LA RAPPRESENTAZIONE DELLA POLIZIA COME FURIA CIECA

 
Ieri sera ho finalmente trovato il coraggio di andare a vedere “Diaz“, di Daniele Vicari, pur sapendo che mi sarei inflitto due ore di inaudite violenze, sangue da non cancellare (“Don’t clean up this blood“) eccetera, tutti spettacoli che al morale di noi anziani non fanno certo bene. La polizia vi è effettivamente rappresentata come la FURIA CIECA che quella notte tragica essa scelse di impersonare, e leggere alla fine del film che nessuno dei poliziotti coinvolti nel massacro è stato arrestato mi ha fatto ancora più rabbia. Epperò mi sono in parte consolato al pensiero che se non altro docufilm di denuncia e controinformazione come questo possano  circolare. Sia chiaro che non sono per l’abolizione della polizia, ci mancherebbe altro, ma preferirei che essa si mantenesse sempre all’altezza del compito istituzionale che le è proprio: quello di proteggere i cittadini e i loro diritti, anziché abbandonarsi a irricevibili esplosioni di violenza pulsionale (“Stasera i miei proprio non li tengo”, dice uno dei capitani). Va da sé che non tutti i poliziotti sono uguali, ce ne sono di degnissimi e bla bla bla.
 
Vi rimando a due recensioni:
 
1) quella del sito:
 
http://www.militant-blog.org/?p=6765#more-6765
 
(attenuata dal commento di tale FRANK)
 
2 ) quella de ‘Il fatto quotidiano’:
 
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/14/diaz-mancano-veri-cattivi/204507/
 
 
 1)
 
«L’hai visto Diaz?”, “ma tu che ne pensi?”, “si però hai letto che ha scritto Agnoletto?”… È  inutile negare che in questi giorni, sondando un po’ di compagni, si sia respirata, prima ancora che uscisse nelle sale, più di qualche perplessità intorno all’ultimo lavoro di Daniele Vicari. Visto che invece a noi nonostante alcuni limiti il film è piaciuto, e non poco, vorremmo provare a spiegarne i motivi. Vicari sceglie di raccontare quanto accadde durante quei fatidici tre giorni del luglio 2001 concentrandosi sull’assalto della scuola Diaz e sulle torture inflitte agli arrestati nella caserma di Bolzaneto, dedicando oggettivamente poco spazio alle manifestazioni che precedettero quegli eventi e all’omicidio di Carlo. Più di qualcuno ha mosso le sue critiche partendo proprio da questa scelta paventando così un rischio di “decontestualizzazione”, un ragionamento che sinceramente non ci trova d’accordo per tutta una serie di ragioni. Su tutte il fatto che, sembrerà un’ovvietà ma forse ogni tanto occorre ricordarlo, un film è… un film. Ed ha pertanto i suoi linguaggi ed i suoi tempi che lo rendono un oggetto narrativo peculiare rispetto ad altre forme espressive come ad esempio un documentario, una fiction o un reportage. E sono proprio questa immediatezza e questa fruibilità a renderlo un media così potente. Chiedere ad una pellicola di un’ora e mezza l’esaustività di un saggio politico sarebbe come chiedere ad un romanzo storico la completezza di un tomo universitario. Immaginatevi se Elsa Morante nello scrivere “La storia” avesse dovuto parlare non solo di Ida, Useppe e Nino, ma anche di tutte le ragioni economiche, sociali e politiche che determinarono lo scoppio della seconda guerra mondiale o l’avvento del fascismo… sai che polpettone indigeribile ne sarebbe venuto fuori. Bisognerebbe dunque chiedersi se l’inevitabile parzialità su cui Vicari ha scelto di puntare la telecamera sia, di per se, significativa. E secondo noi lo è. Immaginiamo che dovendo affrontare una questione come questa il regista si sia trovato di fronte a due possibilità: optare per un film “a tesi” ed assumersi così il compito di spiegare il perché di quello che è successo la notte del 21 luglio, oppure raccontare il più oggettivamente possibile i fatti lasciando questo onere allo spettatore, e ci sembra evidente che la strada imboccata dal regista sia stata proprio quest’ultima. Attraverso un film corale giocato sui flashback dei diversi protagonisti che per una ragione o per l’altra finiranno per passare la notte alla Diaz lo spettatore assisterà alla brutalità di 300 bestie in divisa che si accaniscono contro dei civili inermi. Per chi quei giorni li ha vissuti oppure per un compagno che fa politica tutto questo potrà sembrare anche ovvio, ma immaginiamo quale effetto dirompente possano avere quelle sequenze per lo “spettatore medio” cloroformizzato da decenni di angelizzazione mediatica delle cosiddette forze dell’ordine. E qui sta uno dei meriti enormi del film. Altro che Maresciallo Rocca, altro che Decimo distretto, altro che Squadra di Polizia, altro che ACAB… nel film di Vicari non si salva nessuno. Non ci sono “mele marce” da togliere dalla cesta, sono tutti marci, sono tutti macellai, soprattutto chi li comanda. Anche Santamaria, che veste i panni del vicequestore Fournier e che mostrerà qualche perplessità sulle regole d’ingaggio adottate, alla fine ne esce fuori come un ignavo, un pavido che gira con la maglietta della Folgore e che di fronte alle urla dei torturati abbassa la testa e fa finta di niente. E sinceramente poco importa se, come scrive sempre Agnoletto, nella descrizione della catena di comando non emerge la figura di De Gennaro o se durante le riprese il produttore abbia mandato il copione al capo della Polizia. A nostra memoria non c’era mai capitato di vedere il potere esecutivo dello Stato descritto in questi termini, svelato nella sua faccia più brutale. Quella vera. Con uno stile asciutto e per nulla reticente Vicari non “allude”, non “lascia intuire”, ma decide di mostrare tutto. Le sequenze sulle torture e le umiliazioni a Bolzaneto sono pugni nello stomaco che fanno salire un odio che non può e non deve spegnersi. Soprattutto in un Paese che fra due anni vedrà queste bestie tutte prescritte confermando come da tradizione che lo stato non può che assolvere se stesso. Sempre Agnoletto nella sua recensione sul Manifesto (leggi) ha fatto poi notare che nel film mancherebbero i nomi dei politici “mandanti” (Fini, Calderoli, ecc). Sinceramente questa ci sembra la mancanza meno significativa e l’averla sollevata mostra quanto, a distanza di 11 anni, il buon Agnoletto non abbia ancora capito un cazzo di quel che successe a Genova. Pensare che un governo in carica da poche settimane potesse allestire un’operazione di tal fatta significa essere inetti o in mala fede, quindi per onestà intellettuale a quella lista andrebbero quantomeno aggiunti i nomi di chi governò l’Italia negli anni precedenti (D’Alema, Amato, Fassino, Bianco, Diliberto e il suo G.O.M. ecc. ecc.). Ma anche in tal caso ne verrebbe fuori una lettura piuttosto provinciale ed “italocentrica” che spiega davvero poco di quei fatti. A meno che non si voglia credere che quello fu un un ritorno al passato ordito da qualche revanscista nostrano e non un passaggio verso una ridefinizione anche militare del ruolo dello Stato nei confronti del “nemico interno”. Senza soffermarci troppo su questo aspetto che ci porterebbe troppo lontano crediamo che fu anche l’incapacità del GSF di cogliere quanto stava avvenendo e di leggere la fase a consegnare migliaia di persone inermi alla mattanza di Stato, dunque se fossimo in Agnoletto come in molti altri che di quel movimento si fecero dirigenti di Genova eviteremmo anche solo di parlare, vista la responsabilità che portano sulle spalle. Cosi come eviteremmo di accusare qualcuno di essere commerciale e poi promuovere il proprio libro nello stesso articolo. Tornando al film crediamo quindi che fatta eccezione per alcuni passaggi che proprio non ci convincono, come la lettura della questione “black bloc”, DIAZ meriti proprio d’essere visto e, possibilmente, discusso.»
 
 
Commento di Frank

“A me il film è piaciuto solo in parte. Le immagini sono forti, la rabbia nel vederlo è tanta e ci vuole parecchio a riprendersi dopo la visione. Però non basta, un film del genere sarebbe andato bene nel 2002. A più di dieci anni di distanza mi aspettavo qualcosa in più. Fermo restando il valore sociale di un film che andrebbe proiettato nelle scuole per mostrare le violenze della polizia in quello che vorrebbe definirsi come uno stato democratico, sembra un documentario ri-recitato come si faceva qualche anno fa negli episodi di “ultimo minuto”. Tutto è schiacciato sulla brutalità poliziesca, in un mix tra ACAB e la Passione di Cristo, come va di moda adesso. Agnoletto o no, le responsabilità dei personaggi storici sono male evidenziate, c’è il solito attacco ai black block cattivi e il copione è copincollato dagli atti giudiziari. Quello che non è preso da lì, ad esempio la storiella d’amore e la scena della riunione del Social Forum, fa letteralmente cascare le palle. Insomma se un film non ha la capacità di guardare oltre la mera cronaca sono meglio e più forti le immagini di repertorio. “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” rimane qualcosa di molto lontano.”

L’altra recensione cercatela qua:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/14/diaz-mancano-veri-cattivi/204507/

(“È successo una volta e potrebbe succedere ancora visto che i vertici della Polizia che quella mattanza decisero prima e difesero dopo sono ancora al loro posto”.)

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21 Risposte to “LA RAPPRESENTAZIONE DELLA POLIZIA COME FURIA CIECA”

  1. Iannozzi Giuseppe Says:

    Un bel film, con due pecche però: la quasi santificazione di Carlo Giuliani e una rappresentazione un po’ troppo edulcorata dei black bloc che, nel film di Vicari, sembrano essere degli agnellini allo sbaraglio, impauriti e tremanti e oltremodo giovani. Ma chi ha messo ieri a ferro e fuoco Genova erano Black bloc ben preparati, che sono entrati e usciti dall’Italia come nulla fosse. La rappresentazione dei Black bloc che ne fa Vicari è molto debole: non trova corrispondenza nella realtà. Che Giuliani venisse santificato, o quasi, era purtroppo scontato: il giudizio è univoco, non si fa accenno alcuno che Mario Placanica era un giovane di 21 anni, un carabiniere sì, ma pur sempre molto giovane e che si è trovato di fronte a un altro giovane con il volto coperto e pronto a scagliargli addosso un estintore. La Corte Europea dei diritti dell’uo.mo ha infine stabilito che Placanica agì per legittima difesa.

    A parte queste due pecche, il film è ben riuscito.

  2. Lucio Angelini Says:

    A dire il vero a Carlo Giuliani nel film si accenna solo di sfuggita. L’antefatto non viene raccontato. Sicuro di aver visto il film?

  3. diait Says:

    Senza nulla togliere al Fatto quotidiano e a Militant blog (che però non leggo né frequento), le probabilità che scrivano le cose che ci aspettiamo o che già sappiamo sono alte.

    Forse potrebbe essere interessante sapere cosa ne pensano, di “Diaz” e “Acab”, i poliziotti. I ragazzi, per esempio, che frequentano e animano questo forum, e due film li hanno visti:
    http://www.poliziotti.it/public/polsmf/index.php?topic=17159.0

    Io ho visto ACAB. L’ho trovato ben fatto, e – ecco, come notava Frank mi pare – aggiunge qualcosa alla cronachistica. Purtroppo per una legge commerciale, immagino, l’attore del momento (in questo caso Favino) viene spremuto come un limone nell’arco di pochi anni, in cui interpreta la qualunque – anche due o tre film al mese – nei ruoli più diversi ma sempre con la stessa faccia esausta. Questo gli sottrae per forza credibilità. Personalmente, trovo Nigro un attore superlativo e non so perché sia quasi sempre comprimario. Il punto debole di ACAB, secondo me, è che non capiamo abbastanza come si sviluppi la “conversione” del giovane poliziotto che denuncia, e che c’è un’imitazione provinciale e un po’ penosa di certi cliché poliziotteschi all’americana, che fanno abbastanza ridere tradotti in un contesto deRoma.

    Istintivamente, poi, i poliziotti mi ispirano solo rispetto, per il lavoro pericoloso che fanno, in cambio di uno stipendio da fame. I celerini, poi, tutte le domeniche in guerra allo stadio coi cretini, non ne parliamo. Detto questo, chi sbaglia deve pagare, e per la Diaz non ha pagato nessuno. Né in alto, né in basso, incredibile. Quindi ben venga anche Diaz a ricordarcelo. Condivido quindi le riflessioni finali di Lucio.

  4. diait Says:

    (p.s. Iannozzi: hai anche tu uno smartphone come pirulix. O c’è qualcosa che non so?)

  5. Iannozzi Giuseppe Says:

    No, non ne sono sicuro, Lucio. Che domande!!! Se ne accenna all’inizio e in maniera più o meno dichiarata nel corso del film.

  6. Iannozzi Giuseppe Says:

    diait: non ho capito la battuta, non so chi sia pirulix, non ho uno smarthphone.

  7. Iannozzi Giuseppe Says:

    Ho uno steve jobs, chiaro?

  8. Iannozzi Giuseppe Says:

    Lucio, devo scansionare il ticket del cine? No, perché ho come la sensazione che tu mi dia del bugiardo, fra le righe. E non mi piace.

    Comunque i black bloc, belli e carini, che si chiudono, o meglio che si fanno chiudere come agnellini innocenti, dentro al bar, piangenti e spaventati sono un capolavoro… negativo. Quelli sono tutto ma non dei black bloc.

  9. Lucio Angelini Says:

    @ianox. chiunque abbia visto il film sa che “la quasi santificazione di Carlo Giuliani” non ci entra manco di striscio. magari hai solo collegato al film tuoi rovelli precedenti, oppure ti sei addormentato (capita a tanti anziani, al cinema) e hai solo sognato le sequenze sulla santificazione di giuliani.

  10. Iannozzi Giuseppe Says:

    Lasciamo perdere, Lucio. Mi sa che l’anziano signore che si è addormentato durante la visione del film sei tu. Mio consiglio è che tu rivada al cine e te lo riveda dall’inizio alla fine questa volta. E piantala di fare basse insinuazioni. Non ho nessun rovello. Ma la Storia è Storia e non un fatto soggettivo, per cui Corte Europea dei diritti dell’uomo ha istabilito che Placanica agì per legittima difesa. Cacciatelo in testa. Questa è la Storia, qualunque cosa tu voglia pensare in maniera solipsista.

  11. Lucio Angelini Says:

    Se per questo siamo appena reduci dalla piena assoluzione di tutti gli imputati di piazza della Loggia. “Condannate le vittime (al pagamento delle spese legali)”, hanno titolato vari quotidiani.

    P.S. Sulla “storia” come fatto oggettivo avrei qualche dubbio. essa viene continuamente rivisitata dai vincitori di turno, che se la riscrivono, se la riballano e se la ricantano a piacimento.

  12. Iannozzi Giuseppe Says:

    I tuoi convincimenti sono soggettivi. Io mi attengo alla Storia: c’è la Corte Europea dei diritti dell’uomo che ha emesso una sentenza definitiva. Ora tu puoi anche pensare – e chi te lo nega! – che la Corte abbia favorito Placanica, ma è una cosa che non sta in piedi: truschini in stile X-Files?

    C’è tanta roba vergognosa, tanta robaccia vergognosa nel G8, negli accadimenti di Genova: il massacro alla Diaz non ha nessuna scusante. Nessuno ha subito un solo provvodimento. Quel maledetto giorno hanno picchiato a sangue, macellato poveri innocenti e indifesi, hanno inferto umiliazioni, hanno offeso l’Umanità e i diritti dell’uomo e nessuno ha pagato niente per tutto questo. Una indecenza, una sporchissima indecenza, sangue che non si laverà mai via e che rimarrà a testimoniare la carneficina che è stata fatta da quelle forze dell’ordine che avrebbero dovuto evitare gli incidenti invece di provocarli ad arte.

    Altro caso è quello di Giuliano e Placanica: era due giovani, l’uno contro l’altro, uno pronto a scagliare un estintore a volto coperto. Che avrebbe mai dovuto fare Placanica? Farsi fracassare il cranio dall’estintore? E’ stato costretto. Un dramma, chi dice di no. Un doppio dramma che ha visto contrapposti due giovani, troppo giovani entrambi. Troppo giovani per un contesto così grave e pesante come il G8.

    Ma non crediamo che i black bloc fossero giovani e ingenui, carini e biondi, puliti puliti, tremanti e indifesi. Semplicemente quelli che sono ritratti nel film non sono dei black bloc: sono un inserto poetico, una nota stonata in un film che altrimenti avrei detto ottimo.

    Ho evidenziato solo queste due pecche, null’altro: il giornalista, quello con la barbetta e gli occhiali, apprende della notizia di un giovane che è morto a Genova, molla il pc e senza il consenso del direttore si prende il suo giorno di vacanza e va a Genova. Finisce poi alla Diaz. Inutile che dica d’essere un giornalista: lo pestano comunque a sangue. Giuliani è sempre nel film, in un modo o nell’altro. Fa muovere gli eventi, fa muovere i personaggi. E l’impressione che io ho avuto è che il regista l’abbia quasi santificato facendone a tutti i costi una vittima, dimenticando che dall’altra parte, o meglio che difronte a Giuliani c’era un giovane di 21 anni, un carabiniere con poca esperienza che si è visto accerchiato e minacciato da un ragazzo come lui pronto a spaccargli la testa con un estintore e non con un fionda o altro oggetto contundente. Un estintore. Tutto questo nel film non c’è, si parla solo di Giuliani, del ragazzo. Sarebbe stato giusto, molto più giusto, dar voce a entrambe le parti giacché si è voluto tirare in ballo Giuliani, anche se non era strettamente necessario per parlare dei macellai che hanno macellato degli innocenti indifesi alla Diaz.

  13. Sbirulix Says:

    “Tutto questo nel film non c’è, si parla solo di Giuliani, del ragazzo.”
    Nel film di Vicari??! :-O
    Forse ti confondi con “Carlo Giuliani, ragazzo” di Francesca Comencini. Che però è di dieci anni fa.
    Ma allora ha ragione chi dice che commenti/recensisci a minchia di cane!

  14. Iannozzi Giuseppe Says:

    Mi piace brirulix il tuo commento. Ottimo per il quaderno delle calunnie

  15. diait Says:

    gniènte, non si può uscire due minuti che vi prendete a botte.
    (x Iannozzi: una commentatrice di questo forum, che scrive con il nick pirulix, scrive piazzando ogni tanto un punto all’interno di una parola. Mi ha spiegato che è per via della tastiera dello smartphone. Siccome ho visto un punto anche dentro una tua parola, ho fatto 2+2. Nessuna battuta. Ma anche se lo fosse stata, difficilmente l’avresti apprezzata, credo. Meglio così, che non c’era.)

  16. Iannozzi Giuseppe Says:

    Non ci si prende a botte. Mi prendono a botte: io non ho mai scritto che nel film si parli solo di Giuliani. Chi ha letto, devo dedurne che ha letto male.

    Non nego però che un po’ di prurito danno sempre queste osservazioni illegittime con un linguaggio che definir volgare è poco. Da me un simile commento, sì tanto sporco, non sarebbe passato: qualcuno non sa, purtroppo, parlare in maniera pulita né argomentare.

    Capito, diait. Semplicemente un refuso quel punto che mi è scappato in mezzo alla parola.

    Io chiudo qui. Buona serata e buon 1mo maggio a tutt*.

  17. diait Says:

    chi è sbirulix? forse può scusarsi con iannozzi, e ci dormiamo su.

  18. fabio painnet blade Says:

    io un sospetto ce l’avrei

  19. Sbirulix Says:

    Chiedo scusa a Sbirulix.

  20. pirulix Says:

    @Iannozzi, io sono la p i r u l i x a cui si riferiva diait nei commenti delle 9:45 e delle 19:57 del 27 aprile.
    Confermo che non ci conosciamo.

  21. diait Says:

    ma è un refuso, Chiedo scusa a Sbirulix?

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