi articoli – una parola, la leggerezza: una parola dopo l’altra! Provatici. Spero che questo mio beau geste non mi costi troppo caro, e a proposito: quando ti viene voglia di inveire contro di me, attacca te stesso, non resterai mai a corto di materia. Aldo Busi

    La risposta di Massimiliano Parente: Caro Busi, grazie del beau geste, forse lo stampo e lo regalo al primo prete che incontro per l’omelia domenicale. Quanto a me, per quello che te ne può fregare, ormai mi interessano solo argomentazioni dal Pleistocene in giù, residuati infantili inclusi, il resto è finalismo politico-religioso più o meno travestito. Se posso, invece, ti mando un abbraccio, non sarebbe male se tu sapessi prendere almeno questo con umana o animale leggerezza. M.

    La risposta di Aldo Busi: P.! Come non detto. E buona caverna. B.

  17. Barbara Buoso Says:

    Concordo pienamente: se uno crede a sé paga, se uno è così ebete da comprarsi un cellulare da 600,00 euro perché non dovrebbe – se è vero uno zero virgola zero e qualcosa di quello crede – pagare per rubare tempo a uno che, in tutta onestà, può dargli un parere SINCERO.

  18. diait Says:

    epico scontro fra titanini!

  19. riccardo ferrazzi Says:

    Sì, insomma, lo sapevamo: scrivere non è facile, azzeccare un argomento commercialmente (editorialmente) valido è difficile, essere letti, valutati e magari addirittura pubblicati è un problema. Niente di strano se Parente viene sommerso dai manoscritti. Niente di strano se se ne lamenta alla sua maniera. Supponente? Certo. Se poi se la prende con noi scriventi in cerca di pubblicazione, ci rode anche di più. Invece, se sfruculia Berlusconi ci diverte. Forse anche noi dovremmo avere un po’ dell’equanimità che esigiamo da Parente.

  20. diait Says:

    onesto, Ferrazzi. Sottoscrivo.

  21. pirulix Says:

    Equanimità verso cosa? C’è una bella differenza tra l’irridere i potenti (pratica che crea empatia con l’irrisore di turno) e sbeffeggiare con arroganza i mentecatti…
    molto istruttivo il pezzo di Busi.

  22. Iannozzi Giuseppe Says:

    Uno dei pochissimi scrittori italiani che seguo con interesse, Massimiliano Parente. Già la conoscevo questa, Lucio.

  23. riccardo ferrazzi Says:

    Equanimità, Pirulix, significa volgere l’animus in modo equo. Non c’è alcuna differenza fra sbeffeggiare Tizio o Caio, sempre che ognuno si domandi: cosa ne penserei se lo sbeffeggio fosse rivolto a me?

  24. pirulix Says:

    Ferrazzi, non se ne sarà accorto, dal momento che non mi sembra aver letto il mio post, ma oltre all’equanimità (per il cui significato alla sua spiegazione PREFERISCO E UTUTILIZZO il dizionario) parlo anche di empatia, quel moto dello spirito che potrebbe fare la differenza tra essere o no equanine. Nel mio caso non sono né equanime né politicamente corretta; trovo anzi il politically correct una perversa forma di intolleranza e ipocrisia mascherata da buonismo lavacoscienza.

  25. francesco sasso Says:

    va be’, ho letto “La macinatrice”: sono io che vorrei indietro il costo del libro.

  26. Lucio Angelini Says:

    Ehi, Franceschiello. Quanto tempo! Come ti sta, vecio?

  27. riccardo ferrazzi Says:

    Gentile Pirulix, in materia di politically correct sono totalmente d’accordo con Lei. Tra l’altro, non capisco come mai l’ha tirato in ballo: l’equanimità esiste indipendentemente dal politically correct (che personalmente detesto). Quanto alla Sua preferenza per l’empatia, la rispetto senza condividerla. Quanto alla Sua preferenza per il dizionario, non posso che essere d’accordo con Lei.

  28. pirulix Says:

    Ferrazzi -il sardonico “gentile” risparmiamocelo, suvvìa- la sua “equanimità” di giudizio nel cazzeggiare su un articolo che lascia il tempo che trova c’entra col politically correct alla stessa maniera: mi perdoni il francesismo, un’emerita mazza… e se alla fine si dichiara d’accordo, bene, scenda dalla cattedra e posi il pennino rosso: non credo sia questo il luogo deputato per impartire lezioni

  29. diait Says:

    oddio, ma torno qui dopo qualche ora e già vi state prendendo a botte… Oh, ma che forze delal natura che siete. Non so come ja’a fate.

  30. paolo f Says:

    A me piace accarezzare, non picchiare;-)

  31. francesco sasso Says:

    ciao Lucio, ti leggo quotidianamente. Ora sono a Milano in cerca di lavoro, se passi di qui…
    francesco

  32. Lucio Angelini Says:

    Grazie. Difficile che passi per Milano. Più facile che batta le Dolomiti… in bocca al lupo per il lavoro.

  33. pirulix Says:

    http://www.ilgiornale.it/cultura/i_migliori_critici_letterari_ormai_sono_scienziati/07-05-2012/articolo-id=586616-page=0-comments=1

  34. diait Says:

    questo articolo era fantastico. Grazie pirulix. I

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